24/03/18

Legno per barche

di Cristina Taliento


Un titolo compatto come “legno per barche” toglie la paura ad ogni narratore indeciso che vorrebbe, ma non sa, accidenti, potrebbe, forse, scrivere qualcosa, per esempio stasera.
Qualcosa di descrittivo o soltanto poetico come un vecchio capannone a due chilometri dal mare con scarabocchiata a lato la scritta “legno per barche”. E non so nemmeno perché la mia mente mi abbia portato qui. Non lo so, mi immagino soltanto questo posto, pieno fino al soffitto di assi di legno, colorate, un po’ sbiadite, dove tutto è ancora da costruire, da inventare.
Il legname ha un odore che ti fa sentire stranamente a casa. E chissà perché.

Libera e miope
guido poco e male,
ma, inforcati di fretta gli occhiali
e ridotti gli occhi a fessure,
a tutto gas
per questa benedetta pianura nell’entroterra,
cercherò un posto
che venda legno per barche.
Seppur di polso molle,
porterò in spalla i miei quattro assi,
i miei quattro assi, fino al mare,
proteggendoli da chi mi dice che son marci,
difendendoli da me,
tutte le volte in cui vorrò farli a pezzi.
E una volta sulla spiaggia,
in mezzo alle nubi e a fantasmi di gabbiani,
in mezzo ai dubbi e alle paure,
butterò tutto sulla sabbia,
pensando che non deve essere facile,
ma nemmeno così difficile, puntare dei chiodi
e costruire una barca.




26/02/18

Angeli sparsi

di Cristina Taliento


E per quei quattro angeli sparsi
i loro sorrisi e i loro occhi
che anche stanotte
saliremo sui tetti
solitari e gaudenti
a brindare al Mondo.

Angeli sparsi, sogni, a volte sono soltanto la stessa cosa. Ci vengono incontro, sempre più stropicciati, sempre più stanchi e in mano hanno le buste della spesa ed è tardi. Accidenti se è tardi. Sono le ventitré e quarantotto e stiamo tutti morendo di sonno. Si, sono andati in quel supermercato aperto acca 24, hanno smesso di studiare alle dieci, mangiato di fretta, quello che hanno trovato, un panino con il pomodoro.
E gli angeli sono però lì, con un bel paio di occhiaie e un audace mal di testa, i capelli di pioggia e la giacca pesante ancora addosso, ti siedono piano a fianco e ti danno una pacca sulla schiena. Amano chiamarti “vecchia mia”, amano dirti che non si sa come, ma in qualche modo fa alba ogni giorno, anche domani.


22/02/18

Un anziano

di C. Taliento

(Evocation of butterflies, Odilon Redon, 1912)


Un anziano signore - avrà avuto qualcosa in più dei miei anni- era disteso nel letto a guardare la televisione, buttando lo sguardo di tanto in tanto alla finestra per controllare a che punto fosse quella sua vita che passava. E io passavo di lì, in quel momento passavo nella sua storia, estranea come tanti altri, ma non più estranea di lui, che era dentro ed era altrove.  Così ho detto guardando fuori anch’io, in quella stanza dove eravamo io e lui, in quella stanza piena di gente che non ne sapeva niente: “Però! Che bella finestra la sua vita, tante persone intorno e un bel da fare”.
E lui ha imprecato mentre cercava di raddrizzare la schiena, poi in un sorriso, scuotendo il capo,  ha detto: “Mi sembra tutto ieri”.

“Beh sono passati ottantaquattro anni” ho sentenziato ostentando un certo sicuro pragmatismo, come se fosse un benedetto dovere quello di essere onesti con il tempo di cui si è goduto. Ma non ci credevo nemmeno io.
“E mi sembra tutto ieri...”

Ha preso il telecomando e ha cambiato sul primo canale dove stavano dando Pomeriggio Qualcosa. Pensierosi abbiamo visto un servizio sulle tendenze del 2018 in fatto di capelli. Avrei pagato perchè un giocoliere avesse tagliato il silenzio con un energico misto di lanci e riprese di coltelli capaci, una volta in aria, di tramutarsi in farfalle. 

13/02/18

Naufragio calmo




E restò sagoma nell’incertezza della sera
tranquilla e tormentata come nebbia.
Aveva scordato le parole da dirsi,
la frase la lasciò a metà,
le chiavi sul ripiano più alto.
Guerriera stanca che rincasa
accese il fuoco,
poiché nessuna risposta
valeva in fondo il calore
di una fiamma.

Finalmente poi, si addormentò
naufraga di un mare interno,
un mare tutto suo.

(C.Taliento)