Ad ogni modo mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. Lo so che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia.

(J. D. Salinger, Il giovane Holden, cap. XXII)

domenica 9 agosto 2015

Mettersi il fonendo

di Cristina Taliento




Certe volte, quando mi vengono i pensieri,  vorrei proprio mettermi il fonendo, prenderlo al volo dalla scrivania, dove lo lascio senza custodia, senza niente, tra la polvere e i post-it mangiucchiati e vorrei mettermelo non al collo come i medici quelli esperti, neanche in tasca, ma proprio nelle orecchie anche se davanti non c'è nessun addome, nessun torace paziente, impaziente, solo il mio di torace, solo io. Tanto sono uno studente e mettermi il fonendo è un po' come con gli auricolari dell' emp3, un vezzo. Se il soffio non è sei sesti ancora non lo sento. E vorrei uscire, lasciare tutto, anche le chiavi di casa e infatti me ne filerei senza chiudere nemmeno la porta, per la prima volta non me ne importerebbe un accidente. "Ma come Caterina, tu che dai peso a tutto" potrei sentire la voce della prozia. Eh zia, per stavolta sticazzi proprio. Scenderei le scale saltellando con la membrana del fonendo bella puntata a sinistra e bum bum bum andare via. Attraversare la città, tutta questa pianura padana che nei momenti peggiori mi sembra proprio un parco giochi scialbo e arrivare al mare, alla terra viva e brulla, ovvero da dove vengo io, dalle terre selvagge. E poi muovere verso i Balcani, da lì est, vai a est, guarda a est e cammina bum bum cammina eccoti di fronte la Penisola dei Ciukci. Da qui è facile: stretto di Bering e Alaska. E chi si è visto si è visto. Aria.



venerdì 24 luglio 2015

Mi ricordo della tana certe volte

di Cristina Taliento






Mi ricordo della tana certe volte, quando ho tempo o quando non ne ho. Mi ricordo cioè di quando scrivevo, di quando non avrei mai pensato di mettere un "cioè" così senza virgole nè niente, abbandonato nella frase, nel vento dei ricordi, come il naso di un pagliaccio sulla riva del mare. Io ho avuto un'adolescenza di storie inventate, ma erano per lo più personaggi difficili che toglievano l'aria al contesto e non rimanevano che loro al centro di loro stessi e le mie storie erano proprio come delle bamboline dentro bamboline dentro bamboline. Un'avventura la puoi creare anche con un due polmoni, un paio di occhiali su un naso e un cuore che batte. Non erano poi questo granchè, le mie storie. Però mi ricordo che quando scrivevo ero felice, in un posto sicuro dotato di accarezzatori automatici e asciugatori di lacrime e riscaldatori di brividi e baciatori di spalle. Mi ricordo di me e di tutti quei gatti, di tutti quei sabati nella tana. Che poi, alla fine, la chiamo tana perchè mi sentivo al sicuro, ma la scrittura è sempre stata e sarà il posto più all'aperto del mondo, più del deserto, più delle cascate, più del cielo, dove tutto è così naturalmente ai quattro venti. 
"Ai quattro venti...?" . Torno a studiare va'. 

sabato 9 maggio 2015

Quando sta per piovere

di Cristina Taliento



Quando sta per piovere, quando proprio sta per iniziare a piovere, la camomilla profuma di più. E le persone un po' si spaventano, per esempio cambiano programmi oppure si guardano intorno e guardano il cielo e vedono cose che prima non avevano notato. Tipo: una rondine che passa sopra una nube che passa sopra un raggio di sole che passa sopra il cielo. Anche se è primavera poi, c'è sempre qualche foglia che cade o un ciuffo d'erba che trema. Io di solito, se sono in biblioteca, me ne vado a casa. Slego la mia mountain bike colorata di fine anni 90' e penso a cinquecento parole da scrivere su quello che accade al cuore quando sta per iniziare a piovere. Ma mi viene in mente soltanto un mondo dove le persone se ne escono con questa frase. "Sta per iniziare a piovere!". Svegliati, Peppina! Un mondo dove, mettiamo, ci sono due ragazzi fermi su questo marciapiede che sorpasso pedalando. E lei dice: "Ti prego dimmi se ha senso restare". E lui dice: "Sta per iniziare a piovere". Oppure un'altra immagine, dove la signora del letto 22, donde il nome La 22, si toglie la mascherina dell'ossigeno, poi si sfila ad uno ad uno gli accessi venosi e dice: "Bene signori, a me queste chiacchiere non interessano. Mi sono rotta completamente le balle di tutta questa situazione. E' arrivato il momento di tornare a casa ed è bene che mi affretti. Sapete com'è, sta per iniziare a piovere". Un mondo così, un po' ribaltato, un po' normale. Il fatto è che quando sta per piovere, i gatti non li vedi più e in giro non si sentono nemmeno tante risate. C'è silenzio dappertutto. E se qualcuno grida frasi come "oh passami le chiavi" è solo per aprire la macchina, sgommare e lasciare più silenzio. Mah, a me è parso così!