<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015</id><updated>2012-02-11T12:40:11.891-08:00</updated><category term='Racconti'/><category term='Poesie'/><category term='Attimi'/><category term='Ballate'/><category term='Dialoghi con i personaggi dei libri'/><category term='Ritratti'/><category term='Fantascienza'/><category term='Riflessioni'/><category term='Vista di punti'/><category term='Recensioni'/><category term='Racconti in rima'/><category term='Surreale'/><title type='text'>Il Ballo dei Flamenchi</title><subtitle type='html'>Scrivere fu il suo unico modo per allenare il pugno e tutte quelle falangi d'adolescente</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>163</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5293951021040644680</id><published>2012-02-09T23:05:00.000-08:00</published><updated>2012-02-11T12:35:29.590-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La metamorfosi idiota (VI)</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-FCkKxZgQXTc/TzTB-5ul8iI/AAAAAAAAAxo/mgM1Fmo7vu4/s1600/affresco1-piccolo.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 364px; DISPLAY: block; HEIGHT: 296px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5707399914177557026" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-FCkKxZgQXTc/TzTB-5ul8iI/AAAAAAAAAxo/mgM1Fmo7vu4/s400/affresco1-piccolo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; (Villa di Livia, affreschi del triclinio, Palazzo Massimo alle Terme, Roma)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ricordai gli innumerevoli digiuni di cuore e ventre, le mattine sui banchi di scuola trascorse ad affermare, citare, annuire e notti, notti spirituali, a vegliare il fuoco con la dilaniata speranza di un padre che aspetta il figlio dalla guerra. Rammentai il giorno della mia nascita, quando l'ostetrica tagliò il cordone ombelicale e il sorriso esausto di mia madre che, per la prima volta, commossa, mi prese in braccio. Sentii le voce del Cercatore-"Libera Silvia!"- e la mia delusione nell'invocare l'aiuto di un altro, di quell'altro: adesso libera tutti, liberami, pensavo. E un attimo dopo "libera tutti!" quell'altro l'aveva gridato davvero e poi si era curvato con le mani sulle ginocchia per prendere fiato. Così ero salva. Molti di noi lo erano, in fondo. Ma, il Cercatore, per esempio no. Lui non faceva parte di quell'accordo nascosto, una specie di patto, un sodalizio di Afrodite che impediva ad alcuni bambini di essere catturati tutti insieme siccome uno di loro riusciva a liberare sempre tutti gli altri del gruppo. Alcuni bambini che ne erano fuori ci guardavano da lontano con lo sguardo triste, ma mai si permettevano di interrompere i nostri comuni silenzi, i nostri complotti di sguardi di cui pure noi stessi non avevamo il controllo, nè la consapevolezza. Era come trovarsi uniti all'improvviso dall'apparenza e impotenti di fronte all'energia di un'intesa che non regalava, non voleva niente in cambio, non chiedeva di più di quanto già vedesse. Gli altri bambini diventarono alti, certi raggiunsero i due metri, iniziarono ad andare alle feste; si fidanzarono tra di loro, alcuni partirono e non tornarono. Anche noi crescemmo. Le nostre braccia si allungarono e così le gambe, la schiena. Le mani si diramarono affusolate come gli ultimi prolungamenti di un rampicante; i nostri capelli spettinati e bagnati tremavano nel vento. Un giorno uno di noi, lui, si alzò in piedi mentre stavamo biascicando distratti alcune riflessioni sulla morte, sulle teorie economiche, il nuovo presidente. Disse che dovevamo parlare dell'adolescenza perché ci riguardava e ci stava consumando. Disse che la nostra adolescenza non era come quella di quelli altri bambini come il Cercatore. Noi stavamo soffrendo di più, noi covavamo la rabbia senza essere rivoltosi, noi pazienti e taciturni ci educavamo da soli, leggevamo piangendo le nostre poesie ad altissima voce sui terrazzi commossi dalle nostre stesse parole, tornavamo stanchi la sera perché durante il giorno il nostro cuore si era quasi spento e poi aveva sussultato per correre ancora, fermarsi di botto e continuare. "Silvia!-mi gridò una volta dalla spiaggia mentre avevo raggiunto gli scogli. Mi girai a guardarlo con gli occhi stretti dalla miopia - Silvia, ricordi ancor quel tempo della tua vita mortale quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi e tu lieta e pensosa il limitar di gioventù salivi?". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5293951021040644680?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5293951021040644680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5293951021040644680' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5293951021040644680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5293951021040644680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/02/la-metamorfosi-idiota-vi.html' title='La metamorfosi idiota (VI)'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-FCkKxZgQXTc/TzTB-5ul8iI/AAAAAAAAAxo/mgM1Fmo7vu4/s72-c/affresco1-piccolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3937835554290132144</id><published>2012-02-01T11:17:00.000-08:00</published><updated>2012-02-01T12:26:06.090-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>In nome di Joyce, addirittura</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ih_EDKSxGKs/TymQTMzrF-I/AAAAAAAAAxc/x-Dp08_UcEg/s1600/toulouselautrec11.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 346px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5704249062571317218" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-ih_EDKSxGKs/TymQTMzrF-I/AAAAAAAAAxc/x-Dp08_UcEg/s400/toulouselautrec11.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Henri de Toulouse-Lautrec)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Quella volta sono stata &lt;em&gt;coinvolta in una rissa. &lt;/em&gt;"La letteratura crea la storia o è la storia che crea la letteratura?". La domanda è stata pressappoco questa."La letteratura non crea un bel niente" ho risposto senza rendermi conto. "Hai detto, scusa?" ha chiesto mentre induriva la mascella."Niente- mi sono fermata e poi...- Non crea un bel niente, ho detto". "La risposta, al contrario, era: la letteratura anticipa" ha spiegato con odio."No, non è vero";"Si, riconoscilo! Bugiarda.";"Tu l'hai detto e tu lo sei!". Una battuta molto infantile eccetera. "Prendetela!". Mi hanno inseguita con i lori coltelli, ma, una volta presa, hanno preferito gettarmi nel fiume."Affogo!Affogo!";"Ammetti che la letteratura forgia la storia";"Affogo! Affogo!";"Riconoscilo!";"Questo, in nome di Joyce, non accadrà!" ho detto tra la corrente. E quindi per la quarantacinquesima volta, teatralmente, inutilmente, sono morta. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3937835554290132144?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3937835554290132144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3937835554290132144' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3937835554290132144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3937835554290132144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/02/in-nome-di-joyce-addirittura.html' title='In nome di Joyce, addirittura'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ih_EDKSxGKs/TymQTMzrF-I/AAAAAAAAAxc/x-Dp08_UcEg/s72-c/toulouselautrec11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3856299609379919692</id><published>2012-01-29T00:14:00.000-08:00</published><updated>2012-01-30T11:54:39.020-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>Il giovinastro epico</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-C7PfpuxGPGI/TyUDu2xbctI/AAAAAAAAAxQ/dnMfgdC0J0o/s1600/caravaggio-davide-madrid.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 331px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5702968606646301394" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-C7PfpuxGPGI/TyUDu2xbctI/AAAAAAAAAxQ/dnMfgdC0J0o/s400/caravaggio-davide-madrid.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Davide e Golia, Caravaggio, 1600, oil on canvas, 110 x 91, Museo del Prado, Madrid)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ascoltava attento e divertito con lo sguardo profondo della terra brulla. "La tempesta ha benedetto i miei marittimi risvegli. /Più leggero di un sughero ho danzato tra i flutti/ che si dicono eterni involucri delle vittime, /per dieci notti, senza rimpiangere l'occhio insulso dei fari...". All'improvviso si alzò. La sedia di ferro cadde sul pavimento della classe. Milioni di spalle curve sussultarono e si girarono verso di lui; lui, che dall'ultimo banco, dominava il mondo. "Professoressa-esclamò guardando fuori dalla finestra- la leggo io, vuole? E, scavalcato il banco con un salto felino, si diresse verso la cattedra e prese il libro dalle mani della donna. Nella sua voce sbarbata di giovinastro epico si udivano i ritmi di tutte le mandrie selvagge del mondo: c'erano le marce forzate di uomini armati che valicavano le Alpi, diecimila o più ragazzini che battevano i tamburi in un campo di segale, orchi affamati in preda alla furia più nera. Leggeva con una mano che pareva inforcare l'aria e tutto l'universo, si fermava quando gli uditori credevano che avesse accelerato, urlava le parole "Mare!", "azzurrità!", "antichi drammi!", avvicinava il libro ai suoi occhi come se avesse voluto fondersi con esso e diventare carta, poesia, eroe. Quando ognuno di quei ragazzi si fu ripreso da quell'esperienza, quando il vento smise di turbinare tra i fogli e le cartine geografiche dell'aula, egli aveva già sceso le scale e dalla finestra lo videro attraversare la strada con il passo sfacciato di chi ha accettato la morte. Da quella prospettiva da cui gli altri lo osservavano e invidiavano, egli appariva, tuttavia, più alto e più vicino al cielo di tutti loro e fu per questo allora che sentirono un sinistro bruciore nelle loro pance, una sensazione attorcigliata di triste ammirazione e, sconvolti, ritornarono a sedersi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non si era mai fermato a riflettere sulla vita, sul tempo che fugge, ma aveva sempre detto di conoscere la risposta: "Ragazzi miei, bastardi, finitela di fare i balletti col vostro santo cervello! Calmatevi, io ho la chiave di tutto. Voi ignorate la filosofia che c'è dietro questo mondo, ma io la vedo nitida davanti ai miei occhi ed è così nitida che potrei dipingerla, ma non li fabbricano quei colori lì o quelle tele così grandi. Non esistono manichini a cui ispirarsi e voi, dopotutto, non capireste. Quindi battiamo le mani tutti insieme e finiamo questo benedetto torneo di scacchi". Se qualcuno gli chiedeva di descrivere quello che diceva di vedere, egli faceva credere di non aver sentito; &lt;span style="color:#cc6600;"&gt;ad esempio capitava che stropicciasse il giornale con foga ed esclamasse: "Quel matto di Paul McCartney ci gode a sputtanarsi!". Oppure, mentre era assorto in qualche faccenda, recitava incantanto con gli occhi giganti appesi alla bocca morta: "Cantami, cantami, cantami o diva, del Pelide Achille, l'ira funesta, funesta. Oh... funesta!". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Aveva diciassette anni, ma aveva visto e provato da solo le stesse situazioni di una catena di uomini lunga tre millenni. Tuttavia lo scambiavano per un dodicenne perché rideva con la bocca aperta muovendosi tutto e alle volte, invece, aveva i modi di una ragazzina di prima comunione. La curiosità lo spingeva verso sentieri popolati da etnie di uomini mai classificate, nelle tane buie delle miniere, nelle bocche dei cetacei e fuori da ogni confine terrestre. Ma nella banalità, in quella che altri uomini avevano definito &lt;em&gt;banalità&lt;/em&gt;, lui combatteva sprezzante battaglie sopra battaglie e guerre e più maestose disfatte. Si chiedeva come quegli uomini chiamassero banali, scontati, degli esempi di conformismo, di vita quotidiana. Si fermava a guardare dubbioso il quadrato illuminato di una casa e dentro vedeva un uomo che mangiava e in quella visione gli pareva di vedere un saggio leggendario, una sorta di profeta. Però rimaneva a mormorarsi dentro la parola "banale" e più la pronunciava più si domandava se esistesse davvero. Banale. Banale? Ba-na-le. Bana-le. Banana? Bamale? Gli sembrava ora una parola strana e prese a ripetere il suo nome ottenendo lo stesso risultato. Si insinuò il pensiero che le parole si sarebbero potute sciogliere al sole ed evaporare sotto forma di coriandoli. Le persone si sarebbero scambiate due coriandoli. Rise e siccome aveva sentito il nascere di un pensiero profondo, iniziò a correre velocissimo tra i palazzi. Le persone che lo circondavano, le giornaliere umanità, credettero che tra breve avrebbe perso il treno oppure un appuntamento, ma lui, consapevole dei loro pensieri, sfuggiva dai suoi che nessun altro si era mai azzardato ad avere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3856299609379919692?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3856299609379919692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3856299609379919692' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3856299609379919692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3856299609379919692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/01/il-giovinastro-epico.html' title='Il giovinastro epico'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-C7PfpuxGPGI/TyUDu2xbctI/AAAAAAAAAxQ/dnMfgdC0J0o/s72-c/caravaggio-davide-madrid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-248532525835042686</id><published>2012-01-23T11:01:00.000-08:00</published><updated>2012-02-11T12:40:11.912-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Mirtilli d'inverno</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torneranno i tramonti&lt;br /&gt;senza che io ritorni&lt;br /&gt;e le pianure che mai più vedrò&lt;br /&gt;saranno verdi un'altra volta;&lt;br /&gt;il pettirosso sul biancospino&lt;br /&gt;morirà e risorgerà di nuovo,&lt;br /&gt;ma quello che mi vide crescere,&lt;br /&gt;quello non tornerà.&lt;br /&gt;Spareranno al cielo i cacciatori,&lt;br /&gt;i cani da lontano abbaieranno&lt;br /&gt;e il freddo tornerà su queste terre&lt;br /&gt;insieme ai temporali,&lt;br /&gt;alle piogge silenziose e lisce;&lt;br /&gt;ma quei freddi e quelle piogge&lt;br /&gt;dentro cui correvo sola&lt;br /&gt;lavandomi dell'amore&lt;br /&gt;che tu non hai mai voluto,&lt;br /&gt;quelli spari e quei latrati&lt;br /&gt;risuonanti nella quiete dopo&lt;br /&gt;l'ultimo straziante pianto,&lt;br /&gt;quelli non si ripeteranno.&lt;br /&gt;Partiranno ancora i treni,&lt;br /&gt;e gli addii ritorneranno,&lt;br /&gt;ma quell'addio detto sul ritorno,&lt;br /&gt;quando tutti ci guardavano&lt;br /&gt;senza che noi lo facessimo,&lt;br /&gt;sguardi bassi e mani in tasca,&lt;br /&gt;quell'addio non tornerà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-248532525835042686?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/248532525835042686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=248532525835042686' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/248532525835042686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/248532525835042686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/01/mirtilli-dinverno.html' title='Mirtilli d&apos;inverno'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-890125858295010527</id><published>2012-01-21T10:37:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T13:24:57.852-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La metamorfosi idiota (V)</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-jTBW6ymaFwg/TxspknVucOI/AAAAAAAAAww/c6NDHJBNb9I/s1600/img166_129521545.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 298px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5700195462379630818" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-jTBW6ymaFwg/TxspknVucOI/AAAAAAAAAww/c6NDHJBNb9I/s400/img166_129521545.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Illustation by Hannah Muller)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quella notte si svegliò nel buio scheggiato dalle luci aranciate che entravano dalla finestra. Le polveri del sogno si disgregarono per far posto al saggio Orazio Flacco che, con tono perentorio, le disse: "Carpe Diem, dovrai morire". Sapeva fin dall'inizio che alla fine di tutto c'era la morte, ma quella notte, nel buio, capì che ci sarebbe stata davvero. E allora prese a sudare nel letto, a deglutire spaventata, a respirare forte e desiderò di non essersi mai svegliata e di non essere mai nata. &lt;span style="color:#993300;"&gt;All'improvviso decise che a ventisette anni si sarebbe suicidata e poi si chiese perché ventisette e non trenta oppure quaranta. Allora pensò al gas, poi al mare, alle pistole dello zio Luigi, alla morte teatrale di Petronio, alle droghe, alla guerra. Poi si mise a pregare. Recitò il Padre Nostro a bassa voce, intensamente, con gli occhi strizzati e sofferti, le mani intrecciate sulla fronte. Sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà. Quella notte, a diciotto anni, capì. Come in cielo così in terra. Capì. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Capì che un giorno sarebbe davvero morta. Ma liberaci dal male. Morta. Sed libera nos a malo. Divenne adulta. Sed libera nos... adulta. Amen. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Perché non hai imparato a memoria la poesia?" urlò l'indomani sbattendo il cartoccio di giornale sul tavolo. "Questi sono impegni! Non è importante il voto, ma tu hai ignorato un dovere. Mamma, non la stai educando!- disse, poi, con tono sprezzante- Tu devi studiare, hai capito? Perché non si tratta di questa poesia o del voto, ma della tua testa grezza che non avrà un posto nella società. E tu, tu, mamma, non la devi giustificare!". Si alzò da tavola mentre sua sorella piangeva. E si domandò come mai lei, lei che prima era stata così giovane e illuminista, tutta rock e Giovanna D'Arco, come mai lei che prima aveva criticato la scuola inneggiando nel nome di poeti drogati, avesse poi inscenato quel discorso tanto adulto e severo. Si domandò se avesse davvero pronunciato "società" come qualche mese prima avrebbe gridato "infinito". Aveva negli occhi il rispetto di suo padre che non l'aveva ribattuta, nè cacciata, ma soltanto ascoltata e quasi approvata. E forse l'aveva sentito mormorare "Bene, ascolta tua sorella". Era una sorella maggiore; poteva essere uno di quei passanti dalle spalle sempre tese e sicure sui cui si appoggiavano i figli. "Società" aveva detto società. Lei, che l'aveva sempre odiata, la società.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Disse che doveva uscire con gli amici e poi deviò per la casa di riposo perché voleva guarire e credette che quella poteva essere la cura. Anna Frank aveva scritto che i giovani, alle volte, erano più soli dei vecchi e, stando a questo, lei era giovane, era vecchia, era sola due volte. Ma andare verso i vecchi era anche come andare incontro a Dio, al &lt;em&gt;senso della vita&lt;/em&gt;. Si stupì del modo in cui si sedeva ad ascoltare in silenzio quegli antichi discorsi vani, quella canzone che faceva -&lt;em&gt;Vivere... senza malinconiaaaa, vivere... senza più gelosiaaaa&lt;/em&gt;- e di come anche lei continuasse piano - &lt;em&gt;senza rimpianti, senza mai più conoscere cos'è l'amoooore, cogliere il più bel fiore, goder la vita, far tacere il cuoooore&lt;/em&gt;-. Con i vecchi ritornava ad essere giovane perché essi avevano pensieri leggeri e se li avesse disegnati li avrebbe dipinti seduti su enormi poltrone volanti. Alcuni di loro avevano dimenticato la società, altri avevano confuso i novant'anni con i trentadue e non c'era niente che con loro fosse lineare, ordinato. Il nome con cui si era presentata alcuni di loro non lo ricordavano più nemmeno dopo due secondi ed era per questo che il tempo, in generale, il ricordo, arrancava nella sua limitatezza. E allora giovane, vecchio, vita, morte, felice, triste, sano, malato smettevano di esistere ed era un valzer di pianti, di urla isteriche, canti e persone da soccorrere. A lei piaceva sorvegliare da lontano quelle voci e pian piano sentiva la sua poltrona di velluto blu alzarsi oltre il lampadario, sfondare le pareti e volare sopra i tetti illuminati delle case. Si metteva a piangere quando qualcuno di quei vecchi moriva, ma imparava osservando la calma di chi rimaneva. "Perché piangi, giovane?" le chiedevano gli amici più intimi del defunto. "Perché piangi, perché?". E lei rispondeva: "Ma come perché...". E loro pazienti le spiegavano: "Non si piange per una nascita, non si piange per una morte. Questa è la vita, tu ancora non lo sai..."; "Si piange solo finché c'è vita eh eh eh"; "Lei ancora non lo sa!"; "Si, lei non ha ancora capito". Allora ella concluse che non aveva ancora capito e che non avrebbe probabilmente mai smesso di capire. Eppure rimase zitta, contemplando il vuoto. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-890125858295010527?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/890125858295010527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=890125858295010527' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/890125858295010527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/890125858295010527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/01/la-metamorfosi-idiota-v.html' title='La metamorfosi idiota (V)'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-jTBW6ymaFwg/TxspknVucOI/AAAAAAAAAww/c6NDHJBNb9I/s72-c/img166_129521545.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3736102753262314597</id><published>2012-01-14T07:07:00.001-08:00</published><updated>2012-01-14T11:11:18.182-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>La metamorfosi idiota (IV)</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-cIP2wCGhLJE/TxHSmQHTVBI/AAAAAAAAAwM/YcJsWa-_66k/s1600/pollock_number-8.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 321px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697566558202844178" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-cIP2wCGhLJE/TxHSmQHTVBI/AAAAAAAAAwM/YcJsWa-_66k/s400/pollock_number-8.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Number 8, Jackson Pollock, 1949, oil, enamel and aliminum paint on canvas, Neuberger Museum, State University of New York)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Decisero, infine, che parlava troppo poco. Non c'era da fidarsi. E che, peccato, il diavolo si era preso un'altra di quelle anime con i capelli spettinati e i jeans larghi e brutti. Uno dei ragazzi del bar pensò che erano larghi, ma non brutti e poi si chiese cosa avrebbe pensato lei del diavolo e della pubblica approvazione. Triste si disse che in quel momento lei era nel vento, a caccia di sè, lontana dagli uomini, dai loro giudizi, tra la gramigna e il grano, stelle e luna, nidi di vespe, luce, buio. Sbadigliò, poi sospirò un addio nella notte e la dimenticò poichè capì che lei aveva deciso di partire per la sua guerra di sangue e mai più l'avrebbe rivista. Infatti, non tornò. La rivoluzione le morse il collo e per liberarsi non si uccise, al contrario, perseverò. Conobbe una volpe e la tenne sulla spalla; legò il capo con uno straccio d'indiani e corse in pianura ululando in discesa e costruì una casa con i tronchi degli alberi. Dopo aver vagato nella nebbia di una brughiera immaginaria , affermò che si trattava di una metamorfosi idiota. E per non piangere sul tempo, scrisse che il tempo non esisteva affatto e che ogni cosa nasceva e moriva ogni giorno e non c'era nessuna trasformazione continua, nessuna storia negli anni, solo fotografie di attimi in cui ella si contraddiceva continuamente, infedele alle sue vecchie convinzioni, al vecchio taglio di capelli, agli amori. All'improvviso fu atterrita, seppure consolata, dall'idea di un presente eterno e distaccato dal passato, anzi un presente dove al posto del passato c'erano cumuli di diapositive di altre bambine bionde che dicevano di essere lei e alle quali rispondeva &lt;em&gt;no, adesso tu non ci sei più&lt;/em&gt;. E sorrideva al pensiero di vivere un giorno e poi svanire la sera e rinascere un'altra, più invecchiata e più calma. Quando i pastori tedeschi la accerchiavano ed i proprietari delle campagne si avvicinavano a chiederle "Chi siete?" lei gridava "Una ribelle!" perchè se avesse risposto &lt;em&gt;nessuno&lt;/em&gt;, come più sentiva, quelli avrebbero sparato e poi, pur sempre da ribelle, sarebbe morta. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3736102753262314597?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3736102753262314597/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3736102753262314597' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3736102753262314597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3736102753262314597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/01/la-metamorfosi-idiota-iv.html' title='La metamorfosi idiota (IV)'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-cIP2wCGhLJE/TxHSmQHTVBI/AAAAAAAAAwM/YcJsWa-_66k/s72-c/pollock_number-8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1512727892033049764</id><published>2012-01-10T12:09:00.000-08:00</published><updated>2012-01-10T13:08:12.857-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>In difesa di G. Queltale</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ByXJaSTQ-NQ/TwynY1KPUGI/AAAAAAAAAv4/2a3fXqFV5Ng/s1600/goya4.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 277px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696111673745559650" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-ByXJaSTQ-NQ/TwynY1KPUGI/AAAAAAAAAv4/2a3fXqFV5Ng/s400/goya4.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Francisco Goya)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prego, scusate, io mi vorrei alzare da questa sedia. Io mi vorrei mettere in piedi e difendere Queltale, quello lì. Insomma si, quello che adesso sta attraversando la strada. Suvvia, non so come egli, Queltale, si chiami. Non è questo il punto, voglio dire. Invece, se mi permettete, voglio dire che Queltale non ha colpa e che voi, alcuni di voi lo giudicheranno colpevole, ma io voglio affermare che Queltale è innocente, qualunque siano le vostre accuse. Tacete, vi prego. Non stiamo qui a farne un problema. Secondo me, Queltale non ha colpa, come ho già detto, e se ha tradito non credo che volesse farlo davvero e, se ha ucciso, l'hanno costretto. Oh, signora, si calmi prego, crede davvero che stia inneggiando all'assassinio? Non sto dicendo questo, mi dispiace se le l'abbia fatto pensare, molte volte non riesco proprio ad esprimermi come vorrei. Però rimane che lui è beh, si beh, innocente! E, sentite, basta guardarlo: attraversa la strada e, secondo voi, voglio dire, voi immaginate che sia colpevole di qualcosa, che abbia qualche cieca intenzione, che complotti contro il mondo? Queltale sta camminando ed è innocente, sissignore. L'umanità tutta, ecco, per dirla in breve, è innocente per la stessa ragione per la quale non si può condannare un bambino. Oh, si certo, potete sbatterlo, questo bambino, in qualche riformatorio per ragazzacci, ma poi tutti i giudici diranno che egli è... un bambino. E Queltale, si, ecco, lui, ha 50 anni, ma siccome non sa niente di questo mondo e siccome 50 potrebbero corrispondere pure a tre nanosecondi di un altro sistema, per come la vedo io, non si potrebbe assolutamente accettare che qualcuno così, mettiamo Untale, lo accusi di qualcosa. Ripeto, meglio: Untale non può accusare Queltale come Queltale non può accusare Untale poichè mancano le prove della loro stessa esistenza. Oh, signora, chi ha mai parlato di anarchia? Sto solo cercando di esprimere un pensiero in difesa di Queltale. Va bene, signora, ha ragione lei. Si, ha ragione lei e le spiego pure il perchè: sono piccola, saccente, non so niente di niente e mi devo stare pure zitta. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1512727892033049764?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1512727892033049764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1512727892033049764' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1512727892033049764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1512727892033049764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/01/in-difesa-di-g-queltale.html' title='In difesa di G. Queltale'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ByXJaSTQ-NQ/TwynY1KPUGI/AAAAAAAAAv4/2a3fXqFV5Ng/s72-c/goya4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-9159270057335982736</id><published>2012-01-03T06:10:00.000-08:00</published><updated>2012-01-03T12:15:15.219-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>La metamorfosi idiota (III)</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Sfafb7TvPRY/TwNf3l-4NRI/AAAAAAAAAvo/YNp-J6YfGoE/s1600/la%2Bmort%2Bde%2Bchatterton.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 371px; DISPLAY: block; HEIGHT: 260px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5693499762619725074" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Sfafb7TvPRY/TwNf3l-4NRI/AAAAAAAAAvo/YNp-J6YfGoE/s400/la%2Bmort%2Bde%2Bchatterton.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;(La morte di Chatterton, Henry Wallis, 1856, Londra, Tate Gallery)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'adolescente si sentì grande d'un tratto e pianse di rabbia coi denti stretti e i pugni chiusi perchè il tempo era passato prima che l'avesse potuto afferrare, atterrare, e con mano d'artiglio graffiare e annusare fino a possederlo del tutto. Si guardava le mani, quelle meschine mani d'adulto, e vedeva il ricordo delle sue piccole impronte che lasciava per gioco sui vetri quando tutti gli altri bambini rincorrevano le lucertole. E dopo aver pianto scopriva ripugnato di aver atteggiato il volto con la stessa espressione della vecchia zia paterna che mai era stata giovane, che mai e per tutti i mai del mondo, si era innamorata. E allora pensò di stare per morire di ogni morte inventata dall'uomo. Si immaginò mentre camminava frettoloso lungo un ponte e un attimo dopo ecco che sulla strada non c'era più perchè era scivolato di sotto. Si vide in quei viottoli scuri delle San Francisco dei film e si vide sparato al petto da un uomo col volto scuro che un attimo prima aveva gridato: "Sarai più morto di James A. Joyce". E lui, teatrale, aveva risposto: "Ecco, sparami! Sparami poichè allora non sarò morto affatto!". Ma vedeva la morte ovunque e ne era ossessionato. Gli sembrava che la realtà fosse un melodrammatico scherzo senza autore dove i personaggi si riducevano alle apparenze e oltre di queste non c'era nient'altro. Rimaneva a fissare contrariato il professore e si borbottava dentro che la cultura e la letteratura servivano soltanto a corrompere l'anima con i pensieri di idioti megalomani a cui un diario privato non bastava. Era nervoso. Nessuno poteva toccarlo. Un suono! Un suono lontano gli faceva battere il cuore e nel buio se ne andava ad appoggiarsi al muro preso dagli incubi irrazionali della sua mente. Talvolta il lago gli restituiva la sua faccia trasformata e gli pareva che la metamorfosi fosse continua e devastante e che persino nell'acqua potesse vedere quei lineamenti infantili perdersi per sempre e piegarsi e allargarsi fino a dissolversi e volare nel vento come cenere. C'era poi un'altra fissazione che era quella per i vecchi. Passava molto tempo con loro più di quanto non lo facesse con i suoi coetanei e frequentava molte case di riposo della zona senza sapere il perchè. Ma la ragione era la sua curiosità nella vita, in quello che la vita lascia quando sta per finire. Per esempio, l'evoluzione di un semplice gesto che il tempo ha migliorato, forse, avvicinato alla perfezione. Quindi studiava quegli atteggiamenti cauti di portare la mano alla fronte, le dita ossute che si appoggiano sul ginocchio, l'annuire paziente e sereno, la luce brillante di follia negli occhi quando i discorsi diventano ricordi e unità infinita. Tuttavia aveva paura di morire vecchio perchè, affascinato dalla Bellezza, voleva vedersi giovane per sempre. Che cos'era la Bellezza? Lui non lo sapeva, ma ogni volta che se la trovava davanti il respiro moriva in lui e desiderava di scappare lontano e correre fino ai boschi del Canada, facendo a nuoto l'oceano per non pensare che in lui, in quel corpo d'adolescente, essa non c'era. E, infine, accadeva spesso di sentirlo gridare di un urlo squassante sopra le colline di santa Giuditta e di vederlo strappare l'erba fino a quando, stanco, si addormentava di un sonno ammalato e umido di lacrime.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-9159270057335982736?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/9159270057335982736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=9159270057335982736' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9159270057335982736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9159270057335982736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2012/01/la-metamorfosi-idiota-iii.html' title='La metamorfosi idiota (III)'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Sfafb7TvPRY/TwNf3l-4NRI/AAAAAAAAAvo/YNp-J6YfGoE/s72-c/la%2Bmort%2Bde%2Bchatterton.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1905102291600749736</id><published>2011-12-30T07:17:00.000-08:00</published><updated>2011-12-30T07:37:25.369-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Canto notturno sui gradini della Cattedrale</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notte era un bambino&lt;br /&gt;con gli occhi di bruno stupore&lt;br /&gt;nel viso due sguardi d'amanti&lt;br /&gt;e corone di stelle sui fianchi.&lt;br /&gt;Disilluse gambe, brandelli&lt;br /&gt;di giacche camminano&lt;br /&gt;per le strade con a fianco&lt;br /&gt;la morte e schivano il giorno,&lt;br /&gt;nel viso lo fuggono,&lt;br /&gt;lo odiano fino a spezzarsi il cuore.&lt;br /&gt;Ma nel sonno s'ammazzano&lt;br /&gt;in faccia alla vita e piangono sangue&lt;br /&gt;e punture d'insetti,&lt;br /&gt;allungano i muscoli come&lt;br /&gt;ghepardi digiuni affetti da noia&lt;br /&gt;e dal delirio più nero.&lt;br /&gt;Li ho visti baciarsi e&lt;br /&gt;prendersi a schiaffi,&lt;br /&gt;scottare nel corpo di&lt;br /&gt;una febbre squassante,&lt;br /&gt;chiedere acqua&lt;br /&gt;con voce stremata, fumare&lt;br /&gt;sui tetti dei treni e&lt;br /&gt;morire. Morire, poi vivere&lt;br /&gt;ancora come una giostra&lt;br /&gt;notturna d'agosto,&lt;br /&gt;cantando nel buio&lt;br /&gt;ubriachi e prudenti&lt;br /&gt;i vecchi canti del gladiatore.&lt;br /&gt;E tutti li videro uscire&lt;br /&gt;dal loro pallore&lt;br /&gt;dilaniando le carni mosse&lt;br /&gt;dal vento, buttarsi d'un tratto&lt;br /&gt;nell'oceano d'inverno&lt;br /&gt;ed urlare al mondo&lt;br /&gt;ci sono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1905102291600749736?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1905102291600749736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1905102291600749736' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1905102291600749736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1905102291600749736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/canto-notturno-sui-gradini-della.html' title='Canto notturno sui gradini della Cattedrale'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4788257117357137354</id><published>2011-12-29T04:22:00.000-08:00</published><updated>2011-12-29T04:53:23.073-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Tribute to Holden Caulfield</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9uvGtNcyXPU/Tvxf2F7i1MI/AAAAAAAAAvc/3VaXgx2X5S8/s1600/holden-caulfield-20090222094920.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 197px; FLOAT: left; HEIGHT: 324px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691529411998962882" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-9uvGtNcyXPU/Tvxf2F7i1MI/AAAAAAAAAvc/3VaXgx2X5S8/s400/holden-caulfield-20090222094920.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;i&gt;by J. D. Salinger (Chapter VII)&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;i&gt;[...Quando fui pronto per andarmene, con le valigie e tutto quanto, mi fermai un momento vicino alle scale e diedi un ultimo sguardo a quel maledetto corridoio. Stavo quasi piangendo. Non so perchè. Mi misi in testa il mio berretto rosso da cacciatore, girai la visiera dietro, come piaceva a me, e poi urlai con tutta la maledetta voce che avevo in corpo "Dormite sodo, stronzi!". Scommetto che svegliai tutti quei bastardi di tutto quel piano. Poi me la filai. Qualche idiota aveva buttato i gusci delle noccioline sulle scale e per poco non mi ruppi questo maledetto collo.]&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4788257117357137354?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4788257117357137354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4788257117357137354' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4788257117357137354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4788257117357137354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/tribute-to-holden-caulfield.html' title='Tribute to Holden Caulfield'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9uvGtNcyXPU/Tvxf2F7i1MI/AAAAAAAAAvc/3VaXgx2X5S8/s72-c/holden-caulfield-20090222094920.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-551611502284353618</id><published>2011-12-28T07:45:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T10:05:24.183-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il ragazzo che piange</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa specie di storia inizia al crepuscolo come altre specie di storie già state scritte; inizia quando i cuori infranti salgono sui terrazzi e fumano sigarette, quando si mettono a piangere e a riflettere sul passare del tempo. Il crepuscolo di questa storia vide molti cuori infranti. Alcuni di loro camminavano tra la folla con passo svelto e sguardo altero, emozionati dalla loro stessa resistenza alla sofferenza, altri scrivevano su taccuini mentre sedevano nelle sale d'attesa degli ospedali, altri ancora sorridevano ai bambini come per cercare un dialogo con il loro passato e poi, si accorgevano che non sapevano che dire e sorridevano per l'ultima volta prima di premere un pugno sulle labbra. "Papà, papà, perchè quel signore è triste?"; "Papà, papà, se è triste, perchè non piange?". "E che cosa vuol dire, &lt;em&gt;decoro&lt;/em&gt;?". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un ragazzo, invece, piangeva alla stazione e non nascondeva le lacrime, non si vergognava. Si chiamava Riccardo, ma lo chiamavano Narciso perchè la sua bellezza era così struggente che le persone non potevano sopportarla e pensavano che fosse giusto per la pace della loro anima attribuire un qualche vizio come la vanità, per esempio, a quel ragazzo che la vanità non conosceva affatto. "Tu piangi" disse a un tratto un uomo d'affari mentre si sfilava i guanti per stringergli la mano. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Perchè piangi?" chiese piano mentre lo studiava come un raro fiore sbocciato tra i binari.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sono innamorato e mi ha lasciato e non riesco a studiare, non riesco a mangiare, non ce la faccio a vivere. Voglio morire, voglio morire..." &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'uomo d'affari lo guardò negli occhi e per un istante si emozionò. Capì che egli era un'opera d'arte e che tutti dovevano ammirarla. Era come un fiore bagnato dalla rugiada.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E, dimmi, piangi spesso ragazzo?" &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il giovane alzò la testa per guardarlo e rispose: "Non è per colpa mia". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pochi mesi più tardi il ragazzo era diventato una star. Tutti i telegiornali parlavano di quella perla del Sud che aveva fatto commuovere i re e le regine del mondo. Le persone del paese smisero di chiamarlo Narciso e iniziarono a chiamarlo &lt;em&gt;Chiangimortu&lt;/em&gt; perchè era assurdo! impossibile! che qualcuno si guadagnasse da vivere soltanto col pianto. "Andiamo, Marietta, tu non sei bella come lui quando piangi, non essere cattiva...". "Ridicolo! Le persone serie lavorano, ecco cosa fanno!". In realtà le persone iniziarono a lavorare di più per guadagnarsi i biglietti dei teatri dove non si recitavano opere o musical, ma dove c'era la garanzia di poter vedere il vero Riccardo che piangeva per loro. Era un successo. L'uomo d'affari divenne ben presto l'uomo più ricco del mondo e dovette rispondere a diverse interviste, molte delle quali terminavano con la domanda:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E cos'è che lo fa piangere?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Egli ha il dono della sensibilità-rispondeva calmo, sebbene accecato dai flash- Le sue lacrime sono di rabbia, di tristezza. E ciò che le procura è il mondo, cari ascoltatori. Siamo noi, siamo noi che lo facciamo piangere. Sono le sue ragazze che l'hanno lasciato per Dio sa quale motivo! Sono le guerre, la sofferenza tutta, le morti infantili. Bene, e mentre noi ci indigniamo e sbuffiamo e bestemmiamo, egli, al contrario, piange".