Visualizzazione post con etichetta Poesie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesie. Mostra tutti i post

12/04/20

Conosco un malato di Alzheimer - Poesie in quei quaranta e passa giorni in solitaria

di Cristina Taliento


Su NON IO di Filippo Robboni – Giuseppe Genna
(Filippo Robboni, dalla mostra "Non io", 2011, Osart Gallery, Milano)


Anni che perdo sempre qualcosa
qualcosa dentro la tasca,
dentro questo mio berretto,
  -...ah, eccolo, era qui! (dietro l'orecchio).

Anni che ti guardo, mi guardi
e non so da che parte iniziare.
Siedi zitta davanti a me,
poi ti scazzi, mi chiedi dove mi fa male.

"Non lo so!- penso arrabbiato- non lo so!
dannata estranea, mi vuoi lasciar stare?"

Ma prima di andartene,
dopo aver raccolto armi e bagagli
e hai già baciato di fretta tua madre
e tutto quello che dovevi dire l'hai detto,
mentre stai per aprire la porta di casa,
voltati verso di me,
benedetta ragazza con le mie stesse mani,
voltati anche questa volta,
e fammi un sorriso
perchè,
quando sorridi,

ho come
il solletico
di sapere
chi sei.



28/03/20

Anastomosi - Poesie dall’esilio

di Cristina Taliento


Athier Mousawi | Fade and Float 9 (2019) | Available for Sale | Artsy
(Fade and Float, Athier Mousawi, 2019, Contemporary Art Platform, Kuwait)


L'anastomosi in chirurgia è l'abboccamento, dopo resezione, di due parti delle stesso viscere o di due visceri diversi.
Stoma in greco è la bocca.
L'anastomosi è l'aurora dell'intervento.
Prima o poi arrivi a quell'attimo.
C'è il taglio, il distacco, lo spento
c'è la connessione, il ritorno, lo splendore.
Due universi rivali che si sfiorano
come due bocche al loro primo bacio.


11/08/19

Salvare la bambina


di C. Taliento


E c'era l'adolescente e c'ero io,
ci siamo guardate per la prima volta
ed eravamo la stessa persona
soltanto epoche diverse,
ma quei sogni...
oh, quei sogni! sempre quelli, sempre uguali.
Capita quasi mai di sorridersi
guardandosi indietro,
ma questo mare butta le sue onde nei miei occhi
e io sono qui a piedi scalzi sulla duna più alta
a fare due conti, mangiare liquirizia
a ragionare su quello che non torna
a sentirmi, dopotutto, grata
per aver mantenuto la promessa.

ad ammettere finalmente di
aver portato la me bambina in salvo
che in qualche strano modo
ce l'ho fatta.







17/02/19

La fine dell'Università

di Cristina Taliento


Una mattina
apro gli occhi e cerco l’interruttore
la luce del neon appena accesa
si intensifica lentamente;
 i miei sogni
in un modo e in un mondo del tutto speculare
lentamente si dissolvono.

Così finisce l’Università,
non con la laurea,
ma una domenica mattina,
e le pantofole dove caspita sono andate a finire.

Sono finiti gli esami dentro le biblioteche dei reparti,
finiti i capitoli, finite le malattie,
finiti i professori vestiti da chirurghi
finite le camicie celesti, i jeans, le Superga bianche,
finiti i tramonti che famelici divoravano le strade di Parma,
finite le canzoni di Patti Smith: People have the power,
finito Bob Dylan che vinse il Nobel per la letteratura,
finita la radio che annunciò la morte di Bowie durante una laringectomia,
finite le briciole sulle magliette dei Pink Floyd,
finiti i discorsi sui gradini delle chiese,
finito il Battistero che se ci entri non ti laurei, dicevano.
Finito quel qualcosa di sinistra,
finite le corse sotto la pioggia,
finite le biciclette,
Finito quel campo di girasoli in cui ho voluto fermarmi a tutti costi,
in divieto di sosta, le quattro luci -proprietà privata-
per fotografare lui con la corona d’alloro e le voci e le luci.
Finito lo studio dopo il pranzo della domenica,
finiti i capotreni con tutte le stazioni,
finiti gli amori delle mie amiche,
finite le lacrime, il dolore.
Sono finiti i quadri di Picasso, i turni per lavare il bagno,
i gatti del teatro,
finite le rassegne dei film di Hitchcock,
le poltroncine rosse del Cinema d’Azeglio.
Finite le scritte scarabocchiate lungo il fiume
Balbo t’è pasè l’Atlantic, mo miga la Perma”,
finiti i ragazzi e le ragazze, i kebab, i venditori di rose.
Finiti i nostri capelli lunghi,
gli appelli di fine luglio e il ritorno a casa.
Finito il telo sul sedile posteriore che mia madre stendeva al ritorno dal mare,
finito il mirto sulle dune,
finiti i pomeriggi, le granite, le lezioni.


