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18/12/12

L'umorismo dei cervelli infranti

di Cristina Taliento (non necessariamente autobiografico)


(Self-portrait with skull, Carel Willink, 1936)


Imparai a conoscere tutti gli scienziati di seguito elencati. Ci uscivo insieme i pomeriggi e le sere per dovere o per interesse. In entrambi i casi, cercavo di mettere la mano davanti alla bocca quando mi veniva da sbadigliare. Comunque, metaforico o no, arrivati a un certo punto, loro mi lasciarono sul serio. Per la serie "Giochi innocenti per bambini deficienti" (434 a.C.-in corso), liberamente tratto dalle "Battute più vecchie del mondo", ecco come per l'ennesima volta, teatralmente, sportivamente, venni scaricata.

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-Fermi mi spiegò che in quel periodo si stava frequentando con tutt'altro tipo di bomba.

-Brønsted e Lowry esclamarono all'unisono che era tutta colpa della mia acidità. Volevano che accettassi tutti quegli ioni H+ come facevano quelle brave ragazze alcaline. "Ricordatevi sempre- dissi delusa e quasi piangendo-che ci sono sostanze acide che si comportano da basi e viceversa. Me l'avete insegnato voi.  Mai fidarsi delle apparenze, nè della mia apparente, impacciata indelicatezza..."

-Avogadro mi fece capire che la mia presenza nella sua vita non poteva che incrementare la mole dei suoi problemi. "Ma andiamo Amedeo... lo sai benissimo che la mole è una quantità fissa considerato che le particelle di problemi hanno tutte la stessa massa". "Eh beh si be'... ehm, come dirtelo... dunque, la verità è che non mi piaci abbastanza" concluse alzando le spalle.

-Hertz disse che, in definitiva, era stato un bel periodo, ma era meglio rompere, se intendevo vederlo con così bassa frequenza.

-Boyle già al primo appuntamento manifestò il disagio di sentirsi messo sotto pressione. Non sopportava che facessi confusione chiamandolo Boole. Un altro vecchio amore finito in corto circuito.

-Turing giudicò i miei  pensieri indecifrabili. Mentre con  Morse fu il contrario: era lui ad essere criptico.

-Copernico, oltre alla sostanziale differenza d'età, spiegò che si trattava, per lo più, di una questione di diversi punti di osservazione. Era necessario quel ribaltamento di prospettiva che non riuscivo a compiere. "Mettiti nei miei panni!". "Uffa... di nuovo con questa storia. Tanto non ti crede nessuno!"

-Watson e Crick, quasi contemporaneamente, mi lasciarono non tanto per i caratteri acquisiti quanto per alcuni geni espressi del mio Dna. Era ovvio, dissero, che non c'era complementarietà di basi.

- Kelvin disse che non poteva più  vivere con l'angoscia che lo mollassi per Fareheneit allo stesso modo in cui avevo usato lui per mollare Celsius. "Non vorrai scaricarmi per questo, Lord Kelvin, perdincibacco!". "Mi dispiace- argomentò aiutandosi con la mano- è fin troppo evidente che il calore non può fluire da un cuore freddo come il tuo verso un cuore caldo come il mio. In conclusione, io sono francamente stanco di essere trattato da zerbino o da zero assoluto, qual dir si voglia".

-Planck ammise che già da tempo aveva sospettato che noi due non fossimo sulla stessa lunghezza d'onda, ma, aveva aspettato a dirmelo perchè "in fondo è così divertente uscire con qualcuno per sentirsi superiore". Non trovavo forse? "Che razza di... di... di fotone!".  "Fottone? Come mi hai chiamato, prego?". "Fotone!". "Ah, ho sentito male io, allora".

Graham Bell inventò il telefono appositamente per la gioia di sbattermelo in faccia. Io, allora, andavo a piagnucolare da Meucci che, come un nonno, mi consolava dicendo: "Oh su via... Lascialo perdere quel copione birbante, quel gran monellaccio... ".

-Ohm credeva che opponessi resistenza alle sue idee per il semplice divertimento di contrariarlo. Per questo mi lasciò. E anche perchè continuavo a fingere di meditare facendo "om om om" tutte le volte che apriva bocca. "Devo smettere di farmela con te" disse un giorno. "No, ma perchè, dai, ci divertiamo". Non l'ho più rivisto.

-Coulomb all'inizio sembrava così elettrizzato, ma poi confessò che non ero in grado di dargli la giusta carica. 

-Freud mi disse, davanti i suoi illustrissimi amici, che dovevo seriamente piantarla di psicanalizzarlo. "Così ti impari!" fu tutto quello che mi venne in mente. Corrugò la fronte. "Chi la fa, l'aspetti!" continuai sullo stesso stile. Alzò un sopracciglio. "Non sei nemmeno un vero scienziato, tu!". A questa però ci rimase male.

-Heisenberg manifestò il disagio di dover "subire" la mia organizzazione e "pignoleria" in un mondo in cui "bisognava cedere il passo all'indeterminismo e al caso". Testuali parole. "E quindi, non ho capito, mi lasci per questo dopo anni e anni di fantastici momenti angolari?". "Si, ma non prendertela. Per una questione di principio".

-Newton, prima di beccarmi in fronte con una mela, mi urlò che non ne poteva più di vedere il mondo gravitare inspiegabilmente intorno a me. "Contro ogni legge!" esclamò arrabbiato. Presi la mela e lo colpii a sua volta.
Cadde a terra disteso. "Eccotela di nuovo la tua gravità, imbecille!".