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La ringraziamo. Da qui è tutto, restituisco la linea..."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Riccardo cresceva e viaggiava per i più grandi teatri del mondo, ma più diventava famoso e più il suo pianto perdeva del candore iniziale tanto che i critici avevano cominciato a scrivere recensioni negative sul suo conto. "Le sue migliori lacrime sono già state sparse" disse in tono solenne un critico con i baffi e il frac. L'uomo d'affari continuava a sorridere ai flash, ma, quando tornava a casa, se la prendeva con la moglie e gridava: "Al diavolo la Monnalisa con quel sorriso da ebete! Al diavolo la Ragazza con l'orecchino di perla e quell'altra con l'ermellino! Cosa sono loro al confronto del mio ragazzo? Niente! Mi fanno sbellicare dalle risate! Ma io, ma io... un giorno...!". Quel giorno arrivò senza che l'uomo d'affari potesse deciderlo. Lo decise, invece, una ragazza che studiava Storia dell'Arte e che una mattina volle poter ammirare il bell'Apollo, come lo chiamavano in Francia. La platea non era piena come una volta, così potè avvicinarsi al palco e si sedette al primo posto. Iniziò a parlare da lì seduta e Riccardo poteva sentirla. Disse:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Hanno ragione quando dicono che le tue lacrime non sono belle come quelle passate. Non sono belle perchè stanno passando di moda, ma anche perchè tu sei passato di moda a te stesso. Voglio dire, prima piangevi e non eri visto da così tante persone. Il tuo pianto era tuo e basta, mentre adesso gli occhi della gente lo stanno seccando. Non lo sai che alcuni fiori si chiudono con la luce del sole? Sentimi, scappa. Vattene da questi teatri e piangi da solo perchè altrimenti la tua anima sarà corrotta e te ne accorgerai tardi". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il ragazzo pianse meglio a sentir quelle parole, ma questo non bastò a cambiare l'opinione della critica. Partì. E la sua immagine cammina ancora nel tramonto, perchè è nel tramonto che finisce questa storia, se mai era cominciata. Questo ragazzo, infatti, che piange è un fiore, un momento ghiacciato dell'immaginazione dei cuori infranti. Ogni cuore infranto, infatti, sa che egli esiste o che la sua idea esiste. E' l'idea di un ragazzo triste che purifica il mondo con le sue lacrime. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;FINE&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;P.S. Dispiaciutissima per averlo pubblicato. Dispiaciutissima, davvero. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-551611502284353618?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/551611502284353618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=551611502284353618' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/551611502284353618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/551611502284353618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/il-ragazzo-che-piange.html' title='Il ragazzo che piange'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-7784135544727789831</id><published>2011-12-23T00:33:00.000-08:00</published><updated>2011-12-23T00:35:37.848-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Merry Christmas!</title><content type='html'>&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 359px; DISPLAY: block; HEIGHT: 494px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689239337356567730" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-5afHBeGSF28/TvQ9CNFRJLI/AAAAAAAAAu4/C6ceUri-my0/s400/NATALE.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-7784135544727789831?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/7784135544727789831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=7784135544727789831' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7784135544727789831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7784135544727789831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/merry-christmas.html' title='Merry Christmas!'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-5afHBeGSF28/TvQ9CNFRJLI/AAAAAAAAAu4/C6ceUri-my0/s72-c/NATALE.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5037219874062015845</id><published>2011-12-21T10:49:00.000-08:00</published><updated>2011-12-21T12:13:41.394-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Gli occhi marroni dell'autunno</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VVPcNa4pR7Q/TvIteI1vmiI/AAAAAAAAAus/Fca13Jf9HFQ/s1600/la-dama-con-lermellinoe2809d-di-leonardo-da-vinci.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 293px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5688659275114584610" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-VVPcNa4pR7Q/TvIteI1vmiI/AAAAAAAAAus/Fca13Jf9HFQ/s400/la-dama-con-lermellinoe2809d-di-leonardo-da-vinci.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(La dama con l'ermellino, Leonardo da Vinci, oil on wood, 1488)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Le strade d'inverno brillano per i riflessi delle luci arancioni. La mia ispirazione in questo momento vive nel cuore di questo ragazzo che vedo dalla finestra. Sta in piedi e aspetta e alza la testa ogni volta che una macchina lo abbaglia. Adesso batte il tempo con un piede; un ritmo lento come la noia. Ecco, un falcone si è posato sulla sua spalla. Il ragazzo non è più lo stesso. Ora sulla sua fronte vedo legata stretta una striscia di stoffa verde. Vedo i suoi occhi marroni d'autunno divenire grandi e cattivi, ideatori di sommosse. Vedo l'avventura e vedo la testa di un lupacchiotto che esce dalla tasca del suo giubbotto. Il libro di filosofia aperto sul comodino si dà una scrollata e tutte le parole cadono a terra: Stuart Mill, il pazzo Kant, Schiller... I filosofi prendono a ballare sopra i miei occhiali, il ragazzo della finestra salta a bordo di una nave che scivola calma sull'asfalto. "Ci imbarchiamo di mercoledì sera, giovanotto!" grida il capitano. "Sissignore, ogni giorno è buono per prendere il mare, signore". Allora Hegel si avvicina con gli occhi sognanti alla finestra e appoggia le mani al vetro freddo e vorrebbe prendere anche lui il mare. Ma la nave fischia già che sembra un treno. Mi viene da ridere in un modo pazzesco.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"Perchè?" mi fa la Coscienza o l'Ispirazione. Questa voce potrebbe essere chiunque. "Che cosa &lt;em&gt;perchè&lt;/em&gt;?". "Perchè finisci per raggirarmi?". "Raggirarti?" rido. "Si, raggirarmi. Tu, razza di giullare, finisci per trasformare questi esercizi di scrittura in grotteschi balli di corte dove ci si ubriaca fino alla morte!" grida la voce. "Oh... ma non ti arrabbiare. Non è mica mia la colpa" mi difendo. "Studio! Concentrazione!"; "Ma lasciami perdere, o benedetta Illusione, chè noi gente di poco talento ci divertiamo così e non sopportiamo i corsetti. Noi vediamo le cose che non sono perchè quelle che sono ci hanno escluso da tempo!" esclamo io e poi sto zitta, ma tutti i filosofi scoppiano a piangere per le risate così finisco per ridere con loro e se avessi in mano un bicchiere, giuro sulla mia testa, lo alzerei al cielo. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5037219874062015845?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5037219874062015845/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5037219874062015845' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5037219874062015845'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5037219874062015845'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/gli-occhi-marroni-dellautunno.html' title='Gli occhi marroni dell&apos;autunno'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VVPcNa4pR7Q/TvIteI1vmiI/AAAAAAAAAus/Fca13Jf9HFQ/s72-c/la-dama-con-lermellinoe2809d-di-leonardo-da-vinci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4667698687142675503</id><published>2011-12-17T09:21:00.000-08:00</published><updated>2011-12-17T13:57:26.123-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Non era il cuore, non era il cuore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dove il vento inizia, lì c'è una casa. E' la casa della tua Convalescenza dove c'è un medico senza volto che ti lascia i farmaci sul comodino e dice: "Con queste ritornerai giovane. E riprenderai il mare". Dove il vento di due anni fa iniziava, lì c'era la casa della Convalescenza di un adolescente che adesso è cresciuto talmente da essere ringiovanito. Ha preso le medicine; ha detto di essersi trovato bene. Io, invece, andai a trovarlo, due anni fa, e dovetti avanzare controvento per duemila anni e, siccome sono miope, non distinsi la casa nella nebbia fino a quando non fui veramente arrivata. Può darsi che delle aquile imperiali stessero volando sul tetto e che in lontananza un cane si stesse lamentando... oppure fu un pastore tedesco che mi riconobbe e io gli abbaiai per tutta risposta. Ad ogni modo entrai nella casa e il vecchio adolescente era seduto su una poltrona con le pantofole, una giacca di lana e una sciarpa piegata doppia sul collo. Chiunque l'avrebbe scambiato per un anziano perso nel cielo di una stanza. Ma sapevo che aveva sedici anni, due anni fa. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tossì. Tossii anch'io in piedi vicino alla porta. Le mani buttate nelle tasche del cappotto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sei venuta a trovarmi" fece mentre si grattava la fronte. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"No, vi sbagliate, principe."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E che sei venuta a fare? Perchè cavolo mi ami così tanto?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"&lt;em&gt;Un uomo onesto, un uomo probo tralalalallatralalallero s'innamorò perdutamente d'una che non lo amava niente. Gli disse portami domani tralalallatralalallero gli disse portami domani il cuore di tua madre per i miei cani&lt;/em&gt;" canticchiai con la voce profonda. Io faccio e dico sempre cose senza senso logico quando non so che dire e quando voglio divertirmi. L'adolescente fece un ghigno da vecchio scorbutico e tirò su con il naso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Vattene via, non mi serve la tua compassione, nè la tua superficialità" esclamò di botto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"&lt;em&gt;Non era il cuore, non era il cuore tralalalallatralalallero non le bastava quell'orrore voleva un'altra prova del suo cieco amore&lt;/em&gt;" continuai. L'adolescente fissava il pavimento. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"&lt;em&gt;Fuori soffiava dolce il vento&lt;/em&gt;... vuoi una caramella?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Presi una caramella e allungai il braccio senza muovere un passo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Se però non la vuoi, ti prego, non prenderla. Mi sono rimaste solo queste due: una alle erbe aromatiche dei boschi norvegesi e l'altra al miele rosso delle api del Timbuctu". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Aspettò un minuto e poi disse: "Norvegian Wood". Gliela lanciai sbuffando. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Entrò il medico per sorvegliare la situazione. Feci un cenno di saluto con il capo. Se ne andò guardandomi per l'ultima volta insospettito.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Avrà pensato che sei venuta per rapirmi"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E allora andiamo!" dissi subito.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non posso, sono malato" mormorò mentre si massaggiava gli occhi con i polpastrelli da vecchio. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tirai fuori dalla tasca del giubbotto un foglio ripiegato in quattro. "Leggi. E' un racconto che ho scritto". L'adolescente guardò di nuovo in basso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;" Non posso leggere, lo sai. Me lo vietano. Altrimenti non ringiovanirò mai."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi arrabbiai: "Che maledetta stronzata! Giuro, è la cosa più patetica che abbia mai sentito. Dio, Gesù... voglio dire, ti rendi conto di quanto sei ridicolo?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Senti, tu! Questa è la mia Convalescenza! La mia Cura! E dovrebbe essere anche la tua! Leggere ti invecchia dentro e scrivere, scrivere è da megalomani ragni del buio..."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Leggilo!-urlai- Leggilo immediatamente."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'adolescente prese il foglio che gli stavo dando e lo dispiegò sulle sue ginocchia. Io rimasi a fissare le tende arrabbiata ed ogni tanto sentivo che tirava su con il naso mentre leggeva e mi dispiaceva. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Bello" disse alla fine e me lo ridò.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Bello un corno, è un lavoro da dilettanti"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non lo so. Ho smesso di intendermene" mi rispose con tono freddo. &lt;span style="color:#cc6600;"&gt;A quel punto nei film c'era sempre quel personaggio che si sedeva appoggiando i gomiti sulle ginocchia e intrecciando le mani. Poi con lo sguardo di chi crede che di te abbia capito tutto, iniziava la frase con "John, dobbiamo parlare. In questi giorni ti ho osservato...". Oppure "John, io lo so perfettamente che tu sei sensibile, ma c'è qualcosa che mi preoccupa...". John, io lo so perfettamente che tu sei un gradasso, pallone gonfiato, vanitoso e, pure, un pezzo di merda che rifiuta la sua natura e scappa da se stesso, che dice di essere un principe malato eccetera eccetera. Ma John, credimi, mi vergogno di te e della tua testa e della tua Convalescenza, della tua nuova noia che hai per i libri e del fatto che ti vergogni di essere nato vecchio e di essere nato e basta. Perchè a me piacevi così come eri e adesso vorrei che tu fossi qui per dirti di andartene via dalla mia vista, la quale vista non tollera gli idioti smidollati come te, vestiti da vecchi in punto di morte che aspettano il prete. Ti odio infinitamente come tu odieresti te stesso se fossi in te. E mi addormenterò ripetendomi che ti odio, che ti odio. Che ti odio. E che vorrei fossi qui per mandarti dal diavolo una volta per tutte. E vorrei tu fossi morto, John. Vorrei elevare il mio cuore ad una tale malvagità da riuscire ad esprimerti l'odio e la pena che provo per te. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sta nevicando" dissi invece. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non mi è permesso guardare la neve, lo sai"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Lo so. Troppo poetica, immagino" dissi alzando le spalle.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poi lo sentii cercare le parole. " Il tuo racconto non era male, ma io avrei messo un lieto fine. Qualche volta ce lo puoi mettere un lieto fine". Sorrise appena. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Perchè dovrei? Non sono mica uno di quelli psicologi che dicono che va tutto bene. Non curo nessuno, io. E tantomeno me stessa. Quindi..." risposi risentita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Dico solo che il lieto fine nella vita non esiste, ma esistono i momenti di gioia e uno scrittore può decidere di far terminare le sue storie proprio in quei momenti. E così rimarrà l'illusione che quella gioia sia infinita e... per sempre" ripetè &lt;em&gt;per sempre&lt;/em&gt; due volte. Proprio così. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che più odiavo di quel vecchio adolescente era che le nostre conversazioni finivano ogni volta con io che avrei potuto abbracciarlo e che poi non lo facevo perchè avevo il cuore impacciato di una quercia e nessuno ha mai sentito di una quercia che abbraccia una betulla che si muove lì dove inizia il vento. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4667698687142675503?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4667698687142675503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4667698687142675503' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4667698687142675503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4667698687142675503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/non-era-il-cuore-non-era-il-cuore.html' title='Non era il cuore, non era il cuore'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4151726899743416174</id><published>2011-12-14T11:52:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T12:34:59.921-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Cielo color del vino</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Al5XdGUTI04/TukFWw1GBGI/AAAAAAAAAt8/VuVjz-B0VbI/s1600/jji.bmp"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 276px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686081893154817122" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-Al5XdGUTI04/TukFWw1GBGI/AAAAAAAAAt8/VuVjz-B0VbI/s400/jji.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; (Monaco in riva al mare, Caspar David Friedrich, 1808-1810, Berlino, Alte Nationalgalerie)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Pensò che probabilmente viveva dentro scatole di cartone, di metallo, di legno. E che si respirava meglio con una mano sul naso. Scatole oppure edifici: disse che non c'era differenza. Il banco su cui sedeva aveva la forma di una scatola su cui appoggiarsi e le pareti di gesso si sbriciolavano sotto i temporali di dicembre. I treni erano scatole lunghe, come quelle degli alberi di Natale e il cielo era un cassetto grande come Dio e l'Universo. Invece i letti e i tavoli erano piccoli e lui aveva capito fin da bambino che a starci sotto si doveva stare attenti a non urtarsi la testa. Disse che il segreto stava nel non pensarci troppo. "Adesso che me l'hai detto, ci penso invece". "No, non pensarci troppo". &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4151726899743416174?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4151726899743416174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4151726899743416174' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4151726899743416174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4151726899743416174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/cielo-color-del-vino.html' title='Cielo color del vino'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Al5XdGUTI04/TukFWw1GBGI/AAAAAAAAAt8/VuVjz-B0VbI/s72-c/jji.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3152603135374167050</id><published>2011-12-09T06:51:00.000-08:00</published><updated>2011-12-09T09:27:44.096-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Montaggio di un Personaggio</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-FMI1D5I8_lU/TuI6Se0U2wI/AAAAAAAAAr4/o7evQhUBVHQ/s1600/altoviti.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 293px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684169768879577858" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-FMI1D5I8_lU/TuI6Se0U2wI/AAAAAAAAAr4/o7evQhUBVHQ/s400/altoviti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Bindo Altoviti, Raffaello, 1515, oil on wood, 60 x 44 cm, National Gallery of Art, Washington)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La stanza dei Personaggi era grande quanto una scatola di bottoni ed era buia, più buia della notte. Quando andai a prendere il matto Genda, lo tirai per un braccio e mi diressi verso la scrivania per nominarlo cavaliere della prossima storia, ma mi accorsi che in mano avevo solo il suo braccio e che il resto si era staccato del tutto. Glielo riattaccai con dello scotch e un po' di colla. Feci un pasticciaccio, ad ogni modo. "Avanti, siedi" dissi come avrebbe detto mio nonno. Ma quello non si sedeva e mi disse che non voleva lavorare perchè aveva il morbillo. "Perchè?". "Perchè ho il morbillo". "E quali sono, secondo te, i sintomi del morbillo?". "Una tristezza metafisica". Il matto Genda non era uno di quei Personaggi da licenziare per niente, da strappare a pezzetti per un morbillo immaginario. Decisi, perciò, di sbuffare e basta. Lo rimisi nella stanza e stavo per rimmettere a posto il coperchio quando la luce della candela illuminò un angolo della scatola dove era rannicchiato un Personaggio che non avevo mai visto. Lo presi come se fosse stato un uccello moribondo e lo lasciai sulla scrivania. Appoggiai la candela sul piano e stetti a guardare quel Personaggio che chiudeva gli occhi e iniziava a lamentarsi come in un sogno. "Ehi?". Si lamentò. Pensai che fosse per la luce e così misi la candela a terra. "Fiuuuuu" fischiai. Si lamentò e smisi di fischiare. "Macchietta?" lo chiamai con il nome con cui di solito si chiamavano i Personaggi senza nome. Ma quello si lamentava ancora. Allora capii che quella doveva essera la sofferenza di chi vive pur non esistendo e mi ricordai che mai gli avevo dato un nome, un'età. Mi sentii in colpa e subito esclamai, non sapendo cosa esclamare: "Ionio!". Il Personaggio rallentò i suoi lamenti e mi guardò sofferente, con sospetto. "Ionio..."dissi con meno entusiamo. Il Personaggio fece una smorfia di dolore e parlò con una voce da bambino. Disse: "Il nome di un mare?". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Se vuoi possiamo cambiarlo. Non ti piace?" ma poi mi ricordai che non era possibile cambiare un nome dopo averlo esclamato a quel modo perchè l'idea di quel nome era ormai parte della sua vita. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ionio" ripetè a bassa voce il Personaggio per ricordarselo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nascosi il sollievo nel vedere che gli piaceva aprendo il terzo cassetto a destra in cerca di un foglio e di una penna. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ionio, di', parla" dissi come avrebbe detto mio nonno. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Personaggio deglutì e alzò le spalle. Sembrava confuso. Così gli spiegai: &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Io di solito ascolto le storie dei Personaggi e le appunto sulla carta. Certe volte le modificò un po' soprattutto quando si tratta di cancellare episodi che quasi tutti gli scrittori chiamano &lt;em&gt;binari morti.&lt;/em&gt; Ma io non sono uno scrittore, per intenderci. Nemmeno una scrittrice, non pensarlo proprio. Il mio ruolo sarebbe facilmente sostituibile da un registratore, ma ogni volta che posiziono uno di quegli aggeggi vicino ad un mio Personaggio, quando poi vado a riascoltare scopro che non ha registrato un bel niente. E questo è davvero scocciante per chi trova più semplice scrivere e non perdere tempo. Comunque se non vuoi che levi i &lt;em&gt;binari morti&lt;/em&gt; della tua storia possiamo lasciarli, non fa alcuna differenza. Bene... come iniziamo?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Personaggio riprese a lamentarsi. Non sapevo come calmarlo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Senti, senti, senti. Va bene, okay? Il tuo nome è Ionio e vivi in una casa in riva al mare, anzi no, sul fiume. Vivi in una casa vicino a un fiume dove sulle sponde crescono cespugli di rose rosse e tutt'intorno ci sono salici sotto ai quali ti piace piangere perchè.... perchè piangere è il tuo mestiere. La gente ti paga per vederti piangere."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Personaggio si mosse appena. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La gente ti paga per vederti piangere perchè quando piangi sei bellissimo e vederti piangere è come vedere Madama Butterfly oppure stare per ore davanti a un Picasso. Senti, non sto dicendo che sei triste o Dio solo sa cosa, ma tu adesso hai una ragione per vivere e non dovresti lamentarti. Anzi, si, dovresti farlo perchè è il tuo lavoro adesso e se ti piace potrà esserlo per sempre...". Mi morsi il labbro poichè non si poteva cambiare nulla anche se il Personaggio non avesse gradito. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sono bellissimo quando piango" ripetè il Personaggio a bassa voce per vedere che effetto faceva.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;(Continua...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3152603135374167050?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3152603135374167050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3152603135374167050' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3152603135374167050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3152603135374167050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/12/montaggio-di-un-personaggio.html' title='Montaggio di un Personaggio'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-FMI1D5I8_lU/TuI6Se0U2wI/AAAAAAAAAr4/o7evQhUBVHQ/s72-c/altoviti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3484595179330670655</id><published>2011-11-22T06:17:00.000-08:00</published><updated>2011-11-22T11:35:02.721-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Mutismo sentimentale del dottor Schiele - Prima stesura</title><content type='html'>di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2-iSU_eGZfA/Tsu2CbejIPI/AAAAAAAAArs/0psb38t-NlI/s1600/joaquinsorollaaundicenq.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 386px; DISPLAY: block; HEIGHT: 291px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677831908082524402" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-2-iSU_eGZfA/Tsu2CbejIPI/AAAAAAAAArs/0psb38t-NlI/s400/joaquinsorollaaundicenq.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Molto tempo fa nei campi si vedeva la figura di un uomo che camminava con in mano delle bende. Quello era il dottor &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Schiele&lt;/span&gt; ed i contadini lo &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;riconoscevano&lt;/span&gt; da lontano per il suo passo incerto e gli occhi bassi. Talvolta capitava che insieme con lui si fermassero a giudicare le nuvole con le mani sui fianchi e poi egli se ne andava, perdendosi nelle pianure dell'orizzonte. Qualche altra volta lo si vedeva incidere parole nella corteccia ed allora qualche vecchio si avvicinava spazientito e diceva, &lt;em&gt;avanti dottore dica a me, dica a me quello che vi sta passando per la mente. Questo albero non la ascolterà, avanti, parlate&lt;/em&gt;. Così il dottore lasciava appesa la mano all'albero e si girava a guardare stupito la faccia del suo &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;interlocutore&lt;/span&gt;. Poi iniziava così: &lt;em&gt;era marzo, i tedeschi stavano attaccando, oppure erano i francesi? Oh... non ricordo&lt;/em&gt;. E quando andava avanti nel ricordo si iniziavano a sentire da lontano il rumore delle bombe e degli acquazzoni, qualcuno che gridava "dottore! dottore!" e voci di pianto lungo la riva. Lui era lì, giovane, al centro dei ricordi suoi, con in braccio un ragazzo ferito, la pioggia che cadeva su tutto quel sangue di capodoglio. Il mare, dicevano, si era riversato sulla terra e le strade erano piene di pesce morto, e pezzi di grandi vascelli. E fu allora, di sicuro allora; in quel punto di un'Africa annebbiata e strana, egli conobbe quel dolore spirituale che la letteratura aveva cercato di insegnargli per lungo tempo e fu tanto forte in una sola volta che qualcosa in lui cambiò per sempre. Non fu tanto smettere di provare sentimenti, nemmeno di pensare, più di tutto egli smise di parlare di quello che provava, persino di come poteva essere bella una giornata di sole. Ma, invero, pochi se ne accorsero e, dopotutto, si dice che la guerra tenga gli uomini lontani dai pensieri per altri uomini. L'uomo si spegneva da solo. Una volta una donna gli disse che non era normale il suo modo di fare, di non parlare affatto. Egli aveva &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;sbattutto&lt;/span&gt; il pugno sulla scrivania ed aveva preso a tremare. Poi aveva detto &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;intervallando&lt;/span&gt; le parole con bruschi e disordinati silenzi: "No, se normale è chi piange, io non sono normale; se normale è chi accetta di farsi amare, io non sono normale! Se normale è chi vuole un abbraccio, io non sono normale! Se normale è chi teme la morte, io non sono normale!". Si era fermato mentre il suo cuore batteva sul ritmo di tutte le mandrie &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-corrected"&gt;selvagge&lt;/span&gt; del mondo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3484595179330670655?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3484595179330670655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3484595179330670655' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3484595179330670655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3484595179330670655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/11/mutismo-sentimentale-del-dottor-schiele.html' title='Mutismo sentimentale del dottor Schiele - Prima stesura'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-2-iSU_eGZfA/Tsu2CbejIPI/AAAAAAAAArs/0psb38t-NlI/s72-c/joaquinsorollaaundicenq.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3108433826567175490</id><published>2011-11-10T09:06:00.000-08:00</published><updated>2011-11-10T11:09:05.858-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><title type='text'>Il riposo dei cavalieri stanchi</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-tqNe8L9dVd0/TrwElC6m8_I/AAAAAAAAArU/By_mtCiIdZA/s1600/%252520%2525204%252520-%252520Rembrandt%252520-%252520Lezione%252520di%252520anatomia%252520del%252520dottor%252520Tulp.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5673414665064346610" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-tqNe8L9dVd0/TrwElC6m8_I/AAAAAAAAArU/By_mtCiIdZA/s400/%252520%2525204%252520-%252520Rembrandt%252520-%252520Lezione%252520di%252520anatomia%252520del%252520dottor%252520Tulp.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Lezione di anatomia del dottor Tulp, Rembrandt, 1632, oil on canvas, 169 x 216 cm, Mauritshuis, L'Aia)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il re venne sepolto sulla roccia più alta; le navi sarebbero passate silenziose nella nebbia ed i marinai avrebbero guardato muti quella bandiera agitarsi nel vento e all'improvviso si sarebbero accorti che il periodo migliore della loro vita era finito, il tempo glorioso del furor era terminato. I cavalieri stanchi lo pensavano mentre si coprivano il capo con gli ampi cappucci e trascinavano i loro ricordi verso la via del ritorno. Egli aveva detto: "E non vergognatevi mai se vi diranno che esagerate nello studio, che siete troppo competitivi e affamati di scienza perché verranno tempi in cui vi guarderete allo specchio e non vedrete che limiti e allora desidererete di aver letto il doppio di quanto non abbiate mai fatto, penserete con rimpianto al tempo passato accusandovi di aver oziato troppo, vi tormenterete all'idea di non aver preteso abbastanza. Ma se pure non riposerete scegliendo di interrogare la vostra ragione nel buio delle vostre stanze, rimarrete, ahimè, come bambini che rincorrono eternamente il loro cappello di paglia sulla riva del mare. Le primavere invecchieranno sui libri aperti e sulle vostre facce, vi batterà forte il cuore al pensiero di non ricordare nulla. Verranno dubbi lievi che vi faranno riflettere, ma che alla fine riuscirete a sciogliere conversando tra di voi, ricordando il nome di qualche illustre filosofo. Tuttavia ci saranno delle intuizioni oscure, dei malvagi sentori di debolezza per i quali ogni cosa imparata, in un solo attimo, può andare smarrita, ogni convinzione, distrutta. Qualcuno cercherà Dio, altri si chiuderanno nella cieca fiducia della scienza. Gli uni e gli altri avranno creduto. Eppure, cavalieri, non smettete di cercare, di andare per i boschi, di bere dalle sorgenti di acqua pura, di nuotare lì dove gli oceani finiscono ed iniziano gli amori, di guardare il lavoro del fabbro, quello del filatore. Perseverate nell'errore della vostra ricerca invece di sedervi afflitti sui sassi e non ponetevi nessun fine, nessun traguardo. Siate cercatori disillusi, siate bambini che mai afferreranno quel cappello, ma che pur ridono mentre corrono e mai si danno per vinti, mai credono di averlo preso". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3108433826567175490?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3108433826567175490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3108433826567175490' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3108433826567175490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3108433826567175490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/11/il-riposo-dei-cavalieri-stanchi.html' title='Il riposo dei cavalieri stanchi'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-tqNe8L9dVd0/TrwElC6m8_I/AAAAAAAAArU/By_mtCiIdZA/s72-c/%252520%2525204%252520-%252520Rembrandt%252520-%252520Lezione%252520di%252520anatomia%252520del%252520dottor%252520Tulp.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-7362701291353553346</id><published>2011-11-05T23:50:00.000-07:00</published><updated>2011-11-06T03:45:18.078-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>L'uomo che visse per sempre e poi morì</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse fu l'arrivo della sua maggiore età oppure il cambio di stagione: disimparò. Il vecchio adolescente che si sedeva a comporre sulle radici del tiglio ombroso era morto di Pragmatismo. I gatti si burlavano di questa parola. E così perse la sua profondità, la saggezza giovanile di chi è timido e pensa. All'improvviso si ritrovò incapace di far poesia e, come il pescatore che dopo aver pescato per tutta la vita si accorge che il mare si è prosciugato e, riavvolta la lenza, pensa a nuovi laghi, gloriosi acquitrini, egli si sedette, sospirò e scrisse quello che poteva offrire. Racconti sciocchi, in memoria di se. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;strong&gt;L'uomo che visse per sempre e poi morì&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ascoltai questa storia per la prima volta in cima al campanile della Chiesa Addolorata. Il sole era appena &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-corrected"&gt;tramontato&lt;/span&gt; ed i &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-corrected"&gt;gatti &lt;/span&gt;iniziavano le loro assemblee per concordare la divisione del territorio, dividendo il numero delle code per quello degli isolati. Io me ne stavo appoggiata alla pietra antica con le spalle agli infiniti tetti delle case e quando riuscivo a decifrare uno di &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-corrected"&gt;quei&lt;/span&gt; miagolii &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-corrected"&gt;disinvolti pensavo&lt;/span&gt; di aver capito l'intera frase e subito l'appuntavo sul taccuino di pelle rossa che mi aveva regalato il fantasma di &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;John&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;Keats&lt;/span&gt;. Un gatto robusto -doveva essere l'assistente del capo- mi miagolò qualcosa ed io capì la parola "iniziare", quindi immaginai che avesse detto: "Impugna bene la penna, stiamo per iniziare". E mi affrettai a rispondere &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;allegramente&lt;/span&gt;: "Certo certo, la penna è al suo posto!". Il gatto obeso mi guardò con diffidenza e poi si schiarì la voce: "Prima di contare il numero delle nostre code, fatta eccezione di &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;Medoro&lt;/span&gt; che di code ne ha due- disse e tutti guardarono il gatto malformato che stava agonizzando con una palla di pelo nella gola- è con grande dispiacere che devo annunciarvi la morte del signor Ud". Vidi i gatti che miagolavano sottovoce tra di loro abbassando ogni tanto lo sguardo triste. "Così è morto" disse un persiano con tono solenne. "Era da tempo che il vecchio minacciava di andarsene" disse Miagolo Bob. "Non essere indelicato nei termini" lo rimproverò Miagolo &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;Tom&lt;/span&gt;. Da un balcone vicino qualcuno stava suonando il piano e girandomi, invece, potevo vedere la finestra illuminata di una casa dove qualcun altro tirava dei pugni su un cilindro di gomma. "E poi Ud aveva abbandonato l'idea di vivere per sempre già da tempo" stava dicendo un gatto chiamato Geremia. A quel punto non riuscii a trattenermi ed esclamai cercando di pronunciare bene il suono felino: "Nessuno vive per sempre!". Poi presi impaziente il vocabolario e cercai la parola "impossibile" e miagolai pensando veloce: "L'organismo umano non può vivere per secoli, &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-corrected"&gt;né&lt;/span&gt; per millenni. Questo è... impossibile!" I gatti fecero finta di non sentirmi ed io promisi di diventare un pesce muto, sebbene fosse noto che i gatti mangiassero i pesci ed io avevo solo dodici anni. Il capo disse: "Oh, è stato un grande uomo, un gigante e se ha deciso di &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-corrected"&gt;cambiare&lt;/span&gt; l'eternità con la morte non possiamo che &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;comprenderlo&lt;/span&gt;. Voglio dire, chi vorrebbe vivere per sempre e non smettere mai di cacciare topi? Ve lo dico io, signori: &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;nes&lt;/span&gt;-su-no. Nessuno che abbia buon senso e Ud ce l'aveva". Miagolo &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;Tom&lt;/span&gt; non sembrò d'accordo: "Egli aveva curiosità ed io dico che l'hanno costretto!".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"&lt;span id="SPELLING_ERROR_16" class="blsp-spelling-error"&gt;Tom&lt;/span&gt;, &lt;span id="SPELLING_ERROR_17" class="blsp-spelling-error"&gt;Tom&lt;/span&gt;, &lt;span id="SPELLING_ERROR_18" class="blsp-spelling-error"&gt;Tom&lt;/span&gt;, ma cosa sono queste &lt;span id="SPELLING_ERROR_19" class="blsp-spelling-error"&gt;insinuazioni&lt;/span&gt;?-chiese Miagolo Bob studiandosi la lunghezza delle unghie- egli ha vissuto una vita &lt;span id="SPELLING_ERROR_20" class="blsp-spelling-error"&gt;strabiliante&lt;/span&gt; lunga tre millenni e una &lt;span id="SPELLING_ERROR_21" class="blsp-spelling-corrected"&gt;sera&lt;/span&gt; di queste avrà detto sono stanco e la mattina non si è svegliato più. Che c'è di male a non voler vivere per sempre?" &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Invero io non ne capisco il motivo! Più cose avete visto in vita e più hai vissuto, più razze di topi hai visto e più puoi dirti cacciatore! Che diavolo importa se non trovi l'amore quando l'hai visto negli occhi di migliaia di persone, sempre uguale, sempre rosso, che importa se non hai avuto la gloria quando hai vissuto tre millenni per capire che è solo gloria e non eternità? Avanti, ditemelo. E io vi dico che non è tanto come vivi, ma quanto vivi, quanto riesci a vedere".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"No, &lt;span id="SPELLING_ERROR_22" class="blsp-spelling-error"&gt;Tom&lt;/span&gt;. Non è tanto quanto vivi, ma come &lt;span id="SPELLING_ERROR_23" class="blsp-spelling-corrected"&gt;vivi&lt;/span&gt;, il valore che dai all'amore, alla gloria, alla morte" disse Bob imitando il tono stridulo della voce del suo gemello. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Smettetela, voi due- li rimproverò il capo- sicuramente sta tutto nell'equilibrio: &lt;em&gt;est modus in rebus.&lt;/em&gt; Il vecchio Ud non so se è morto soddisfatto, se ha gradito la sua vita, ma il fatto è che, amici miei, quando intuisci che puoi avere più tempo, te la prendi con calma e non riesci a terminare in un anno quello che in altre condizioni avresti fatto in un giorno e mezzo. La pressione aiuta, mi capite?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sciocchezze-continuò &lt;span id="SPELLING_ERROR_25" class="blsp-spelling-error"&gt;Tom&lt;/span&gt;- nient'altro che &lt;span id="SPELLING_ERROR_26" class="blsp-spelling-corrected"&gt;sciocchezze&lt;/span&gt;! Noi abbiamo la paura costante di quello che sarà o non sarà quando i nostri occhi saranno spenti e voi fate come se non fosse questo il punto. Io sono a favore di una vita immortale, diciamolo tutti. E credo che Ud fosse stanco, ma anche troppo &lt;span id="SPELLING_ERROR_27" class="blsp-spelling-error"&gt;rincitrullito&lt;/span&gt; per capire quello che aveva in mano!".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Invece io penso che Ud sia stato un esempio memorabile per tutti noi-annunciò con voce grave il capo- egli ha deciso di scomparire portandosi via la sciocca brama animale dell'immortalità. Grazie Ud, riposa in pace". A quel punti i gatti si misero a graffiare il pavimento ed io credetti che applaudire fosse tutto quello che avrei potuto fare per non essere di meno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-7362701291353553346?