La sera stessa vado in discoteca.
Io e le mie amiche.
Nessuna di noi tre parte veramente domani,
ma c’è qualcosa che sta finendo
e sta cambiando o è già cambiato.

Così balliamo,
gli altri ci puntano
ma noi non spostiamo lo sguardo nemmeno per un secondo dai nostri giubbotti messi nell’angolo
E, ad ogni modo,
non avremmo molto da dire,
o molto da spiegare che possa essere compreso.

Non ci sentiamo un’isola,
ma siamo comunque Altrove,
oltre le dannate spiegazioni,
oltre l’esibizione dell’Io.

E qualcuno si presenta e dice:
“ma insomma ragazze, come siete serie”
noi tre vorremmo dire
arrivi adesso
ma che ne sai.






13/02/18

Naufragio calmo




E restò sagoma nell’incertezza della sera
tranquilla e tormentata come nebbia.
Aveva scordato le parole da dirsi,
la frase la lasciò a metà,
le chiavi sul ripiano più alto.
Guerriera stanca che rincasa
accese il fuoco,
poiché nessuna risposta
valeva in fondo il calore
di una fiamma.

Finalmente poi, si addormentò
naufraga di un mare interno,
un mare tutto suo.

(C.Taliento)

22/01/18

Sperare per qualcosa



Il  lampione soffia del vento sulle stelle
e le stelle brillano
allo stesso modo di un vecchio
per ravvivare il fuoco.

Mi metto in disparte
e con il resto dell'umanità
mi scaldo le mani sulla luce del Mondo.
Un mucchio dei più disparati sguardi
e tutti noi intorno.


(C.Taliento)

03/11/17

Allegro disperato

di C. Taliento


In questa notte di nebbia e luna,
autobus vuoti e castagne alla brace,
In una notte- questa-
di ansia selvatica da studente,
di argentei kebab e tricolori,
io,
con il mio non piccolo,
indaffarato,
allegro disperato Io,
non mi aspettavo certo
un suonatore d’arpa
qui sulla Cattedrale.

Ombre di gatti ascoltano mute
e anziani sordi
guardano nuvole pipistrello
mentre si toccano le orecchie:
finalmente hanno trovato
qualcosa per cui valga la pena
accendere le protesi acustiche.

Io e quei gatti stiamo bene,
per carità,
ma
per la prima volta
temiamo l’otosclerosi...
E vorremmo che questo suono
come in fondo quest’animo
e questa notte,
seppur con le sue grane,
e tutti i pensieri, le persone,
le strade,
restassero
udibili
per sempre.


27/10/17

A parole mie

di C. Taliento


Sesto anno.
Autunni invecchiati come vini
E non sapere quale musica ascoltare
tantomeno che scrivere
nel tempo breve di una pausa thè.
A volte si vedono angeli sparsi,
ovvero l’impetuoso ritorno delle sensibilità,
quando si ha un’idea,
una bella idea,
mentre fuori la stagione cambia,
come i nostri giorni
e la poesia.
Una poesia più spettinata
Con vecchie scarpe bianche
una camicia pulita non stirata.
Una poesia poco alcolica
ma nemmeno Coca-cola
a tratti malinconica coraggiosa,
a tratti solo urbana:
tutta semafori e pedali,
marciapiedi, umanità, tramonti.
Un sacco di gente mi chiede
se ho l’accendino.
Sei anni fa dicevo oh mi dispiace
io non fumo.
Ora faccio segno di no.

Ma a sedersi al tavolo, un pomeriggio di questi,
si farà un bel narrare,
un bel ritrovarsi,
non c’è male.
E guardando il fuoco,
ti dirò ridendo che no, non fumo,
perché
non so perché,
mi fa starnutire.




12/09/17

Conosco un malato di Alzheimer

di Cristina Taliento 


Anni che perdo sempre qualcosa,
qualcosa dentro la tasca,
qualcosa dentro questo mio berretto,
Oh! qui! dietro l’orecchio.
Non qui, forza lasciami parlare,
Se non mi ascolti cosa capisci,
 a destra, vedi, mi fa male.
Vorrei… no, oppure. E se
andassimo a ballare?
Ragazza triste, ehi! Ci verresti?