-Faraday lamentò di sentirsi messo in gabbia. "E pensare che mi avevano avvertito" borbottò. "Che vuoi dire?" chiesi subito. "Quel Lavoisier mi aveva detto che gli toglievi l'ossigeno". "Se è per questo Quel Lavoisier credeva anche alla teoria del flogisto. Ci credi anche tu, bello mio?". Non rispose.

-Edison , dopo invani tentativi di "C'mon baby light my fire", m'illuminò dicendo che ero una persona alquanto spenta e che, senza offesa, lui era in cerca di esperienze folgoranti. 

-Mendel, citando uno pseudo De Andrè, disse che comunque era stato meglio incrociarci che non esserci mai incontrati. "Oh Greg- dissi io ridendo forte- solo perchè armeggiavi tutto il tempo con i piselli odorosi, non significa che noi ci siamo incrociati". "Lo vedi come sei? Fai sempre così, non sopporto questo sciocco ridere per ogni cosa! Come se tutto fosse un maledetto doppio senso!" rispose serio. E quindi ci lasciammo.
Soprattutto, lui stava per farsi prete.

-Tesla disse semplicemente che non era scattata la scintilla. Non ricordo se fu lui oppure Franklin a dire poi: "Ahimè, non c'è stato alcun colpo di fulmine!". O forse Galvani? E boh!
-Fleming si scusò dicendomi che non sarebbe rimasto immune al disordine dei miei discorsi.

-Schrödinger disse che la mia intrinseca incapacità di restare seria dinanzi alla morte/ non morte del suo gatto accennava a divergenze delle nostre sensibilità che sarebbe stato difficile colmare in seguito.

-Majorana non si fece più sentire. Zero chiamate. Nessuna motivazione. Sparito.

28/10/12

About Jane


di Cristina Taliento


(Portrait of Florence Coleridge, Sir John Everett Millais, oil on canvas, 1877, Aberdeen Art Gallery & Museums, UK)


"Sei gelosa di Jane? Jane Gallagher?"
"Io sto dicendo soltanto che se tu credevi di conoscere una certa Jane e quella ragazza poi si fa, come dici tu, stantuffare dal vecchio Stradlater o, comunque sia, ci esce insieme il sabato sera, forse e dico forse, ti sei sbagliato sul suo conto o magari ti sei fatto un'idea di lei che non corrisponde alla realtà"
Caulfield si accese una sigaretta. I personaggi di Salinger fumavano un sacco. Quando erano annoiati fumavano e anche quando erano arrabbiati o tristi.
"Che cosa ne sai tu della vecchia Jane, poi- sospirò facendo uscire il fumo dal naso- Aspetta, che ore sono? Sono tornato indietro nel tempo di un'ora!". Guardò prima il suo orologio da polso e poi un orologio digitale in una vetrina. 
"O per meglio dire le convenzioni sociali ed economiche ti hanno costretto a ritornare indietro nel tempo di un'ora. Senti, non ne so niente, è vero, ma ho letto molte volte il tuo libro e a me è sembrato..."
"Sbagliato. Non iniziare la frase con a me è sembrato. Specie se parli di un libro. Lo odio, piantala".
"Comunque, il punto è che nemmeno tu la conoscevi, giovanissimo Holden. Come al solito ti sei perso nell'osservare i particolari, le dannate dame dell'ultima fila e non ti sei preoccupato di capire le cose più grandi, quelle evidenti. E lo sai perché? Per paura, io credo.""
"Quanta solerzia! Che parola sciocca... ad ogni modo, quale paura?"  chiese mentre il semaforo diventava verde.
"Paura di arrivare alla vera umanità. Non sono i dettagli il motore delle nostre azioni. Tu credi che conoscendo le virgole si arrivi al senso della frase, ma non è così! Prendiamo la vecchia Sally, ad esempio. Lei non ti faceva impazzire, te lo dico io per quale motivo: perché la sua personalità te la sbatteva in faccia e tu non la volevi tutta quella chiarezza. Altrimenti dove la mettevi la tua immaginazione?"
"Dio, questa analisi è davvero la peggiore di tutte! Dobbiamo brindare. Vieni, andiamoci a bere un wisky o qualcosa, non so, ma ti prego, andiamo..."
Mentre camminavamo veloci sui marciapiedi stretti e bui, io cercavo di farlo riflettere sul conto di Sally Hayes.
"Holden, ascoltami un attimo. Lei non ti piaceva molto perché quando eri in sua compagnia non occorreva che ti andassi a cercare il particolare per capirci qualcosa della sua identità. Mentre con Jane potevi giocare a fare il piccolo detective tra tutti quei segreti e quelle sue lacrime cui non riuscivi a dare un senso. Ti divertivi di più e nell'osservarla ritrovavi te stesso".
"Two Cokes, please"
"Io no, ti ringrazio".
"Soltanto uno, allora. Senta, non è che ci può schizzare dentro un po' di rum o qualcosa del genere?- e guardando me- Dicevi?"
"... allora, secondo me, il tuo ricordo di Jane Gallagher non è che un sogno ragionato. Ma tu non mi stai ascoltando. Va bene, okay, va bene!"
"No, in effetti, no. Però mi ha lasciato secco questo tuo voler difendere la vecchia Sally, come se mi stessi spingendo a sposarla o qualcosa del genere. E poi quel modo di parlare da avvocato, a furia di sentirlo anche in famiglia, ti è entrato nelle orecchie e mi dispiace davvero per te, ragazza".
"Non è un volerla difendere, come ti salta in mente".
"E' buffo. Tu sei dalla sua parte solo perchè non mi piace. Se mi piacesse, la detesteresti come fai ora con la vecchia Jane. Ad ogni modo, smettila di tirarla in ballo. Tu non la conosci".
"Senti, Holden. Io non so che fine farai dopo il romanzo, ma secondo me nulla di buono. Secondo me, troverai una bella oca con cui andare a ballare ogni santa volta e diventerai più aristocratico dei tuoi genitori. Sei un grande ipocrita, Holden e scusami, ma te lo dovevo dire!".
"Ci manca soltanto che adesso ti metti a chiedere la trasposizione cinematografica di The Catcher in the Rye".
"Si, giusto. Che cosa aspettano a farla? Scherzo, dai. La tua condanna è quella di essere carta. Molte copie stampate, è vero, tantissime, ma carta appunto. Only a frozen moment in time".
"Yes, I am. Tutto questo casino per dirmi che mi ami e che sei gelosa".
"Ma che ti inventi... Io non ti amo affatto".
"Su, riconoscilo! Stai violando un sacco di copyrights per amore. Stai offendendo J.D. Salinger per amore".
"Ho fatto molto di più anche per gioco, Caulfield". Ma lui iniziò a canticchiare una vecchia canzone dei Carpenters: "Don't you remember I told you I love you baaaby? You said you'd be coming back this way again baaaby.  Baaaaby, baaaaby, baaaby baby oooh baby! I love youuu, I really doooo".
"Ssssh! Questa canzone non è dei tuoi tempi"
"Oh nemmeno dei tuoi, se è per questo".
Gli allontanai il bicchiere da sotto il naso. "Smettila di bere, devi sempre trasformare queste conversazioni in grotteschi balli di corte dove ci si ubriaca fino alla morte! Potresti almeno darti un contegno, eccheddiavolo..."
"Non sono mica in compagnia di Jane Gallagher"
"Già. Perchè lei è in una macchina con il vecchio Stradlater, ora. E ricordati sempre una frase di Russell: di due attività che gli siano state insegnate, l'uomo generalmente preferisce la più difficile. Nessun giocatore di scacchi gioca a dama. Si vede che la povera Jane non ha mai fatto scacco matto".
"Perchè la povera Jane non ne aveva bisogno".
Non aspettai che finisse il suo bicchiere. Gli diedi una pacca sulla spalla e uscii nella notte della sua New York proprio come avrebbe fatto uno di quei divi del cinema che lui odiava tanto. 