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/7362701291353553346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=7362701291353553346' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7362701291353553346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7362701291353553346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/11/luomo-che-visse-per-sempre-e-poi-mori.html' title='L&apos;uomo che visse per sempre e poi morì'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1440805033134617476</id><published>2011-10-25T06:12:00.000-07:00</published><updated>2011-10-25T08:14:30.699-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La morte incantata del lupo</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;a J.D. Salinger&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-3zwaycBMuTo/TqbPQTCE0mI/AAAAAAAAArE/FGsplNASA1s/s1600/friedrich_morning.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 282px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5667445059986182754" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-3zwaycBMuTo/TqbPQTCE0mI/AAAAAAAAArE/FGsplNASA1s/s400/friedrich_morning.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Morning, Caspar David Friedrich, 1821, oil on canvas, Niedersachsisches Landesmuseum, Hanover)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le dissero che lo avrebbe trovato dietro la collina delle rose e che per arrivare doveva camminare attraverso quei sentieri battuti dai pastori. Si avvolse la sciarpa tre volte e non aspettò che il gallo cantasse. Il lamento di un violino malinconico si trascinava sulle rive del piccolo ruscello che attraversava la valle . Nei prati le foglie invecchiate dal tempo si rincorrevano come farfalle e lontano crescevano foreste di alberi atterriti dall'oscuro sentore della loro stessa ombra. Al centro della valle c'era un tavolo con una tovaglia bianca e due candelabri d'argento, due sedie poste ai lati e un uomo seduto su una di esse. La ragazza lo vide da lontano e con lo sguardo basso lo raggiunse. L'uomo seduto era cieco; il collo di una camicia bianca sfiorava il suo collo increspato, le mani strette intorno ad un bastone di legno. Un lupo dagli occhi colore del cielo aspettava vicino alle sue gambe.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Vi ho cercato a lungo, maestro" disse piano mentre accarezzava il lupo studiando quegli occhi di cielo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'uomo non rispose. "Vostra figlia vi sta cercando. Dicono che siete impazzito, alcuni hanno detto che il vostro libro pubblicato a marzo è l'ultimo. Vi danno per morto".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Potete rispondere che sono morto e sto bene, grazie. Se ne vadano al diavolo tutti quegli imbecilli che per anni hanno inchiodato la mia ispirazione in un piatto di spaghetti. Via! Via! Farabutti schifosi, che il diavolo se li porti!".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Maestro, non potete vivere aspettando in silenzio per sempre, fermo a guardare il cielo invecchiare e le stagioni morire, gli alberi e le volpi crescere... Non era questa la vita. Non vi ricordate?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sono triste, lasciami stare. La mia Convalescenza non è finita, forse la mia cura è quella di non guarire e rimanere in questa valle per sempre. La mia cura è stare qui seduto e nutrirmi delle ghiande che gli scoiattoli mi lasciano in queste porcellane e dimenticare il tempo con gli occhi chiusi per metà. La mia cura è restare sotto la pioggia a bagnarmi le sopracciglia e poi morire come se non fossi mai nato. Oh, per Giove, lasciami stare!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La ragazza non aveva mai detto altre parole che non fossero &lt;em&gt;prego, la ringrazio, si accomodi&lt;/em&gt;. Sospirò e si fermò a guardare l'Incantato Scrittore, il vecchio maestro che le aveva letto la poesia. Era invecchiato e lei lo sapeva, ma in quella valle soltanto le nuvole restavano uguali... e il vento e i sassi. Si mise a piangere strillando: "No, voi dovete venire con me, non mi lascerete sola! Non potete farlo, maestro! Mi chiuderò nella mia tristezza, smetterò di uscire, di amare il rumore delle onde, non leggerò mai più uno di quegli stupidi libri che voi amate tanto!" Singhiozzò e si pentì per aver pianto, tuttavia non riuscì a smettere. Indurì la mascella bagnata dalle lacrime "Sono solo carta da strappare per accendere il fuoco. Le parole non sono vere, i racconti sono meschini come le vostre promesse, i personaggi di cui vi siete servito mi fanno ridere tuttora, i consigli che mi sussurravate mentre mi esercitavo sul foglio bianco non erano che bugie! Bugie! Bugie!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Smettila di insistere per riportarmi nel luogo da cui sono scappato! Tu non mi piaci, il mondo in cui vivi insieme a quelle belve non mi piace" urlò scontroso mentre iniziava a tuonare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"L'arte che cercavate di insegnarmi porta, dunque, a questo? Finirò come voi, vecchio brontolone che pretendete la solitudine matto come siete nel vostro egocentrismo idiota?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Vi ho detto- scandì il maestro-che questa è la mia dannata cura e tu devi rispettarla, ragazzina!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La vostra dannata cura è un lusso che non vi permette di vivere. Scrivere significa vivere, cosa produrrete seduto a questo tavolo vergine, in questa landa dei cuori spezzati?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sono già morto, non lo vedi?!" urlò il vecchio mentre le gocce iniziavano a cadere sul manto del lupo, sulle sue spalle, dai suoi occhi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La ragazza pianse più forte: "Maestro, maestro!" gridò più volte fino a quando il rumore della pioggia non divenne assordante. Il lupo ululò di dolore. Poi l'incantò svanì.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1440805033134617476?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1440805033134617476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1440805033134617476' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1440805033134617476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1440805033134617476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/10/la-morte-incantata-del-lupo.html' title='La morte incantata del lupo'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-3zwaycBMuTo/TqbPQTCE0mI/AAAAAAAAArE/FGsplNASA1s/s72-c/friedrich_morning.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1566309707395944745</id><published>2011-10-15T08:00:00.000-07:00</published><updated>2011-10-15T09:18:53.119-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Manifesto della Letteratura Smarrita</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-q0_cRy6B9Fg/TpmtyDbWs2I/AAAAAAAAAq4/Bp1YjkHjt_4/s1600/munkacsy17.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 304px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5663749081820214114" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-q0_cRy6B9Fg/TpmtyDbWs2I/AAAAAAAAAq4/Bp1YjkHjt_4/s400/munkacsy17.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Large &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Flowers&lt;/span&gt;, &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;Mihàly&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;Munkàcsy&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;"Inizierai a darti delle arie, Cri. Inizierai a scrivere in corsivo con una bella grafia col gusto di spaventare i lettori". "Guarda! Una farfalla!". "Dove? Non la vedo". "Ma è lì, ma è lì! Mi è presa la paura: ho temuto, per un attimo, che fosse una foglia d'autunno!". &lt;/em&gt;Era un sogno romantico che mi era apparso alla mente... volevo scrivere una poesia e un sacco di altre cose, ma non c'era che aridità, un sacco riempito di mele afflosciato nell'angolo della cantina. Ma che cosa sto cercando? &lt;em&gt;&lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;Tempus&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;fugit&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Era la voce del marinaio lesso. Un marinaio che perì nel Golfo del Messico mentre cercava la via di casa. E mentre cercava la via di casa- dicevo-una grandissima orca lo divorò per intero. Persino &lt;em&gt;il suo giacchetto&lt;/em&gt;, tutto. Inoltre, nella mia mente sdraiata sotto le nuvole accecanti di ottobre c'erano quadri: cornici e cornici di quadri accatastati alla rinfusa sopra altre tele, altra pittura. Un maestoso miscuglio di nature morte e fiori dappertutto. Da lontano vedevo una giovane con un ermellino in mano che mi guardava zitta, immobile con gli occhi di fuoco bruno, rimaneva così per un po' e, all'ultimo, mi diceva piano: "Hai perso il tuo &lt;em&gt;&lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;furor&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, sei venuta a cercarlo nelle cantine di Giove". Il mio &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;furor&lt;/span&gt;, le cantine, non lo so. A dire il vero, ero uscita a prendere una rosa per masticarne i petali e adesso mi sono persa... voglio dire, questa non è casa mia, non è la mia ispirazione. La Dama adesso sorrideva, poi girava appena la testa e si &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;immobilizzava&lt;/span&gt; per sempre, come se non si fosse mai mossa. Tutto ciò mi pareva strano, anche se strano non è un bell'aggettivo, &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;stilisticamente&lt;/span&gt; parlando eccetera eccetera. "Questo è il punto- urlò qualcuno alle mie spalle- ti perdi nel suono degli aggettivi, nell'uso di quel verbo, su come canta il verso e poi non ascolti la tua voce, le tue esigenze, la tua sacrosanta sperduta ispirazione! Assurdo! Assurdo!". Era la voce di &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;Willy&lt;/span&gt; Shakespeare, oppure di Dio. Allora rispondevo:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"A dire il vero, mio signore, io fuggo l'ispirazione e mentre parlo, perfino, vorrei non aver parlato a questo modo"&lt;br /&gt;"Quale modo?" chiedeva Shakespeare oppure Dio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ispirazione, poesia, scrittura. Vorrei non aver mai conosciuto queste parole, aver abusato del loro fragile significato. Fragile! Vedete? Che razza di aggettivo! Io non voglio mai più, mai più, dico e lo giuro, leggere di quel san Leopardi, del san Rimbaud. Mai più ammirarli, scrivere di loro, adoperare goffamente la loro arte".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E proprio mentre desideravo una risposta o un forte strattone, non mi arrivò indietro &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-corrected"&gt;né&lt;/span&gt; una parola, &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-corrected"&gt;né&lt;/span&gt; uno schiaffo, ma una pesante pietra mi colpì la testa. Era una spazzola quella che mi avevano lanciato? Me la meritavo? Si? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avevo &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-corrected"&gt;diciassette&lt;/span&gt; anni fino a questo momento, poi questo oggetto che mi ha colpito la testa mi ha fatto ricordare che potrei averne trenta, ottanta oppure essere già morta (e riposare sotto un pero selvatico, accanto ad un alveare). Chiudete i libri. Quale filosofo, ragazzi, vi è piaciuto di più? Io, credo, &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;Hume&lt;/span&gt;. Poi si potrebbe incendiare tutto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non sei più concentrata. Puoi alzarti, dare una fine a questa &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;meravigliosa&lt;/span&gt; e dolce farsa. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1566309707395944745?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1566309707395944745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1566309707395944745' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1566309707395944745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1566309707395944745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/10/manifesto-della-letteratura-smarrita.html' title='Manifesto della Letteratura Smarrita'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-q0_cRy6B9Fg/TpmtyDbWs2I/AAAAAAAAAq4/Bp1YjkHjt_4/s72-c/munkacsy17.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4842364251924371264</id><published>2011-09-28T03:51:00.000-07:00</published><updated>2011-09-28T05:43:11.694-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Leggerezza di Iro</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-FWbISZYNYH8/ToMVbN_ERsI/AAAAAAAAAqw/ZwzorEqQK9I/s1600/egon%2Bschiele%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 272px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5657389114262308546" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-FWbISZYNYH8/ToMVbN_ERsI/AAAAAAAAAqw/ZwzorEqQK9I/s400/egon%2Bschiele%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Egon Schiele)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quel pianto lontano lo distrae, vorrebbe non averlo mai sentito. Una poesia! Una poesia non riesce ad accarezzare la sua mano. Ha smesso meccanicamente di commuoversi quando si è girato per il fischio del caffè. "Mi vuoi sposare?" chiede all'improvviso mentre l'autunno muove le tende. Sorride e si tocca la fronte. Una penna sul tavolo, accanto alla frutta, è sfiorata da Iro. Scrivere è il suo mangiare, gridare, nitrire giù per le praterie russe, salire e scendere, premere il grilletto, catturare lucertole, fumare il sigaro, stirare le camicie, suonare il piano, guardare i bambini quando giocano, arrotolare il filo dell' aquilone, lavarsi i denti, riparare la catena della bici, andare al cimitero, riordinare la scrivania, ringraziare Dio, prendere il mare, innamorarsi, piangere come neve, correre come grandine, studiare la scienza, mordersi le nocche, pettinarsi, ammazzarsi, pugnalarsi al cuore con un tagliacarte e stramazzare sul marmo, un rivolo di sangue al lato della bocca e non essere più né la scrittura né se stesso o le vecchie papere del defunto Eustachio Rop. "No, signore, non mi dica-non mi dica- che sono distratto. No, signore, per favore-per favore- non mi dica che sono distratto". La distrazione è un vento che sradica i pensieri ed i pensieri delle azioni dalla testa di Iro. Andare a fare la spesa e tornare con le tasche e le scarpe piene di sabbia. "Allora è questo il modo in cui vuoi vivere? Rispondi". Iro chiude gli occhi, vorrebbe qualcosa addosso di più pesante, ma c'è solo la sua testa piegata di lato che nasconde le spalle bianche. "Come fai a non capire che la società in cui viviamo-la società in cui viviamo- ci vuole presenti. Stringimi la mano, Iro". Lui si avvicina e non ricorda la sua ultima frase. Crede di averla sentita, ma stava pensando all'infinito, a Blake, alle porte della percezione. "Stringimi questa dannata mano". Iro non capisce, non sa... cerca con lo sguardo la maniglia della porta. Esce. Una poesia! Una poesia che non riesce a baciarti gli occhi! Lo studio della cellula che non riesce a coinvolgerlo, il ricordo dei suoi nonni che parlano davanti al camino non lo scuote, la foto del suo primo amore rimane a terra tra le formiche come se quel primo amore non fosse mai esistito, confuso, smarrito nel vento. "Piantala di scrivere, lavora!". Iro annuisce, strappa le carte, l'Autunno lo incoraggia. Ogni volta che ha un'ispirazione, concentrato la rinnega, matto, compila le sue giornate crociando le conquiste, i progressi apportati alla società. Matto, vive senza la sua arte. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4842364251924371264?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4842364251924371264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4842364251924371264' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4842364251924371264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4842364251924371264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/09/leggerezza-di-iro.html' title='Leggerezza di Iro'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-FWbISZYNYH8/ToMVbN_ERsI/AAAAAAAAAqw/ZwzorEqQK9I/s72-c/egon%2Bschiele%2B1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6587099802464033422</id><published>2011-08-24T08:15:00.000-07:00</published><updated>2011-08-24T09:37:48.498-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Strambi e sospetti racconti</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi trovai più volte ad ascoltare in piedi una storia curiosa che parlava di un tale Berti finito morto per inverosimili circostanze dovute, secondo chi narrava la storia, alla sfiga, al caso, anche se, a mio parere, niente l'aveva più coinvolto in quella fine della sua eccessiva ingenuità. Eh si... tale che chiamavano Berti, sei caduto sconvolto non appena hai visto la realtà che tu tanto credevi &lt;em&gt;normale&lt;/em&gt; alzare le spalle come per dire "non mi dire proprio di aver fatto affidatamento su di me". Berti era un giornalista sui 45 anni, uno di quegli uomini che diresti "a posto", talmente "a posto" che è proprio questa la prima caratteristica su tutte le altre che gli altri notano di loro. Andava a lavorare tutte le mattine e scriveva articoli per diverse riviste, ma non si occupava nè di cronaca, nè di politica. Voglio dire, nessuno scoop, nessuna inchiesta, zero querele e zero minaccie di morte: una persona "a posto". Una mattina era andato a prendere sua figlia dalla scuola materna e dopo aver parcheggiato la macchina vicino al lago aveva preso una busta di pane grattato. La figlia allora capendo all'istante cosa comportava quella deviazione sulla via di casa, quella busta piena di pane, aveva esclamato: "Sono arrivati i cignoli!". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Iniziò in quel momento il suo tormento, la curiosa drammatica storia del tale Bertoli. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Cignoli? Piccola Anna, si dice cigni. Dovresti saperlo" disse ridendo. La bambina non lo ascoltò poichè già gridava di gioia alla vista di quei grandi volatili dalle piume bianche. Intanto passò la prima mezz'ora senza che padre e figlia si stancassero di chiamare gli uccelli con lo stesso verso con cui la gente richiama di solito i gatti. Arrivò dunque una coppia di giovani, entrambi coi capelli rossi e le sciarpe di lana colorate. Salutarono. Poi il ragazzo chiese al nostro giornalista: "Lei sa da quanto tempo sono arrivati i cignoli in città?".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'uomo rimase immobile per un attimo, poi alzò la testa e credendo di aver compreso male, rispose normalmente riprendendosi da quel breve silenzio: "Questi cigni- disse indicando con la mano davanti a sè- sono arrivati da poche settimane, io credo". I due ragazzi si guardarono e la ragazza trattennè un sorriso imbarazzato, poi si allontanarono in fretta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Papà mi compri un cignolo?" chiese d'un tratto sua figlia. Egli tossì, si aggiustò gli occhiali con il pugno chiuso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Piccola Anna, suvvia, si dice cigno e non cignolo. Ripeti."&lt;br /&gt;"Ma tu hai sempre detto cignolo, anche prima!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Prima quando? Avanti, ripeti: cigno"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Cigno"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Bene".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutto sarebbe finito lì, se non fosse stato per la moglie che, sentito il portoncino chiudersi: "Siete andati a vedere i cignoli?". Berti non rispose e senza togliersi la giacca a vento andò nel suo studio, prese il primo dizionario della lingua italiana che vide-un tascabile alto dieci centimetri- e cercò: cigno. Non lo trovò. Sbuffò spazientito e, aperta la libreria di legno, prese il più autorevole dei dizionari in commercio, ma anche qui non ci fu nulla da fare. Pareva che la parola "cigno" non fosse stato che un vezzo momentaneo, come ad averla sognata per non sapere che altro inventare. Sentì la testa pesante e tuttavia non si trattenne dall'accendere il computer, aprire la pagina di Google e digitare con dita risolute la parola: cigno. Tirò un sospiro di sollievo quando vide quella parola scritta da altri, ma a ben osservare si accorse che i primi risultati del motore di ricerca non indicavano altro che cognomi: Giacomo Cigno, costruzioni ed edilizia; Luisa Cigno, fratelli Cigno e Co. Inoltre vide- e qui, tirò un urlo- che in alto c'era la scritta: &lt;em&gt;forse cercavi cignolo&lt;/em&gt;. Da allora egli credette di aver perso se stesso, la sua ragione. Sentiva che qualcuno si stesse burlando di lui, della sua attività di giornalista, di uomo "a posto". Vorrei poter raccontare in queste ultime righe ch'egli si riprese dopo aver scoperto che non si era trattato altro di uno scherzo dei suoi colleghi i quali, magari, si erano presi la briga di ristampare due dizionari che ignoravano la parola "cigno", dopo aver naturalmente coinvolto la figlioletta e la moglie. Niente di tutto questo. Il tale Berti morì tre anni dopo, di crepacervello, non so come altro definirlo e morì, morì, così, semplicemente. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6587099802464033422?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6587099802464033422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6587099802464033422' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6587099802464033422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6587099802464033422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/08/strambi-e-sospetti-racconti.html' title='Strambi e sospetti racconti'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5118888802997034368</id><published>2011-08-19T10:27:00.000-07:00</published><updated>2011-08-19T11:34:54.762-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Talento zero</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando mi sono trovata&lt;br /&gt;seduta sulla spiaggia&lt;br /&gt;nella pioggia come tramontana&lt;br /&gt;capelli volati e mal di testa&lt;br /&gt;briciole amare di chi se ne frega&lt;br /&gt;residui di scogliera dietro&lt;br /&gt;gli spazi delle mie dita&lt;br /&gt;indifferente alla burrasca&lt;br /&gt;e agli anni diciasette&lt;br /&gt;finta sorda e finta muta&lt;br /&gt;penna tra i denti&lt;br /&gt;spirito fuori nell'acqua&lt;br /&gt;ferita al braccio da una spada&lt;br /&gt;bendata con una cravatta&lt;br /&gt;niente mascara e vernice&lt;br /&gt;talento e tecnica zero&lt;br /&gt;fischiettando al vento&lt;br /&gt;senza riconoscere il fallimento&lt;br /&gt;vita parallela e astuta follia&lt;br /&gt;offesa per nulla&lt;br /&gt;borbottante e scadente&lt;br /&gt;ho tracciato svogliata&lt;br /&gt;disegni immaginari nel cielo&lt;br /&gt;per poi alzarmi e andarmene.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5118888802997034368?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5118888802997034368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5118888802997034368' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5118888802997034368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5118888802997034368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/08/talento-zero.html' title='Talento zero'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-326922104267392393</id><published>2011-08-16T10:06:00.000-07:00</published><updated>2011-08-17T11:20:23.136-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>L'educazione degli ammutinati</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-__2VV4uwohg/TkqkHtKDibI/AAAAAAAAAqo/kQZartovCXY/s1600/Orazi.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 311px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5641501935522777522" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-__2VV4uwohg/TkqkHtKDibI/AAAAAAAAAqo/kQZartovCXY/s400/Orazi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; (Il giuramento degli Orazi, Jacques Louis David, 1784, Louvre, Parigi)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Venimmo accusati d'ingratitudine perché lasciavamo in disordine i nostri cassetti e dubitavano della nostra educazione, pur essendo giudicati allo stesso tempo come uomini e donne senza capacità di giudizio, privi d'analisi critica, inutili, dicevano, al &lt;em&gt;miglioramento delle condizioni sociali del Paese&lt;/em&gt;. "Il dubbio non porta a niente! Lavoro! Lavoro!" ci gridavano alle spalle, dalle bocche dei tunnel in cui vivevamo. C'erano anarchici, intellettuali, spacciatori e antichi esattori delle tasse e nessuno, nessuno, che sapesse fare il caffè. "Ehi Francè, questa poltiglia mi fa schifo". Bleah. Ci trovavamo al centro esatto del mondo senza sapere che cosa fosse davvero il mondo, ma noi stavamo tra presente e passato con la testa bassa, l'aria tenera dei briganti, il mento sulle nocche, il freddo negli occhi. "Siete puliti, voi?". "Come ti permetti? Noi siamo gente apposto. Siamo gente apposto, noi. Ehi, come ti permetti". Quelli che ci guardavano ci dicevano &lt;em&gt;vagabondi, bugiardi&lt;/em&gt;, ma non c'è bugia nelle mani di chi sbuccia un'arancia, di chi col naso cerca di sapere da che parte tira il vento, nelle mani rugose d'un vecchio che ti rispondono "non so, figlia mia, non so". E muti riuscivamo a camminare nell'incendio della Biblioteca d'Alessandria, assistevamo al suicidio di Lady Macbeth, all'attentato alle torri gemelle, cercavamo di mettere i libri in salvo dall'Arno in una giornata del '66 e facevamo tutto questo pur dovendo nascere mesi, anni e anni dopo. La grandezza della vita ci portava a studiare la sconfitta di Cartagine, la presa della Bastiglia, l'assassinio a Cesare, il processo a Giordano Bruno, ma poi finivamo attorcigliati come serpenti ai bastoni della filosofia e nessuno voleva questo. "Non voglio farti del male, avvicinati". "No, ti prego. Ho paura di te". "Hai paura di me?". "Si, ho paura". "Di cosa hai paura?". "Ho paura che tu mi possa confondere, prendere e uccidere ora". La filosofia non ha mai contato molto per noi, né per i nostri cani o per il nostro gregge. Dicevamo di essere innamorati dei campi, di Oliver Twist, Jane Eyer, delle barchette costruite con la carta, dei coleotteri, di Caravaggio, un quadro in particolare, di alcuni popoli decaduti nei secoli, della pioggia, di maggio e novembre, di una balalaica lontana di cui non ricordavamo il nome, ma, invero, l'amore non l'avevamo mai conosciuto e talvolta lo ignoravamo come fa una cattiva madre coi suoi piccoli. Scrivevamo poesie d'amanti che parevano filastrocche per bambini, ninna nanne cadenzate da ritmi infantili e noi fuggivamo la fanciullezza, quel sapere ancor meno, e per questo inventavamo d'essere cresciuti, così, all'improvviso, sotto un albero di oleandro, prima che il sole tramontasse, prima che venissimo chiamati per cena. "Dio è amore e il suo amore in noi è perfetto". "No, questo amore io non lo conosco". "Giuda! Traditore! Tu non sai quello che dici". L'amore era immobile, statico, qualcosa che rivestiva la religione e noi correvamo come tori e ragni, proiettili e fuochi d'artificio. "&lt;em&gt;Vossignore&lt;/em&gt;- mi dice ad un tratto la Silvia-&lt;em&gt;vossignore, ho da obbiettare. Che obbietti?&lt;/em&gt; dico io, &lt;em&gt;qua tutto è lindo, fresco di bucato. No&lt;/em&gt;-dice e ripete-&lt;em&gt;vossignore ho da obbiettare sulla vostra condotta di ciarlatano. Ciarlatano a me? Io tramando la mia conoscenza, ma che discorsi. Stai capendo la gravità di cotale irriverenza&lt;/em&gt;?". Molti di noi non credevano, parlavano nel sonno, ma mi avevano raccontato di qualcuno che pregava ogni sera, in ginocchio. Sentivamo il peso del nostro dovere e contraevamo i muscoli per simulare un affermato senso del rigore.&lt;span style="color:#993300;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#cc6600;"&gt;&lt;span style="color:#993300;"&gt;Ed era per quello, io credo, che alla fine caricavamo i nostri bagagli sulle navi o sopra lunghissimi treni a due piani e poi qualcuno andava in guerra, altri prendevano a fare il medico, altri ancora diventavano marinai delle ultime file o bracconieri oppure scrittori, ma tra questi nessuno, nessuno, che sapesse fare il caffè. "Ehi Francè, questa poltiglia mi fa schifo". Bleah&lt;/span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-326922104267392393?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/326922104267392393/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=326922104267392393' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/326922104267392393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/326922104267392393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/08/leducazione-premeditata-degli.html' title='L&apos;educazione degli ammutinati'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-__2VV4uwohg/TkqkHtKDibI/AAAAAAAAAqo/kQZartovCXY/s72-c/Orazi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1730775334038682726</id><published>2011-07-30T07:12:00.002-07:00</published><updated>2011-07-30T10:14:22.365-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>La geometria del gatto</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--ynDBKIrpnk/TjQTGkdSEMI/AAAAAAAAAqA/NJ0BOIL6DD0/s1600/kandinski_composition.gif"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 312px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635150037333971138" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/--ynDBKIrpnk/TjQTGkdSEMI/AAAAAAAAAqA/NJ0BOIL6DD0/s400/kandinski_composition.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; (Vasily Kandisky, &lt;em&gt;Giallo rosso e blu&lt;/em&gt;, 1925, olio su tela, Musée national d'Art moderne, Paris)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Flacco Squidegno camminava con le spalle curve, gli occhi sul marciapiede, come se qualcuno, uno qualsiasi, sarebbe dovuto saltar fuori all'improvviso, da lì a pochi minuti, con l'intenzione cieca di percuotere ripetutamente, senza alcuna ragione, alcuna pietà, quelle stesse spalle, quegli stessi occhi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sorpassò il Duomo con sospetto, bofonchiando formule matematiche al suo mozzicone di sigaretta e poi d'un tratto si fermò rapito, annientato, da un oggetto che chiunque, ogni muto passante, autista di autobus, sagrestano, avrebbe giudicato inutile alla vista; similmente, quasi del tutto scontato. L'oggetto era un gatto e lui era lui, uomo e mente. Considerava il gatto come una sorta di figura geometrica, scomponibile e ribaltabile come d'altronde poteva essere anche la sua stessa mano, il pollice, la lunetta bianca dell'unghia. Poi veniva il &lt;em&gt;pensiiiero&lt;/em&gt;, lo studio della sagoma, il fatto che ogni poligono fosse quadrabile, la sezione aurea, le orecchie si approssimano a due triangoli rettangoli sull'angolo alfa, Euclide, ventidue millimetri per nove, ventidue, nove... stessa area. Fermati bello, non ti muovere. Un orecchio è proporzionale al muso, al canino, all'artiglio, no... un foglio. Frugò nella tasca in cerca di carta, ma vi trovò soltanto lo scheletro di una chiocciola. Rimase a guardarlo per un attimo, poi lo rimise in tasca, spense il sigaro e con quello disegnò su una mattonella del marciapiede segmenti, archi, angoli, esagoni, triangoli retti dove le ipotenuse erano diametri, pi greco sesti eccetera. E se qualcuno, qualcosa, ad esempio un cane, si fosse fermato ad annusare quell'ammasso di simboli e coseni, forse vi avrebbe riconosciuto un gatto con lo sguardo fisso di &lt;em&gt;un'ellisse inscritta in una circonferenza&lt;/em&gt;, forse si sarebbe allontanato strisciando svogliatamente la coda. Ad ogni modo, il gatto vero prese a grattarsi il collo con una zampa e Flacco Squidegno contrasse più volte la mascella. Fermo, stai fermo. Quando il lavoro fu finito, il gatto si immobilizzò e, sentendosi curiosamente osservato, miagolò. "Chi mi ha creato?" oppure: "Chi mi ha creato, miao?". Chi lo sa, forse non chiese proprio quello, ma Flacco interpretò così. Si domandò come mai, alla fine di un problema risolto, qualcuno, uno qualsiasi, gli dovesse sempre, ostinatamente, dare giù sulle spalle con quella stupida domanda. Un gatto, poi. Cosa ne sapeva un gatto. Raddrizzò la schiena, la curvò di nuovo e riprese a camminare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1730775334038682726?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1730775334038682726/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1730775334038682726' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1730775334038682726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1730775334038682726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/07/la-geometria-del-gatto_30.html' title='La geometria del gatto'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--ynDBKIrpnk/TjQTGkdSEMI/AAAAAAAAAqA/NJ0BOIL6DD0/s72-c/kandinski_composition.gif' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-2521697325127644753</id><published>2011-07-27T03:34:00.000-07:00</published><updated>2011-07-27T08:57:30.950-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Il vociare delle api</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-_jcKl-n0ZqM/Ti_2Z16vfEI/AAAAAAAAApw/WirE62uygLI/s1600/europe_after_the_rain.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 468px; DISPLAY: block; HEIGHT: 190px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633992582694403138" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-_jcKl-n0ZqM/Ti_2Z16vfEI/AAAAAAAAApw/WirE62uygLI/s400/europe_after_the_rain.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(&lt;em&gt;Europe after the rain&lt;/em&gt;, Max Ernst, 1940, oil on canvas, 54.8 x 147.8 cm, Wadsworth Atheneum Museum, Hartford, Connecticut) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In una testa ci furono delle api. Milioni. Di più. Ebbene, in una testa ribelle furono impiantate miliardi di api che producevano il loro miele intaccando i pensieri di quella landa desolata, altrimenti detta&lt;em&gt; encefalo&lt;/em&gt;. No, io chiedo scusa: non era questo il modo per iniziare a descrivere le api. Dunque, le api, il loro vociare nella testa. Cielo, io non voglio annoiare nessuno; questo lessico è, come dire, &lt;em&gt;fuorviante&lt;/em&gt;. Il problema è che... nessun problema, coraggio. Se ti senti bene si riparte. Cenno con il capo, tutto apposto. Luci. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le api: creature nascoste tra le sinapsi, genietti dispettosi che sostituiscono coi loro sussurri la voce narrante dello scrittore. No, no, così non funziona. "Genietti dispettosi"? Non ci posso credere che l'hai scritto. Oh Dio, Gesù... Vuoi un bicchiere d'acqua? Si, grazie. Ecco, bevi. Ce ne sarebbe, per caso, un altro? Ehi, tu, prendi un altro bicchiere d'acqua per questa deficiente... si, oggi è fuori, ma non vedi che occhiaie profonde, non si può lavorare in queste condizioni. Ehm, laggiù, sono pronta. Bene, si riparte. Tre, due, uno VIA. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;All'inizio mi chiedevo costantemente chi fosse la causa di quel continuo vociare. Camminavo per le strade e nella mia testa era come se qualcuno o qualcosa mi stesse descrivendo insieme alle case che sorpassavo, all'asfalto che calpestavo, i rumori che mi entravano nelle orecchie. Quella voce narrante continuava a ronzare ed invano cercavo di farla stare zitta. Mi sembrava di leggere un libro controvoglia per il gusto di finirlo e per non dire di averlo abbandonato. Così, se attraversavo la strada la voce narrante bisbigliava: "Ella si fermò e con lo sguardo assonnato decise che non passavano macchine e dunque- mani in tasca, spalle curve- strisciò i piedi fino al marciapiede di fronte". Tacete, infime mosche. Patetici insetti, volate via. Le voci narranti continuavano ed io pensai più volte di attraversare la strada senza nè fermarmi nè controllare: tutt'al più, girarsi all'improvviso e finire muso a muso con un camion. Ma non mi andava, per dirla tutta, di passare per quella che sta a terra piena di sangue, chissà in quale posizione, mentre i passanti si spintonano per guardare. Quindi, sospirai. Un gran sospiro: pfff. Due volte: pfffff, pffff. E finii con il chiamare quelle voci con il nome comune di api, poichè quando ero piccola mi avevano punto e in quel triste ricordo... si accendeva l'offesa. "Ella decise di rendere amico ciò che le era ostile: pensò di chiamarCi api". Il vociare continuava ed io iniziavo a considerare l'idea dell'annegamento in mare, ma-mi dicevo- l'acqua sarebbe stata sicuramente fredda. Tuttavia cercai di consolarmi ripetendomi che cercare di trasportare delle simili api in testa si sarebbe potuto rivelare un ottimo esercizio per diventare, un giorno, una brava scrittrice. Prendi esempio dalle api. Allora non persi tempo ad applicarmi davanti un foglio di carta. Impugnai la penna e presi la mira come per colpire una grande frase d'inizio. Aspettai che le api mi dettassero qualche loro uscita grandiosa. Aspettai. Aspettai. Curiosamente mi accorsi che il vociare era cessato. Quel foglio bianco mi fissava, io lo imitavo. Nell'aria un silenzio bianco da far paura.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-2521697325127644753?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/2521697325127644753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=2521697325127644753' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2521697325127644753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2521697325127644753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/07/il-vociare-delle-api.html' title='Il vociare delle api'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-_jcKl-n0ZqM/Ti_2Z16vfEI/AAAAAAAAApw/WirE62uygLI/s72-c/europe_after_the_rain.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-7361104564287145728</id><published>2011-07-24T05:28:00.000-07:00</published><updated>2011-07-24T07:14:10.031-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dialoghi con i personaggi dei libri'/><title type='text'>Di quando sparai H. Caulfield</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Durante uno dei pomeriggi della mia lunga Convalescenza trascorsi a sentire la tramontana sulla lingua, Holden Caulfield venne a chiedermi che fine avessi fatto. Trascinò una sedia accanto alla mia e lì si sedette al contrario appoggiando i gomiti sullo schienale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non vieni più in biblioteca, non è vero? L'ho sentito dire ad alcuni personaggi dei russi"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"I russi..." sospirai guardando avanti, oltre la veranda.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sbruffoni dei russi! Tolstoj, Checov... che razza di scrittori, dico io. Salinger li ha battuti tutti, accidenti. Li ha battuti tutti, sul nome di mia madre- frugò nella tasca della giacca e prese un pacco di fiammiferi con una sigaretta-ah, e quindi perchè non vieni più, che ti è successo?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non posso leggere adesso. Non è previsto nella Cura. Anzi, tutt'al più me l'hanno, vietat... ehi, ma per una volta, puoi non fumarmi in faccia, che diavolo?" gracchiai tossendo ad occhi chiusi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Scusami tanto- disse mentre tirava un'altra boccata di fumo- e di che si tratta? Voglio dire, che roba è questa Cura?". Intrecciai le mani sulla pancia:"Una faccenda piuttosto seria, non c'è che dire". Alzò le sopracciglia e piegò i lati della bocca verso il basso in una smorfia teatrale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Lo scopo è portare l'individuo alla realtà, dopo che la fantasia gli ha corrotto il cervello, così ha detto il medico". Conclusi e mi strofinai il naso. Holden Caulfield rimase a fissarmi accigliato mentre io aprivo e chiudevo i palmi delle mani come per ammirarli disinvolta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E cosa fanno?-esclamò- Te lo dico io cosa fanno! Ti agganciano delle corde alle caviglie e ti tengono attaccata al suolo come uno di quegli stupidi palloncini di elio e tu la smetti di volare e finisci per abbandonarti verso il suolo. Scommetto che non potrei nemmeno venire a farti visita" esclamò con un tono schifato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Infatti non potresti- dissi ed aggiunsi- vedi, tu, Holden, non esisti, sei soltanto un prodotto dell'immaginazione di uno scrittore morto e sepolto due anni fa. Io esisto, ma tu, senza offesa, no".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E questo chi te l'ha messo in testa, vigliacca. Mi compiaccio per il fatto di non esistere. Mi compiaccio per l'essere diverso da te, femminuccia rompiscatole". Lo interruppi con aria meravigliata: "Dio, Gesù... quanto sei infantile, Holden. La fantasia non esiste e se pur in qualche modo compare, è giusto che si curi. Cosa credi di affermare con questo atteggiamento?". Lui si infilò il cappello da cacciatore e si girò la visiera dietro la nuca. Si era arrabbiato. Poi alzò la testa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Vergognati-disse-parli come tutti gli adulti più schifi di questo mondo. Parli come il vecchio Spencer". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Vivaddio, woooh! L'hai detto, finalmente! Bravo, sto invecchiando. Ho già diciotto anni e assomiglio a tutti quelli che vai criticando dal 1951. Stupido idiota."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ho detto per il modo di parlare, non permetterti a cambiarmi le dannate parole". Si accese una sigaretta con il fiammifero e rimanemmo in silenzio mentre due gabbiani volavano vicini nel cielo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ad un tratto si alzò gettando a terra la sedia e mi guardò con disprezzo. "La verità è che non hai la forza di prendere per la corna questa tua grande fantasia perchè hai paura di rimanerci secca, di rimanere al buio. E allora chiami Convalescenze le grandi evasioni, chiami Cure le più grandi ritrattazioni verso te stessa. Il fatto è che non sai come uscire dalla mediocrità- disse guardandomi mentre avevo smesso di respirare e stringevo i pugni- non sai come fare a liberarti da questo stato dove sei a metà tra la mancanza di talento e la genialità. Sei al di sotto, cara, e questo ti da alla testa e ti fa piagnucolare. Allora preferiresti mandare all'aria il pensiero, l'analisi del sentimento e la scrittura pur di non confrontarti più con i tuoi limiti. Non è così?" mi chiese. Vedevo il suo sorriso invaso di luce e la sua testa spettinata che copriva il sole. Mi venne all'improvviso la voglia di colpirlo. Mi vidi mentre mi alzavo piano con il controllo di un vecchio e mentre lui rilassava le spalle io, bang, un grosso pugno nella pancia. Mi vedevo afferrarlo per il collo della camicia e lui con un rivolo di sangue al lato della bocca mi guardava con aria di sfida ed io, bang, un altro gigantesco pugno sul naso. Poi mentre me ne andavo ecco che lui mi assaliva alle spalle con una snocchettata sulla nuca. Io mi giravo lentamente e afferravo la pistola che tenevo nei jeans e la puntavo con le braccia tese sul suo cuore fantasma. Lui supplicava e implorava ed io:" Chiedi scusa, chiedi scusa!". Supplicava ed implorava, ma niente scuse. Allora lo sparavo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Che c'è?- fece Holden Caulfield mentre io lo immaginavo morto- Te ne vai già per pensieri e sentieri fantastici? La mia predichella ha colpito il segno, vedo" ripetè mentre se ne andava con la giacca sulle spalle ed io mi massaggiavo le caviglie dove, evidenti, spuntavano i segni delle corde il cui scopo era quello di riportarmi alla ragione, sulla terra degli stolti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-7361104564287145728?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/7361104564287145728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=7361104564287145728' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7361104564287145728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7361104564287145728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/07/di-quando-sparai-h-caulfield.html' title='Di quando sparai H. Caulfield'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1740026351900199756</id><published>2011-07-21T02:28:00.000-07:00</published><updated>2011-07-21T04:08:28.287-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>L'adolescente arrogante - Parte seconda</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-rKrHxHuqhms/TigGzmqofGI/AAAAAAAAApo/fdSIO7gkyVw/s1600/tet.bmp"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 299px; DISPLAY: block; HEIGHT: 360px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5631758817649261666" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-rKrHxHuqhms/TigGzmqofGI/AAAAAAAAApo/fdSIO7gkyVw/s400/tet.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; (Jean-Baptiste Greuze, Un écolier endormi sur son livre, 1755, oil on canvas, 65 X 64)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Talvolta la si vedeva piangere, seduta sull'erba bruciata delle campagne estive, incespicando le dita tra gli sterpi e la terra brulla. Poi con gli occhi appesi all'orizzonte contava le rondini in cielo e si pentiva malamente con i movimenti convulsi di un insetto preso, intrappolato e schiacciato tra i polpastrelli d'un bambino. Abbandonava il suo violento isolamento tutte quelle volte in cui si accorgeva di aver mozzicato ogni genere di colpa, quando il Dio che per lungo tempo aveva cercato si ricordava d'incendiare il cielo; e, quelle lacrime rabbiose, lente sulla guancia, illuminate e assolte dai raggi del tramonto, non venivano da lei scusate, quasi mai considerate come un fatto di redenzione; tutt'al più erano come schegge appuntite nelle quali lei cercava la causa del suo dolore immotivato, quasi infantile e sciocco, delle delusioni alle sue aspettative, di quel curioso odio verso un universo schivo percepito da lei come una placenta da squarciare con le unghie fino a far uscire la testa e respirare forte, respirare avidi e s'immaginava di gridare, in quel vuoto infinito, ingiurie ai viventi, agli idoli, alla filosofia bugiarda. Si alzava da terra bruscamente e prendeva la strada che portava a casa, imbrigliando lo sguardo tra i fili della luce, tra le antenne sui terrazzi. Mangiava senza parlare, senza rispondere alla madre che aveva smesso di chiedere e alla sera ritornava a trincerarsi dietro i suoi libri, afferrandoli con le mani impacciate e sporche di terra. Criticava gli autori più grandi: Proust, Dostoevskij, Flaubert, Pasternak. Sottolineava alcune frasi e sul margine le riscriveva come lei credeva che suonassero meglio e quelle correzioni in inchiostro nero parevano come merli morti su isole di ghiaccio. Ma quando andava a rileggere quello che aveva scritto, si accusava di mediocrità, di conformismo e giurava che mai ancora avrebbe osservato o riflettuto o, soprattutto, scritto. Più di altri, lei fuggiva la noia. Era il più alto tradimento che ci fosse nell'animo, la figlia bastarda del cuore umano; si annoiava quando le ombre altrui danzavano scomposte attorno ai fuochi di quel che chiamavano divertimento. Finiva moribonda su di un letto a studiare le trame minuscole della coperta oppure la ritrovavano giorni dopo con occhiaie profonde e foglie tra i capelli lunghi. Raccontava di essere stata nei boschi del Canada, tra i deserti del Sahara senza acqua e la voglia di riposare e, invero c'era stata, ma erano visioni della sua mente, strani flash di gloria. Si vedeva al patibolo con il cappio al collo, ancora viva, i vestiti antichi e il sorriso da criminale. "Toglietele la corda!- urlava d'un tratto lo sceriffo- Questa ragazza non merita l'impiccagione. Voglio vederla vivere fino al suo ultimo alito di vita, sissignore!". Poi scoppiava in una risata alcolizzata. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1740026351900199756?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1740026351900199756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1740026351900199756' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1740026351900199756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1740026351900199756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/07/ladolescente-arrogante-parte-seconda.html' title='L&apos;adolescente arrogante - Parte seconda'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-rKrHxHuqhms/TigGzmqofGI/AAAAAAAAApo/fdSIO7gkyVw/s72-c/tet.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8797670887632100994</id><published>2011-07-18T06:39:00.000-07:00</published><updated>2011-07-18T09:36:36.737-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Colui che andava scalzo</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;C'era un uomo, un vecchio, che abitava la Via di un tale Bertola, giù per le strade che portavano al cimitero. All'inizio non sapevo bene come chiamarlo: Antonio Genda oppure Antonio Genta. Non capivo bene il suono mentre le vecchiette sputacchiavano il suo nome e cognome dalle dentiere. Lo vidi camminare sul lungomare senza scarpe, con i capelli pettinati indietro, le bretelle, i pantaloni scuri ed una camicia a righe celesti. Le ragazze del catechismo mi salutavano e poi si giravano per guardare i piedi nudi di Antonio Genda e si mettevano a ridere tra di loro. Le sentivo dissolversi alle mie spalle nei fruscii dei loro capelli; io restavo con gli occhi appesi alla bocca morta mentre vedevo Antonio Genda allontanarsi barcollante e vecchio e pensavo che presto sarebbe crepato, morto e sepolto a due passi da casa sua e il giorno dei morti le persone avrebbero guardato il suo epitaffio: giace qui, Antonio Genda, colui che andava scalzo. "Matto furioso" avrebbero borbottato senza fermarsi le vecchie con le dentiere. Un'auto mi sfiorò la giacca di pelle, poi il lamento di un clacson. Mi spostai dalla strada tirando su gli occhiali con la mano e seguii lo Scalzo. Era come addomesticare un gatto selvatico e starlo a guardare per ore senza muovere un muscolo; portare cibo, acqua e qualche storia da raccontare senza mai avvicinarsi o accarezzare, accettando il compromesso di rimanere immobile e invisibile per la curiosità di studiare il suo linguaggio nascosto, di far venire alla luce il suo curioso segreto. Mi fece segno di sedermi ed io obbedii confusa dai libri sugli scaffali. C'erano libri ovunque: sul tavolo, a terra, su delle mensole che circondavano gli infissi delle porte. Pile e pile di libri accatastate sulle scale, dentro cassetti aperti completamente. Mi diede una tazza di tè e la presi bruciacchiandomi i pollici. La appoggiai a terra siccome il tavolo era lontano e alzandomi avrei spaventato il gatto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Tè bollente! Questa è la punizione per i giovani spioni come te!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tossii e mi riaggiustai gli occhiali sul naso. "Qualche volta la curiosità fa dell'uomo uno spione perchè non si possono cercare le risposte più difficili rimanendo al proprio posto, senza mostrare la minina sfrontatezza. Io odio chi se ne sta al proprio posto" conclusi fingendo disinvoltura. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Avanti, chiedi allora!-brontolò camminando per la stanza- ma non pensare nemmeno per un santissimo attimo che otterrai delle risposte ogni volta che avrai deciso di spostare il sedere dalla dannata sedia!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Io non lo penso, ma voglio sapere perchè lei cammina scalzo. La gente la giudica pazzo ed anch'io l'ho creduto, ma poi tutti questi libri... non lo so". Antonio Genda mi squadrò come un padre che vede l'occhio nero ad un figlio e non ha le parole per chiedere come ha fatto per procurarselo. Poi chiese:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Come hai fatto, come fate voi giovani ad essere così superficiali e bonaccioni! I libri non escludono un bel niente. Io posso benissimo essere pazzo ed aver letto un milione di libri e averne scritti la metà. Ma che domande!". Mi mossi sulla sedia e lo lasciai continuare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Personalmente-disse dopo una specie di rantolo o sospiro- personalmente, questo mio gesto è la cosa più normale che abbia fatto finora. Mi tolgo le scarpe, ecco. Io nella vita ero prima di tutto un avvocato, uno dei migliori di questo paese, stimato e certificato dalla gente con la garanzia di Normale Cittadino Onesto. E' strano che venissero considerate per normalità tutte quelle finzioni a cui mi sottoponevo: postura ritta e sorriso da miglior cane vivente, ricevimenti con mia moglie, viaggi all'estero con la comitiva dei cosiddetti amici, cartoline di Natale, passeggiata domenicale e successiva visita alle prozie, trisavole, suocere, club degli scrittori, club dei donatori di sangue. Un mucchio di fandonie che non mi rappresentavano affatto ed io mi lasciavo trasportare e più venivo sballottato in quel vento e più mi dicevo: te lo stai facendo fare bella, Antò."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vuotò la tazza del tè in un fiato e poi schioccò la lingua. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Alla fine mia moglie è morta e ho pianto perchè non mi veniva proprio da piangere, nemmeno a strizzare gli occhi. Così ho traslocato. Oh... la pena che mi facevo. Fa un po' schifo, parliamoci chiaro, scoprire che la propria vita trascorsa è stato un continuo recitare. Recitare per essere un bravo figlio, un bravo marito, un bravo avvocato, uno di quegli uomini che non si fanno mettere i piedi in testa, il mago del prato ben curato". Si mise a ridere. "Tu adesso hai sedici anni, quanti...?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Quasi diciotto" risposi destandomi dalle nebbie del suo discorso. "Tu adesso hai diciotto anni e che ne sai... che ne sai. Sei venuta per sapere perchè camminassi scalzo e te l'ho detto: per protestare. Per protestare contro me stesso, contro le bugie che mi sono ripetuto per tutti questi mesi, anni. Per- si fermò come se avesse visto se stesso bambino in uno specchio- per... ritagliarmi la mia parte di normalità, di vera essenza, come diceva Charles Morgan. Sono io scalzo e voglio che gli altri mi vedano così e se mi chiamano pazzo, va bene, che lo gridino fino a perdere la voce."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Puoi essere te stesso e non dirlo a nessuno" dissi piano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"No, sarai te stesso quando gli altri ti vedranno senza una scrivania, senza un paio di scarpe e ti vedranno in quello che sei: pazzo, bugiardo, vecchio, ricattatore, opportunista. E nei loro sguardi ti rivedrai per quello che volevi, credi, senti di essere. Nei loro sguardi confermerai che hanno visto quello che sei davvero e giurerai a te stesso di essere esistito."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Giurerai a te stesso di essere esistito" ripetei mentre mi dirigevo alla porta, mentre in silenzio me ne andavo da quella stanza lasciandomi Antonio Genda alle spalle, mentre camminavo con le mani sudate in tasca, mentre passavo davanti le porte della gente e prendevo la via di casa mia, mentre al tempo stesso mi dicevo "non è vero, un mare di stupidate", mentre mi guardavo le scarpe con la gomma bianca sporca di fango.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8797670887632100994?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8797670887632100994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8797670887632100994' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8797670887632100994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8797670887632100994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/07/colui-che-andava-scalzo.html' title='Colui che andava scalzo'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1431208018904723771</id><published>2011-07-10T13:30:00.000-07:00</published><updated>2011-07-13T07:13:55.196-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>Il ragazzo dietro la panchina</title><content type='html'>&lt;div&gt;di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-mghHZbNdQf0/ThwM7RTD0tI/AAAAAAAAApg/KZWGxaIKb00/s1600/freud_ex_2010_3_92.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5628387846701437650" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-mghHZbNdQf0/ThwM7RTD0tI/AAAAAAAAApg/KZWGxaIKb00/s400/freud_ex_2010_3_92.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" &gt;(&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Head&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;of&lt;/span&gt; a Boy, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Lucien&lt;/span&gt; Freud, 1956, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;oil&lt;/span&gt; on &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;canvas&lt;/span&gt;, Private &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Collection&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alle volte diveniva di colpo serio e guardava il mare come per contenerlo nel suo secchiello e poi berlo tutto d'un fiato. Invidiava quei gabbiani che &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;addomesticava&lt;/span&gt; sulle sue spalle e si muoveva con la stessa grazia delle mani di una pianista. Aveva grandi occhi gentili dietro cui si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;nascondevano&lt;/span&gt; desideri peccaminosi di conoscere le regole della natura insieme ai significati più indecenti della religione. A tratti iniziava a snocciolare i suoi pensieri sulle fronti di quegli individui che i passanti cercavano di ignorare; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;interlocutori&lt;/span&gt; che non avevano mai letto un libro, gente presa per la maglietta dalla società, ingiuriata, dichiarata moralmente ubriaca, lebbrosa e lui era curioso dell'effetto che potevano suscitare le sue frasi dentro quegli occhi vergini o su quei denti canini che smettevano lentamente di masticare tabacco e ascoltavano zitti. Parlava un italiano fatto di teneri arcaismi, nomi presi dal dialetto, quelle espressioni degli adolescenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;squarciagolate&lt;/span&gt; sulle rive dei fiumi. Certi pomeriggi si sedeva sui gradini di pietra e scrutava i vecchi ed i loro colli rugosi e, in quel mentre, sentiva delle lacrime che si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;incagliavano&lt;/span&gt; tra le ciglia lunghe e si allontanava con la rabbia di un gatto a cui è stata calpestata la coda. Rimaneva incantato dai suoni impacciati di una chitarra giovane, dal vacillare del vino nella bottiglia di vetro, dalla campanella che il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;chierichetto&lt;/span&gt; suonava al momento della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;genuflessione&lt;/span&gt;; gli piacevano i libri di mitologia greca, gli scarabocchi dei bambini, i quadri di arte barocca, le &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;filastrocche&lt;/span&gt; popolari, gli indovinelli, i romanzi dell'Ottocento, le canzoncine degli intermezzi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;pubblicitari&lt;/span&gt;, palpiti di diversa andatura. Immergeva i capelli corti nelle nebbie di sguardi discreti, riflessioni, spietati dubbi e prima di dichiararsi morto, prima che l'ultimo alito d'ossigeno si fosse spento, si ridestava e annotava quello che aveva visto o, persino, toccato. Studiava con la voracità di un'aquila madre che ha da sfamare il nido e ostentava la più vivace ignoranza alzando le spalle &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;indifferente&lt;/span&gt;. Ogni azione quotidiana veniva volta da lui come un' ultima mossa estrema, ma questo era un segreto: ripudiava quegli eroi del cinema o dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;best&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;seller&lt;/span&gt;, cosiddetti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;ridestatori&lt;/span&gt; di coscienze, che brulicavano sulle magliette e nelle citazioni dei profili &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Facebook&lt;/span&gt;; li riteneva uomini rimasti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;intrappolati&lt;/span&gt; dal masso della vita che tentavano la via della salvezza convincendo gli altri a fare di meglio. Noi siamo eroi che facciamo riflettere sul valore del singolo minuto, noi spingiamo gli uomini a cogliere l'attimo. No, pensava, voi siete predicatori imbroglioni, schifosi assassini da usare come cavie per gli esperimenti dei vaccini. Castigava così la sua stessa indole. Si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;addormentava&lt;/span&gt; sfuggendo il pensiero e, non potendolo evitare del tutto, apriva gli occhi nella penombra e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;distorceva&lt;/span&gt; gli oggetti con l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;immaginazione&lt;/span&gt;: prima un drago, poi un mazzo di margherite sul comò diventava un volto diabolico. E rideva, rideva quando non piangeva l'ira. Rideva per la più volgare comicità, nel vedere un gatto morto, tutte le volte che si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;contraddiceva&lt;/span&gt; e non la smetteva fino a quando il ricordo di un futuro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;attraversava&lt;/span&gt; il suo presente.  Quelli che lo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;circondavano&lt;/span&gt; credevano che fosse pazzo e lui, ridendo, diceva: "No no, io sono normale, sono come tutti voi". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1431208018904723771?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1431208018904723771/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1431208018904723771' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1431208018904723771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1431208018904723771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/07/il-ragazzo-dietro-la-panchina.html' title='Il ragazzo dietro la panchina'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-mghHZbNdQf0/ThwM7RTD0tI/AAAAAAAAApg/KZWGxaIKb00/s72-c/freud_ex_2010_3_92.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-554090106005645243</id><published>2011-07-07T05:11:00.000-07:00</published><updated>2011-07-08T13:20:44.618-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantascienza'/><title type='text'>La notte dei gatti lunari</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;Storie per spaventare i bambini quel tanto che basta per scrivere in silenzio altre storie&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Gina Floow non era un gatto. Freya lo era, ma lei viene dopo. Gina rispondeva alle chiamate dello studio dentistico dottore Mauro Lauro. Dalle otto alle venti e trenta di lunedì, mercoledì e venerdì e dalle quattordici fino alle diciannove di martedì e giovedì, lei prendeva la cornetta e la soffocava nel cuscino di capelli rossi e senza neanche accorgersene blaterava: "Studio dentistico dottore Mauro Lauro, desidera&lt;em&gt;?".&lt;/em&gt; Questa storia ebbe inizio quando Gina Floow stava strisciando le All Star verso casa con le mani buttate nelle tasche di un impermeabile di seconda mano. La luce arancione appesa nel mezzo di un filo d'acciaio illuminava le code dei topi che sfioravano i palazzi. Alcune finestre erano aperte e da una di esse sgattaiolò la voce di Marcello Mastroianni che stava dicendo: "&lt;em&gt;Si, Sylvia, vengo anch'io, vengo anch'io... ma si, ha ragione lei. Sto sbagliando tutto. Stiamo sbagliando tutti&lt;/em&gt;". I grilli riempivano l'atmosfera con il loro continuo respirare e un gatto...eccolo! Un gatto grande come una pantera girava l'angolo come in un sogno. Gina Floow si ritrasse spaventata e poi strinse gli occhi per mettere a fuoco: non c'era più nessuno. Infilò la mano sotto la montatura pesante di occhiali Frank &amp;amp; Co simili a due televisori e si sfregò le palpebre stanche. Un miagolio. Si girò allarmata come un gatto. Annusò l'aria con le piccole narici e decise di spostarsi in un angolo buio di via 12° Reggimento Fanteria. Incastonò la testa tra le spalle intimorite e tra i rovi rossi dei suoi capelli. Dall'altra parte della strada qualcosa aveva mosso una bottiglia di vetro che ora aveva preso a rotolare sull'asfalto e prima ancora che Gina potesse girarsi a controllare, dieci, quindici, cinquanta teste di gatti si sporsero dai terrazzi ed insieme, in un unico coro, trascinarono un'assordante "Miiiiiiiao". Gina Floow, dal suo canto, non si scompose; rimase a guardare quelle teste di gatto che presto divennero gatti interi svelati alla luce della luna e nelle sue iridi gialle si specchiò il riflesso di file di felini che si riversavano verticalmente sui muri delle case. I gatti rossi inchiodarono i topi con i loro artigli e affondarono i baffi nella carne sudicia, il sangue grigiastro veniva sputacchiato sui muri e sull'impermeabile di seconda mano di Gina Floow. Ad un tratto le orecchie dei felini si rizzarono, i loro occhi di smeraldo appuntito guardarono un'ombra alta scivolare calda sul portone del conservatorio "Giovanni Pierluigi di Palestrina". I topi fuggirono nei tombini e nello stesso istante in cui la luna raggiungeva la sua massima estensione apparve Freya, il gatto gigante, padrone di tutte le zampe e gli artigli di questo mondo. Ogni gatto chinò la testa e Freya, con il collo sostenuto, diede ordine di montare delle scale infinite e puntarle alla luna. Nessuno si permise di fare domande, ma c'era un gattino nero tra le prime righe che con la testa chinata miagolò un flebile "perchè, regina Freya?". Allora la Gatta lo infilzò con stalagmiti di ghiaccio che fece uscire dai suoi occhi e il gattino morì dissanguato. Poi, ella ruggì: "Per vivere intensamente, sciocchi!". Ricevuto l'ordine finale, i gatti si disperdettero in cerca di legno, scardinarono le porte delle case, con i pali dei segnali stradali costruirono i pioli delle scale e le corde trovate nel porto le utilizzarono come funi per issare i collegamenti alla luna. Dopo un'ora le scale erano pronte e Freya per prima saltellò verso l'alto nel buio stellato come una scheggia nell'oceano scuro. L'impermeabile di seconda mano di Gina Floow, spalmato sul muro, guardava quello che accadeva. Quando i gatti approdarono sulla luna, Freya sotterrò la testa nelle polveri lunari, ma queste, presto, fecero starnutire tutti i gatti. Ecciù, ecciù. Ogni nuovo ecciù risuonava tetro come se fosse stato il primo. Allora Freya che voleva vivere intensamente si mise di colpo a saltare da una parte all'altra del satellite miagolando: "Mauro Lauro! Mauro Lauro! Mauro Lauro!". I gatti iniziarono a guardarsi con sospetto mentre continuavano a starnutire. Freya notò l'imbarazzo dei gatti e si ricompose, severa. Ma le polveri lunari erano già entrate nelle orecchie dei gatti e stavano causando curiose allergie: si grattavano, sanguinavano, sputavano palle di pelo lunare, lacrimavano, fumavano dalle narici. Freya capì che non poteva uccidere il suo esercito e decise di tornare sulla Terra. Come decine di operai sottopagati che tornano dalle miniere borbottando tra sé, così i gatti lunari scesero le scale da loro stessi costruite consapevoli del fallimento. "Vivere intensamente un corno!" miagolò violentemente un gatto rosso. "Vivere intensamente un fico secco!" rispose in lontananza un gatto nero. "Uccidiamola" propose un gatto grigio. "Ucciderla?" chiese onesto un gatto bianco e puro. "Ci comanda ed è solo schiava delle sue frenesie" sentenziò un gatto dotto di colore indefinito. E così i gatti azionarono gli artigli e con orrore colpirono Freya alle spalle come era accaduto miliardi di anni prima ad un vecchio umano chiamato Giulio Cesare. E mentre gli artigli affondavano nel pelo e nella pelle, l'ombra delle orecchie appuntite di Freya si arrotondò, la sagoma del corpo si slanciò e prima che Freya potesse accorgersene, gli occhiali di Gina Floow giacevano rotti sull'asfalto ed i capelli ricci erano più rossi del solito: verniciati di sangue illuminato dalla luna. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-554090106005645243?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/554090106005645243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=554090106005645243' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/554090106005645243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/554090106005645243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/07/la-notte-dei-gatti-lunari.html' title='La notte dei gatti lunari'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-2457382275056523924</id><published>2011-06-29T11:32:00.000-07:00</published><updated>2011-06-29T12:11:01.266-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Surreale'/><title type='text'>Parole in un quarto d'ora di volo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ehi Bob, pubblicità permanente e vento che soffia nella giacca: non esiste la fantasia. Il tuo mondo era solo finzione, un piccolo palcoscenico scorticato sul davanti con il sipario lacerato dove ci sono burattini con la mandibola scettica e pezzi di ricambio sul fondale. Oh America! Oh Dylan, veniteci ad afferare al volo mentre stiamo farfugliando questo Amleto della periferia, mentre stiamo aspettando appoggiati al lampione appena verniciato. La fantasia non è mai stata molto per me... solo pioggia evanescente di cenere e palazzi crollati nei boschi del Canada. Acconsento; io posso firmare che l'immaginazione me la sono inventata, che i sogni e le visioni, sissignore, erano ricordi del passato e che io non ho mentito e mai lo farò. Posso giurare per chi vuole che eravamo puliti e camminavamo dritti nella realtà masticando gomma rosa e radici di liquirizia. Ma voi mi volete accusare d'alto tradimento! Oh Bob, ma cosa vogliono questi scellerati figli di assassini e farabutti? Bob, mi hanno cantato una canzoncina battendo le mani sulle sbarre. Una canzoncina, Bob, non so se la conosci... faceva: &lt;em&gt;Du-du-du-du ora te ne stai nella Prigione della Ragione du-du-dudu... senza colpa nè approvazione&lt;/em&gt;. E poi dalle loro bocche uscivano delle note nere, come quelle del pentagramma. Si, insomma, tutte quelle semiminime e biscrome insieme ai &lt;em&gt;diesis&lt;/em&gt; che fluttuavano tra le pareti della mia cella. E tutto quello che dopo ho visto è stato questa specie di poliziotto che ha sparato alle note e quelle se ne sono scappate di corsa sotto il lettaccio che mi avevano dato. Si è messo a gridare: "Ohi, ohi, sei stata tu! Non devi creare queste stupide immagini nella tua mente". Tanta la paura che il mio cervello ha fatto TRAC, come un uovo che si schiude. E poi sono morta, Bob. Capisci, per Giove? Morta, Bob. Senza dire una parola. Però sapevo di essere morta e questo, sulle prime, m'è parso un poco strano, non c'è che dire. La gente muore e basta e non sa mai quando è proprio morta. Al che ho pensato, spaventissima: non è che mi sono immaginata tutto? Ma il punto è questo! La fantasia non esiste, ma io? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-2457382275056523924?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/2457382275056523924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=2457382275056523924' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2457382275056523924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2457382275056523924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/06/parole-in-un-quarto-dora-di-volo.html' title='Parole in un quarto d&apos;ora di volo'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-9053825766106330161</id><published>2011-06-26T12:20:00.000-07:00</published><updated>2011-06-26T14:06:47.940-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il fantasma di Tixy Toc</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Accadde un pomeriggio d'estate al campo da tennis. Non sapevo più tenere la penna in mano e passavo i pomeriggi a guardare i bambini mentre sventolavano pantaloncini bianchi e collonine con la croce. Un giorno faceva troppo caldo ed erano andati tutti a mare, così il campo era vuoto e neanche uno schiocco di racchetta nell'aria. Appoggiai i gomiti sul recinto di ferro alto poco più di un metro e guardai il campo sotto quel sole straziante tentando di trovare lo sviluppo di un racconto a cui stavo lavorando, un ammasso schifo di vocali e luoghi comuni intitolato &lt;em&gt;Il fantasma di Tixy Toc&lt;/em&gt;. Iniziavo con l'intenzione di volere bene al personaggio, amarlo e stimarlo fino ad addormentarmi insieme a lui, ma finivo per farlo morire due volte, incespicato goffamente tra i rovi delle sue banalità, che poi erano anche i miei e di tutti i sicari mandati per uccidere nel buio la mia misera creatività. Quei ragionamenti troppo seri non mi fecero vedere il fantasma nel momento esatto della sua apparizione e forse non mi sarei mai accorta di lui se egli stesso non si fosse avvicinato agitando la capigliatura inconsistente nel punto in cui il mio sguardo si era inchiodato pur restituendomi una visione sfocata della scena. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Riconobbi Tixy Toc per come me l'ero immaginato, anche se questa volta aveva un cappellino da tennis e una pallina giallo evidenziatore in mano. Tixy Toc era un poeta di stracci, niente a che vedere con Byron e con gli altri. Girai la testa per vedere se qualcuno stava guardando. Nessuno. "Che vuoi?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La mia dannata storia" rispose lanciando in un sorriso la pallina e riacchiappandola con un largo gesto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi dispiaceva guardarlo in faccia e dire: "&lt;em&gt;Mi spiace Toc, qui non c'è più pane. Ti licenzio, via. Non mi guardare così. Sparisci, non so più scrivere, lo vuoi capire? Avanti, non sono mica al tuo servizio. Odio, odio, odio i personaggi come te che tornano per chiedere il conto. Perchè non te ne vai all'inferno? Mi innervosisci e basta. Ciao, va bene? Ciao&lt;/em&gt;!". Ad ogni modo il fantasma mi intimoriva più di ogni altra ombra sulle pareti alla sera. Per codardia o per compassione alzai le spalle e battei le mani in un solo colpo. "Mmm!" feci in tono convinto come per mostrarmi sicura e soprattutto in possesso delle mie idee. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Voglio che parli di quando barattai la mia casa per il quadernetto di Borel, indimenticabile episodio mai del tutto compreso e poi c'è quell'altra storia..."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ascolta, fantasma di Tixy Toc- lo interuppi- tu sei stato un grande poeta e ti nascondo dietro questo ridicolo pseudonimo e mi dispiace sul serio, ma il nocciolo del dilemma è che io, sincerità per sincerità, non posso darti la tua storia".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fantasma si ritrasse in una teatrale mossa di sdegno. Mi parse &lt;em&gt;L'Urlo di Munch&lt;/em&gt; con più capelli. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Che cosa intendi, scribacchina minorenne?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sorrisi appena. "Ho smarrito l'ispirazione e il tuo personaggio mi blocca alla carta. Puoi andare ad aggrapparti alla penna di qualchedun'altro" dissi guardando le linee sul campo da gioco.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sai bene che non è possibile. Sai bene che sono nato dalla tua testa e lì devo morire: vendendomi mi cambierai l'anima, metterai a fuoco i miei vestiti, mi vedrai marcire tra le pagine di un Ospizio per Personaggi Diseredati, morirò..." &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Va bene, non continuare- sbuffai- non c'è bisogno che continui"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Tu mi prendi in giro. Prima te ne andavi a spasso con la penna tra le dita mentre adesso non leggi nemmeno. Mi sembra di vedere un fuggitivo che lascia la guerra e la terraferma per la tempesta. Alcuni di noi sono condannati a questa vita."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fantasma di Tixy Toc, dopotutto, era un poeta sensibile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non lo so, Tixy Toc. Non lo so" mormorai mordendomi le nocche della mano. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Scrivere non è uno sport che hai scelto di praticare. Non è come guardare montagne di film, nè come andare a scuola di cucito. Tu non puoi fuggire l'ispirazione e poi ricordarla con nostalgia mentre fissi due idioti in mutande che rincorrono una palla"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il tennis è divertente" provai a dire risentita. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Quasi quanto mentire a te stessa?" chiese avvolto nella sua scomoda e pungente intelligenza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Promisi al fantasma che avrei presto scritto una storia sulla sua vita. E non feci in tempo a salutarlo che, come tutti i fantasmi del mondo, era già sparito per quella curiosa fretta che attanaglia gli spiriti nullafacenti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-9053825766106330161?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/9053825766106330161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=9053825766106330161' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9053825766106330161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9053825766106330161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/06/il-fantasma-di-tixy-toc.html' title='Il fantasma di Tixy Toc'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1087141281152111353</id><published>2011-06-22T05:11:00.000-07:00</published><updated>2011-06-24T11:51:51.397-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti in rima'/><title type='text'>Condanna e Morte di uno Specchio</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DJAhiOIgM5w/TgHcf0__kVI/AAAAAAAAAlY/YgGAUN1B-A8/s1600/dongen-le_coquelicot.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 333px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5621016249296195922" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-DJAhiOIgM5w/TgHcf0__kVI/AAAAAAAAAlY/YgGAUN1B-A8/s400/dongen-le_coquelicot.jpg" /&gt; &lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Le Coquelicot, Kees Van Donger, 1919)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;Quando questa storia spiegò le ali all'orizzonte&lt;br /&gt;migliaia di cuori si addormentavano al fronte;&lt;br /&gt;siamo nella primavera del quarantuno,&lt;br /&gt;Seconda Guerra di Tutti e di nessuno.&lt;br /&gt;Ma non è il campo di battaglia l'ambientazione,&lt;br /&gt;nè il confino, non la Dalmazia, non la prigione;&lt;br /&gt;per stanare il personaggio dal suo cespuglio,&lt;br /&gt;per strattonarlo e vederlo gemere in un farfuglio,&lt;br /&gt;dobbiamo addentrarci nei boschi del centro Italia&lt;br /&gt;pungendo la cartina con una spilla da balia;&lt;br /&gt;poi, guardare quel puntino con sguardo convinto&lt;br /&gt;senza far inciampare la pupilla in qualche labirinto.&lt;br /&gt;Ecco, trovato: dove lo spillo è affondato&lt;br /&gt;sorgeva una casa colore rosso ramato;&lt;br /&gt;piccole tende coprivano piccole finestrelle&lt;br /&gt;minuscole rose, nei vasi, come gemelle.&lt;br /&gt;Dietro quei petali c'erano un naso, una bocca&lt;br /&gt;e due occhi tagliati da una sottile luce barocca.&lt;br /&gt;Ella- il cui nome non cambierebbe la vicenda-&lt;br /&gt;per le sue scelte, già da tempo, era leggenda.&lt;br /&gt;Si diceva che tra i quadri e gli arazzi sulle pareti&lt;br /&gt;non figuravano nè specchi nè segreti.&lt;br /&gt;In sincerità, i primi mancavano sul serio&lt;br /&gt;i segreti, ahimè, c'erano davvero...&lt;br /&gt;primo fra tutti l'ignorare il proprio viso&lt;br /&gt;facendo il contrario di quel tal Narciso.&lt;br /&gt;Ella era cresciuta schivando il riflesso,&lt;br /&gt;sfidando l'immagine con un vero processo&lt;br /&gt;e per questa ragione si possono spiegare&lt;br /&gt;i cucchiaini di legno ed i vetri da lavare&lt;br /&gt;(questi erano così sporchi e macchiati,&lt;br /&gt;che nemmeno gli insetti vi si sarebbero posati).&lt;br /&gt;Si rifiutava di guardare nel secchio,&lt;br /&gt;figurarsi poi, possedere uno specchio.&lt;br /&gt;Un giorno bussò alla sua porta un pittore&lt;br /&gt;e, dopo essersi inchinato, le chiese un favore:&lt;br /&gt;"Sono qui poiché voglio ritrarre con olio su tela&lt;br /&gt;il volto ignaro di colei che il cor raggela"&lt;br /&gt;Ella rispose: "Raggelar i cuori, messere?&lt;br /&gt;Oibò, oibò! Non è il mio mestiere!&lt;br /&gt;Per di più, voi sapete, non conosco il mio aspetto&lt;br /&gt;e mai lo conoscerò, con tutto il rispetto".&lt;br /&gt;Il pittore parve per un istante sorpreso&lt;br /&gt;e con un lampo d'arguzia sussurrò con fare indifeso:&lt;br /&gt;"Potrei dipingerla a suo piacimento&lt;br /&gt;in modo che io non rimanga troppo scontento.&lt;br /&gt;Posso, ad esempio, modellare il tratto&lt;br /&gt;ascoltando i suoi consigli sul ritratto".&lt;br /&gt;Ella ci pensò per tre quarti d'ora&lt;br /&gt;e poi: "bene, purché finisca prima dell'aurora".&lt;br /&gt;Il pittore, sistemato il cavalletto&lt;br /&gt;sentiva i pareri di quello strano soggetto.&lt;br /&gt;"Mi dipinga con gli occhi rosa e le ciglia bianche..."&lt;br /&gt;parlò fino a che il pittore non sentì le gambe stanche.&lt;br /&gt;E mentre questi si rimetteva il cappello&lt;br /&gt;mostrò il ritratto ed ella fece un saltello.&lt;br /&gt;Aveva adesso la sua personale verità&lt;br /&gt;sull'idea del suo volto e personalità.&lt;br /&gt;Terminò così, in una mattina di pianto&lt;br /&gt;la singolare storia dello Specchio Infranto.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1087141281152111353?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1087141281152111353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1087141281152111353' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1087141281152111353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1087141281152111353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/06/condanna-e-morte-di-uno-specchio.html' title='Condanna e Morte di uno Specchio'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-DJAhiOIgM5w/TgHcf0__kVI/AAAAAAAAAlY/YgGAUN1B-A8/s72-c/dongen-le_coquelicot.