Anni che ho il sentore di cose belle,
che siano accadute,
cose leggere, di pioggia incessante,
d’amore
e sebbene proprio non ti conosca,
né so veramente 
perché diavolo
tu sieda zitta in questa bianca stanza,
mi calma il tuo sorriso
perché da qualche parte lì in mezzo
Io tutte queste cose 
-che io davvero… io
io non saprei,
forse,
lo spero-
Tutte queste cose, dicevo

Ho come
 il solletico 
d’averle 
vissute. 




25/06/17

Sabato sera - Poesie metropolitane

di Cristina Taliento


Immagine correlata
(Moscow I, quartiere rosso, Wassily Kandinsky, 1916)



Sabato sera è un posto più che un momento,
dove cammini sull'erba
una sera d'estate,
ancora luce,
qualcuno suona la chitarra,
mentre il camion dei rifiuti passa e spassa
e i giovani bevono sui marciapiedi
di fronte al bar, seduti vicini,
seduti distanti,
si guardano, bevono,
chissà che avranno da preoccuparsi tanto.

Sabato sera d'estate
è comunque sempre uno dei giorni
prima dell'esame
e del futuro, uno dei giorni dopo
ottanta grammi di pasta col pomodoro
ripetitiva
e notti insonni
e zanzare, silenzi, fogli, matite,
andare, andare, andare.

Un sabato sera d'estate
alla fine dei fatti è solo un posto all'aperto,
quattro amici,
finalmente una birra,
dove i nostri Altrove sembrano
affievolirsi in una risata,
sbiadirsi nell'ascolto,
nel ricordo di una strana barzelletta
che accidenti, cos'è sta roba,
solo io non l'ho capita.

03/04/17

Sotto al palco

Risultati immagini per correggio
(Cupola di San Giovanni Evangelista, Correggio, Duomo di Parma)


Sotto al palco.
La diligenza ci veniva facile,
 non ci sforzavamo tanto
e bere non ci piaceva.
 Eravamo ragazzi tranquilli,
ma con le Converse
in mezzo a manichini eleganti.
Con educazione,
ballavamo forte,
da soli,
gli occhi grandi di chi ha poco,
perchè la Libertà era
tutto quello che avevamo.

(C.Taliento)

19/03/17

Luna bianca di piuma - Poesie metropolitane

Il cavaliere (San Giorgio), Kandinskij, 1914-15, Mosca




















Non siamo niente
tranne farfalle
che volano nella notte
tra autobus lenti
e musiche rock di una casa occupata;
si fa presto a far le due,
mentre tutto si muove
a parte la Luna,
bianca di piuma.

E non c'è davvero nessuno,
soltanto semafori rossi poi verdi
poi rossi poi verdi
e strade deserte,
così vuote che potremmo
cantare
o giocare ai Cavalieri:
"Ehi tu, fermo lì,
ti dichiaro colpevole
d'alto tradimento"

(C.Taliento)

31/12/16

31 dicembre



Un cd di Neil Young
mio padre che guida
un tramonto sul mare
silenzi leggeri,
vento dal finestrino
caramelle alla fragola:
arriva tutto,
anche la pace.

(C. Taliento)

06/12/16

Panorama Afrika


Seduti sulla cima del mondo,
 mentre tutto è più grande di noi e
l'unica cosa
-l'unica cosa davvero-
più grande che abbiamo
è il nostro Niente.

E io non so cosa dire,
a parte dire che posso
-m'incanta-
ascoltare.

(C.Taliento)



08/10/16

Emicrania e studio


Continue cefalee,
e mormorii brachiali,
meglio dette parestesie.
Studiava in cucina
nell'ordine minimal del silenzio.

Non era disattenta, ma le faceva male la testa;
ascoltava una musica folk americana,
sapete, Woody Guthrie. 
Beveva caffè
in compagnia dei suoi capelli.

Temperava matite con un coltello,
mentre il Futuro aspettava che scegliesse.
Rispondeva coi triptani.

(C.T.)

09/08/16

Faro

di Cristina Taliento

Saint George's Reef Lighthouse Watercolor by Thomas A Needham
(St George's Reef lighthouse by Thomas Needham)


Io mi ricordo di un pomeriggio al mare,
 il sole che cadeva di taglio tra le onde,
 la sabbia che volava e diffondeva la luce
 come forse accadeva spesso in quei posti deserti dell'Africa.

Io mi ricordo braccia simili alle mie ora,
braccia che mi trattenevano nell'acqua per non affondare.
E stringermi a quelle era per me allora
l'unico significato possibile di salvezza.

Io m'immagino sempre che laddove sia quel ricordo
lì, sono io.
O, quantomeno, una buona parte di me.