21/07/12

L' ingegner punkabbestia

di Cristina Taliento

(The Catcher in the Rye, loooooool)

Era la notte di New York. Seduti sul cornicione di un grattacielo altissimo ridevamo delle nostre scarpe abbandonate nel cielo assurdo e nero. Il traffico veloce delle auto in corsa mi pareva un magma fiammante di lava. Avevo dimenticato gli occhiali da vista sul tavolino del telefono.
"Chissà dove vanno le anitre quando il lago è gelato. Tu lo sai?" mi chiese come aveva fatto nel suo libro.
"Non lo so, no- e pensai ad un fazzoletto per soffiarmi il naso- ci sono tante cose che non so. Milioni e milioni. Però quando le vengo a sapere, mi dispiaccio".
"Mi dispiaccio" ripetè e scoppiò a ridere.
"Eh si, è normale. Una cosa è così bella nella mia mente quando non esiste... Poi viene ad esistere e rovina tutto".
"Che commediante sei" esclamò e respirò gran parte dell'aria fredda che girava intorno a lui.
"Hai un fazzoletto?" chiesi. "Yep" rispose controvoglia. Girò la mano in tasca e prese un gran fazzoletto di stoffa rossa.
"Grazie, sembra una tovaglia!"
"Era la tovaglia del mio topo Bob" sorrise guardando i grattacieli di fronte.
"E ce l'aveva un cognome questo Bob?" gli domandai prima di soffiarmi rumorosamente il naso. "Sono diventata spiritosa- spiegai subito- è successo due o tre mesi fa. Insomma, una mattina mi alzo e mi viene voglia di canticchiare in falsetto e di rispondere alle frasi di tutti con brillanti risposte di genio. Ah... come sono intelligente".
"Quella non è intelligenza- mi corresse- quella è nevrosi"
"Non confondiamo!" dissi mostrando i palmi delle mani e riconobbi spaventata quel gesto nel gesto di mia madre.
"Che te ne freghi... siamo tutti nevrotici" disse alzando le spalle.
"Uffa Holden, che palle che sei!"
"Che vuoi adesso?"  si girò a guardarmi senza capire.
"Niente. Mi dai fastidio. Dovresti prendere in considerazione l'idea di essere spinto da questo cornicione".
Allora lui, serio, rigirò le gambe verso l'interno e fece per andarsene.
"Uffa Holden, che palle, stavo scherzando! Sei peggio di me, uffa. Anzi, lo sai chi sembri? Sembri un ingegner punkabbestia!".
Si fermò di spalle. Volse la testa e chiese: "Che significa?"
Dissi ridendo: "Giovane qui, giovane lì, ma la vuoi sapere la verità? Sei un anticonformista più conformista di tutti i conformisti di questa città conformista"
"E tu sei una deficiente che si sta ripetendo" esclamò scettico con le sopracciglia alzate.
"Vedi? Questo botta e risposta non va bene! Ti rende ridicolo! Devi dire invece: siiiii, va bene, hai ragione. Stai capendo?"
"Ingegner punkabbestia?" chiese di nuovo interrompendomi.
"Esattamente. Uno crede di essere diverso perché ha i capelli cotonati e un cane, ma, bello, ti sei accorto che hai la postura curva di tuo padre professore? E che parli con uno strano formale in bocca mentre vai alla facoltà di ingegneria? In questo momento sto pensando ad un mio amico. Beh prima eravamo amici, almeno".
"C'è qualcosa di sbagliato in quello che dici, oppure di troppo viziato" fece notare.
Sospirai. "Lui se n'è andato, non tornerà. He's gone. Don't you understand, darling? I love only you. There's nothing to do now. Absolutely nothing!"
"Yes, but...are you okay?"
"No!" I cried. "Don't speak to me like that! I'm not one of your silly girls. I'm desperate and I can't help falling in love with you."
"Please, don't play this melodramatic role. I can't stand these stupid tragedies" he said with a cigarette in his dancing hand.
"Go away! Leave me alone! You, bloodless man".
Poi ridemmo a crepapelle per quella sceneggiata. Mi lanciò il suo fazzoletto di stoffa. "Che schifo!" dissi.
"Ma se sono i tuoi mucci!"
"Insieme ai tuoi, bleah!"
"Che principessa sei" disse prendendomi in giro.
"Un capo d'eleganza" commentai di profilo.
"Un capo di bestiame!" esclamò senza aspettare nemmeno un secondo.