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1181340169103280379</id><published>2011-06-18T09:23:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T14:54:21.503-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><title type='text'>Sull'incomodo di crescere</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-5hJjq-gHyqA/TfzRN8-Ok6I/AAAAAAAAAlQ/iApcx-lBA0o/s1600/1244568325image_web.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 275px; DISPLAY: block; HEIGHT: 350px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619596472687170466" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-5hJjq-gHyqA/TfzRN8-Ok6I/AAAAAAAAAlQ/iApcx-lBA0o/s400/1244568325image_web.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; (Glenn Brown, oil on canvas)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'altro ieri ho incontrato un vecchio che mi è sembrato una specie di saggio. Mi ha chiesto: "Che vuoi fare da grande?". &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"Il medico" ho detto. E il Saggio ha annuito mentre prendeva un fiammifero e si accendeva una sigaretta con il tabacco che pendeva dai bordi come l'edera che cade fuori dai tubi. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"E la giornalista, perchè no?- ha chiesto ancora il Saggio- oppure la letterata?"&lt;br /&gt;Io sorrido sempre quando chi mi conosce pensa che voglia diventare &lt;em&gt;letterata&lt;/em&gt;. Però il Saggio l'ha chiesto in un modo onesto ed io ho risposto come mi sentivo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"No, a dire il vero. I letterati non li capisco". Vedevo il Saggio che mi guardava dietro l'indice e il medio che trattenevano la Sigaretta. A tratti tossiva e girava la testa di lato. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"E chi è un letterato?" ha detto facendosi avanti con la spalla.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"Un gradasso- ho risposto ridendo- un pallone gonfiato!" Non sapevo se il Saggio fosse un letterato o roba simile, ma ho creduto di no. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"E i poeti? Gli scrittori?" mi ha punzecchiato strizzando un occhio e serrando la bocca. Ho sbuffato col naso: &lt;em&gt;pfff. Pffff&lt;/em&gt;. Che ne sapevo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"Persone tristi". Ed è stato allora che si è messo a ridacchiare e a tossire. Ha fatto per dire qualcosa, poi si è bloccato con la sigaretta piena di cenere sull'estremità. Alla fine si è alzato, un raggio l'ha illuminato. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"Crescere è proprio decidere come devi morire. Tu devi scegliere che vita vuoi fare, quale taglio dare ai tuoi pensieri" ha detto più o meno così. "Prevedi, intuisci e decidi. Tu hai previsto ed io capisco, toh la quasi rima. Ma tico- tossì- &lt;em&gt;ti dico&lt;/em&gt; un'altra cosa, ragazza, quanti anni hai, bene: sfida la paura, le previsioni e diventerai grande. Ma non grande pollo, grande barbabietola, grande zucchina e così via. Diventerai Grande! Grande! "&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Era una visione mistica. Le campane avrebbero suonato. Uccelli si sarebbero appollaiati sulla sua spalla. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"I pensieri profondi sono infelici, il più delle volte. Ignorarli è avere una vita come i vicini, i passanti, la cassiera del supermercato, il calzolaio" mi sono permessa di dire.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;"Ehi! Ehi! Ehi! Soldato, combatti! Soldatoooo" ma è arrivata la figlia, bionda ossigenata, scusandosi per il padre anziano e così il vecchio Saggio l'hanno trascinato via con la prospettiva di un piatto caldo ed io ho riflettuto su quello che aveva detto. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1181340169103280379?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1181340169103280379/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1181340169103280379' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1181340169103280379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1181340169103280379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/06/sullincomodo-di-crescere.html' title='Sull&apos;incomodo di crescere'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-5hJjq-gHyqA/TfzRN8-Ok6I/AAAAAAAAAlQ/iApcx-lBA0o/s72-c/1244568325image_web.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5577527118038081495</id><published>2011-06-17T13:07:00.000-07:00</published><updated>2011-06-17T14:50:49.161-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Visioni subacquee</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mentre litigava con sua moglie sulla temperatura del climatizzatore, Virgulento Johnson, nome illustre, rispettato scienziato, ebbe un'intuizione. Si fermò per un istante con la bocca semiaperta e il dito indice a mezz'aria. Una goccia di sudore scese dalla sua fronte e cadde rumorosamente sul pavimento della cucina sette metri per quattro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Oh..." sussurrò piano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Vecchio pazzo" disse sua moglie e se ne andò trascinando le pantofole a forma di coniglio spennato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Virgulento preso un quadrato di Scottex-superassorbente e scrisse con la mano tremante:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"&lt;em&gt;E se gli uomini non vedessero le stesse cose? E se uno vede il cielo giallo e l'altro vede il cielo rosso ed entrambi hanno l'idea di questi colori sotto il nome di blu?"&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Scriveva come in preda ad un raptus. Le gambe si muovevano scomposte per i brividi ed i crampi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"&lt;em&gt;Io penso che tutti vedono le cose esattamente come le percepisco io, ma se non fosse così&lt;/em&gt;"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Per la miseria! Per la miseria!" gridò ripetute volte ed impugnata la giacca grigia aveva intenzione di correre al laboratorio di ricerca.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Dove vai a quest'ora, Virgulento?" tuonò la moglie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Egli incurvò le spalle, guardò basso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ho avuto un'intuizione per l'esattezza"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Un'intuizione?" ripetè sua moglie con il sopracciglio così alto da toccare i capelli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Proprio così"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La moglie mise le mani sui fianchi ed iniziò a ridere con gli occhi lacrimanti e la bocca spalancata verso il lampadario di acciaio inox.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non deridermi, donna!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E di che intuizione si dovrebbe trattare, Galileo sfigato dei quartieri alti?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Virgulento prese lo Scottex-superassorbente con le mani ossute e fece per porgerlo. Lei lo prese, lo lesse e smise di ridere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Notevole-disse e poi aggiunse- notevolmente stupida questa teoria"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Provamelo, avanti"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il cielo è azzurro per un motivo preciso. Drogato! Tu stesso me l'hai spiegato una volta"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Si, lo so. Sono un fisico, per Bacco, non me lo ricordare come se non lo sapessi. Ma vedi, questa mia intuizione viene prima delle onde elettromagnetiche, dell'aria e di tutto il resto!"&lt;br /&gt;"E che pesci vuoi pigliare?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Prendi questo tavolo. Ti piace? Anche a me. Tu lo vedi quadrato e magari io lo vedo tondo, ma per me quadrato è tondo e per te tondo è quadrato. mi segui?"&lt;br /&gt;La moglie scuoteva la testa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Disegnami un quadrato" disse e Virgulento prese la penna e disegnò un quadrato sullo Scottex-superassorbente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Adesso anch'io ti disegno un quadrato, va bene, povero diavolo?" disse la moglie con una vocina infantile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ecco il quadrato. Sono uguali, vedi?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Virgulento si zittì.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Passino le forme- esclamò- ma i colori?"&lt;br /&gt;La moglie andò a prendere la scatola con i colori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Adesso io prendo il giallo, va bene, povero diavolo?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Matilda, basta. Non sei la persona adatta" sentenziò Virgulento incrociando le braccia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Nega l'evidenza, allora! Che ti devo dire, rincitrullito! Nega che il sole è giallo, nega che il cielo è blu!" esplose la donna percorrendo a grandi passi la cucina con le pantofole a forma di coniglio impaurito.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Virgulento incrociò le braccia e storse la bocca in una smorfia di pensiero. La moglie si versò un bicchiere d'acqua borbottando indirizzi di case di riposo e studi psichiatrici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E nessuno seppe mai il nome della cometa che illuminò la mente di Virgulento Johnson quella sera. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5577527118038081495?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5577527118038081495/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5577527118038081495' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5577527118038081495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5577527118038081495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/06/visioni-subacquee.html' title='Visioni subacquee'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8698880457904228169</id><published>2011-06-16T06:40:00.000-07:00</published><updated>2011-06-16T07:04:39.696-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Giugno</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A diciassette anni&lt;br /&gt;guardare i padri,&lt;br /&gt;il cielo,&lt;br /&gt;invecchiare&lt;br /&gt;e per le nuvole evanescenti&lt;br /&gt;di pianto&lt;br /&gt;rinnegare le teorie&lt;br /&gt;sul volo;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;poi legare&lt;br /&gt;con corde astratte&lt;br /&gt;le rondini&lt;br /&gt;tra le antenne&lt;br /&gt;del crepuscolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8698880457904228169?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8698880457904228169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8698880457904228169' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8698880457904228169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8698880457904228169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/06/giugno.html' title='Giugno'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8878475684622124374</id><published>2011-06-10T11:46:00.000-07:00</published><updated>2011-06-16T06:26:10.030-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La metamorfosi idiota (II)</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3cMPcfwbIE8/TfJ-bNKqRKI/AAAAAAAAAlI/712x249upb0/s1600/GLI_AMANTI.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 292px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616690691140371618" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-3cMPcfwbIE8/TfJ-bNKqRKI/AAAAAAAAAlI/712x249upb0/s400/GLI_AMANTI.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Les amants, René Magritte, 1928, oil on canvas, New York, Richard S. Zeisler Collection)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Le cornacchie arrivarono dopo dieci anni di assenza e infestarono il mio giardino con le loro grida di ghiaccio appuntito. Mi beccarono le ginocchia bianche sporcando i calzini di sangue. Io mi coprivo gli occhi con le braccia però erano le braccia di una bambina di otto anni. Mio padre mi disse: "Quello che ti è ostile, lo puoi rendere tuo amico". Io annuii con gli occhi ancora chiusi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Il giorno dopo rimasi a casa seduta ai piedi del letto e pensavo alle cornacchie e mi sfioravo le crosticine delle ferite con i polpastrelli. Seduta a tavola, mi dimenticai di mangiare e mia madre disse: "Si raffredda". Ed io presi il cucchiaio con la mano tremante. Mi guardavo allo specchio con le spalle immobili, la bocca ferma, quasi non respiravo e stavo ferma per ore sussultando nel notare che le mie pupille erano diventate due piccoli corvi che nuotavano nel acqua sporca di una palude. &lt;/div&gt;"Di che colore sono i miei occhi?" chiesi a mia sorella, bloccandole il passaggio.&lt;br /&gt;"Gialli" disse ed io deglutii spaventata.&lt;br /&gt;"Come l'acqua sporca del fiume?"&lt;br /&gt;"Quella è marrone, fammi passare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ad ogni modo iniziai a passare sempre più tempo davanti allo specchio e mia nonna disse: "Lo specchio è il demonio" e premeva la voce sul verbo&lt;em&gt; è&lt;/em&gt;. Il pomeriggio presi la cartellina ed andai al catechismo strisciando i piedi sul marciapiede ed i miei capelli volavano spettinati nel vento. Le cornacchie si libravano tra le nuvole nere. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I giorni passarono e le cornacchie non lasciarono i loro posti sui cornicioni delle case. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Bestie! Uccellacci!" gridava il sagrestano gesticolando con il giornale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Badi che non entrino in chiesa" disse un vecchio in canottiera dall'altra parte della strada.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un giorno una cornacchia si posò sulla mia spalla e in quell'attimo caddi a terra e iniziai a piagnucolare. Quella stava ferma e mi guardava come se volesse qualcosa. Che vuoi? Vattene, vattene via e non tornare. Ma la cornacchia non se ne andava e se mi muovevo, lei si avvicinava.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poco dopo atterrarono altre cornacchie e mi incriminarono con occhi che sembravano chiodi ed io allora capii che quelli erano i Dubbi. Una di loro apriva il becco e gracchiava. Io mi tappavo le orecchie. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Quello che ti è ostile lo puoi rendere tuo amico" sentivo la voce di mio padre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non è vero!" mormoravo nel vento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"CRAAAAC, CRAAAAC!" &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Iniziai a leggere sugli alberi ed i corvi mi volavano intorno. Ogni tanto prendevo una pietra e ne colpivo uno fino ad ucciderlo, ma il più delle volte mancavo il bersaglio e stavo per qualche minuto a fissare il punto in cui era caduta la pietra. Il primo giorno i corvi rimasero a guardarmi dal vetro della finestra e in sogno mi vedevo invecchiata di cento anni e stavo seduta su una poltrona ad accarezzare la testa piumata di un uccello nero grande quanto un pastore tedesco. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una notte d'estate, aprii la finestra, ma la cornacchia non entrò. Andai in cucina coi piedi scalzi e presi una mela rossa. Come quella di Biancaneve. Lo chiamai facendo schioccare la lingua sul palato. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Specchio, specchio delle mie brame..." canticchiai allungando la mela verso il corvo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8878475684622124374?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8878475684622124374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8878475684622124374' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8878475684622124374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8878475684622124374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/06/la-metamorfosi-idiota-ii.html' title='La metamorfosi idiota (II)'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-3cMPcfwbIE8/TfJ-bNKqRKI/AAAAAAAAAlI/712x249upb0/s72-c/GLI_AMANTI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-7837280600531901131</id><published>2011-05-31T12:38:00.000-07:00</published><updated>2011-06-03T13:34:03.564-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dialoghi con i personaggi dei libri'/><title type='text'>Holden 357</title><content type='html'>di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sera stanai &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Holden&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;Caulfield&lt;/span&gt; dalla tana buia in cui si era dileguato.&lt;br /&gt;"Esci, per favore" mormorai con &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;determinazione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Fece finta di non sentire.&lt;br /&gt;"Esci, dai. Non fare lo scorbutico"&lt;br /&gt;"Ma che vuoi, eh?" mi chiese uscendo dal libro facendo leva sulle braccia.&lt;br /&gt;"Niente, mettiti la camicia, non te ne dispiacere"&lt;br /&gt;&lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;Caulfield&lt;/span&gt; sbadigliò e mentre si sistemava le bretelle:&lt;br /&gt;"Ti sei divertita a prestarmi a quel tuo amico?"&lt;br /&gt;"Ho prestato il tuo libro &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;perchè&lt;/span&gt; me l'aveva &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-corrected"&gt;chiesto&lt;/span&gt; e poi tu sei arte, sei di tutti" scoppiai in una risata convulsa.&lt;br /&gt;Serio, si accese una sigaretta.&lt;br /&gt;"Spegnila, per favore oppure le pagine prenderanno fuoco ed io morirò" ordinai tra la tosse e le risa.&lt;br /&gt;Fece finta di non sentire.&lt;br /&gt;"Regala un segnalibro a quel tuo amico idiota &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;perchè&lt;/span&gt; quel suo gesto di piegare gli angoli della carta mi lasciava secco. Accidenti! Un minimo di rispetto verso l'autore!"&lt;br /&gt;"Okay, &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;Holden&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;Caulfield&lt;/span&gt; te lo prometto. Scusa, non ti presto più."&lt;br /&gt;Annuì mentre si sedeva sulla copertina alzandosi i pantaloni grigi dalle ginocchia e lasciando scoperti due calzini diversi.&lt;br /&gt;"Quindi che vuoi?" esclamò con una certa fretta.&lt;br /&gt;"Una brutta notizia che riguarda i miei sentimenti verso di te"&lt;br /&gt;"Non mi ami più?" provò ad indovinare con una smorfia teatrale.&lt;br /&gt;"Esattamente" risposi seria.&lt;br /&gt;Inarcò il &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;sopracciglio&lt;/span&gt; e spense la sigaretta contro la copertina di &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-error"&gt;cuoio&lt;/span&gt; sulla quale sedeva.&lt;br /&gt;"Non eri una delle mie ammiratrici preferite, comunque" disse mentre intrecciava le mani con i gomiti sulle ginocchia.&lt;br /&gt;"Sei diventato di colpo &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;incomprensibile&lt;/span&gt;, come se io fossi cresciuta"&lt;br /&gt;"E hai iniziato a leggere tutte quelle baggianate alla &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;David&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;Copperfield&lt;/span&gt; per poi renderti conto che erano meglio di me"&lt;br /&gt;Rimasi in silenzio.&lt;br /&gt;"Me l'aspettavo da te. Non è una sorpresa. Promettevi anzianità già dai dodici anni. Triste"&lt;br /&gt;"Qualcuno ha detto che tu sei il &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;protagonista&lt;/span&gt; di un manualetto per &lt;span id="SPELLING_ERROR_16" class="blsp-spelling-error"&gt;quattordicenni&lt;/span&gt;... Sai, io ho &lt;span id="SPELLING_ERROR_17" class="blsp-spelling-error"&gt;diciasette&lt;/span&gt; anni adesso..."&lt;br /&gt;"Va' al diavolo!"&lt;br /&gt;"Non mi piaci più. Non mi piaci più. Non mi piaci più". Mi misi a ripetere per farlo stare zitto.&lt;br /&gt;"Sei vecchia. Sei vecchia. Sei vecchia." Mi fece eco battendo le scarpe per tenere il ritmo.&lt;br /&gt;"Basta così. &lt;span id="SPELLING_ERROR_18" class="blsp-spelling-error"&gt;Holden&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_19" class="blsp-spelling-error"&gt;Caulfield&lt;/span&gt;, grazie di tutto, adesso devo chiederti di andartene"&lt;br /&gt;"Con grande piacere, piccola lettrice da quattro soldi."&lt;br /&gt;"Ti odio con tutto il cuore"&lt;br /&gt;"Vai a sfogare la tua rabbia altrove e smettila di scrivere dialoghi così scontati e banali proprio come questi ultimi due aggettivi che hai appena usato: scontati e banali"&lt;br /&gt;"E cosa vuoi che mi metta a scrivere? Vuoi che mi metta a battere l'Inno d'Italia?"&lt;br /&gt;"Non sai scrivere, &lt;span id="SPELLING_ERROR_20" class="blsp-spelling-error"&gt;nè&lt;/span&gt; niente. C'è gente che scrive di gran lunga meglio di te, ma di certo non va a &lt;span id="SPELLING_ERROR_21" class="blsp-spelling-error"&gt;sbandierarlo&lt;/span&gt; in blog e compagnia bella"&lt;br /&gt;"Senti bello, io non scrivo per essere letta. Altrimenti sarei già morta di crepacuore"&lt;br /&gt;"Fai bene a non sperarci, allora."&lt;br /&gt;"Okay, ho sonno."&lt;br /&gt;"Io di più"&lt;br /&gt;"A Dio"&lt;br /&gt;"Scusa per oggi &lt;span id="SPELLING_ERROR_22" class="blsp-spelling-error"&gt;Holdino&lt;/span&gt; caro, ciao."&lt;br /&gt;"Hai dimostrato tutta la tua immaturità"&lt;br /&gt;"Tanto non lo pubblico, figurarsi se lo faccio"&lt;br /&gt;"Bene, non fare leggere questo dialogo a nessuno."&lt;br /&gt;"Bene, ciao"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-7837280600531901131?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/7837280600531901131/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=7837280600531901131' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7837280600531901131'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7837280600531901131'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/05/holden-357.html' title='Holden 357'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-932614941914944416</id><published>2011-05-29T02:06:00.000-07:00</published><updated>2011-05-29T04:03:16.816-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Jolene, scritti</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;liberamente tratto da una canzone dei White Stripes&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-BMQDetrwLGQ/TeIhbh2KmnI/AAAAAAAAAkI/v5gnSX6zO-8/s1600/300px-Johannes_Vermeer_%25281632-1675%2529_-_The_Girl_With_The_Pearl_Earring_%25281665%2529.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 280px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5612084842482801266" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-BMQDetrwLGQ/TeIhbh2KmnI/AAAAAAAAAkI/v5gnSX6zO-8/s400/300px-Johannes_Vermeer_%25281632-1675%2529_-_The_Girl_With_The_Pearl_Earring_%25281665%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; (Ragazza con l'orecchino di perla, Johannes Veermer, 1665-66, Mauritshuis dell'Aja)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jolene, Jolene, Jolene, Jolene&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;I'm begging of you, please don't take my man... &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;cantava piano sotto la pioggia e le macchine che passavano credevano tutte in un solo coro che fosse pazza, ma in quella pioggia di maggio chi non era pazzo fino in fondo adesso giocava a dadi con degli scheletri nei pub e lei ripeteva sempre che non voleva uccidere nessuno; le sua labbra giuravano che non c'erano cattive intenzioni nel suo cuore d'avorio. Ed io ero solo la testimone distante di una tragedia d'amore che potevo guardare in piedi in un teatro di legno, mi pareva Il Globe, e mi immaginavo che da qualche parte William Shakespeare, curvo sui fogli anneriti dal fumo delle candele, stesse riscrivendo con frenetico sospetto le battute che non suonavano ancora come flauti sotto i salici e narravano di lui che era stato rapito da una fata e lei che piangeva come grandine ed era come un stella che stava per spegnersi come un mozzicone di sigaretta. Perchè anche le stelle nella loro grandezza si spengono ed è come se non fossero mai esistite. "&lt;em&gt;Nessuno in fondo è così indispensabile"&lt;/em&gt; diceva lei mentre piangevano affamati d'aria e la pioggia continuava a battere sul parabrezza e se lei si fosse alzata per scappare lui non l'avrebbe rincorsa, prigioniero per sempre di una staticità che non ruba che il pensiero convulso di una lotta interiore, di una zona franca che accontenta la mancanza di coraggio. &lt;em&gt;Ti prego, Jolene non portartelo via&lt;/em&gt; continuava a ripetere in un singhiozzo rotto. Ed io mi intrecciavo le mani non sapendo cosa fare per calmare quei lamenti che non potevo capire, nè avevo mai sentito. Era la forza dell'amore, mi suggerivano le canzoni di Modugno, i film come Titanic, i libri rimasti aperti dove la tragedia era più evidente, ma quale intensità avesse questa forza, quale dolore, quale gioia perfida, io non potevo saperlo. Era come trovarsi a mezz'aria, sospesi dentro un vortice d'aria e sentirsi colpire il viso da un vento che non era il mio, nè di nessun'altro, soltanto loro e mai più loro. Lo vedevo fumare e guardare gli anelli di fumo come se stesse aspettando un messaggio, ma non c'erano frasi di poeti, aforismi di clown e letterati eccetto un nome come una melodia notturna. Ma lui era già sposo di una donna che non aveva quel nome nel fumo ed io ero solo colpita dal rumoroso battito dei loro cuori e facevo tacere le mie preghiere che lui tornasse da lei per sempre perchè quando mai per sempre era esistito? E non si potevano arginare i fiumi quando erano già in piena, così come non era giusto tamponare quegli occhi gonfi di lacrime e non c'erano nè criminali, nè vittime assolte. Jolene era ferma nella sua Bellezza adimensionale, muta tra i palazzi che crollavano al suo passaggio, fingendo di non vedere e non sentire gli effetti che provocava, assolutamente persa nel brillio della sua magnificenza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-932614941914944416?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/932614941914944416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=932614941914944416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/932614941914944416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/932614941914944416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/05/jolene-scritti.html' title='Jolene, scritti'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-BMQDetrwLGQ/TeIhbh2KmnI/AAAAAAAAAkI/v5gnSX6zO-8/s72-c/300px-Johannes_Vermeer_%25281632-1675%2529_-_The_Girl_With_The_Pearl_Earring_%25281665%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3031177218417202105</id><published>2011-05-14T11:02:00.000-07:00</published><updated>2011-05-14T12:21:36.101-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>The Whale o La Balena</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vfXIPuG6cC4/Tc7U9vO-7OI/AAAAAAAAAj4/qT1ARLo1gcI/s1600/cappella-sistina-profeta-giona.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 398px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5606652743239265506" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-vfXIPuG6cC4/Tc7U9vO-7OI/AAAAAAAAAj4/qT1ARLo1gcI/s400/cappella-sistina-profeta-giona.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;( Profeta &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Giona&lt;/span&gt;, &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;Michelangelo&lt;/span&gt;, Cappella Sistina)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;C'era il mio paese tutto allagato. Le strade, i vicoli, le piazze erano i nuovi letti di un fiume che non avevo mai visto. L'acqua arrivava fino ai secondi piani dei palazzi e sopra i balconi più alti c'erano tante persone che si sporgevano sventolando la mano o un tricolore. Il sole del pomeriggio illuminava di striscio questo fiume sconosciuto e faceva scintillare i riflessi bagnati dei cani che si lasciavano trasportare dai pezzi di legno, abbandonati e neanche salvi sotto quel cielo che però era sereno, ricordo, era sereno e non ancora buio. Da lontano riuscivo a vedere un &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;transatlantico&lt;/span&gt;, un &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;colosseo&lt;/span&gt; di ferro che si muoveva lento tra gli isolati del centro e &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;tutt&lt;/span&gt;'intorno vedevo famiglie intere che mangiavano le mele sopra scialuppe grandi quanto una mano. Ed io stavo sopra una gigantesca balena che portava una specie di collare lunghissimo fatto di catene con una targhetta di ferro su cui leggevo il numero 356, non mi sbaglio sicuro. Guardavo davanti senza l'idea di lasciare il collare e non riuscivo a capire se stessi guidando io quella specie di &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;Moby&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;Dick&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;grigietta&lt;/span&gt; oppure se lei mi stesse portando chissà dove in quello che, però, era il mio paese, la mia casa. Giravo la testa e vedevo dietro la coda di questo animale che entrava nell'acqua e poi, quando usciva, mi prendeva un grande spavento &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-corrected"&gt;perché&lt;/span&gt; quella grandissima pinna io non la potevo contenere &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;tutt&lt;/span&gt;'intera nemmeno in uno sguardo. Mentre questa balena andava con me sopra, un signore alto con gli occhiali recitava ad alta voce: " ora il Signore aveva preparato un pesce grande per ingoiare &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-error"&gt;Giona&lt;/span&gt;. E &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;Giona&lt;/span&gt; rimase nella pancia del pesce per tre giorni e tre notti". Ma io non ero &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;Giona&lt;/span&gt;, non ero il capitano &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;Achab&lt;/span&gt;, io non ero nessuno. Guardavo soltanto quella coda grande, i balconi pieni di bambini e quel fiume che aveva preso il posto dell'asfalto senza nessun consenso. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3031177218417202105?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3031177218417202105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3031177218417202105' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3031177218417202105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3031177218417202105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/05/whale.html' title='The Whale o La Balena'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-vfXIPuG6cC4/Tc7U9vO-7OI/AAAAAAAAAj4/qT1ARLo1gcI/s72-c/cappella-sistina-profeta-giona.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1684999686728454020</id><published>2011-05-04T11:53:00.000-07:00</published><updated>2011-05-05T09:58:35.256-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>La metamorfosi idiota</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-neIyPBkWix0/TcGiAbnd67I/AAAAAAAAAjI/Ph5XMePD3QI/s1600/Caravaggio%2B-%2BRagazzo%2Bmorso%2Bda%2Bun%2Bramarro%2B-%2BFirenze.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 303px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5602937539722603442" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-neIyPBkWix0/TcGiAbnd67I/AAAAAAAAAjI/Ph5XMePD3QI/s400/Caravaggio%2B-%2BRagazzo%2Bmorso%2Bda%2Bun%2Bramarro%2B-%2BFirenze.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(&lt;em&gt;Ragazzo morso da un ramarro&lt;/em&gt;, Caravaggio, 1594, oil on canvas)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Seppi che era stata morsa da un granchio e capii perchè si vergognava. Nel paese era tutt'al più il morso della tarantola che scatenava stupore; i morsi dei granchi non se li filavano nemmeno i vecchi brontoloni. "Un granchio?" chiesi, seria. "Un granchio" mi disse e poi non la vidi per qualche giorno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Aveva smesso di parlare e di ascoltare musica. Se ne stava seduta ai piedi del letto con i capelli imbrogliati, incespicati, tra le mani con un dolore disumano tra la caviglia e il tallone. La vedevo guardare sempre in basso con gli occhi pieni di rabbia e le mani strette in un pugno quasi a voler spezzare il naso di qualcheduno. La mia coscienza mi squillò nell'orecchio: "Questa è la mia metamorfosi. Non te ne devi fregare niente di niente". I&lt;i&gt;n nomine patris et filiis et spiritus sanct&lt;/i&gt;i. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Senti un attimo" chiedevo di fretta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Parla, amor mio" esclamava maestosa la mia coscienza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Dimmi cosa mi sta succedendo, te ne prego" imploravo comprendomi gli occhi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Ti stai per trasformare in un stracconilento mollusco aereo privo di branchie sudicio-facciali"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Non è possibile, per Bacco, io sono un essere umano certificato perchè, vedi, io ho proprio delle caratteristiche genetiche che fanno di me ciò che sono. Giuro su Di.. "&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Non si giura su Dio"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"E va bene... giuro su Giordano Bruno e Dante Aligheri che sono un essere umano certificato e immutabile, ripeto: certificato dai medici dell'ospedale. Se vuoi ti faccio leggere lo scontrino."&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Certificato e defenestrato... per farla breve, tu sarai presto un altro aggeggio".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;" Oh Signore! Ma io mi oppongo! Tutto questo è immorale, che rabbia"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Questa è la mia metamorfosi e tu, corpo, devi tacere e assecondare"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Ferma, coscienza! Dove vai?"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Mi vado a prepare l'ingegno fischettando".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Garibaldi fu ferito,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;fu ferito ad una gamba, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Garibaldi che comanda, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;che comanda il battaglion. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Pon pon. Pò, pòòòò.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Successivamente i dolori aumentarono e questa volta, dalla caviglia, presero tutto il corpo, anche le dita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Moriro?" chiedeva in preda alle convulsioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Non morirai" sussurrava la coscienza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Io mo' ti ammazzo, mo' mo' !" gridava.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Vieni, ti devo indottrinare: mo' deriva da mox, latino e significa &lt;em&gt;adesso&lt;/em&gt;. I Romani, che popolo. Oh... i Romani"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Dalle mani spuntarono delle spine. "Che animale è mai codesto?" pensava, atterrita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Lo stomaco parve lacerarsi, allungarsi per fare uscire una cupola gelatinosa medusoide e i capelli iniziarono a prendere vita, assumendo le forme di tentacoli o di serpi. I denti si allungarono come quelli di una lepre di bosco e dalle mani uscirono tre artigli appuntiti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Sei stata morsa da un granchio, cretina!" se la rideva la mia coscienza "cosa ti aspettavi, di diventare Supermèèèèn?".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Ma non rispondevo. Era da stupidi rispondere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify" style="font-size: 78%; "&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1684999686728454020?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1684999686728454020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1684999686728454020' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1684999686728454020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1684999686728454020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/05/la-metamorfosi-idiota.html' title='La metamorfosi idiota'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-neIyPBkWix0/TcGiAbnd67I/AAAAAAAAAjI/Ph5XMePD3QI/s72-c/Caravaggio%2B-%2BRagazzo%2Bmorso%2Bda%2Bun%2Bramarro%2B-%2BFirenze.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6257811571697221326</id><published>2011-05-01T01:00:00.000-07:00</published><updated>2011-05-01T02:41:11.492-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>Realismo isterico</title><content type='html'>di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-aRygbtFeNM4/Tb0oFkEVxMI/AAAAAAAAAiI/s9LPRl9qz_Y/s1600/kirchner.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 304px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601677587565102274" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-aRygbtFeNM4/Tb0oFkEVxMI/AAAAAAAAAiI/s9LPRl9qz_Y/s400/kirchner.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(E.L. &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Kirchner&lt;/span&gt;, &lt;em&gt;Strada a Berlino&lt;/em&gt;, 1914)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Guardava nel vuoto di una grande città attraverso i fumi e i cancri che uscivano dalle finestre grigie degli edifici nascosti dietro altri edifici sbarrati da impalcature e reti e cartelli gialli. I raggi di un sole artificiale &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;scintillavano&lt;/span&gt; sulle scritte enormi che gridavano al mondo la loro esistenza e l'uomo camminava dritto con la valigetta nella mano come l'altro uomo avanti a lui, come gli altri dieci uomini dietro le sue spalle dritte, come i quattro milioni dai volti scuri che ogni mattina scendevano le scale della &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;metropolitana&lt;/span&gt; e alla sera tornavano tra le luci nevrotiche dei loro pensieri. Premeva il tasto dell'ascensore non riuscendosi più a liberare dalla moltitudine di motivetti &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;pubblicitari&lt;/span&gt; che avevano infestato la sua testa e, stanco sebbene appena sveglio, decideva che il tentativo di opporsi a quella nebbia non aveva motivo di essere &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-corrected"&gt;perché&lt;/span&gt; quello era il suo Primo Mondo meritato e la valigetta che stringeva ne era la prova. Si sedeva alla scrivania in perfetto orario e sullo schermo del computer dei tubi virtuali dai colori acidi riempivano lo spazio chiuso velocemente come ragnatele. L'uomo toccò il mouse uguale a quello di tutti gli altri dipendenti dislocati a dozzine sui piani del grattacielo. I tubi virtuali scomparvero e lui riprese quel lavoro meccanico che forse non aveva mai interrotto il giorno prima continuando a &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;rimurginarci&lt;/span&gt; seppure &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;inconsciamente&lt;/span&gt; durante la cena, la notte, la colazione. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si svegliò. Si alzò. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli occhi vuoti, la camicia stirata, gli occhiali sul naso, eccolo scendere confuso le scale, uscire dal gigante di cemento, andare alla stazione, fare il biglietto, sedersi, controllare la fermata, guardare nervoso dal finestrino, grattarsi lo zigomo, sistemarsi gli occhiali, battere la mano sul ginocchio, controllare l'ora, accertarsi della fermata per la seconda volta, sedersi ancora, grattarsi il dorso della mano senza provare prurito, incrociare le braccia, consegnare il biglietto, ringraziare, chiedere per la fermata, aspettare, sorridere come un tic. Sorridere come un tic. Sorridere come un tic. Tic. Tic. Tic. Tic. &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;Trentasette&lt;/span&gt; ore dopo, una folla di gente lo spinse fuori dal treno. Abbandonò la cravatta sul sedile e prese a camminare sempre più lentamente in un posto immobile della sua memoria. Iniziò a cercare qualcuno che &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;assomigliasse&lt;/span&gt; a lui, uno di quei tre milioni uguali a lui. Non lo trovò. Per qualche minuto credette di essere morto e udì per l'ultima volta il suono squillante delle pubblicità televisive. Poi strisciò sui gomiti fino ad arrivare alla spiaggia. Continuò a strisciare sulla sabbia gialla fino a quando non vi fu che sabbia celeste e notò che in quella sabbia celeste si poteva sprofondare. Per lui era come strisciare in litri e litri di quelle bevande celesti che quei tre milioni uguali a lui bevevano nelle palestre. Quindi decise di dare un sorso e quell'acqua salata scese nel suo stomaco, andò a &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;disinfettare&lt;/span&gt; il cervello, uscì dagli occhi, s'infiltrò nei vasi sanguigni, si mescolò con la sua memoria ed egli capì che quella sabbia celeste era il mare. Iniziò a piangere. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6257811571697221326?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6257811571697221326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6257811571697221326' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6257811571697221326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6257811571697221326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/05/realismo-isterico.html' title='Realismo isterico'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-aRygbtFeNM4/Tb0oFkEVxMI/AAAAAAAAAiI/s9LPRl9qz_Y/s72-c/kirchner.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-256437986016647666</id><published>2011-04-26T07:51:00.000-07:00</published><updated>2011-04-26T10:45:33.590-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il Felicitiere - Capitolo uno</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6FMo-uUhoQ0/TbcBuY6wklI/AAAAAAAAAiA/mMrpz1LL5ws/s1600/Vendedor%252520de%252520globos.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 224px; FLOAT: left; HEIGHT: 183px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5599946558133015122" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-6FMo-uUhoQ0/TbcBuY6wklI/AAAAAAAAAiA/mMrpz1LL5ws/s400/Vendedor%252520de%252520globos.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il consueto silenzio nelle alte sale del palazzo venne infilzato dal secco rumore di una porta che si spalancava e da una voce femminile che gridava:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Corri, corri Giacomo! Chiama quella donna in fondo alla via, corri!".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il ragazzino, che stava intrecciando fili di rafia, si alzò da terra e uscì con la camicia fuori dai pantaloni.&lt;br /&gt;"Oh, oh! Dove vai giovanotto?" chiese un vecchio che tornava dalla campagna.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Aiutami! Aiuto! Quella donna, dove sta?"&lt;/div&gt;"Chi dici... uè, che donna, che vai dicendo?" farfugliò il vecchio mentre alcune lavandaie raddrizzavano la schiena e si mettevano in ascolto.&lt;br /&gt;"Sta nascendo, presto! La mamma mi ammazza se quella lì non va subito dalla contessa".&lt;br /&gt;Una delle lavandaie si mise la mano sugli occhi come per proteggersi dal sole delle tre.&lt;br /&gt;"Ragazzo, devi bussare a quella porta dove ci stanno i gerani rossi"&lt;br /&gt;Il bambino indicò e la lavandaia annuì. Diede tre colpi con il braccio e pochi istanti dopo la porta si aprì.&lt;br /&gt;"Dovete venire. La contessa..."&lt;br /&gt;Quella non perse tempo e, afferrata una borsa di tela, seguì il bambino con passo svelto.&lt;br /&gt;La levatrice entrò nella stanza della contessa accolta dalla madre del ragazzo e da altre figure frenetiche ai lati del letto. La porta venne chiusa con la stessa forza con cui era stata aperta.&lt;br /&gt;Il ragazzino rimase in piedi a guardarsi le scarpe mentre ascoltava ansimando i lamenti che provenivano da dietro quella piccola porta di legno che ora aveva preso a fissare con spavento.&lt;br /&gt;"Prepara della camomilla con l'alloro, Elvira" decise qualcuno.&lt;br /&gt;La porta si aprì e si richiuse. Venne riaperta e si richiuse di nuovo.&lt;br /&gt;"Calma, calma. Verso il basso, avanti" disse una voce decisa.&lt;br /&gt;Le grida divennero più forti.&lt;br /&gt;"Verso il basso, verso il basso".&lt;br /&gt;"Sarà bene preparare un panno caldo e acqua di malva"&lt;br /&gt;"Acqua di malva! A che diavolo...?"&lt;br /&gt;"Dio mio, fate quello che vi dico"&lt;br /&gt;"Bene"&lt;br /&gt;La porta si aprì, ne uscì la madre del ragazzo.&lt;br /&gt;"Giacomo, che stai facendo qui? Vai a raccogliere della malva! Corri!"&lt;br /&gt;Il ragazzino tornò con le mani sporche di terra ed un fascio di malva ancora con le radici.&lt;br /&gt;"A che mi serve tutta questa? Ne bastavano due foglie. Dammi."&lt;br /&gt;Riaprì la porta e se la sbatté alle spalle.&lt;br /&gt;"Avvicina il braciere, Lucia" continuavano le voci.&lt;br /&gt;"Basterà il calore di maggio a scaldare i dolori"&lt;br /&gt;"Avvicina il braciere, Lucia. Poi passami l'olio."&lt;br /&gt;Giacomo camminava nella grande sala che precedeva la stanza da letto della contessa. Guardò il lampadario ed il grande tavolo su cui erano ammassati fogli con numeri e parole che lui non sapeva leggere. Stava cercando di decifrare quei segni quando sentì che alle grida si era aggiunto un nuovo lamento e la voce della levatrice diceva:&lt;br /&gt;"La forbice. E' pulita?"&lt;br /&gt;"Si. &lt;em&gt;Pater noster qui es in caelis santificetur nomen tuum adveniat&lt;/em&gt;..."&lt;br /&gt;"Passami il piatto."&lt;br /&gt;"Ecco... &lt;em&gt;regnum tuum fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra&lt;/em&gt;..."&lt;br /&gt;"L'acqua! L'acqua!"&lt;br /&gt;"Si... &lt;em&gt;Panem nostrum cotidiano&lt;/em&gt;..."&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Cotidianum&lt;/em&gt;"&lt;br /&gt;"Signora contessa, eccovi vostro figlio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E fu allora che il conte Ferdinando Giuseppe Filippo Luigi Bartoli conte di Salenzia si ritrovò, per la prima volta, nato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-256437986016647666?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/256437986016647666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=256437986016647666' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/256437986016647666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/256437986016647666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/04/il-felicitiere-capitolo-uno.html' title='Il Felicitiere - Capitolo uno'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-6FMo-uUhoQ0/TbcBuY6wklI/AAAAAAAAAiA/mMrpz1LL5ws/s72-c/Vendedor%252520de%252520globos.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1319597533220239557</id><published>2011-04-10T07:37:00.000-07:00</published><updated>2011-04-13T06:03:16.622-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>L'adolescente arrogante</title><content type='html'>di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-OnRHWNdkAxg/TaHSrt3O9mI/AAAAAAAAAfo/GAiJ7qdOoyc/s1600/41_00255517%257Eun-ecolier-endormi-sur-son-livre.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 299px; DISPLAY: block; HEIGHT: 360px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5593983860658337378" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-OnRHWNdkAxg/TaHSrt3O9mI/AAAAAAAAAfo/GAiJ7qdOoyc/s400/41_00255517%257Eun-ecolier-endormi-sur-son-livre.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; (&lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Jean&lt;/span&gt;-&lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;Baptiste&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;Greuze&lt;/span&gt;, Un é&lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;colier&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;endormi&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;sur&lt;/span&gt; son &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;livre&lt;/span&gt;, 1755, &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;oil&lt;/span&gt; on &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;canvas&lt;/span&gt;, 65 x 64 cm)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Correva giù per la collina &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;sparpagliando&lt;/span&gt; le braccia tra le piante alte e inforcava la bicicletta di ferro senza fermarsi per prendere fiato. Poi &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-corrected"&gt;pedalava&lt;/span&gt; incontro alle rondini, incontro al tramonto, sprezzante per quei fasulli &lt;em&gt;carpe &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;diem&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; professati, non da lei assolti, durante le lezioni di vita del "Santo Compendio di Esistenza e Asinità". C'era qualcosa nel suo animo che potremmo definire come un'avversione verso le regole del Vero, una &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;spregiudicata&lt;/span&gt; riluttanza a comprendere le convenzioni, le dottrine filosofiche. Era come se una sagoma nera di &lt;em&gt;dubbio&lt;/em&gt; la prendesse tutte le volte per la giacca con l'intento di &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;scompigliarle&lt;/span&gt; i capelli a &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;dimostrazione&lt;/span&gt; del fatto che ordine e rigore non erano parole da scriversi, &lt;span id="SPELLING_ERROR_16" class="blsp-spelling-error"&gt;nè&lt;/span&gt; escludersi del tutto. Si fermava sotto un albero di Giuda come un poeta romantico, pur aborrendo il &lt;span id="SPELLING_ERROR_17" class="blsp-spelling-error"&gt;Romanticismo&lt;/span&gt; e le correnti letterarie, e si stringeva le tempie chiedendosi se fosse giusto rinnegare il sentimento, se fosse giusto disertare la scuola per leggere libri che altrimenti non avrebbe mai letto, ma che avrebbe tuttavia finito e poi gettato al fiume nell'esplosione di un ghigno di assoluto non rispetto verso l'autore. Arrancava, non parlava, fino alla casa del glicine selvaggio e lì bussava alla porta dell'acclamato pittore. Quello apriva, non derideva, &lt;span id="SPELLING_ERROR_18" class="blsp-spelling-error"&gt;tutt&lt;/span&gt;'al più prendeva zitto quei fogli &lt;span id="SPELLING_ERROR_19" class="blsp-spelling-error"&gt;scribacchiati&lt;/span&gt; che lei gli porgeva e senza dire una parola quella si voltava e se ne andava col ginocchio destro traballante e l'animo preso da scosse. Sul sentiero che portava all'alveare sputava critiche verso gli esseri viventi, ma, sebbene si sforzasse, non riusciva ad inventare soluzioni ai problemi e dunque soffriva, si &lt;span id="SPELLING_ERROR_20" class="blsp-spelling-corrected"&gt;contorceva&lt;/span&gt; nei pensieri convulsi del suo cervello, ma continuava a camminare assente e, dopotutto, &lt;span id="SPELLING_ERROR_21" class="blsp-spelling-error"&gt;indifferente&lt;/span&gt; a quel tetano che la atterriva. A dire la verità, quell'andare furibondo senza meta era uno dei tanti modi per evitare la scrittura che secondo lei era causa di tutti i suoi morbi e malanni. Faceva tutto questo per evitare, mai più provare, quel suo strisciare silenzioso verso lo scrittoio, quell'impugnare &lt;span id="SPELLING_ERROR_22" class="blsp-spelling-error"&gt;languidamente&lt;/span&gt; la &lt;span id="SPELLING_ERROR_23" class="blsp-spelling-error"&gt;stilografica&lt;/span&gt;, quel sudato &lt;span id="SPELLING_ERROR_24" class="blsp-spelling-error"&gt;svisceramento&lt;/span&gt; dei pensieri che una volta fuori dalla sua testa, rischiarati dalla lampada, diventavano specchi di verità infinita, vermi illegittimi la cui esistenza disturbava il tatto del lettore cosiddetto &lt;em&gt;coscienza&lt;/em&gt;. Era convinta che la scrittura, quella sventurata ossessione, l'avrebbe costretta a vagare per le campagne come una fuorilegge, un'assassina, una specie di &lt;span id="SPELLING_ERROR_25" class="blsp-spelling-error"&gt;Jessie&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_26" class="blsp-spelling-error"&gt;James&lt;/span&gt; al femminile. &lt;span style="color:#cc6600;"&gt;"Mani in alto"-avrebbero gridato i gendarmi a cavallo vedendola dormire nell'erba. "Mani in alto, ragazzina! Getti a terra la baionetta; noi qui la condanniamo per aver ucciso con la sua scellerata, &lt;span id="SPELLING_ERROR_27" class="blsp-spelling-error"&gt;nonchè&lt;/span&gt; indecente, arroganza la sacra logica della ragione!".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1319597533220239557?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1319597533220239557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1319597533220239557' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1319597533220239557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1319597533220239557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/04/ladolescente-arrogante.html' title='L&apos;adolescente arrogante'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-OnRHWNdkAxg/TaHSrt3O9mI/AAAAAAAAAfo/GAiJ7qdOoyc/s72-c/41_00255517%257Eun-ecolier-endormi-sur-son-livre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4398972743722413666</id><published>2011-04-08T10:56:00.001-07:00</published><updated>2011-04-08T12:08:29.541-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La vera grafia di Genda Antonio, pittore e scrittore</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Kc6nUB0o3xA/TZ9MfYfMiKI/AAAAAAAAAfg/zULI7nI-2VA/s1600/untitled.bmp"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 220px; FLOAT: left; HEIGHT: 367px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5593273364250396834" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-Kc6nUB0o3xA/TZ9MfYfMiKI/AAAAAAAAAfg/zULI7nI-2VA/s400/untitled.bmp" /&gt;&lt;/a&gt; di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il matto &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Genda&lt;/span&gt;, pittore e scrittore, era morto, seppellito, decomposto ed io andavo le domeniche a lasciargli i fiori sulla pancia e non chiedevo al vento, nemmeno piangevo, neanche stridevo. Povero &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;Genda&lt;/span&gt;, al suo funerale c'era solo il prete e quattro &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;chierichetti&lt;/span&gt;, due colombi spennati e un vecchio dalla barba rossa che batteva la punta del bastone sui marmi grigi. La gente del paese lo odiava, giurava su Dio che lo odiava e sulla parete della sua casa avevano scritto sputi di parole tossiche, vendette superbe, minacce assassine. Il paese era pieno di psicologi arroganti che l'avevano giudicato un santo peccatore, fasullo damerino, un tipo, insomma, da salutare e poi beffeggiare, imitare, spingere, ferire, affondare. Ma lui ricopiava sempre i suoi scritti con una bella grafia che mi &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;assomigliava&lt;/span&gt; al moto di una &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;gabbianella&lt;/span&gt; sul mare. "Signore-gli dissi- mi fai vedere quei fogli che nascondi con la mano?". Era una mano tremante, piena di rughe e tagli, tagli e solchi profondi. &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;Genda&lt;/span&gt; disse di no ed il giorno del suo funerale la sua casa venne aperta dalla polizia ed i curiosi fecero folla masticando &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;chewing&lt;/span&gt;-&lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;gum&lt;/span&gt; e sprezzo verso &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;Genda&lt;/span&gt;. A terra, sparsi, c'erano quei fogli che mai avevo visto. Erano pieni di una grafia incerta, traballante. Mi ricordai di quello strano modo di aggrapparsi alla penna, come se questa fosse stata una mano dall'alto che lo afferrava da un mare pieno di squali famelici con le zanne piene di carne. Quella grafia rideva sui ghigni della Psicologia mentre i polli e i neuroni rotolavano sui tappeti rossi dell' ostentata sobrietà.&lt;span style="color:#6666cc;"&gt; C'erano parole incomplete, frasi che si &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;dissolvevano&lt;/span&gt; senza nemmeno un punto e talvolta si vedevano macchie d'inchiostro che parevano rondini morte o pellicani rimasti imbrigliati nel petrolio. Le lettere erano state calcate con così tanta forza che girando il foglio sentivo il rilievo con il &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-error"&gt;polpastrelli&lt;/span&gt; e sebbene mi sforzassi di &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;interpretare&lt;/span&gt; le fiamme serpentine delle &lt;em&gt;esse&lt;/em&gt;, mi accorgevo che ogni lettera era diversa dalle altre, come se ogni convenzione o abitudine fosse stata bandita per sempre dal sigillo di quelle pagine stregate. Mi accorsi che non comparivano parole come "dopotutto", "semmai", "tuttavia".&lt;/span&gt; Non c'erano segni sicuri, ma solo schiaffi e sputi di qualcuno che mai nessuno conobbe fino in fondo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4398972743722413666?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4398972743722413666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4398972743722413666' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4398972743722413666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4398972743722413666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/04/la-vera-grafia-di-genda-antonio-pittore.html' title='La vera grafia di Genda Antonio, pittore e scrittore'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Kc6nUB0o3xA/TZ9MfYfMiKI/AAAAAAAAAfg/zULI7nI-2VA/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-7106552606578891887</id><published>2011-03-29T09:58:00.000-07:00</published><updated>2011-03-30T00:31:41.545-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Cappuccio rosso e il lupanare</title><content type='html'>di Cristina &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;Taliento&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-qzc0Z3GZT34/TZIfW-zcaYI/AAAAAAAAAe4/7gxooMbPaE0/s1600/le%252520petit%252520chaperon%252520rouge.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 277px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5589564567196559746" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-qzc0Z3GZT34/TZIfW-zcaYI/AAAAAAAAAe4/7gxooMbPaE0/s400/le%252520petit%252520chaperon%252520rouge.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-family:courier new;font-size:85%;"&gt;tratto da &lt;em&gt;Le &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;petit&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;Chaperon&lt;/span&gt; Rouge&lt;/em&gt; di &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;Charles&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;Perrault&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tanti e tanti anni fa in una casa ai margini del bosco non c'erano che rampicanti schifi &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;ossessionati&lt;/span&gt; dalla voglia di allungarsi fino all'infinito per succhiare dalle pareti ogni briciolo d'intonaco e di buon costume. Dentro quelle stesse pareti una madre spudorata cresceva le &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;inquietudini&lt;/span&gt; della figlia cucendo abiti di colore non bianco, non rosa, ma &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;curiosamente&lt;/span&gt; rosso. Quel rumore del telaio a tutte le ore svegliava Cappuccio dai suoi sogni confusi; la madre la vedeva scuotersi &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;piagnucolando&lt;/span&gt; in quel mantello rosso e faceva il verso che si fa per chiamare i gatti e la bambina riprendeva l'incubo dove l'aveva lasciato.&lt;/div&gt;"Cappuccio, oggi porti queste cose alla nonna." disse un giorno la mamma mentre infilava nell'ago dentro filo di cotone rosso. "Ma mamma... " "Fai quello che ti ho detto" "Ho paura nel bosco, non mi hai mai insegnato qual è la strada giusta" "Bugiarda! La strada te l'ho indicata milioni di volte" &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-corrected"&gt;ribatté&lt;/span&gt; la mamma pungendosi con l'ago e dal suo &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;polpastrello&lt;/span&gt; prese a sgocciolare sangue rosso. "Non me l'hai mai mostrata di persona..." disse piano Cappuccio. "Ne vogliamo fare un problema?" chiese con tono freddo la madre. "No mamma... io..." "Bene, adesso vai. Oggi passa il cacciatore per prendersi la tassa sulla &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-error"&gt;sorveglianza&lt;/span&gt; del bosco. Devo accoglierlo come si deve." Cappuccio intese quelle parole come forse nessuna bambina della sua età avrebbe fatto. E forse era per rabbia o per ripicca che quel giorno, in quel bosco, lei non prese la strada che sua madre le aveva soltanto indicato con &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;indifferenza&lt;/span&gt; dall'uscio di casa. Quel giorno, in quel bosco, Cappuccio volle &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;sperimentare&lt;/span&gt; un'altra strada che a lei parve più sicura &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-corrected"&gt;perché&lt;/span&gt; sconosciuta. Si disse: "Voglio andare". Mentre camminava nel buio dei cespugli fitti si ripeteva "voglio avanzare ancora". Più andava avanti e più guardava in faccia la sua &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;inquietudine&lt;/span&gt;; rivedeva l'incubi delle sue notti, della sua ingenua vita così tanto macchiata da quel costante, infernale, spaventoso colore rosso. "Non ti muovere" ringhiò alle sue spalle un lupanare. "Non ti ho fatto niente" prese a &lt;span id="SPELLING_ERROR_16" class="blsp-spelling-error"&gt;piagnucolare&lt;/span&gt; nuovamente Cappuccio. "Stai ferma, sciocca, voglio solo farti domande" &lt;span id="SPELLING_ERROR_17" class="blsp-spelling-corrected"&gt;ripeté&lt;/span&gt; il lupanare. Cappuccio annuì fingendo &lt;span id="SPELLING_ERROR_18" class="blsp-spelling-error"&gt;tranquillità&lt;/span&gt;. "Dove stai andando?" "Da mia nonna, mio signore, è m-m-alata" balbettò la bambina con timore. "E' forse questa la retta via per andare a trovare la &lt;span id="SPELLING_ERROR_19" class="blsp-spelling-error"&gt;nonnina&lt;/span&gt;?" chiese il lupanare alzando il muso con sospetto. "Ho smarrito la retta via da molto tempo, mio signore" "Oh... non devi sai?-disse con un ghigno- Vedi, è buona cosa prendere sempre le strade note &lt;span id="SPELLING_ERROR_20" class="blsp-spelling-corrected"&gt;perché&lt;/span&gt; qualora noi volessimo imboccare quelle sconosciute, sarebbe giusto o necessario chiedersi cosa ci spinge ad abbandonare la luce per l'ombra, il noto per lo sconosciuto, il sentiero per il bosco." Cappuccio fece un inchino con la sua mantellina di colore rosso e si congedò aumentando il passo per &lt;span id="SPELLING_ERROR_22" class="blsp-spelling-error"&gt;allontanarsi&lt;/span&gt; da quelle domande così scomode. Arrivò a casa della nonna e chiese di entrare. Qualcuno rispose e un brivido le corse sotto la mantellina di quel &lt;span id="SPELLING_ERROR_23" class="blsp-spelling-error"&gt;perseverante&lt;/span&gt; colore rosso. "Vieni avanti" La bambina riconobbe la voce del lupanare, senza tuttavia riuscire ad avere il pensiero di scappare, fuggire dalla finestra con le scarpette in mano, &lt;span id="SPELLING_ERROR_24" class="blsp-spelling-error"&gt;catapultarsi&lt;/span&gt; nel bosco urlando. Quel che fece fu avvicinarsi al letto con passo silenzioso e impacciato. "Ciao nonna" mentì Cappuccio "Bambina mia" borbottò il lupanare da sotto la cuffia di seta bianca. Cappuccio fece un passettino sul posto e studiando il colore della sua mantella disse: "Nonna... che occhi grandi che hai quest'oggi" Il lupanare rispose: " Sono per guardare meglio le tue debolezze". Cappuccio deglutì. Poi disse: "Nonna... e che orecchie grandi che hai quest'oggi" "Sono per ascoltare meglio le tue ultime suppliche" "Nonna... -disse conoscendo già il suo destino- che bocca grande che hai quest'oggi" Il lupanare si tolse la cuffia bianca e affondate le zanne nella mantellina rossa, disse: "E' per dilaniarti &lt;span id="SPELLING_ERROR_25" class="blsp-spelling-error"&gt;definitivamente&lt;/span&gt;, meglio di tutti gli altri messi insieme. Puoi fidarti, bambina mia". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-7106552606578891887?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/7106552606578891887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=7106552606578891887' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7106552606578891887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7106552606578891887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/03/cappuccio-rosso-e-il-lupanare.html' title='Cappuccio rosso e il lupanare'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-qzc0Z3GZT34/TZIfW-zcaYI/AAAAAAAAAe4/7gxooMbPaE0/s72-c/le%252520petit%252520chaperon%252520rouge.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8803413976616636337</id><published>2011-03-20T11:35:00.000-07:00</published><updated>2011-03-21T07:29:15.913-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>In morte di uno spermatozoo</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa storia non è mai esistita. Il protagonista sarebbe potuto essere un suonatore di fisarmonica dalle belle mani. Tuttavia accadde che lo spermatozoo da cui egli avrebbe dovuto svilupparsi inciampò nel flagello di un altro suo compare proprio mentre stava per arrivare al traguardo. Il personaggio non fecondò mai l'ovulo. Storia mancata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8803413976616636337?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8803413976616636337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8803413976616636337' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8803413976616636337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8803413976616636337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/03/in-morte-di-uno-spermatozoo.html' title='In morte di uno spermatozoo'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-310502842269501895</id><published>2011-03-12T09:32:00.000-08:00</published><updated>2011-03-12T11:38:38.516-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><title type='text'>Il cuore spezzato del signor Carpe Diem</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3ofuinPGjG0/TXvLl78K__I/AAAAAAAAAeQ/7weYcyFLtdc/s1600/imagesCAZRL9KQ.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 189px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5583280015661531122" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-3ofuinPGjG0/TXvLl78K__I/AAAAAAAAAeQ/7weYcyFLtdc/s400/imagesCAZRL9KQ.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il signor Effe ha contratto il morbo del Carpe &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;Diem&lt;/span&gt;! Così hanno detto i medici altissimi in fondo al corridoio mentre prendevano le penne dai loro camici bianchi bianchi. Il signore Effe - io non posso dire il nome &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;perchè&lt;/span&gt; potrebbe suonar strano e poco sonoro- il signore Effe dicevo dorme immobile sul fianco destro, ma c'è una specie di sveglia nel suo cervello; una sveglia che lo fa scuotere tutto d'un tratto e gli fa dire con voce possente, alle volte un po' stridula, "Carpe &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;diem&lt;/span&gt;!". Non passa molto tempo ed ecco il signor Effe-giacca e cravatta, tre di notte ancora- pronto con la sua valigia ad andare in giro per la città, saltando in mutande da un autobus all'altro senza minimamente guardarsi indietro. Pazzo! Sciagurato! Ma no... ma no... "Io son colui che frega tutti quanti, io mica come voi, io con voi non c'entro niente!". E così pensando il signor Effe fa un inchino davanti alle vetrine ed intanto si ripete in testa la poesia di quel tale francese-ora non ricordo il nome-insomma, quel tale che diceva "Cogli l'attimo, cogli la rosa". Lui ripete la &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;&lt;em&gt;filastruccula&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; con uno &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;silente&lt;/span&gt; movimento dei baffi, come se in bocca si stesse lavorando alla &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;masticazione&lt;/span&gt; di un &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;fagiuolo&lt;/span&gt; crudo. Oh, signor Effe! E sputalo 'sto fagiolo! &lt;em&gt;Ma che, m-a che co-sa stai di-&lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;cen&lt;/span&gt;-do!&lt;/em&gt; Lui non mastica &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-corrected"&gt;alcunché&lt;/span&gt;, lui sta assaporando i versi di quel tale francese e nessuno può impicciarsi. Il signor Effe vuole vivere la vita fino a succhiare ogni singolo minuto. Così con l'occhio di un rapace egli non guarda, bensì scruta. Oh... dovreste vedere i suoi occhi. Che demonio! Che ammiraglio nella nebbia! Attento a non perdere nessun particolare del suo mondo, nemico &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;segretissimo&lt;/span&gt; di ogni perdita di tempo. Ehm, ehm. Lui: prode, illustre, cantastorie, filosofo, fuorilegge, codardo fino all'ultimo attimo colto e &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-error"&gt;stravissuto&lt;/span&gt; con tanto di attestato firmato e &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;strafirmato&lt;/span&gt; che ribadisce la sua bella, accurata, ricerca dell'&lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;Interessante&lt;/span&gt;. Ma via, ma via. Signor Effe? Che cosa ci guadagna a girare, girare come un asino da fiera, un oratore da strapazzo che ogni giorno, sul suo bel piedistallo di &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;aformismi&lt;/span&gt; greci, alza il braccio e &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;magnificamente&lt;/span&gt; esclama: "Carpe &lt;span id="SPELLING_ERROR_16" class="blsp-spelling-error"&gt;diem&lt;/span&gt;". E così sia. Alza quella schiena, e stai dritto, confessa l'amore al primo vento, mangia sano, vai lontano, guarda su, schiena dritta, non aprire quella porta, cosa hai detto? Non si sente un tubo. Il signor Effe è affetto dal morbo del Carpe &lt;span id="SPELLING_ERROR_17" class="blsp-spelling-error"&gt;Diem&lt;/span&gt;, prego. I medici l'hanno scritto sulla cartella clinica e senza nemmeno salutare si sono infilati il cappotto e se ne sono andati temendo il contagio. Povero signor Effe... Un caso disperato, come dice la gente: un caso disperato, non c'è che dire. Ha una paura così infinita del tempo che si allaccia l'orologio al contrario, dalla parte della pila. Ma davvero? Si si, te lo posso giurare, parola mia. Quest'uomo-il signor Effe, e chi altri?- ha un album di fotografie gigantesco che è talmente grande da occupare una stanza intera. Tutte le volte che qualcuno bussa alla sua porta, lui intreccia le dita sulla pancia e, con qualche passettino sul posto, propone: "Che si voglia per caso guardare le immagini dei momenti per sempre miei?". E non c'è verso di opporsi &lt;span id="SPELLING_ERROR_18" class="blsp-spelling-error"&gt;perchè&lt;/span&gt; lui, il signor Effe- foto in mano e sorriso affermativo- mostra orgoglioso il tempo, spiaccicato, spalmato, rullato sotto una pellicola &lt;span id="SPELLING_ERROR_19" class="blsp-spelling-error"&gt;plastificata&lt;/span&gt;. "Ma che carina questa ragazza, chi è?" chiede il suo ospite &lt;span id="SPELLING_ERROR_20" class="blsp-spelling-corrected"&gt;guardando&lt;/span&gt; la foto. Il signor Effe si gonfia come un pavone e &lt;span id="SPELLING_ERROR_21" class="blsp-spelling-error"&gt;afferrandosi&lt;/span&gt; la caviglia esclama: "Laura, 1989. Amore dichiarato, attimo colto". "&lt;span id="SPELLING_ERROR_22" class="blsp-spelling-error"&gt;Ahaaaa&lt;/span&gt;- fa l'ospite &lt;span id="SPELLING_ERROR_23" class="blsp-spelling-error"&gt;meravigliato&lt;/span&gt;, pieno di ammirazione- &lt;span id="SPELLING_ERROR_24" class="blsp-spelling-error"&gt;ahaaa&lt;/span&gt;!". Guardano ancora le foto e quello chiede ancora: "e qui? e qui? dove stai, &lt;span id="SPELLING_ERROR_25" class="blsp-spelling-error"&gt;cos&lt;/span&gt;'è, un ufficio?". Il signor Effe finge di guardare meglio, si gratta l'orecchio, poi velocemente dice: "Perdere il lavoro o prendersi quello del capo, 1978. Carpe &lt;span id="SPELLING_ERROR_26" class="blsp-spelling-error"&gt;diem&lt;/span&gt;!". E così via. &lt;span style="color:#cc6600;"&gt;Il tempo schiavo del signor Effe; la vita del signor Effe schiava e serva, serva e sguattera. Cercare! Cogliere! La giovinezza fugge! E poi vivere fino alla nausea, fino allo sfinimento con l'ansia e la noia, la paura di non riuscire a vivere fino in fondo. La paura schifa di annaspare nei ricordi e nel tempo perduto e tra i cappelli spariti, gli ombrelli mai più ritrovati della tua vita, della mia vita, di quella di tutti gli interessati ed i non interessati. Signor Effe, suvvia... non pianga! Si sa che, dopotutto, la vita è fatta anche di rimpianti e se non la smette di mangiare il tempo, il suo rimpianto sarà quello di non aver avuto il pensiero di star fermo. Ma, per l'amor di Iddio, non pianga... chi le dice che sia io ad aver ragione... magari fa bene lei a vivere di stracci, momenti infiniti e fiati persi, di tutta questa avidità di vita che da sempre va cercando. Non sarò io, signor Effe, non io... &lt;em&gt;Ho già diciassette anni e puzzo ancora di latte. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-310502842269501895?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/310502842269501895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=310502842269501895' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/310502842269501895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/310502842269501895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/03/il-cuore-spezzato-del-signor-carpe-die.html' title='Il cuore spezzato del signor Carpe Diem'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-3ofuinPGjG0/TXvLl78K__I/AAAAAAAAAeQ/7weYcyFLtdc/s72-c/imagesCAZRL9KQ.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3344216364103434713</id><published>2011-03-05T06:36:00.000-08:00</published><updated>2011-03-05T09:03:16.356-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Madrigale dell'amore non corrisposto</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-wlM8sA2kDzg/TXJomMXl8pI/AAAAAAAAAcY/0-ajmgmXf6I/s1600/85.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 261px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5580637893629964946" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-wlM8sA2kDzg/TXJomMXl8pI/AAAAAAAAAcY/0-ajmgmXf6I/s400/85.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Il Galata Morente- II secolo a.C.-Roma, Musei Capitolini)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Può l'amor non corrisposto far scordare&lt;br /&gt;la bellezza pallida di un'alba che sorge&lt;br /&gt;o la natura tutta per sempre offuscare&lt;br /&gt;sotto il pensiero di un chi di te non s'accorge?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ripudiavamo il dolce stil novo della poesia toscana&lt;br /&gt;maledicendo Laura e chi di lei s'era invaghito&lt;br /&gt;poi ci osservavamo rincorrere quella rima lontana&lt;br /&gt;annullando noi stessi con la pioggia e l'infinito.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Amore non corrisposto dell'età mia immatura,&lt;br /&gt;di silenzi, pensieri convulsi e vento contro&lt;br /&gt;parole non ho che da offrire per questa pittura&lt;br /&gt;se non il ricordo bugiardo di quel primo incontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure mai il nostro cuore ha pianto un giorno,&lt;br /&gt;hanno riso gli occhi senza tuttavia levarsi al cielo&lt;br /&gt;chè quando il treno barcollava sul ritorno&lt;br /&gt;guardavamo le mani di una suora strette s'un Vangelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Non ci cascare!- già nel tramonto i venti lo gridavano&lt;br /&gt;mentre gli uccelli fendevan bassi la lavanda;&lt;br /&gt;gli alti giunchi innamorati delle rose s'inchinavano&lt;br /&gt;ignorando teatralmente la nostra, la mia domanda. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3344216364103434713?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3344216364103434713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3344216364103434713' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3344216364103434713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3344216364103434713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/03/madrigale-dellamore-non-corrisposto.html' title='Madrigale dell&apos;amore non corrisposto'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-wlM8sA2kDzg/TXJomMXl8pI/AAAAAAAAAcY/0-ajmgmXf6I/s72-c/85.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-9198096588199456312</id><published>2011-02-12T09:42:00.000-08:00</published><updated>2011-03-06T06:27:07.995-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantascienza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Distopia</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-QQB39odRMLQ/TXOX82n1N6I/AAAAAAAAAdI/kV9N8jnNyfE/s1600/1449480638.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 279px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5580971434952701858" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-QQB39odRMLQ/TXOX82n1N6I/AAAAAAAAAdI/kV9N8jnNyfE/s400/1449480638.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(René Magritte, La Trahison des images, 1929-29, Los Angeles County Museum of Art)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La narratrice, presa da una &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;vigliaccheria&lt;/span&gt; fulminea, disse: "Le darò una divisa, ma non posso fornirle alcun tipo di arma da fuoco". Il personaggio, con voce tetra, rispose: "No, tu lo farai".  E la narratrice, mentre si asciugava la fronte:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Le mie storie non spacciano violenza"&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Dammi quella maledetta arma da fuoco, patetica &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;scribacchina&lt;/span&gt;"&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Un fucile da caccia con...-fece per scherzare- con tre cartucce in regalo. Ti basta?"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il personaggio biascicò qualcosa e, affondato l'occhio nel mirino, centrò il cervello. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Le carte si macchiarono di sangue mentre in radio &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;Patty&lt;/span&gt; Pravo cantava &lt;span class="Apple-style-span"&gt;''&lt;i&gt;Se &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;peeeerdo&lt;/span&gt; te, cosa farò, io non so più restare sola, ti cercherò e piangerò come un bambino che ha paura. M'hai insegnato a volerti bene, hai voluto la mia vita: ecco ti appartiene; ma ora insegnami, se lo vuoi tu, a lasciarti, a non amarti più&lt;/i&gt;". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Il Personaggio sparò sulla radio e la voce di &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;Patty&lt;/span&gt; Pravo si trasformò in quella di un capodoglio ferito, poi si spense fra le scintille . Dunque Personaggio prese il controllo della storia. Si assegnò tre revolver, una &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;Winchester&lt;/span&gt; Magnum, due &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;mitragliatrici&lt;/span&gt; pesanti, quattro &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;Colt&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;Metropolitan&lt;/span&gt;, due &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;Colt&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-error"&gt;Trooper&lt;/span&gt;, sette fucili a ripetizione, cinque carabine &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;semiautomatiche&lt;/span&gt;, una &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;Marlin&lt;/span&gt;. Personaggio premette il grilletto della &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;Marlin&lt;/span&gt;, ma il colpo fece cilecca; la vena della sua tempia pulsò forte. Allora, Personaggio impugnò un &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;Kalashnikov&lt;/span&gt; e fece fuoco sulla &lt;span id="SPELLING_ERROR_16" class="blsp-spelling-error"&gt;Marlin&lt;/span&gt;, la quale si sbriciolò come un pollo &lt;span id="SPELLING_ERROR_17" class="blsp-spelling-error"&gt;bruciacchiato&lt;/span&gt;. Siccome le armi non potevano essere sostenute tutte insieme sul suo corpo, egli, potendo crear tutto, far tutto e decidere su tutto, aumentò la sua statura di quattro metri e mezzo e, avendo &lt;span id="SPELLING_ERROR_18" class="blsp-spelling-corrected"&gt;constatato&lt;/span&gt; un improvviso &lt;span id="SPELLING_ERROR_19" class="blsp-spelling-error"&gt;dimagrimento&lt;/span&gt; che lo faceva &lt;span id="SPELLING_ERROR_20" class="blsp-spelling-error"&gt;assomigliare&lt;/span&gt; ad una canna di bambù, pensò che i suoi muscoli dovevano superare la tonnellata. E, d'altronde, così fu. Non passarono le due ore senza che Personaggio si fosse creato tre eserciti di uomini più bassi di lui, ma dotati tuttavia del suo stesso spirito di &lt;i&gt;bontà&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;altruismo&lt;/i&gt;. Gli eserciti chiesero un salario più alto, lui piegò il &lt;span id="SPELLING_ERROR_21" class="blsp-spelling-error"&gt;sopracciglio&lt;/span&gt;, si afferrò il mento e disse: "&lt;span id="SPELLING_ERROR_22" class="blsp-spelling-error"&gt;Perchè&lt;/span&gt;?". Gli eserciti &lt;span id="SPELLING_ERROR_23" class="blsp-spelling-error"&gt;ammutolirono&lt;/span&gt;. &lt;span id="SPELLING_ERROR_24" class="blsp-spelling-error"&gt;Personnaggio&lt;/span&gt;: "Avanti, ditemelo, poltrone di mia nonna"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli eserciti: "Ma lei non ha una nonna!"