02/07/16

Sera d'estate


Sere d'estate in città
 eppure l'aria profuma come in campagna.
Un bambino canta una cosa tipo " la li lo",
deve essere perchè stasera c'è Italia-Germania.

C'è sempre un'Italia-Germania che gioca
 in queste sere d'estate qui
dove ripeto la lezione a un ventilatore,
mentre, dalle finestre, i vicini indiani mi offrono
molecole speziate
e il ragazzo che consegna le pizze
dà il resto e lo scontrino al signore che abita di fronte.
C'è sempre una luna calda in queste sere
dove sembra che tutto sia potenzialmente l'inizio
e l'evoluzione naturale di qualcosa.
Ho stirato la maglietta azzurra anch'io,
sperando che la presa Scart non faccia scherzi.

Sono belle le urla in strada quando qualcuno fa goal.
Sono belli i sorrisi degli altri nascosti dietro birre e patatine.

(C.Taliento)



(shake your hair girl with your ponytail... takes me right back when you were young...)



05/06/16

Tutta la vita

di Cristina Taliento


Ci potrei mettere tutta la vita per cercare una Voce che arrivi alla gente.
Oppure tutta la vita per fuggire da quella Voce,
facendo orecchio da mercante,
decidendo, alla fine, di non voler comunicare niente.
E che sto bene così, stesa al sole senza parlare.

Ci potrei mettere tutta la vita per capire da che parte stare,
se dalla parte di chi composto sorride
o dalla parte di chi raccoglie le chiavi da terra insieme a quelle altre cose che sono cadute, risponde alle chiamate, si mette in macchina e parte.

Ci potrei mettere tutta la vita
a imparare come si salva una vita,
tutta la vita per imparare a mettere anche un solo punto di sutura,
tutta la vita per abituarmi alla morte,
e tutto questo tempo potrebbe non bastare per mettermi in salvo.

Ci potrei mettere tutta la vita per fermarmi un momento,
fermarmi per davvero, staccare la spina dai pensieri e non tormentare di richieste questo Tempo che vivo.
Ci potrei mettere tutta la vita per convincermi fino in fondo che quel che conta è stare bene, quel che conta è respirare per respirare, essere qui, sentire la tranquillità sulla mia pelle.

Ci potrei mettere tutta la vita per sentirmi davvero dove voglio essere,
nel posto esatto, all'ora giusta, tra tutto quello che sento, quello che ora sono,
e quel momento potrebbe durare un minuto oppure non arrivare mai.

Ci potrei mettere un casino di tempo a volere bene,
volere bene davvero o anche amare,
amare senza trattenere, senza andarmene,
soltanto essere qualcuno con cui fare un giro in Vespa la sera, qualcuno da cui è bello tornare.

Ci potrei mettere tutta la vita a imparare come guardare il mare senza la smania di volerlo conquistare o la paura di annegarci dentro.
Tutta la vita per guardarlo attraverso l'obiettivo decidendo, poi, di non fotografare,
che comunque non è lasciar perdere, né rinunciare, ma semplicemente far crescere le cose come piace a loro,
alla maniera di mio nonno che mi guardava pedalare da lontano in piedi sull'uscio di casa. Sorrideva.

Ci potrei mettere tutta la vita,
tutta la vita senza riserve,
per donare a chiunque io incontri,
senza troppe storie o parole,
una parte di me che non abbia neanche la più piccola sfumatura di una balla.

Ma per adesso resto qui a sentire il rumore del fiume mangiando una barretta di cioccolata,
perché ho ventidue anni e qualcuno ha detto che sono una bambina,
ho famissima e devo studiare un sacco. E dormirei,
dormirei almeno dodici ore.


23/05/16

Il cielo infiammato



Per far sì che il cielo sfiammi
Che si calmino i macrofagi
E che poi ce ne possiamo andare pure a casa,

occorre somministrare
una sedia all' Osservatore,
una sedia dinanzi alla finestra
per far sì che non il cielo sfiammi
non il cielo,
ma l'Osservatore
(che è sempre più agitato del diavolo)
affinché possa calmarsi
calmarsi
guardando come spiove.
E piano piano diminuire...
diminuire il dosaggio della sedia
e del Tempo alla finestra
per aiutarlo a recuperare la parola
o, al più, un silenzio meno vuoto.


(C. Taliento)


13/04/16

Scalza



Ho vinto,
Io ho vinto settantasettemila
Duecento vittorie
Molte delle quali in mare
E ho sorriso fiera.

Ma sulla duna più alta
Mi sono tolta le scarpe,
Ho continuato scalza
Pioveva
Non m'importava.

(C.Taliento)