24/07/11

Di quando sparai H. Caulfield

di Cristina Taliento


Durante uno dei pomeriggi della mia lunga Convalescenza trascorsi a sentire la tramontana sulla lingua, Holden Caulfield venne a chiedermi che fine avessi fatto. Trascinò una sedia accanto alla mia e lì si sedette al contrario appoggiando i gomiti sullo schienale.

"Non vieni più in biblioteca, non è vero? L'ho sentito dire ad alcuni personaggi dei russi"

"I russi..." sospirai guardando avanti, oltre la veranda.

"Sbruffoni dei russi! Tolstoj, Checov... che razza di scrittori, dico io. Salinger li ha battuti tutti, accidenti. Li ha battuti tutti, sul nome di mia madre- frugò nella tasca della giacca e prese un pacco di fiammiferi con una sigaretta-ah, e quindi perchè non vieni più, che ti è successo?"

"Non posso leggere adesso. Non è previsto nella Cura. Anzi, tutt'al più me l'hanno, vietat... ehi, ma per una volta, puoi non fumarmi in faccia, che diavolo?" gracchiai tossendo ad occhi chiusi.

"Scusami tanto- disse mentre tirava un'altra boccata di fumo- e di che si tratta? Voglio dire, che roba è questa Cura?". Intrecciai le mani sulla pancia:"Una faccenda piuttosto seria, non c'è che dire". Alzò le sopracciglia e piegò i lati della bocca verso il basso in una smorfia teatrale.

"Lo scopo è portare l'individuo alla realtà, dopo che la fantasia gli ha corrotto il cervello, così ha detto il medico". Conclusi e mi strofinai il naso. Holden Caulfield rimase a fissarmi accigliato mentre io aprivo e chiudevo i palmi delle mani come per ammirarli disinvolta.

"E cosa fanno?-esclamò- Te lo dico io cosa fanno! Ti agganciano delle corde alle caviglie e ti tengono attaccata al suolo come uno di quegli stupidi palloncini di elio e tu la smetti di volare e finisci per abbandonarti verso il suolo. Scommetto che non potrei nemmeno venire a farti visita" esclamò con un tono schifato.

"Infatti non potresti- dissi ed aggiunsi- vedi, tu, Holden, non esisti, sei soltanto un prodotto dell'immaginazione di uno scrittore morto e sepolto due anni fa. Io esisto, ma tu, senza offesa, no".

"E questo chi te l'ha messo in testa, vigliacca. Mi compiaccio per il fatto di non esistere. Mi compiaccio per l'essere diverso da te, femminuccia rompiscatole". Lo interruppi con aria meravigliata: "Dio, Gesù... quanto sei infantile, Holden. La fantasia non esiste e se pur in qualche modo compare, è giusto che si curi. Cosa credi di affermare con questo atteggiamento?". Lui si infilò il cappello da cacciatore e si girò la visiera dietro la nuca. Si era arrabbiato. Poi alzò la testa.

"Vergognati-disse-parli come tutti gli adulti più schifi di questo mondo. Parli come il vecchio Spencer".

"Vivaddio, woooh! L'hai detto, finalmente! Bravo, sto invecchiando. Ho già diciotto anni e assomiglio a tutti quelli che vai criticando dal 1951. Stupido idiota."

"Ho detto per il modo di parlare, non permetterti a cambiarmi le dannate parole". Si accese una sigaretta con il fiammifero e rimanemmo in silenzio mentre due gabbiani volavano vicini nel cielo.