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio: "Io creo tutto ciò che mi passa per la mente, avete capito?"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli eserciti: "Creaci un salario più alto"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio: "Non vi serve"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli eserciti: "Compreremo fiori alle nostre mogli"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio: " Non avete mogli"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli eserciti: "Creaci, dunque, delle mogli"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio: "Vi creerò delle mogli frigide"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli eserciti: "Balle. Dacci i soldi."&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio: " A che vi servono se Io vi governo?"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli eserciti: " Distruggici ora"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio: "Potrei farlo"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Gli eserciti: "Fallo adesso"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio prese la &lt;span id="SPELLING_ERROR_25" class="blsp-spelling-error"&gt;mitragliatrice&lt;/span&gt; e fece fuoco. Per tre ore questa storia fu cosparsa di budella e crani spaccati. &lt;span id="SPELLING_ERROR_26" class="blsp-spelling-error"&gt;Puah&lt;/span&gt;. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Io ho il controllo di questa storia. Cogito ergo &lt;span id="SPELLING_ERROR_27" class="blsp-spelling-error"&gt;sum&lt;/span&gt;!. Cogli l'attimo, cogli la rosa! Un, due, tre... stella!-gridò nella landa desolata- Superuomo! Mezzo di tutte le cose, mezzo di tutte le cose! Oh che bel castello, &lt;span id="SPELLING_ERROR_28" class="blsp-spelling-error"&gt;marcondirondirondello&lt;/span&gt;!".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio si grattò il collo e ammirato lo scempio, si sentì, &lt;span id="SPELLING_ERROR_29" class="blsp-spelling-error"&gt;curiosamente&lt;/span&gt;, solo. Lo agguantò il dubbio di ricreare un nuovo esercito oppure di resuscitare quello precedente. Prese a camminare avanti in dietro sulla cima della vetta. Un desiderio terribile di giocare a nascondino gli fece considerare l'ipotesi di creare un compagno. "E se poi anche questi mi chiederà un aumento di salario?" pensava. E così facendo, scartava le ipotesi che la sua mente offriva. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Allora, decise di imitare quello strano modo di ragionare che adottava la vecchia narratrice &lt;span id="SPELLING_ERROR_30" class="blsp-spelling-corrected"&gt;di fronte&lt;/span&gt; ai dubbi. Quasi si dispiacque di averla uccisa. Ad ogni modo, si sedette sulla sabbia e tracciò delle parole. In alto scrisse: "Io posso tutto. Ho ucciso la narratrice ed i personaggi ribelli". Poi collegò una freccia in basso: "Posso tutto su chi?". Un'altra freccia: "Sugli eserciti". Accanto, scrisse ancora: "Gli eserciti si sono ribellati". &lt;span id="SPELLING_ERROR_31" class="blsp-spelling-error"&gt;Crociò&lt;/span&gt; la parola eserciti come a dire "&lt;span id="SPELLING_ERROR_32" class="blsp-spelling-error"&gt;rest&lt;/span&gt; in &lt;span id="SPELLING_ERROR_33" class="blsp-spelling-error"&gt;peace&lt;/span&gt;". Rimaneva solo lui, generale di se stesso, padrone della storia. La narratrice era morta. Gli eserciti, distrutti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Che faccio?" disse. E l'eco nemmeno rispose. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Personaggio prese le armi e desiderò &lt;span id="SPELLING_ERROR_34" class="blsp-spelling-error"&gt;intensamente&lt;/span&gt; che la sua narratrice ritornasse in suo aiuto. La narratrice si svegliò di colpo, con il cervello dimezzato, i capelli &lt;span id="SPELLING_ERROR_35" class="blsp-spelling-error"&gt;insanguinati&lt;/span&gt;, ma di nuovo viva. &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Perdonami, &lt;span id="SPELLING_ERROR_36" class="blsp-spelling-error"&gt;scribacchina&lt;/span&gt;" disse Personaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;" Ritorna al tuo posto, farabutto" fece la narratrice.&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Sissignora"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Impara che qui siamo tutti pedine e personaggi"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Sissignora"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Impara che tu non sarai mai il padrone di nessuno e che la tua volontà non è davvero la tua volontà, bensì un fritto misto senza acciughe. &lt;span id="SPELLING_ERROR_37" class="blsp-spelling-error"&gt;Sigh&lt;/span&gt;."&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;"Sissignora"&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"E che devi a me la tua esistenza, come io la devo a Qualcun'altro. Noi siamo uguali, ma se tu segui le mie mosse, quello che io ti dico di fare, tu non avrai problemi. Tu saprai esattamente che sono io la mente, con i miei limiti e difetti. Io ti programmerò, ti plasmerò e saprai tutto di me: il mio nome, il colore dei miei occhi, la mia data di nascita."&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Vorresti dire che noi due siamo uguali? Vorresti dire che anche tu sei un personaggio?" chiese lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Voglio dire che tu sai chi è il tuo narratore, mentre io non so chi è il mio."&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Personaggio si mise a ridere &lt;span id="SPELLING_ERROR_38" class="blsp-spelling-error"&gt;fragorosamente&lt;/span&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Ben ti sta, saputella!"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;La narratrice lo guardò male. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-9198096588199456312?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/9198096588199456312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=9198096588199456312' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9198096588199456312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9198096588199456312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/02/distopia.html' title='Distopia'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-QQB39odRMLQ/TXOX82n1N6I/AAAAAAAAAdI/kV9N8jnNyfE/s72-c/1449480638.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6563164336292013957</id><published>2011-02-01T10:35:00.000-08:00</published><updated>2011-04-10T10:23:39.556-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>Le ispirazioni maldestre</title><content type='html'>di Cristina Taliento &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TUhXQJQYTaI/AAAAAAAAAb0/cBpTdDNOxRg/s1600/9d851dd44458d01ad93d5aa5c0546dad_medium.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 227px; DISPLAY: block; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5568796874117762466" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TUhXQJQYTaI/AAAAAAAAAb0/cBpTdDNOxRg/s320/9d851dd44458d01ad93d5aa5c0546dad_medium.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;(Salvador Dali, &lt;span style="LINE-HEIGHT: 15px;font-family:arial, sans-serif;" class="Apple-style-span" &gt;&lt;em style="FONT-STYLE: normal"&gt;Man with His Head&lt;/em&gt; Full of Clouds, 1936)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" class="MsoNormal"&gt;La strada in discesa che collegava la città con la casa di Eugenia non aveva i canali di scolo così, quando pioveva, si allagava fino a sembrare un oceano e il sindaco mandava a chiamare il vicesindaco per far avvisare il segretario comunale che i vigili dovevano assolutamente bloccare l’ingresso di quella strada perché se fosse successo qualcosa “&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;il comune non aveva i soldi per pagare nessuno, eccheddiavolo&lt;/i&gt;”. I vigili andavano con fare svogliato sulla riva di quel pandemonio, bofonchiavano qualche ingiuria al governo, montavano due o tre segnali di stop un centinaio di metri prima dalla zona allagata e poi se ne andavano. E allora non s’accorgevano della bicicletta di Eugenia che svegliava le pozzanghere dividendole a metà e uccidendole all’istante. La pioggia rimbalzava sul manubrio e si incagliava tra le sue ciglia e tra quelle degli uccelli e delle bisce. Eugenia restava in piedi a guardare la strada-oceano mentre la sua mente si allungava a dismisura negli intrighi della filosofia e nell’odore di zolfo. “Ma a che cosa stai pensando?” chiedeva il pettirosso dalle piume umidicce. “Ah, uccellino, te ne prego, lasciami in pace”. Poi si sedeva su un masso e apriva un libro e restava a leggerlo fino a quando le gocce non scioglievano l’inchiostro delle pagine insieme al rimmel nero sui suoi occhi. “Stai, per caso, leggendo sotto questo tempaccio?” chiedeva ancora il pettirosso. “Oh, uccellino, sul serio, non t’impicciare”. Quando della carta del libro non era rimasta che una poltiglia, lei prendeva un nuovo volume dallo zaino e iniziava a leggere con voce maestosa, come una specie di Amleto a piedi nudi. “La teoria del bello, capitolo uno, paragrafo uno: la bellezza tra arte e tradizione” esclamava, soddisfatta. Intonava quelle parole al cielo, le lanciava in aria come confetti. Poi, più andava avanti nella lettura e più la sua voce si abbassava delusa, come se il tentativo di trovare una risposta fosse appena sparito insieme a tutti i suoi ombrelli fuorilegge. Allora, scrollava i capelli pieni di pioggia, mentre gettava con furia quel libro nella voragine silenziosa della strada allagata. “Ci risiamo” fischiettava il pettirosso. Ma Eugenia non lo stava a sentire. Presa da uno sfuggente principio d’ispirazione, ella si metteva in ascolto come un gatto che, captato il movimento di un topo, allungava il collo e le orecchie ma, avendo visto quella fugace idea perdersi nel nulla, aveva abbassato la testa come quello stesso gatto che faceva in tempo a scorgere la coda della sua preda per poi vederla&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;scomparire per sempre dietro un vicolo buio. Le sue ispirazioni erano come starnuti che si dissolvevano prim’ancora di esplodere, erano mozziconi di sigari bagnati che nessuno avrebbe mai fumato; quelle specie di teorie luminose che abbagliavano i palazzi della sua mente la meravigliavano, la ammaliavano. Ma, quelle stesse teorie, morivano davanti all’autorevolezza del foglio di carta e della penna; si accasciavano vergognose con l’alta accusa di contorsionismo e plagio filosofico. Ella, allora, si alzava in piedi all’istante, rovesciava la sedia e correva in cerca di un’altra ispirazione che poi trovava nello scaffale dei trattati di Estetica o dentro le foglie del pero selvatico. &lt;span class="Apple-style-span"&gt;Iniziava a scrivere un racconto e, dopo qualche ora o minuto, lo abbandonava per cominciare una poesia o uno sbadiglio, che anch’esso moriva nel mezzo. Eppure non smetteva di creare il suo nulla, non posava la penna. Preferiva atterrirsi davanti alla desolazione della sua inventiva, piuttosto che spegnere la lampada e rinunciarvi del tutto. Quindi sorgeva il sole che illuminava la sua testa coricata sul legno, e quei raggi rischiaravano con delicatezza i versi di una poesia. Senza delicatezza alcuna Eugenia inforcava gli occhiali e rileggendo la sua creazione, la rinnegava. Appallottolava il foglio con rabbia e lo gettava dalla finestra come un lanciatore di baseball. “Bella schifezza questi versi neoclassici più patatine fritte!” esclamava con sarcasmo. E dunque non replicava quando il pettirosso diceva: “Mia cara, non prendertela con le Muse, quando la colpa è di Cupido”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6563164336292013957?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6563164336292013957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6563164336292013957' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6563164336292013957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6563164336292013957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/02/le-ispirazioni-maldestre.html' title='Le ispirazioni maldestre'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TUhXQJQYTaI/AAAAAAAAAb0/cBpTdDNOxRg/s72-c/9d851dd44458d01ad93d5aa5c0546dad_medium.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8941801020452511412</id><published>2011-01-22T11:16:00.000-08:00</published><updated>2011-01-22T12:38:55.907-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Storia ordinaria senza luna</title><content type='html'>&lt;div&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TTs9ktMwCyI/AAAAAAAAAbk/Xzl8dNWjGE0/s1600/20081127104139_glow_lg.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 243px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TTs9ktMwCyI/AAAAAAAAAbk/Xzl8dNWjGE0/s320/20081127104139_glow_lg.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5565109465364040482" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;(Hiroshige Utagawa, 1797-1858)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il treno arrivò, inghiottì la stazione; le ombre ritte sul binario quattro arretrarono d’un passo e si coprirono i lunghi nasi con i baveri delle giacche per non aspirare i vapori. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;Fiuuuuu &lt;/i&gt;strillò il treno. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Crepa, idiota&lt;/i&gt; brontolò qualcuno. Una nuvola di gentaglia uscì dalle porte, tutti con gli occhi bassi, tutti santi criminali e mangiatori di carne. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Bleah, che schifo il peccato, luridi bastardi- &lt;/i&gt;biascicava un&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;barbone con un sorriso da cane- &lt;i&gt;verrà un giorno, verrà un giorno… io dico, verrà un giorno&lt;/i&gt;. E in quella nebbia di pensieri comuni, propositi vani, ossessioni perverse,&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;profumi sovrapposti ai fumi e alle bugie che inventavano di continuo i rossetti rossi e i baffi dei gentiluomini, Francesco si faceva strada con il suo bastone di legno, con il suo passo lento e rassegnato di chi ha smesso di bere per mancanza d’ispirazione. Tossì schermandosi la bocca con il manico della sua chitarra ed intanto andava dritto&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;fra le occhiate della gente che dicevano “&lt;i&gt;adesso sei un fallito come noi&lt;/i&gt;”. E se avesse avuto un attimo, un attimo soltanto per intonare una canzone forse avrebbe riposto a quelle occhiate con &lt;i&gt;La ballata del successo&lt;/i&gt; oppure con &lt;i&gt;Quando i lupi scesero a valle&lt;/i&gt;, ma la voce non gli bastava più neanche per dire “sto cercando Via fratelli Verri” e così stava zitto. Un artista senza fama che nelle tasche aveva le mani e non oro e non incenso, neppure un rimorso, nessuna idea, non un dilemma, una questione da risolvere, non un’isola da raggiungere. Neppure lei. Ma lei se n’era andata a sessantaquattro anni dopo una vita intera dietro un grembiule e Francesco all’inizio aveva aspettato con le mani appoggiate sui braccioli della poltrona. Poi aveva messo i suoi quattrocentotrent’anni dentro la custodia della vecchia Fender ed era andato a comprarsi un biglietto. “Per Roma” aveva detto piano. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;In un altro tempo, in un altro spazio il giovane Cesco affilava le pietre che lanciava nel fiume. “Cesco, ci vieni al torneo di scacchi?”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Si, ci vengo”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Don Sebastiano però ha detto solo quattordicenni. Tu ce li hai quattordici anni? ”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“No, quattordici no…”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Bella schifezza! Quanti ne hai?”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Io, dodici” &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;"Oh... e com'è che non le prendi da quelli più grandi?”&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;"Mordo"&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;"Ah. Io vado"&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Cesco annuì e rimase a guardare il fiume pensando che mai avrebbe avuto il coraggio di tuffarsi sul momento. Quindi, preso da uno spavento improvviso di restare un vigliacco a vita, indietreggiò di tre passi e si lanciò nell’acqua gelida pensando che se non l’avesse fatto sarebbe stato più gelido lo stesso. &lt;i&gt;Auuuuuu&lt;/i&gt; gridò con la sua bella voce di rabbia. &lt;i&gt;Auuuuuu&lt;/i&gt; gli rispose un pesce buffone da dentro l’acqua. Qualche ora più tardi camminava spavaldo con i vestiti inzuppati di fiume e le vecchie che uscivano dalla messa si davano il gomito e criticavano la presunta noncuranza di sua madre. Cesco fischiava; fischiava scontroso come un uragano. E al tramonto tornò a casa con un pacco di sigari nella giacca. Un pacco di sigari rubati a dodici anni. “Non fare il ribelle con me” aveva urlato sua madre. “Mamma, io parto domani” aveva risposto lui una settimana dopo. Sarebbe andato in cerca del cantautore Francesco. Aveva sentito che si esibiva in Via fratelli Verri. Forse se prendeva il treno poteva arrivare in tempo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Intanto, il vecchio Francesco vagava per le vie senza che nessuno gli chiedesse un autografo o una fotografia. Doveva trovare il teatro dove avrebbe cantato come ai vecchi tempi, con gente che si abbeverava dalla sua musica. Trovò via Verri, il teatro. Aggiustò i fili sul palco, accordò la chitarra e guardò l’orologio. Era tardi… non sarebbe venuto nessuno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Intanto Cesco corse a perdifiato fino alla fine della via. Poi si fermò davanti al teatro. Si tolse il cappello ed entrò lentamente, vergognoso. La platea era vuota, ma sul palco, un fascio di luce chiara illuminava un uomo anziano e la sua chitarra. Cesco smise di respirare e si sedette all’ultima fila buia. Quella musica provava l’esistenza di un’anima. Estasiato, colpito allo stomaco, quel piccolo animaletto ribelle si curvò dall’emozione. Un rivolo di lagrima scendeva sul volto del ragazzino&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;e le manine sporche di terra tendevano verso il palco come per afferrare quelle note dolci di musicista stanco. Si sciolse la rabbia, si sciolse come gelati in mano ai&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;bambini al tramonto. &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;Francesco dal palco non si accorse mai del ragazzino, dell’effetto che aveva avuto su di lui. Tuttavia,&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;se Francesco avesse notato l’animetta guarita tra le file di posti, avrebbe visto soltanto un mezzo adolescente nell’ombra e mai avrebbe pensato che quel Cesco non era che lui qualche giro di lancette indietro. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8941801020452511412?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8941801020452511412/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8941801020452511412' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8941801020452511412'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8941801020452511412'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/01/storia-ordinaria-senza-luna.html' title='Storia ordinaria senza luna'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TTs9ktMwCyI/AAAAAAAAAbk/Xzl8dNWjGE0/s72-c/20081127104139_glow_lg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6163840367894785465</id><published>2011-01-08T06:17:00.000-08:00</published><updated>2011-01-08T09:14:44.540-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La postura del disilluso</title><content type='html'>&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;Il mio cane è scappato e sono andata a cercarlo in autostrada. Appena uscita da casa ho visto un cartello dello stop e sopra la parola STOP qualcuno aveva scritto &lt;em&gt;don't &lt;/em&gt;e poi sotto &lt;em&gt;'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;believing&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;'&lt;/em&gt;. Non smettere di credere. Mio Dio. Così mi sono stretta nelle spalle e ho continuato a camminare, mantenendo la destra per non essere investita. Poi ho visto una berlina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;accartocciata&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; contro un albero e sono andata a vedere che cosa ci fosse dentro. Ho spannato l'umidità dal vetro con la manica della felpa e ho visto un giovane con lo sguardo fisso e la bocca socchiusa. Mi sono accorta che era morto già da qualche ora. E la radio nella macchina era accesa e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Jhon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Lennon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; nella radio cantava &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Let&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; be&lt;/em&gt;, così io l'ho cantata con lui, ma il pianto inghiottiva le parole e mi sono voltata. Ho ripreso a camminare come pioggia, mentre le macchine dai finestrini scuri mi passavano accanto come fruscii di fantasmi. Stavo guardando la campagna dietro il guardrail e ad un tratto, fra gli ulivi, ho visto delle donne vestite di nero che vegliavano su una &lt;em&gt;dozzina&lt;/em&gt; di corpi in divisa mimetica. Tutto intorno c'erano dei &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;carri armati&lt;/span&gt; con la croce rossa. Mi è sembrato di sentire un suono sommesso di tromba, ma forse mi sbagliavo. Una bandiera tricolore splendeva tra le chiome degli ulivi e un vecchio sputava e strillava: "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Treciento&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, eran &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;treciento&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;! Eran giovani, eran forti e &lt;em&gt;'mo &lt;/em&gt;dormono tra i vermi!". Così mi sono messa il cappuccio della felpa e sono rimasta in piedi a valutare la tenerezza dei miei sogni e l'ingenuità delle mie speranze, mentre le madri si tenevano la fronte con la mano. Poi quel vecchio mi ha detto: "Che poi... l'amore è forte come la violenza". Ho annuito e me ne sono andata senza neanche guardare il tricolore per l'ultima volta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;Dopo ore di cammino sull'autostrada, ho incontrato un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;autostoppista&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; nero e siccome ero triste mi ha detto: "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Ehilà&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, hai perso qualcuno? &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Perchè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; quegli occhi tristi?". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;"Non trovo il mio cane" ho risposto io. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;L'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;autostoppista&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; ha preso il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Drum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; dallo zaino e si è costruito una sigaretta. "E come si chiamerebbe 'sto cane?"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;"Ice-cream".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;"Si chiama &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Dream&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;?- non sentiva bene- Che bel nome! &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Dream&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;!" &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;Io ho scosso la testa, ma lui mi ha bloccato un braccio ed ha esclamato:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;"Ho capito! Hai perso i sogni! Sei rimasta delusa!". Io cercavo di dire &lt;em&gt;no, no&lt;/em&gt;. Però lui ha continuato:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non devi, sai? Non devi &lt;span style="color:#ffffff;"&gt;proprio&lt;/span&gt;! Questa vita è una montagna di pezzi di bottiglia però tu, sorella, devi infilarti gli stivali! Guarda i miei, guarda come sono belli! Sotto questi stivali i vetri fanno crac crac". Erano degli stivali di plastica gialla. Li guardai per un po'.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non puoi mica stare a togliere dalla strada tutti i &lt;em&gt;pezzi di vetro&lt;/em&gt; che ti capitano sotto i piedi!"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"No..."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non puoi mica stare a dire alla gente di ridarti i tuoi sogni"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"No..."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Tu, sorella, sei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;fottutamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;responsabile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; delle tue speranze".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Si..."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Tu, sorella, devi smetterla di strisciare i piedi come se non vedessi albe da un millennio!".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ho salutato. Stava venendo la sera.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho ripreso a camminare come la grandine, come il vento di gennaio. Stavo per sedermi quando ho visto una cattedra nella piazzola di sosta e dietro questa cattedra c'era la mia &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;professoressa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Lei mi ha detto di trattenermi con lei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;perchè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; dovevo fare il compito di matematica a sorpresa. Mi sono seduta lentamente e ho preso il foglio. C'erano dei versi di D'Annunzio:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;E piove su i nostri &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;vólti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; silvani,&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;piove su le nostre mani ignude, &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;su i nostri vestimenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;leggieri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;,&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;su i freschi pensieri che l'anima &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;schiudeno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;vella&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;,&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;su la favola bella che ieri m'illuse, &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;che oggi t'illude,&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;o &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Ermione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Stava piovendo, il foglio si bagnò fino a scomparire. All'improvviso ho sentito, dietro di me, l'abbaiare di un cane. Mi aveva ritrovata. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al ritorno non ho visto niente. Solo il buio, qualche volta, inchiodato dai fari sfuggenti delle auto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6163840367894785465?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6163840367894785465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6163840367894785465' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6163840367894785465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6163840367894785465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/01/la-postura-del-disilluso.html' title='La postura del disilluso'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4703017053598292719</id><published>2011-01-02T08:40:00.000-08:00</published><updated>2011-01-02T13:28:40.723-08:00</updated><title type='text'>Il secondo discorso del matto Genda agli allievi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il matto Genda urlò come un capotribù. E poi disse:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Avete paura, maledetti. Avete paura di sbagliare e vivere, avete paura di respirare e di muovervi. Siete dei vigliacchi e mi vergogno di avervi come allievi. Voi vi fate amministrare dal giudizio di chi vi vede troppo bassi o sovrappeso o poco credibili o poco folli o molto questo, poco quello... E mi fate ancora più pena quando vedo i vostri occhi che mi fissano in questo modo come per dire 'oh, hai ragione'. Statemi bene ad ascoltare, voi non dovete ascoltare nessuno, nemmeno me. Voi dovete fare quello che solo voi credete giusto, dovete fidarvi della vostra coscienza, della vostra sensibilità. Siete nati come essere unici e solo voi potete creare la vostra filosofia. Insomma, guardatevi. Che schifo! Guardate quella matta di Giulia; vi sembra giusto che non mangi da giorni per raggiungere il peso di una foglia? Al suo stomaco, no, non sembra giusto un corno. E tu, Riccardo... che diamine mi guardi così, razza di broccolo lessato? Mi fai una pena del diavolo... guarda come ti sei ridotto ad inseguire i sogni di gloria per una macchina nuova, una casa con piscina e una moglie accessoriata 180 pollici per 34. Vergogna, stolti! Io sarò anche un vecchio pazzo con le allucinazioni, ma voi siete delle larve striscianti affette dal morbo di questa società che inneggia il possesso a tutti i costi. &lt;span style="color:#cc6600;"&gt;Professoressa, buongiorno, come sta? Ha finito di dire a quel ragazzo che non sarà mai nessuno nella vita?&lt;/span&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E come state voi, invece, signor Scassabanane, avete finito di chiedere scusa a vostra figlia per averla obbligata ad andare allo Scientifico? Lei non le vuole le vostre scuse, lei voleva andare all'Artistico, messere. Mi fate ridere da morire voi signori belli con le vostre facce spaventate... Ma non sto dicendo niente di grandioso e no, questa non è una di quelle crisi isteriche che amano inscenare le vostre stressate mogli... Oh! Le poverine! Sono stressate! Sono stressate perché il parrucchiere fissa l'appuntamento alle 4 a cinque persone, sono stressate perché da queste parti non si trova mai parcheggio, perché il fruttivendolo non sa parlare l'&lt;em&gt;itagliano&lt;/em&gt;, perchè sputo mentre parlo, perchè ascolto questo rock che fa scatenare i santi, perchè il loro figliuolo non ha più voglia di studiare pianoforte... Ma signore, da brave, andate a ballare la salsa!! Le mie orecchie non ne possono più di questi 'oh serviti pure', 'oh ma è Chanel'. Beh, sappiate che distruggere il mio ultimo neurone, &lt;em&gt;non è molto Chanel&lt;/em&gt;. "&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E adesso tornatevene a casa e domani andate pure a prenotare un altro lifting perchè io non ce la faccio più a spiegare il mondo a voi, poveri ebeti. Mi avete fatto venire il mal di testa."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il matto Genda scese dal tavolo e se ne andò.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Questa volta è uscito davvero di testa" disse il medico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Eh già... è matto davvero" rispose il banchiere, intrecciando le mani sulla pancia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4703017053598292719?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4703017053598292719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4703017053598292719' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4703017053598292719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4703017053598292719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2011/01/il-secondo-discorso-del-matto-genda.html' title='Il secondo discorso del matto Genda agli allievi'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3970824535452672076</id><published>2010-12-30T10:14:00.000-08:00</published><updated>2010-12-30T10:30:34.083-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Decadenza e collasso di una stella</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TRzMLVc7tBI/AAAAAAAAAbc/P1RVtVQ4nls/s1600/8128_135659566789_135658906789_3056477_2337314_n.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5556540535377474578" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 270px; CURSOR: hand; HEIGHT: 336px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TRzMLVc7tBI/AAAAAAAAAbc/P1RVtVQ4nls/s320/8128_135659566789_135658906789_3056477_2337314_n.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Erano le cinque del pomeriggio quando il signor &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Arnolfini&lt;/span&gt;- le braccia incrociate sul petto, i baffi scuri e il cappello in mano- disse:&lt;br /&gt;“Lady Marianna, il mercato &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;cinematografico&lt;/span&gt; ha richieste differenti da quello che lei ci può offrire. La Compagnia degli Aranci vuole investire in attrici, come dire, più… giovani.”&lt;br /&gt;Il pendolo sembrò azzittirsi per qualche secondo. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Arnolfini&lt;/span&gt; continuò:&lt;br /&gt;“E poi lei, Marianna, ci costa troppo. E il problema… ehm ehm… il problema, dicevo, è che la Compagnia non può permettersi di regalare uno stipendio così elevato per un così basso profitto”.&lt;br /&gt;Da lontano si sentì il telefono squillare. Qualcuno rispose. Riattaccò dopo poche risposte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Sono stanca-disse allora la stella del cinema, mentre posava gli occhiali sul libro chiuso- adesso vorrei che mi lasciaste sola”. Il signore e la signora &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Arnolfini&lt;/span&gt;, si scambiarono uno sguardo imbarazzato, deglutirono rigidi e presto uscirono dalla stanza. La diva Marianna rimase ferma nel punto in cui aveva parlato, in quella stanza piena di suoi ritratti dipinti da pittori francesi. Quello in alto a destra era di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Hyacinthe&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Arnoux&lt;/span&gt;, fondatore dell’ &lt;em&gt;Art de &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Nerval&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Ricordava quando era stato dipinto; era il giorno successivo al debutto di &lt;em&gt;Rose Solitarie&lt;/em&gt;. Il suo primo giorno di celebrità, quando i ragazzini iniziarono a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;collezionare&lt;/span&gt; le locandine dei suoi film sotto i divani. Guardò il dipinto per qualche minuto con le labbra strette ed i pugni chiusi, poi chiamò il maggiordomo:&lt;br /&gt;“&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Mohammad&lt;/span&gt;, voglio che togli &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;immediatamente&lt;/span&gt; ogni quadro dalle pareti di questa stanza” disse con voce gelida.&lt;br /&gt;“Bene. Vuole appenderli nel salone?”&lt;br /&gt;“No.”&lt;br /&gt;“Bene. Che ne faccio, allora?” &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Non lo so”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il maggiordomo tornò con una scala e iniziò a togliere i quadri dalle pareti, mentre nel posacenere d’avorio bruciavano tutti i mozziconi della sua vita e di quella dei personaggi che aveva &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;interpretato&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;“Signora, devo togliere anche questo?” chiese l’uomo indicando il ritratto di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Arnoux&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;“Non sente?- disse a voce alta Lady Marianna, balzando in piedi e puntandolo con occhi infuocati- ho detto che devono sparire tutti. Bruciali. Falli a pezzi. Sotterrali in un cimitero dentro bare di mogano e poi esci in strada e grida ‘&lt;em&gt;è morta, è morta! Marianna Serafini è morta&lt;/em&gt;!’ e se ti chiedono &lt;em&gt;come&lt;/em&gt;, tu rispondi di &lt;em&gt;si&lt;/em&gt;.”&lt;br /&gt;Poi andò vicino al camino, appoggiò le mani sul freddo ripiano e guardò il fuoco. Iniziò a ridere con la bocca aperta, la testa inclinata. Poi, d’un tratto, si fermò con la rapidità di un maestoso rapace che ha sentito un rumore. Un pensiero, un lampo. Lentamente, andò al centro della stanza, fece quel gesto spontaneo di sistemarsi i capelli e il vestito, raddrizzò il collo e le spalle, si schiarì la voce e immaginò di ritrovarsi ancora sotto le luci abbaglianti del successo, sul tappeto rosso della vittoria, tra i mari di gigli bianchi e margherite che le venivano regalati dai suoi ammiratori.&lt;br /&gt;“E’ curioso- disse con voce imperiosa- ritrovarsi ad essere, per una volta soltanto, la regina del mondo. Ancora sorrido quando vedo le nuove &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;principessine&lt;/span&gt; del cinema che salgono sui troni per poi lasciarli dopo qualche mese. Ah! Credono di essere le più belle del reame! Le giovani stelle nascenti! Ma che cosa hanno davvero? Quale ricordo credono di aver lasciato nelle menti di ogni classe sociale, dopo il loro declino? Il nulla! Il remoto, desolato, sconfortato e patetico nulla! Solo io posso dire che cosa significa essere davvero una Stella! Ammirata dai re, applaudita dai cardinali, idolatrata dalle nuove generazioni ed eletta come donna di massima bellezza ed onore! La bellezza… questa parola, questa gioia vana che mi ha seguito, maltrattato, deturpato e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;ossessionato&lt;/span&gt; per una vita. Ma che &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;cos&lt;/span&gt;’è la Bellezza, l’Estetica? Io ne ero padrona, ma ahimè non riesco a spiegarne l’essenza. Eppure ho la certezza che essa svanisce. A cosa credete che mi servirà il mio talento d’attrice privo di bellezza se non per recitare in qualche squallido bar della capitale? Dove pensate che sia andata la mia beltà se non nel passato, nei ricordi di chi è già morto? Ora, io vi chiedo di restare zitti e di assistere all’esplosione della stella più luminosa che i vostri occhi abbiano mai visto. Vi chiedo di tacere mentre la stella collasserà, lasciando al suo posto un profondo e desolato buco nero. Quello è ciò che resta. Ma state attenti, io vi dico, state attenti perché nemmeno gli scienziati più acuti sono riusciti a scoprire cosa possa contenere un buco nero, né la forza che esso sprigiona o la memoria di cui si è servito. Addio”&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il maggiordomo, abituato alle prove dell'attrice, non ascoltò il monologo, ma non fece a meno di voltarsi quando udì un fragoroso schianto di vetri e un tonfo proveniente da sotto la finestra.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3970824535452672076?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3970824535452672076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3970824535452672076' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3970824535452672076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3970824535452672076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/12/decadenza-e-collasso-di-una-stella.html' title='Decadenza e collasso di una stella'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TRzMLVc7tBI/AAAAAAAAAbc/P1RVtVQ4nls/s72-c/8128_135659566789_135658906789_3056477_2337314_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-220933920517676814</id><published>2010-12-27T08:21:00.000-08:00</published><updated>2010-12-27T08:27:41.030-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il muto</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Iniziai a vedere il muto quando &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;anch&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;’io smisi di parlare. Forse c’era anche prima, però non me ne accorgevo. Lo vedevo soprattutto quando mia madre si lamentava dei miei silenzi o quando i miei amici si stancavano di non ricevere risposte. “Non sei più la stessa di qualche mese fa” mi dicevano ed io alzavo le spalle e me ne tornavo a casa, deviando per il sentiero dei cuccioli di cane, dove c’era un bambino che pensava di essere Superman. Non aveva nemmeno genitori, quel bambino, e voleva che io gli dicessi qualcosa come per esempio “che bel mantello” o “posso insegnarti a volare”, ma, siccome non volevo parlare, imparò a fidarsi di me quando vide che davo da mangiare ai suoi cani.