05/10/10

I Disillusi et Signorie loro

di Cristina Taliento

Avvertenza: E' bene che il lettore venga informato che le seguenti riflessioni NON sono state scritte in uno stato di ubriachezza. L'autrice ostenta sobrietà. Il seguente lavoro, dunque, è frutto di una scrupolosa ricerca stilistica e deve essere letto con attenzione, interesse e massima serietà. Grazie.




Avvertenza 2: Diffidate dalle avvertenze scritte da soggetti poco affidabili




[…]Al lato del Bar della Grangente fu la Baracca dei Disillusi, un’ accozzaglia di polvere et cemento intra la qual si riunivan coloro che o per il troppo pensar o per la troppa noia, eran diventati disillusi di fama et libera scelta. Si facean chiamar Disillusi poiché l’illusione, a dire il vero, non solo sapean di che trattasse, ma ci avevan vorticato dentro fin quando non si eran trovati un muro ritto negli occhi et un silenzio scassato da un lontano abbaiare. Grande effetto mi fecer quando li conobbi et mai più, io credo, vederli potrò, sebbene lo mondo sì grandi pianure possiede. Eppur voi mi direte con mano sbattente che facil’è incontrare un disilluso di questi tempi ed io con maggior forza la mano mia sbatterò, comprovando il fatto che, di disillusi veri e puri, pochi esemplari vi sono et, continuando la lettura, da soli vi accorgerete di quant’eran bugiardi et falsi quelli di vostra conoscenza al confronto di quelli che studiai io con la più profonda ammirazione. C’eran dunque tre Disillusi di età giusta che camminavan sulla strada et loro andatura non era veloce particolarmente, ma neppur lenta o irriverente. Loro andavan come se la loro vita sospesa fosse tra l’asfalto nero et il marciapiede, sopra lo qual tuttavia quelli non salivan siccome lor pensier’ era tale da scansar gli artefici del comune et della Signoria loro. Saper dovete che un disilluso mai amicizia stringe, ma se qualcuno gli dona un pomodoro, lui ringrazia come se ricevuto avesse l’intero cesto di arance et melanzane. Adesso io non so se vantaggioso sia, astenersi dal votar un certo partito, ma per certo posso dirvi che un disilluso la sua idea, nel vero, se la tiene in gola sicuro che un giorno fallirà anche quella. Ancora, un disilluso riconoscerlo potete se mai lo vedete mentre parla con un dottore dotto e un po’ arcignotto. Nel suo viso si forma un trio di rughe, tra le due guancie e la fronte, che la domanda in voi farà nascer spontanea se il disilluso è scemo o è la verità a non esser sovrana. Un disilluso mal di pancia sente quando gli si parla di sogni et scorciatoie. Egli fa il lavoro duro non tanto per l’avvenire, ma poiché nel lavoro duro lui trova la certezza et il risultato matematico del proprio sudore giacchè, egli pensa, che sol nella fatica sta la risposta. […]

4 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Non si tratta per caso di una sottile ironia!?!!!?!!

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

ebbè si beh!

Il rospo dalla bocca larga ha detto...

Fatti non foste a viver come disillusi, ma per seguir virtute e canoscenza!

Ebbè si beh! :P

Andrea ha detto...

Mi piace la tua genialità!
Belle le ultime righe, belle belle!
È la verità a non esser sovrana.. i disillusi secondo me ci vedono lungo ;)