Ad un tratto si alzò gettando a terra la sedia e mi guardò con disprezzo. "La verità è che non hai la forza di prendere per la corna questa tua grande fantasia perchè hai paura di rimanerci secca, di rimanere al buio. E allora chiami Convalescenze le grandi evasioni, chiami Cure le più grandi ritrattazioni verso te stessa. Il fatto è che non sai come uscire dalla mediocrità- disse guardandomi mentre avevo smesso di respirare e stringevo i pugni- non sai come fare a liberarti da questo stato dove sei a metà tra la mancanza di talento e la genialità. Sei al di sotto, cara, e questo ti da alla testa e ti fa piagnucolare. Allora preferiresti mandare all'aria il pensiero, l'analisi del sentimento e la scrittura pur di non confrontarti più con i tuoi limiti. Non è così?" mi chiese. Vedevo il suo sorriso invaso di luce e la sua testa spettinata che copriva il sole. Mi venne all'improvviso la voglia di colpirlo. Mi vidi mentre mi alzavo piano con il controllo di un vecchio e mentre lui rilassava le spalle io, bang, un grosso pugno nella pancia. Mi vedevo afferrarlo per il collo della camicia e lui con un rivolo di sangue al lato della bocca mi guardava con aria di sfida ed io, bang, un altro gigantesco pugno sul naso. Poi mentre me ne andavo ecco che lui mi assaliva alle spalle con una snocchettata sulla nuca. Io mi giravo lentamente e afferravo la pistola che tenevo nei jeans e la puntavo con le braccia tese sul suo cuore fantasma. Lui supplicava e implorava ed io:" Chiedi scusa, chiedi scusa!". Supplicava ed implorava, ma niente scuse. Allora lo sparavo.

"Che c'è?- fece Holden Caulfield mentre io lo immaginavo morto- Te ne vai già per pensieri e sentieri fantastici? La mia predichella ha colpito il segno, vedo" ripetè mentre se ne andava con la giacca sulle spalle ed io mi massaggiavo le caviglie dove, evidenti, spuntavano i segni delle corde il cui scopo era quello di riportarmi alla ragione, sulla terra degli stolti.

31/05/11

Holden 357

di Cristina Taliento

Quella sera stanai Holden Caulfield dalla tana buia in cui si era dileguato.
"Esci, per favore" mormorai con determinazione.
Fece finta di non sentire.
"Esci, dai. Non fare lo scorbutico"
"Ma che vuoi, eh?" mi chiese uscendo dal libro facendo leva sulle braccia.
"Niente, mettiti la camicia, non te ne dispiacere"
Caulfield sbadigliò e mentre si sistemava le bretelle:
"Ti sei divertita a prestarmi a quel tuo amico?"
"Ho prestato il tuo libro perchè me l'aveva chiesto e poi tu sei arte, sei di tutti" scoppiai in una risata convulsa.
Serio, si accese una sigaretta.
"Spegnila, per favore oppure le pagine prenderanno fuoco ed io morirò" ordinai tra la tosse e le risa.
Fece finta di non sentire.
"Regala un segnalibro a quel tuo amico idiota perchè quel suo gesto di piegare gli angoli della carta mi lasciava secco. Accidenti! Un minimo di rispetto verso l'autore!"
"Okay, Holden Caulfield te lo prometto. Scusa, non ti presto più."
Annuì mentre si sedeva sulla copertina alzandosi i pantaloni grigi dalle ginocchia e lasciando scoperti due calzini diversi.
"Quindi che vuoi?" esclamò con una certa fretta.
"Una brutta notizia che riguarda i miei sentimenti verso di te"
"Non mi ami più?" provò ad indovinare con una smorfia teatrale.
"Esattamente" risposi seria.
Inarcò il sopracciglio e spense la sigaretta contro la copertina di cuoio sulla quale sedeva.
"Non eri una delle mie ammiratrici preferite, comunque" disse mentre intrecciava le mani con i gomiti sulle ginocchia.
"Sei diventato di colpo incomprensibile, come se io fossi cresciuta"
"E hai iniziato a leggere tutte quelle baggianate alla David Copperfield per poi renderti conto che erano meglio di me"
Rimasi in silenzio.
"Me l'aspettavo da te. Non è una sorpresa. Promettevi anzianità già dai dodici anni. Triste"
"Qualcuno ha detto che tu sei il protagonista di un manualetto per quattordicenni... Sai, io ho diciasette anni adesso..."
"Va' al diavolo!"
"Non mi piaci più. Non mi piaci più. Non mi piaci più". Mi misi a ripetere per farlo stare zitto.
"Sei vecchia. Sei vecchia. Sei vecchia." Mi fece eco battendo le scarpe per tenere il ritmo.
"Basta così. Holden Caulfield, grazie di tutto, adesso devo chiederti di andartene"
"Con grande piacere, piccola lettrice da quattro soldi."
"Ti odio con tutto il cuore"
"Vai a sfogare la tua rabbia altrove e smettila di scrivere dialoghi così scontati e banali proprio come questi ultimi due aggettivi che hai appena usato: scontati e banali"
"E cosa vuoi che mi metta a scrivere? Vuoi che mi metta a battere l'Inno d'Italia?"
"Non sai scrivere, niente. C'è gente che scrive di gran lunga meglio di te, ma di certo non va a sbandierarlo in blog e compagnia bella"
"Senti bello, io non scrivo per essere letta. Altrimenti sarei già morta di crepacuore"
"Fai bene a non sperarci, allora."
"Okay, ho sonno."
"Io di più"
"A Dio"
"Scusa per oggi Holdino caro, ciao."
"Hai dimostrato tutta la tua immaturità"
"Tanto non lo pubblico, figurarsi se lo faccio"
"Bene, non fare leggere questo dialogo a nessuno."
"Bene, ciao"

