di Cristina Taliento
"IL FRATELLO DI MIO NONNO HA DETTO CHE I PENSIERI DISTRUGGONO GLI IDIOTI, MA A QUESTO NON CI CREDO, PERCHé CI HO GIOCATO TANTE VOLTE, COI PENSIERI, E NON MI HANNO MAI DISTRUTTO." ( la vecchia mocciosa me, dal Diario della prima media)
Dire sempre quello che pensi anche a costo di risultare volgare, ridicola, banale, comica, ribelle.
Nessuno può farti cambiare idea su qualcosa. L'unica verità è essere se stessi e urlare contro chi cerca di cambiarti.
Non c'è proprio nessuno su cui contare veramente: gli altri sono solo di passaggio, ti demoliscono l'anima e tu li lasci fare aggrappandoti all'idea che stiano facendo bene a modellarti secondo i loro gusti. Ma poi "gli altri" spariscono, risucchiati dalle loro vite frenetiche e rimani tu che non sei più quello che eri prima e nemmeno quello che volevano loro: sei una via di mezzo, uno scarto di fabbrica mal riuscito. Ciò che resta di te è solo una mente e un corpo plasmati dai pareri della gente. Sei plastica, polvere, un inutile corpo di materia che occupa lo spazio che trova. Non ritornerai mai come prima perché quando lasci violentare il tuo essere dal mondo, il mondo non perdona, non restituisce niente.
Mangiare, ridere, correre, capire, pensare, ballare, guardare le stelle, dormire, parlare solo secondo quel tribunale interiore che sentenzia scelte, alle volte, oscure anche a noi stessi. Non ci conosceremo mai per quello che siamo veramente e, sebbene capiti continuamente di veder sfilare sui marciapiedi della vita persone sicure, è bene rendersi conto che mai nessuno ha la perfetta percezione del suo essere: tutti sanno come reprimerlo, distruggerlo, farlo assomigliare ad un ibrido, ma non sanno ancora come studiarlo fino a comprenderne le vere cause. Non ci sono colpevoli o uomini pigri che non hanno voglia di scoprirsi, di rivelarsi. Ci sono tuttavia uomini che ingannano la loro fragilità credendo di migliorarsi secondo la scienza, la ragione, la filosofia.
Eppure essi ignorano la piccolezza di tutto ciò e si credono padroni della verità solo perché stringono nello loro fragili mani una zolla del reale. Ma niente è reale se non si ha la percezione di sé e gli uomini controllano i loro sentimenti come il marinaio, solitario, ansimante, cerca di domare una tempesta al di sopra della sua barchetta. Loro non conoscono la loro mente, nè l'universo o il tempo, il dolore, il vuoto: parole prive di significato che non sappia di convenzionale. Gli uomini non sanno, solo questo, e se essi sono tutti uguali non c'è ragione, modello, stereotipo in base al quale essi devono uniformarsi. Non c'è verità assoluta da seguire o comportamento valido per cui vale la pena cambiare. Nessuna certezza, nessun faro che lampeggia tra i flutti. Non ci sono, dunque, persone sicure, ma persone ingenue che si lasciano dominare dalle poche scoperte scientifiche, dalle etiche comportamentali, dalle convenzioni, dalle fiabe che partoriscono i signori imbellettati che ridono, in ugual modo, di altre fiabe giudicate da loro meno credibili. Non potremo scoprire forse mai ciò che siamo, se c'è uno scopo alla nostra esistenza, ma per qualche ragione noi siamo qualcosa che non abbiamo scelto di essere. Noi possiamo soltanto lottare per quello che siamo, mai per il risultato, mai per la soluzione. Solo per quello che siamo.
"IL FRATELLO DI MIO NONNO HA DETTO CHE I PENSIERI DISTRUGGONO GLI IDIOTI, MA A QUESTO NON CI CREDO, PERCHé CI HO GIOCATO TANTE VOLTE, COI PENSIERI, E NON MI HANNO MAI DISTRUTTO." ( la vecchia mocciosa me, dal Diario della prima media)
Dire sempre quello che pensi anche a costo di risultare volgare, ridicola, banale, comica, ribelle.
Nessuno può farti cambiare idea su qualcosa. L'unica verità è essere se stessi e urlare contro chi cerca di cambiarti.
Non c'è proprio nessuno su cui contare veramente: gli altri sono solo di passaggio, ti demoliscono l'anima e tu li lasci fare aggrappandoti all'idea che stiano facendo bene a modellarti secondo i loro gusti. Ma poi "gli altri" spariscono, risucchiati dalle loro vite frenetiche e rimani tu che non sei più quello che eri prima e nemmeno quello che volevano loro: sei una via di mezzo, uno scarto di fabbrica mal riuscito. Ciò che resta di te è solo una mente e un corpo plasmati dai pareri della gente. Sei plastica, polvere, un inutile corpo di materia che occupa lo spazio che trova. Non ritornerai mai come prima perché quando lasci violentare il tuo essere dal mondo, il mondo non perdona, non restituisce niente.
Mangiare, ridere, correre, capire, pensare, ballare, guardare le stelle, dormire, parlare solo secondo quel tribunale interiore che sentenzia scelte, alle volte, oscure anche a noi stessi. Non ci conosceremo mai per quello che siamo veramente e, sebbene capiti continuamente di veder sfilare sui marciapiedi della vita persone sicure, è bene rendersi conto che mai nessuno ha la perfetta percezione del suo essere: tutti sanno come reprimerlo, distruggerlo, farlo assomigliare ad un ibrido, ma non sanno ancora come studiarlo fino a comprenderne le vere cause. Non ci sono colpevoli o uomini pigri che non hanno voglia di scoprirsi, di rivelarsi. Ci sono tuttavia uomini che ingannano la loro fragilità credendo di migliorarsi secondo la scienza, la ragione, la filosofia.
Eppure essi ignorano la piccolezza di tutto ciò e si credono padroni della verità solo perché stringono nello loro fragili mani una zolla del reale. Ma niente è reale se non si ha la percezione di sé e gli uomini controllano i loro sentimenti come il marinaio, solitario, ansimante, cerca di domare una tempesta al di sopra della sua barchetta. Loro non conoscono la loro mente, nè l'universo o il tempo, il dolore, il vuoto: parole prive di significato che non sappia di convenzionale. Gli uomini non sanno, solo questo, e se essi sono tutti uguali non c'è ragione, modello, stereotipo in base al quale essi devono uniformarsi. Non c'è verità assoluta da seguire o comportamento valido per cui vale la pena cambiare. Nessuna certezza, nessun faro che lampeggia tra i flutti. Non ci sono, dunque, persone sicure, ma persone ingenue che si lasciano dominare dalle poche scoperte scientifiche, dalle etiche comportamentali, dalle convenzioni, dalle fiabe che partoriscono i signori imbellettati che ridono, in ugual modo, di altre fiabe giudicate da loro meno credibili. Non potremo scoprire forse mai ciò che siamo, se c'è uno scopo alla nostra esistenza, ma per qualche ragione noi siamo qualcosa che non abbiamo scelto di essere. Noi possiamo soltanto lottare per quello che siamo, mai per il risultato, mai per la soluzione. Solo per quello che siamo.