22/01/18

Sperare per qualcosa



Il  lampione soffia del vento sulle stelle
e le stelle brillano
allo stesso modo di un vecchio
per ravvivare il fuoco.

Mi metto in disparte
e con il resto dell'umanità
mi scaldo le mani sulla luce del Mondo.
Un mucchio dei più disparati sguardi
e tutti noi intorno.


(C.Taliento)

24/12/17

Zuppa take-away


di Cristina Taliento


A quindici anni la mia mente ne sparava delle belle,
avevo idee da vendere,
l'universo mi batteva spesso il cinque
e mi credevo abbastanza intelligente
per la mia età.

Non so se sia dovuto al fatto di sapere di non sapere,
a quella storia di una società che educa all'eccellenza
o semplicemente a quella volta che urtai la fronte,

ma da un po' di tempo, dopo aver camminato,
per strade e sentieri,
mi siedo
e cerco di pensare a qualcosa di geniale,
niente di particolare,
una storia, un'invenzione,
basta che sia in memoria di me.

Bene, mi giro i pollici e sorrido alle mosche,
ci sarebbe soltanto da alzarsi e dimettersi,
però, a dire il vero,
una cosa l'ho pensata:
uno zuppa store, uno zuppa take-away,
tu vai lì, scegli la tua zuppa
e noi te la serviamo in un bicchiere di carta
così puoi andartene in giro per la città
senza dover per forza mangiare un panino.

26/11/17

Vuoto 142

di Cristina Taliento

Il mio telefono memorizza le note con “Vuoto” e poi il numero. Probabilmente è perché non inserisco il titolo, non so come si fa e poi che titolo vuoi mettere a delle righe scritte a caso mentre cammino scoppiando palloncini di chewing-gum rosa alla cannella. Non dovrei scrivere e camminare, soprattutto su strade autunnali, scivolose, tra spacciatori spettrali, bici sfreccianti, cani randagi. Dovrei stare più attenta, tenere gli occhi aperti.
Invece, ho la memoria piena di Vuoti numero 1, 2, 3... che se ne farà il mondo e cosa mai me ne farò io. Però, in un giorno in cui non avremo nulla da dirci, nè da scrivere o pensare, in un giorno in cui la legna da ardere sarà terminata, io probabilmente ti leggerò il Vuoto 142 che fa più o meno così:

Quando la finirai di parlare e tremare
e scaldarti tanto per ciò che non hai
per ciò che sei e non sei
calciando lattine vuote e indecisioni
che hai la velleità di chiamare oceani,
abbi perlomeno l’accortezza di notare,
mentre cammini bofonchiando
col cuore in gola e la luna storta,
quel bambino a quadretti e jeans
fermo nel buio di una strada inospitale
ad osservare annunci di gatti scomparsi.
Qualcuno se ne dovrà pur interessare,
qualcuno li dovrà pur cercare.
E se hai tempo e ti è rimasto del silenzio,
puoi fermarti a leggere anche tu
per toglierti dal centro del mondo
dal centro del centro del mondo
e poggiarti con le ginocchia sull’asfalto
per vedere se sotto le auto parcheggiate
ci sia un persiano nero
o un chihuahua con cappotto blu elettrico
su cui compare la scritta “Bob”.


03/11/17

Allegro disperato

di C. Taliento


In questa notte di nebbia e luna,
autobus vuoti e castagne alla brace,
In una notte- questa-
di ansia selvatica da studente,
di argentei kebab e tricolori,
io,
con il mio non piccolo,
indaffarato,
allegro disperato Io,
non mi aspettavo certo
un suonatore d’arpa
qui sulla Cattedrale.

Ombre di gatti ascoltano mute
e anziani sordi
guardano nuvole pipistrello
mentre si toccano le orecchie:
finalmente hanno trovato
qualcosa per cui valga la pena
accendere le protesi acustiche.

Io e quei gatti stiamo bene,
per carità,
ma
per la prima volta
temiamo l’otosclerosi...
E vorremmo che questo suono
come in fondo quest’animo
e questa notte,
seppur con le sue grane,
e tutti i pensieri, le persone,
le strade,
restassero
udibili
per sempre.