05/04/10

Fantasticheria

di Cristina Taliento
Quella volta ero in fila per andare al bagno e la fila era così lunga che straripava, addirittura, fuori dalla stanza e si mischiava nel corridoio insieme a quella per il bagno degli uomini. Labbra strette e mani incrociate, "che palle" pensavo.
Sono sicura che lo stava pensando anche lui quando l'ho visto dietro la spalla di un vecchio. Aveva il pugno prumuto sul mento rassegnato e l'aspetto di un ragazzo del 1958. Holden Morrisey Caulfield, ovvero il giovane Holden: un tipo strano, un tipo che mi è piaciuto.
"Ciao Holden, anche tu da queste parti? "
"Ah ciao... Clarissa."
"Cristina, tipo"
"Lo so, era per prenderti in giro, tipo"
"Ah"
"L'ultima volta che ti ho lasciata, pioveva."
"Si, mi pioveva un po' sugli occhiali. Ora ha smesso."
"Già... riparte la primavera. Sei contenta?"
"Perchè me lo chiedi?"
"Perchè la gente parla del tempo e delle stagioni quando non sa di cosa diavolo discutere"
"Non sei cambiato, eh?"
"Brava, inizia pure a mettere le etichette. Non sono cambiato, poi... vediamo cos'altro mi dici"
"Rimani un emerito cretino"
"Oh-oh-oh... calmati."
" Non ho problemi a farlo, Holden. Non mi interessa più farti cambiare idea"
"Sei come tutti quanti... Tutti che vogliono cambiarmi questa fottuta testa"
"Smettila di fare l'adolescente messo al muro dall'umanità. Non ho mai cercato di cambiarti la testa, lo sai. "
"Eri innamorata della mia testa"
"Appunto... le nostre teste sono simili."
"Solo che tu sei sempre attenta a non farlo vedere."
"Ma per favore... non ho problemi ad essere quella che sono"
"Adesso finiscila tu di dire che non hai problemi, altrimenti te li faccio venire io, i problemi."
"Accidenti, Holden! Sembri tua madre!"
"Cavoli, è vero."
"Quello che ti voglio dire è che... aspetta...ehm...no,mi sono dimenticata"
"Tu ed i tuoi buchi di memoria"
"Io ed i miei buchi di memoria. Mi sei mancato un po' per un po' di tempo."
" Un po' è sempre meglio di tanto"
"Si, giusto il tempo di silenzio tra una canzone e l'altra; nell'istante in cui speravo che sarebbe ripartita una canzone dalle note un po' tristi"
"E poi è andata come volevi?"
"Ehm... no... continuavano a ripartire quelle stupide canzoni dell'estate e mi è toccato fare una playlist di Bob Dylan e di..."
"No, non intendevo questo. Voglio dire, sei riuscita a dimenticare?"
"Oh si... Si, alla grande."
"Bene, che bello sapere di essere stati dimenticati"
"Rimarrai un grande personaggio del grande libro di Salinger"
"Salinger... il mio Geppetto. Sarebbe stato meglio se non fossi mai uscito dalla sua penna"
"E perchè?"
"Così... non è che abbia concluso grandi cose"
"Sei stato importante per me, per esempio."
"Questa è una grande cosa?"
"Grandissima."
"Okey, adesso vado"
"Ciao. Buona Fortuna."
"Ah! Comunque quando è primavera non puoi sederti in camicia sotto la pioggia e tornare a casa con 38 di febbre"
"Oh no, di primavera si può ancora fare. E che tu ci creda o no, si può fare anche d'estate. Potrai anche dimenticarti di Holden Caulfield, ma non scordare di avere fiducia negli acquazzoni estivi"
"Mi porteranno qualcosa di te"
E così andò a finire, quella volta. La fila per entrare in bagno si era accorciata ed io, dopo aver avanzato di qualche passo, mi accorsi che di lui non era rimasto che l'odore.

04/02/10

Autostop americano con Sal

di Cristina Taliento

Un' ombra sull'asfalto di un pollice alzato verso il cielo. Trentacinque gradi di fuoco sotto la camicia del ragazzo e una macchina che si accosta su quella dannata interminabile strada americana.

"Dove?"
"Lei dove sta andando?"
"Los Angeles, amico"
"Ma quanti anni hai? Sicura di avere la patente?"
"Sedici compiuti e a guidare mi ha insegnato mio nonno. Allora sali?"
"Va bene"
"Senti, non voglio perdere tempo. Io ti conosco. Sei il personaggio di un libro che ho letto e sono venuta fino in America a cercarti. Avevo voglia di parlare con te."
"Non dovresti leggere quella roba... soprattutto alla tua età. Quanti anni hai detto?"
"Sedici, Sal"
"Ok, conosci il mio nome... Sono già infastidito."
"Oh non esserlo! Avanti, Sal! In confronto a te non sono nessuno. Non sono io ad aver girato l'America on the road!"
"Come ti chiami?"
"Cristina"
"Che nome strano"
"Voi personaggi dei libri americani dite tutti così. Se una povera ragazza non si chiama Marylou, Betty o Lee-Ann la scartate come un... oh, che diavolo ne so, non so giocare a carte."
"Sono 2 anni che faccio l'autostop e non mi è mai capitata una persona così strana"
"Non darmi meriti che non mi appartengono. Non sono nè strana nè niente. A volte sono anche... banale. Scontata."
"Vorrei un po' sonnecchiare se non ti dispiace. Ho viaggiato molto e, sarò sincero, non mi va di stare a sentire una ragazzina che non ha ancora la patente."
"Si, in effetti, non ce l'ho. Ma ho la carta dello Studente del Ministero della Pubblica Istruzione. "
"Che cavolo... è vero che la macchina è tua, ma se continui così ti supplico di farmi scendere! Starei meglio anche a viaggiare in un camion pieno di letame."
"Dai... non sto dicendo niente! Adesso sto zitta"
"Dio ti ringrazio"


"Che mi devi chiedere"
"E' una domanda? Ma non dovevo stare zitta?"
"Avanti, fammi queste domande. Se è vero che hai attraversato l'Oceano per parlare con me chi sono io per impedirtelo?"
"In teoria, avresti tutto il diritto di.."
"Ok, come vuoi. Buonanotte."
"No, no, no... aspetta."
"Hai tre secondi per formulare questa fottuta domanda"
"Eh... era una cosa che aveva a che vedere con un capitolo dell'inizio... quando ti svegli in quella squallida camera d'albergo e per 15 secondi non sai di essere te... cioè... quando ti senti un fantasma e compagnia bella e hai detto che è stato allora che hai capito che la tua vita sarebbe cambiata."
"Si ho capito. Vai avanti."
" Mi chiedevo se ti è piaciuto, cioè...se hai avuto paura."
"Paura? Che diamine... no! Non sapevo quello che mi stava succedendo, ma paura un bel corno!"
"Cioè... non hai avuto paura di cambiare?"
"La pianti di dire cioè? Sembri una pecora che...bee-cioè-beee-cioè"
"Scusa"
"Comunque la paura c'è sempre... Cristina, giusto?"
"Si... ma prima avevi detto...paura un bel corno."
"Si dicono tante cose e ricordati di non credere mai a nessuno che ti dice di non aver avuto paura"
"Sai... cambiare strada è una cosa seria... Le strade fanno sempre brutti scherzi e adesso, a sedici anni, mi capita di trovarmi davanti ad un bivio quasi tutti i giorni."
"Credo che capiti a tutti... ad ogni età. Non siete solo voi, benedetti adolescenti, a trovarvi davanti a delle scelte. Prendi me, ti sembro un lattante come te?"
"Sembri uno che sa dove andare anche se stai andando a Los Angeles alla cieca"
"Ti sei data la risposta da sola, Kristen"
"Kristen? Che schifo... Ma che risposta?"
"Non sei poi così intelligente ragazzina. La morale della fiaba è che uno può sentirsi sempre nella giusta direzione anche se questa non rientra in quel percorso che avevamo tracciato con il pennarello rosso sulla cartina."
"Basta crederci? Soltanto tutto qui?"
"Bisogna crederci sempre, in tutto quello che ti salta in mente di fare, in ogni strada, deserto, che vuoi percorrere. Ma oltre la strada, aldilà della fine della strada, dove il grigio dell'asfalto si mescola con il cielo, è lì che devi metterci un po' di cose"
"Un po' di cose?"
"Devi metterci l'entusiasmo, un po' d'aspettative, qualche dubbio e una buona dose di coraggio. Fede, mettici fede, serve sempre... e non dimenticare un litro di wisky per il viaggio. Ma tutte queste cose non ti serviranno ad bel niente se pensando alla meta non senti il cuore che ti batte a mille ed ogni singola cellula del tuo corpo che ti incoraggia a partire."
"Accidenti, Sal"
"Che c'è?"
"Accidenti, amico... Mi hai commossa. Il tuo discorso è vero quanto è vero che ti amo"
"Adesso non esagerare... voi adolescenti non state con il cuore in pace se non mollate un ti amo così, senza motivo"
"Aaaaa-aaah hai ragione, Sal! Comunque io non bevo wisky!"

"Già... hai solo sedici anni. Ehm... scendo qui... voglio pranzare con calma e ripartirò con un altro passaggio."
"Grazie per aver risposto alla mia domanda. Non dimenticherò quello che hai detto"
"Buona fortuna...ehm...Cristina"
"Ci vediamo... amico."

La macchina si rimise in strada e come in quella canzone di Francesco de Gregori "me ne andai che ero un poco più saggio con tre soldi di dubbio e tre di coraggio".

13/01/10

Uno sfortunato incontro

di Cristina Taliento

"Lui si prende gioco di cicatrici, che non subirono mai ferita. Ma dolce! Che luce è quella che viena attraverso la finestra?"
"Questa se non mi sbaglio è la scena del balcone, giusto?"
"Sorgi bel sole e uccidi la luna invidiosa, che è già stanca e pallida per il dolore. Così tu, sua ancella, sei molto più bella di quando..."
"Basta così Romeo. Ho solo un quarto d'ora per parlare con te. Dopo inizia un film su Rai 2"
"Ehm... chi sei o giovin fanciulla che giungesti a codesta ora dell'alba?"
"Per favore, non iniziare a parlare così... dobbiamo comunicare non decifrarci a vicenda"
"Non hai risposto alla mia domanda"
"Facciamo che tu sei Romeo e io sono... ehm... Cristina"
"Non dubito del mio essere, ma del tuo... che nome è mai questo?"
"Non è colpa mia se non l'hai mai sentito. Stiamo perdendo tempo"
"Quanta fretta, donzella. Allora, cosa devi dirmi, di grazia?"
"Quanto ami Giulietta, l'ami davvero? Quanto l'ami davvero? L'ami?"
"Ti stai ripetendo"
"Rispondimi"
"Hanno scritto una tragedia sul nostro amore e girato numerosi film! Queste non sono domande! Lo sanno tutti quanto l'ho amata!"
"Tutti, lo ammetto, ma io non credo che ti sia innamorato di lei a prima vista, nel giro di un quarto d'ora, caro il mio Romeo. Ho sedici anni e, sebbene la mia età lasci spazio alle fantasie, non ci credo. Io non ho niente contro di voi, ma vi rendete conto?"
"Ho bisogno di restare solo"
"Me ne devo andare? ME NE DEVO ANDARE??? Bene, me ne andrei volentieri perchè la verità è che più ti guardo e più vedo quanto sei meschino e ipocrita."
"Parlami pure in tali modi! Ti metterai la critica del mondo intero contro..."
"Allora ti sfido a chiedere ad uno di questi critici come hanno conosciuto le loro mogli! Tu sei esistito sino ad ora perchè sei quello che nessuno sarà mai e la gente ama lo straordinario! Romeo, seriamente, credi di essere credibile? Non lo sei. Mi fai rabbia."
"Rabbia?"
"Si, mi fai innervosire. Sei solo una testa calda egoista da paura. Egoista, testa calda e mi fai innervosire!"
"Non è già iniziato quello che tu chiami film?"
"Si e parlando con te me lo sto perdendo. A mai più rivederci"
"Sfortunato incontro, oh giovin donzella, ma rifletterò sulle tue parole"

27/12/09

Holden Caulfield mi ha spezzato il cuore

di Cristina Taliento

"Ciao. Posso sedermi?"
"Non è mica mia questa sedia, nè questo fottuto bar e compagnia bella"
"Ok... "
"Voglio solo bere il mio winsky, se non è chiedere troppo"
"No, non lo è..."
"Grande"
"Ti sei offesa?"
"Offesa? Ma se non ti conosco nemmeno! Chi cavolo credi che sia, una di quelle femminucce come quella Sally vattelapesca del College? Voi americani, siete gente strana... voi volete bere solo il vostro winsky, sempre che non sia chiedere troppo!"
"Caspita... e allora chi diavolo sei?"
"Io dico cavolo non diavolo...."
"e allora chi CAVOLO sei? Da dove CAVOLO vieni?"
"Mi chiamo Cristina e vengo da un posto così e così. E vivo nel 2009, che per giunta sta per finire."
"Wow... si direbbe una di quelle presentazioni per i Concorsi di Bellezza. Votatemi! Ma... hai detto 2009?"
"Chiamami tra una settimana e sarà 2010"
"Mi hai rotto le scatole, siamo nel 1954 e ripeto... mi hai rotto le scatole"
"Tutti non fate a altro che ripetere che vi ho rotto quelle fottute scatole, da mia madre a mia sorella, dai miei amici alle galline di mia nonna."
"Mi sembra logico... sei una rompi palle esagerata, ma se diresti meno bugie..."
"Se dicessi... si dice se dicessi. Lo sai che ti dico? Me le avete rotte anche a me! 1954? Ma quanti gradi conta quel winsky?"
"Abbastanza, principessa"
"Ti ho detto che non sono una delle tue femminucce, Caulfield!"
"Caulfield? Come conosci il mio cognome?"
"Lo so e basta, se te lo dicessi ti ferirei... sei così orgoglioso!"
"Tu sei di gran lunga peggio di quelle che chiami le mie femminucce! Sei una bambinetta da niente che crede di parlare da grande e, invece, quanti anni hai...?"
"Sedici"
"E allora sta' al tuo posto"
"Grazie, ci sto bene al mio posto. E poi tu hai solo qualche anno più di me."
"Un altro bicchere, prego. Ma che ore sono.? Al diavolo... torno quando voglio."
"Quando leggevo le tue avventure mi sembravi più di un ubriacone. Si direbbe che mi stai deludendo"
"Oh... che colpo al cuore! Mi hai ferito a morte."
"Risposta esatta, avresti risposto così. Rimani il mio idolo."
"No, se fossi stata più carina avrei risposto con qualcosa come: deludere te mi fa perdere la voglia di vivere"
"Sei bravo con le parole, complimenti"
"Ma che musica è questa? Mai uno che sappia suonare il pianoforte decentemente... SUONA SINATRA!"
"Nel mio mondo le cose, soprattutto in TV, fanno schifo"
"Sei ancora qui? Uffa... Senti, perchè non te ne vai, Clarissa?"
"Cristina"
"Non mi importa come ti chiami"
"A me piacerebbe che il mio idolo sapesse come mi chiamo."
"Sono un idolo sbagliato. Te ne devi andare, questo non è posto per te!"
"Cosa ne sai tu? Cosa ne sapete tutti? Io voglio parlare con te perchè a volte tutto mi fa schifo e in alcuni periodi c'eri solo tu, o il tuo libro, a dirmi che non ero l'unica ad odiare il proprio mondo..."
"Non ti asciugherò le lacrime, non farmele nemmeno vedere"
"... perchè tu mi hai insegnato che non bisogna vergognarsi di non seguire la folla, mi hai insegnato a correre sotto la pioggia e a mandare affanculo la gente. E non credere che mi freghi del tuo comportamento adesso, tu rimarrai l'idolo della mia adolescenza. Io sono come te."
"Tu non sei come me, non lo sarai mai!"
"Si, io sono come te! Nessuno è più simile a me! Io sento il tuo respiro!"
"Ma io sono il personaggio di un fottuto libro, maledizione!"
"Io ti sento, Holden, sei il mio idolo"
"Tu non sai cosa vuoi, io adesso sparirò e non sarò che carta"
"Rimani con me, te ne prego! Parlami di ciò che ti piace! Anche se lo so già!"
"Devo andare, TAXI !"
"Non svanire, io...mi sono innamorata di te!"
"Ti sei innamorata di un libro! "
"Se te ne andrai io..."
"Te la caverai, ci sarà il mio libro a tenerti compagnia"
Il Taxi scomparve dietro l'incrocio e rimasi io sotto la pioggia, come in uno di quegli stupidi film strappalacrime.