&lt;br /&gt;“Ehi, ehi, ma dove sei stata, me lo dici?” mi gridava mia madre quando mi sedevo a tavola.&lt;br /&gt;“Eh -inventavo io- in Chiesa...” E intanto ridevo dentro per quelle risposte.&lt;br /&gt;Il giorno dopo il digiuno di parole ecco che vedevo il muto alla fermata dell’autobus e se, invece, ritrovavo quella voglia di raccontare storie alla gente, non c’era verso di scorgerlo per giorni di fila.&lt;br /&gt;La sua faccia mi sembrava di averla già vista su qualche periodico o in qualche sogno, non ricordavo. Quello che mi dava fastidio però era non poterlo vedere tutti i giorni, così smisi di parlare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;definitivamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e presi a marinare la scuola perché le &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;interrogazioni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;comportavano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; uno spreco di parole inutile, uno spreco che io non potevo permettermi. Allora, lo vedi spuntare ovunque e non sapevo dire se fossi io a pedinare lui o viceversa. “ Che strano nascere senza una voce” pensavo. Alla fine, mi sedetti accanto a lui, nel parco. Si girò e mi salutò con un sorriso usato e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;strausato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Tirai fuori dallo zaino una lavagnetta e scrissi “Mi faccia il piacere di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;congratularmi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; con lei”. Il muto lesse per un secondo e poi mi strinse la mano, annuendo. Io continuai a scrivere:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Deve essere proprio bello non avere una voce, lei è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;fortunatissimo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; -vidi che aveva letto, cancellai e scrissi di nuovo- Chissà che bello non stancarsi mai della propria voce e di tutti quei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;bla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;bla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;bla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; maledetti…”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Scrissi proprio “&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;bla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;bla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;bla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; maledetti”. Allora, il muto mi strappò di mano la lavagnetta e scrisse:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Perché ti prendi gioco del mio handicap?”. Lessi quella domanda a mi alzai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;immediatamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; dalla panchina e agitai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;furiosamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; il dito indice a due passi dal suo naso come per dire “no, no”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Ma lei non ha capito-scrissi- io dico che lei avrà sviluppato una mente diversa da quella dei parlanti perché è stato svincolato per decenni dal dovere della risposta!”. Il muto lesse &lt;span style="color:#ffffff;"&gt;con attenzione&lt;/span&gt; per qualche minuto e aspettai che capisse la mia frase. Poi cancellai e scrissi sopra: “Tutte le volte che lei voleva &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;informazioni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; si è ingegnato per trovare una risposta da solo, non è vero? Non dipendere dalla parola altrui è geniale”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ero in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;sollucchero&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Il muto, annuì, ma poi scrisse: “A volte la voce sonora ti distrae da quella interiore. Tu puoi distrarti, io devo marcire nella mia coscienza”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Aveva ragione. Continuò: &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Tu stai scappando dalla tua voce interiore”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Aggrottai le &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;sopracciglia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e mi puntai un dito contro per dire “io?”. Lui agitò il capo. Poi si mise le mani in tasca e mi offrì una caramella. Feci segno di no. Poi scrisse, mentre il gessetto faceva &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;strik&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;strik&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;“Trova la tua voce interiore e domala”.&lt;br /&gt;E io: “E se io non volessi domarla? Se io avessi deciso di dire tutto o niente?”&lt;br /&gt;“Sei proprio matta, santa ragazza”&lt;br /&gt;“Io non voglio più parlare, punto”&lt;br /&gt;Mi fece una smorfia che mi fece esplodere in una risata. Gli uccelli volarono dagli alberi.&lt;br /&gt;“Capisci che i pensieri sono diversi dalle parole. Ed ora goditi la tua voce e lascia stare me, povero muto“&lt;br /&gt;Io mi alzai e feci per farmi restituire la lavagnetta, ma lui mi bloccò e scrisse:&lt;br /&gt;“Sono i pensieri ad essere più rumorosi, come la tua &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;immaginazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; bestia. Altrimenti come avresti fatto a capire che tra tutta quella gente solitaria ero proprio io il muto?”&lt;br /&gt;Il muto se ne andò e quando alzai lo sguardo non c’era più. Me ne andai e capivo di più. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-220933920517676814?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/220933920517676814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=220933920517676814' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/220933920517676814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/220933920517676814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/12/il-muto.html' title='Il muto'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6851236707737016774</id><published>2010-12-18T08:47:00.000-08:00</published><updated>2010-12-19T03:35:58.249-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Diapositive e lampadine</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TQz0XyvoXrI/AAAAAAAAAaY/p3e6upan4JE/s1600/renoir%203.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5552081130236698290" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 213px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TQz0XyvoXrI/AAAAAAAAAaY/p3e6upan4JE/s320/renoir%2525203.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; (Pierre-Auguste Renoir)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Noi non vivevamo di ricordi. Avevamo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;dicissette&lt;/span&gt; anni ed un pacco di sigarette, ma io non fumavo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;perchè&lt;/span&gt; non avevo abbastanza garbo nel farlo. Fin da quando ero piccola e vedevo la mia splendida zia fumare, pensavo che tenere in mano una sigaretta era un po' come suonare una chitarra o, meglio ancora, un violino; le spalle, le dita, i polsi dovevano avere una certo stile del movimento, un' eleganza sfacciata, spensierata. Quella che io, tutto sommato, non credevo di avere. Per lo più, mi appoggiavo al muro con le mani in tasca e le scarpe consumate e partivo con l'intenzione di osservare chi fumava, ma poi lo sguardo inchiodava un particolare e rimanevo immobile, come chi ha perso ogni genere di maschera o difesa. Erano le sere invernali del sabato pomeriggio, quando stava per fare buio e nelle strade c'era quell'odore di cielo che non riuscivo a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;identificare&lt;/span&gt;. Da lontano si sentiva abbaiare dal canile e le voci dei miei amici sembravano accordate in un'unica sinfonia. Possedevamo la Bellezza nelle tasche dei nostri giubbotti, negli audaci sorrisi e in quella forza felina di correre nella campagna anche di notte, per sfida o per scommessa. I nostri passi affiatati facevano tu &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;tum&lt;/span&gt; tu &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;tum&lt;/span&gt; tu &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;tum&lt;/span&gt; e le nostre sciarpe ci volavano dietro le spalle come i capelli lunghi e la malinconia. Poi finivamo a ridere come chi ha trovato il senso della vita e ci sentivamo fratelli bastardi, unico cuore, anima sola. Una volta Giulia ha impilato le mani di tutti quanti ed ha detto: "Giuriamo che mai ci tradiremo, che mai ci perderemo, che mai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;invecchieremo&lt;/span&gt;". Io ho tossito, mi sono portata indietro i capelli con una mano e Luca mi ha guardata per un attimo, ma poi ha detto subito "lo giuro". E io ho detto "lo giuro". E Giacomo, Ettore, Irene hanno detto "lo giuro", così Giulia ha sorriso e si è accesa una sigaretta e l'ha fatta girare in cerchio come se fosse stata una canna. Faceva freddo e stavamo tremando ed io volevo che qualcuno all'improvviso ci avesse scattato una foto, in onore della nostra Bellezza eterna. Ma noi non volevamo vivere di ricordi. Così quell'istante lo lasciammo libero, come quelle falene che ci volavano intorno e che non c'era verso di chiudere in un pugno.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6851236707737016774?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6851236707737016774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6851236707737016774' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6851236707737016774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6851236707737016774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/12/diapositive-e-lampadine.html' title='Diapositive e lampadine'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TQz0XyvoXrI/AAAAAAAAAaY/p3e6upan4JE/s72-c/renoir%2525203.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6845064794102121286</id><published>2010-12-08T12:43:00.000-08:00</published><updated>2010-12-08T12:47:56.503-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Brindo</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;di Cristina Taliento&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Brindo. A questo vuoto dei giorni che furono e che mai saranno. A questa assurda convinzione di morire a 27 anni, che mi spinge a fare di meglio. A questo libro di Voltaire capovolto sul pavimento insieme ai calzini e alle scarpe abbandonate della vita incerta. A queste immagini sulle pareti che in giorni passati io avevo eletto miei personali, santissimi, idoli, peccatori e che adesso non sono che carta, bucata, fallita, nel buio scomposta come pioggia gelata di fine dicembre. A questa domanda, “tu dove stai?”, che non accetta risposte da preti, né cartomanti, amanti, romantici consolatori, bugiarde carezze sulle spalle. A questo cielo sotto cui camminiamo senza parlare quasi come spaventati dal suono della nostre voci che non ci confermano la nostra esistenza, ma ci rendono schiavi della nostra percezione superficiale come se un suono a noi familiare possa rendere certo ed indiscutibile, nonché privo di dubbio, questo respirare, questo cuore che esce e poi ritorna, questi capelli che crescono, queste cellule che seccano come cespugli di rose. Eppure c’è questo grido sommesso che mi supplica di non avere fretta, presupponendo in qualche modo una mia capacità ad invertire le stagioni della ragione, come se io, piccola me, potessi porre un limite alla mia confusione, come se io, debole me, potessi offrire qualcosa di più di un sorriso, come se io, impacciata me, potessi tendere la mano tremante all’infinito. Ma la tensione dei miei muscoli si accorcia e si annienta davanti ad una prospettiva di eterna continuità come se non fossi stata concepita per comprendere il vero ed allora cado, nuda di quelle pretese, e affondo gli occhi nelle ginocchia ed ho il vago sentore che anche la ricerca della verità non sia che un falso pretesto, un gioco bizzarro, una scusa, un modo curioso per vivere e tacere pensando che pur esiste una ragione, che pur esiste il senso di tutto. Le nostre paure scacciate dalle ambizioni, i nostri dubbi spazzati dalle vanità, le nostre domande soffocate dalla quotidianità. Questo vivere e vivere e correre e saltare e salire sui treni e pisciare e dormire, masticare, tossire, lenire, curare, idratare, sta schiacciando il mio più grande e vitale “non so”, la cui scomparsa, in verità, potrebbe allettarmi le giornate, tuttavia velerebbe per sempre i miei occhi da quel tessuto grezzo che è la rassegnazione, la sconfitta e la malinconia di un giorno di maggio passato al lago a pescare. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6845064794102121286?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6845064794102121286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6845064794102121286' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6845064794102121286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6845064794102121286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/12/brindo.html' title='Brindo'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4398250109734762724</id><published>2010-11-20T08:08:00.000-08:00</published><updated>2010-11-20T12:23:44.137-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Volavamo sopra la nebbia*</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;di Cristina Taliento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Erano tempi difficili. J.D. Salinger era morto. Jose Saràmago era morto. Dicevano che ci fosse la crisi ed era vero, ma era una crisi che lasciava la gola arida di valori e di moralità. L’Italia, a dire il vero, mi sembrava come un vecchio carrozzone che arrancava nella nebbia di fine Novembre. Nessuno si chiedeva dove stesse andando, né se i suoi conducenti avessero bevuto o fatto tardi la sera. C’erano i telegiornali ed anche le radio, ma quelle parlavano d’altro ed era poca la gente che protestava dicendo: “ehi voi, parlate della nebbia! Non vedete com’è fitta?”. Così quelli continuavano a parlare d’altro. C’erano un sacco di persone che guardavano la televisione con un sorriso assente e con la testa piegata di lato e si facevano accarezzare il cervello da gialli mediatici o da bistecche da discoteca sedute sui troni degli studios. Ricordo l’ immondezza prepotente che si infiltrava nelle case e nelle redazioni dei giornali e poi tutto quel sudiciume si riversava nelle nostre vite, nelle menti di tutti, degli interessati e i non interessati. E il carrozzone errava, errava… e qualche volta, sbandava e si faceva un gran baccano, ma poi quasi tutti ritornavano a dormire e calava la nebbia, ritornava il silenzio. Ogni tanto, mi capitava di vedere dei vecchi nella nebbia; quei vecchi leggendari che giravano con la lanterna alzata e con lo sguardo miope. Alcuni li consideravano come dei santoni che parlavano senza capire quello che dicevano, ma, in realtà, soffrivano per la nebbia e nei loro borbottii di parole e tosse, nominavano concetti dimenticati come “cultura”, “informazione”. &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;La cultura era potere, questo gridavano mentre qualcuno annuiva. La cultura ti faceva tornare indietro, ti spingeva a voltarti con un energico mezzo giro sui tacchi e ti lasciava dire “aspetta”. Le parole non avrebbero perso il loro valore iniziale perché esse sarebbero sopravvissute e poi ci avrebbero rischiarato la via. Sentivo signori imbellettati che non erano d’accordo&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;e sbattevano i loro pugni sul tavolo, ribattendo che la cultura era un tremendo impostore capace di farti vedere tutto nero. Il mondo, in verità, era nero, anche i vecchi saggi lo pensavano e nemmeno io, nessuno poteva negarlo. Ma poi i saggi rispondevano che tutto era nero se non si aveva voglia di difendere il colore. Dicevano che solo esercitando la propria cultura con rispetto e con onore, si meritava di stare al gioco perché non si poteva negare che nel mondo si doveva &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;combattere per vivere e che non ci sarebbero state mai abbastanza parole, giornali o voci che avrebbero dato voce alle urla d’ingiustizia così soggette ad essere soffocate sotto cuscini d’indifferenza. Lentamente capimmo che ogni cosa poteva essere discussa, ma ciò che annebbiava e feriva era &lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;l’indifferenza al dialogo&lt;/b&gt;, quel disinteresse malato sotto il quale dormivamo come cullati dal lento succedersi delle note di un carillon.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;*&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Questo racconto è stato pubblicato sul giornalino scolastico Virgilio Taims, che ne mantiene i diritti.  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4398250109734762724?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4398250109734762724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4398250109734762724' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4398250109734762724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4398250109734762724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/11/racconto.html' title='Volavamo sopra la nebbia*'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-341530857736133418</id><published>2010-11-06T09:45:00.000-07:00</published><updated>2010-11-06T09:55:50.345-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La vecchia della finestra</title><content type='html'>&lt;span style="color:#993300;"&gt;ovvero, i pensieri infantili di una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;scrittora&lt;/span&gt; qualunque&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Erano i giorni del Catechismo, quando stavo imparando ad &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;attraversare&lt;/span&gt; le strade da sola, guardando a destra e a sinistra, senza mai riuscire a ricordare quale fosse destra e quale sinistra. Passavo davanti la casa di una vecchia che era affacciata alla finestra e non sapevo dire se filava o, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;semplicemente&lt;/span&gt;, piangeva in silenzio. Mio cugino mi aveva detto che si poteva piangere in silenzio anche stando seduti intorno ad un tavolo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;superaffollato&lt;/span&gt; e si poteva fare in modo che nessuno se ne accorgesse. Questa vecchia mi guardava ogni volta e le volte in cui ricambiavo lo sguardo, mi dispiaceva di essere ancora piccola e lei no. Piano piano andavo al Catechismo e se sbagliavo era colpa mia, e di nessun altro, ma non succedeva mai perché&lt;em&gt; homo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;faber&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;suae&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;quisque&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;fortunae&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Ripeti: &lt;em&gt;homo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;faber&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;suae&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;quisque&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;fortunae&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Brava.&lt;br /&gt;Avevo scritto un racconto intitolato: “Hanno sparato al mio amico &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Jay&lt;/span&gt;”. Il nonno chiedeva al suo cane perché io fossi tanto pessimista ed un'altra  &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;parola&lt;/span&gt; strana che finiva con –&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;errima&lt;/span&gt;-. Allora il cane guardava prima me e poi il nonno ed io zitta, ma pensavo “che vuoi”. Poi correvo al pero selvatico e intrecciavo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;braccialetti&lt;/span&gt; con fili di lana e mettevo il filo bianco sopra quello rosa e poi di nuovo bianco sul  rosa, ma poi non riuscivo a fare il nodo finale e pensavo alla vecchia affacciata alla finestra. Il giorno di Pasqua andai dalla vecchia e dissi “signora vecchia mi puoi annodare le punte di questo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;braccialetto&lt;/span&gt;?”. E la vecchia tossì forte ed io guardai giù, mentre aspettavo di sentire la sua voce che non arrivava. Le passai il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;braccialetto&lt;/span&gt; dalla finestra e lei lo prese con le sue mani ossute e lucide. Allora io volevo vedere come faceva il nodo e mi aggrappai alla finestra con le punte dei piedi sul marciapiede ed entravo solo con la testa nella sua casa di minestra. Era odore di minestra.&lt;br /&gt;“Puoi fare il nodo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;strettissimo&lt;/span&gt;?” chiesi. “Non tirare la tenda” disse. Liberai il tratto di tenda che tenevo premuto tra le mani e il marmo della finestra. Aveva le unghie lunghe e muoveva le dita lentamente. Faceva per prendere il filo, ma quello sfuggiva. “Non fa niente” dissi e lei me lo restituì.&lt;br /&gt;Il nonno giocava con il cane e le mie scarpe di vernice marrone non stavano ferme, allora andai da mio cugino che giocava a pallone contro un muro. Mi tolsi le scarpe ed andai in mezzo alle due sedie perché quella era la porta e dovevo parare.&lt;br /&gt;“Prendila”.&lt;br /&gt; “Si, si, tira.”&lt;br /&gt;Poi tirava.&lt;br /&gt;“Non così &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;fort&lt;/span&gt;…&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Ahia&lt;/span&gt;.”&lt;br /&gt;“Che ti sei fatto?”&lt;br /&gt;“ Niente.”&lt;br /&gt; “Come niente, fammi vedere. Sta sanguinando il naso”&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#993300;"&gt;Guardavo il soffitto e vedevo il cielo, con le stelle e gli angeli ed i santi e Maria con Giuseppe, e tanti vecchi che suonavano e c’era pure la vecchia della finestra.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“Non te l’ho rotto io”&lt;br /&gt;“&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Ahia&lt;/span&gt;, non mi toccare… sei proprio uno scemo di merda”&lt;br /&gt;“Guarda in alto… don Alfredo deve sapere che usi queste parole”&lt;br /&gt;Ma non piangevo perché o ti scende il sangue dal naso o ti scendono le lacrime. Due sono le cose.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-341530857736133418?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/341530857736133418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=341530857736133418' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/341530857736133418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/341530857736133418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/11/la-vecchia-della-finestra.html' title='La vecchia della finestra'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-7073632375243306305</id><published>2010-10-31T09:14:00.000-07:00</published><updated>2011-04-10T10:20:13.689-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>Ritratto di un musico assorto</title><content type='html'>di Cristina Taliento &lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 249px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5534245631090599858" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TM2XFGzpp7I/AAAAAAAAAY4/IqLMlmzkhDs/s320/suonatore.jpg" /&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(&lt;em&gt;Suonatore di Liuto&lt;/em&gt;, Caravaggio; cm 94x119; olio su tela; San Pietroburgo, Museo dell'Eremitage)&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cupo e assorto fu il musicista e potei dir di lui chi fu senz'altro pallido si non fosse che potria corrère il rischio d'imitar il Montale Eugenio che con cotal parole descrisse il meriggio. Allor mi limiterò ad attribuirgli cupezza e pensieri; mai dunquè mi azzarderò ad arrecare pallido ardore alla suo viso d'angelico demonio. Or vi dirò di lui non già la verità, nè la menzogna. &lt;span style="color:#993300;"&gt;Dirò soltanto quello ch'io vidi e pensai sanza esercitare il pregiudizio o men che mai il diniego, giacchè fui colpita solamente dal suo sguardo basso e da come le sue dita solletico facean a quel mansueto liuto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vedete, io son persona che non cerca l'avventura, ma sa allettarsi con quel che trova in giro, dietro un angolo o un ulivo. Così io vidi, facendo dell'esempio, questo giovine che suonava il suo instrumento e seppur il desiderio debole non fosse, non seguitai a porgere domande. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Costui più che seduto, stava adagiato su lo sedile di un treno e io stavo di fronte ad egli con l'aria imbronciata di chi attende l'arrivo di panorami familiari. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Egli teneva appoggiato il liuto sulla sua gamba più alzata e con la mano opposta stringea una stilografica con la qual deliziava lo foglio della sua giovenil scrittura. Or io pensai ch'egli iscrivesse note o musicate parol e mi chiesi chi fosse l'amata alla qual quegli destinava l'amor suo. Avvenne ch'io divenni sempre più curiosa e per questo feci per alzarmi e inzuppai volontariamente l'occhio negli affari di quel musico troppo assorto. "&lt;a class="afo" href="http://aforismi.meglio.it/aforisma.htm?id=2f92"&gt;&lt;span style="color:#993300;"&gt;Amai trite parole che non uno osava. M'incantò la rima fiore/amore, la più antica difficile del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-7073632375243306305?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/7073632375243306305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=7073632375243306305' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7073632375243306305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7073632375243306305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/10/ritratto-di-un-musico-assorto.html' title='Ritratto di un musico assorto'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TM2XFGzpp7I/AAAAAAAAAY4/IqLMlmzkhDs/s72-c/suonatore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5083320158842913726</id><published>2010-10-24T12:06:00.000-07:00</published><updated>2010-10-24T12:34:47.811-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>Volevamo</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevamo spostare il vento con le nostre braccia&lt;br /&gt;o un aquilone col pensiero&lt;br /&gt;e guardavamo i gatti che miagolavano sulle macerie&lt;br /&gt;e non avevamo cura delle sirene lontane&lt;br /&gt;o del vago sentire per non tornare.&lt;br /&gt;Volevamo violare le leggi del vuoto&lt;br /&gt;e strappare le pagine della Filosofia&lt;br /&gt;o stringere tra i denti i mozziconi del futuro&lt;br /&gt;e masticarli fino a farli diventare polvere&lt;br /&gt;e poi ingoiarli come belve troppo sazie e troppo morte.&lt;br /&gt;Volevamo scrivere per giorni interi&lt;br /&gt;o dare pezzi di pane alle anatre&lt;br /&gt;o rincorrere i treni fino a sera&lt;br /&gt;e urlare come uomini che hanno perso i figli&lt;br /&gt;e farlo per rompere il bicchiere del silenzio&lt;br /&gt;o per la rabbia di non riuscire a capire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maledetto capire, maledetto volare.&lt;br /&gt;Volare... volevamo volare;&lt;br /&gt;capire è morire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5083320158842913726?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5083320158842913726/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5083320158842913726' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5083320158842913726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5083320158842913726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/10/volevamo.html' title='Volevamo'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6225453749777748056</id><published>2010-10-19T10:18:00.000-07:00</published><updated>2010-10-19T11:06:27.558-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Discorso del matto Genda agli allievi</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il matto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Genda&lt;/span&gt; si mise il cappello rosa di sua madre e, in piedi, sulla scrivania, sembrava un re. I bambini lo guardavano dal basso e si sentirono orgogliosi di essere lì in quel momento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E il matto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Genda&lt;/span&gt;, sbloccata la voce, così disse:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Lasciate che le mosche volino, ragazzi. Lasciate che esse si riproducano e che svolazzino sotto i lampadari. Non &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;preoccupatevi&lt;/span&gt; delle mosche, dei loro atterraggi, dei loro voli, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;poichè&lt;/span&gt; esse sanno dove andare, anche se voi credete di no. Lasciate che vostra madre uccida le mosche senza cercare di ostacolarla e se lo fate, lasciate che vi rimproveri dato che è&lt;em&gt; nel suo ruolo&lt;/em&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;rimproverare&lt;/span&gt; un figlio che impedisce l'uccisione delle mosche.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lasciate che vostra madre vi giudichi pazzi, stupidi, viziati. Lasciate che vi &lt;em&gt;enumeri&lt;/em&gt; le inutilità delle mosche. Lasciate che la vostra bocca si apra per lo stupore mentre sentirete quelle parole ciniche e fuori luogo. Lasciate che le vostre gambe corrano via, sotto le pioggia, tremando di rabbia e lasciate anche, ragazzi, che vi venga il raffreddore del secolo. Lasciate da parte l'orgoglio e permettete a vostra madre di misurarvi la febbre, senza opporre resistenza &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;poichè&lt;/span&gt; il termometro è di vetro e se fate gesti inconsueti, potreste farlo cadere a terra, rompendolo. Lasciate che lei vi &lt;em&gt;enumeri&lt;/em&gt; i punti deboli del vostro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;ragionamento&lt;/span&gt; e lasciate che parli senza risponderle, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;nè&lt;/span&gt; chiederle scusa. Lasciate che se ne vada con il suo rumore lontano di tacchi e lasciate che la vostra testa pensi alle mosche e a tutto quello in cui avete creduto e non vi è stato concesso. Lasciate crescere ogni vostra convinzione, ma soprattutto, lasciate ad &lt;em&gt;ogni cosa&lt;/em&gt; di esistere poichè voi non sapete cosa deve essere e cosa no. Non avete la minima idea, nè le prove per contrastare con certezza il volo di una mosca, nè le ragioni di vostra madre, nè le vostre credenze. Voi, dovete credere fermamente che ogni cosa sia liberamente. &lt;span style="color:#cc6600;"&gt;&lt;em&gt;Toglietevi dalle palle&lt;/em&gt;, allievi. Almeno voi, smettetela di voler trattenere il fiume sbarrandolo con le vostre mani&lt;/span&gt;."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli allievi avevano capito e in silenzio uscirono con gli occhi bassi e pieni di vergogna.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6225453749777748056?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6225453749777748056/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6225453749777748056' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6225453749777748056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6225453749777748056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/10/discorso-del-matto-genda-agli-allievi.html' title='Discorso del matto Genda agli allievi'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-2548896539335527863</id><published>2010-10-15T11:21:00.000-07:00</published><updated>2010-10-15T12:12:20.758-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>1993</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pioveva ed io nascevo. Si, quel giorno Dio la buttava giù alla grande e non era perchè "il cielo piangeva visto che aveva perso la sua stella migliore". Tutte quelle frasettine da diario mi hanno sempre dato il voltastomaco, che schifo. Voglio dire, che posso sapere io del cielo, della terra e di tutto il resto? Abbastanza niente, grazie. E poi era una pioggia assassina che stava mandando tutti in collera e poco ci è mancato che qualche parente non facesse un bell'incidente per venire a vedermi in ospedale. Ma non è successo un bel niente, a parte il fatto che erano tutti bagnati come bestie nel fango e sai che scocciatura per le infermiere del reparto pulire le impronte sudicie di tutti quei curiosi. Fatto stà che io all'epoca non mi facevo problemi  di questo tipo: mica stavo a pensare alle infermiere o ai parenti e, per dire la verità, manco al fatto che fossi nata. &lt;em&gt;All'epoca&lt;/em&gt;, mo ci vuole, non me ne fregava niente. Però che bello, io dico, stare con le gambe e le braccia all'aria con un  sorriso ebete sulla faccia e non pensare a niente, solo vedere e manco quello alla fine, perchè una volta ho sentito mia zia che gridava nell'orecchio di mio nonno che i neonati non ci vedono poi così bene. "Che hai detto?" ha detto il nonno quasi gridando. "Che i neonati non ci vedono bene". "Cooosa?". Che fortuna che ho avuto allora a non vedere, nè sentire, nè parlare. Completamente innefficiente, che emozione. Voglio dire, è come quando entri a far parte di un gruppo dove i componenti sono in continua lotta fra loro e si accusano a vicenda, si picchiano a vicenda e questo e quello... e tu, sei nuova, immune da quelle lotte, nessuno ti può dire un accidente di niente perchè sei nuova. Poi passano i giorni, i mesi, e tu inizi a far parte del gruppo senza accorgertene e ne diventi consapevole quando qualcuno un bel giorno punta il dito contro di te e dice: "sei stato tu". Allora inizia il gioco, anzi era già iniziato e non te ne accorgevi, ma da quel momento, puoi starne certo, tu fai proprio parte del sistema, del quartier generale degli imbroglioni e non ci scappi, non ci scappi manco a fingerti matto. Però devo dire che a tornarci indietro sarei nata comunque. Quella pioggia trucida-fessi non me la sarei persa per un bel fico secco.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-2548896539335527863?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/2548896539335527863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=2548896539335527863' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2548896539335527863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2548896539335527863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/10/1993.html' title='1993'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-9098361490459695732</id><published>2010-10-10T07:32:00.000-07:00</published><updated>2010-10-10T07:38:17.060-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>I vecchi</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" &gt;Q&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;uel&lt;/span&gt; pomeriggio d’autunno eravamo tutta la comitiva al completo: un gruppo di idioti che si rubavano le scarpe a vicenda e facevano finta di gettarle nel mare. Ricordo un sacco di sorrisi bianchi e tanta luce che entrava nei nostri capelli ribelli. Non dovevi battere il cinque quando Lisa ti piazzava la mano davanti la faccia perché poi succedeva che mentre alzavi la tua, lei&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;ritirava la sua e faceva come per lisciarsi i capelli&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;e poi si metteva a correre, gridando che stavolta te l’aveva fatta. Allora io, ogni volta che mi gridava “ Ehi batti cinque,&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Cris&lt;/span&gt;”, gli alzavo il dito medio con un’aria da innocente e lei rideva un sacco, ridevano tutti. E le nostre risate, i nostri strilli, i nostri “lasciami, mettimi giù”, brillavano così tanto sulle creste argentate delle onde da sembrare rumori lontani portati dal mare, come le alghe o il petrolio. C’erano poi dei vecchi pescatori che ci guardavano tristi dalla loro barchetta di assi rossastri e quello con con il berretto di lana sembrava fischiare un motivetto che mi ricordava “&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Let&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;it&lt;/span&gt; be”, ma nessuno di noi ci aveva fatto caso, nessuno di noi aveva notato i pescatori e quella melodia tranne io ed era come se all’improvviso le sagome dei miei amici si fossero dissolte tra la sabbia alzata dal vento e dalla luce. Guardavo i pescatori, le loro rughe rassegnate, le loro braccia piene di ematomi e macchie e mi venne da piangere. Sentivo la loro vita sulle mia braccia e mi volevo sedere, ma non ci riuscivo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;I vecchi mi fanno piangere perché quando incontri i loro occhi puoi scorgere la soluzione della vita, come quella di un gioco e via dicendo. I vecchi non fanno lunghi discorsi, ma poi dicono una frase che ti toglie il fiato e capisci che tutte quelle inutili parole con cui cercavi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;intrattenerli&lt;/span&gt; non valevano nulla. I vecchi si alzano presto la mattina e fanno le loro cose in silenzio senza disturbare nessuno e poi passano un sacco di mesi sotto una veranda e tengono la testa dritta e puoi capire che stanno pensando dal colore dei loro occhi che da grigio diventa verde o azzurro e non è il riflesso del cielo, non sono gli alberi, ma sono i ricordi o i sogni oppure un misto di ricordi e sogni che non hanno passato né futuro. I vecchi soffrono per il ticchettare delle lancette, per l’&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;indifferenza&lt;/span&gt; con cui vengono trattati, ma non ci riescono a farne una colpa a nessuno perché trovare il colpevole è cosa superata per loro. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-9098361490459695732?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/9098361490459695732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=9098361490459695732' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9098361490459695732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/9098361490459695732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/10/i-vecchi.html' title='I vecchi'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8273446765450230603</id><published>2010-10-09T06:03:00.000-07:00</published><updated>2010-10-09T06:59:17.251-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Va bene</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Camminavo per le strade con gli occhi bassi e guardavo, sentivo, tossivo, non dicevo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I palazzi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;sventolavano&lt;/span&gt; bandiere che il vento &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;attorcigliava&lt;/span&gt; e nessuno le sbrogliava, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;perchè&lt;/span&gt; nessuno le vedeva e il corvo sul cornicione tornava indietro sui suoi passi, ma non per gioco, non per noia. "Stai lontana dai corvi". Va bene.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un ragazzo e una ragazza guardano il tramonto con la mano sporca di gelato sciolto e mica parlano, mica ridono. Un bambino gioca a palla e un fratello non ce l'ha, ma ha la palla e dice che gli basta. Poi arriva un vecchio scorbutico e gliela buca con un ago. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non si fa rumore in strada!". Va bene.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una donna di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;cinquant&lt;/span&gt;'anni vende la fede d'oro e si fa stirare la faccia con punture e ferri da stiro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al cane piacevano le sue rughe, ma le riviste dicevano che non era cosa conveniente invecchiare e loro dicevano così e allora se dicevano così...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Tocca la mia pelle e senti com' è liscia". Va bene.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Uno scrittore inventa frasi per stupire e poi le incarta in foglietti colorati e sembrano tante caramelle con molto zucchero saporito. Poi quello scrittore gira un film e poi fa l'attore e la sua penna si chiede se egli voglia ancora altra popolarità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"L'amore è come la morte: non sai mai quando ti colpirà." Va bene.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una famiglia composta di padre, madre, tre figli, nonno e zio, lascia raffreddare il brodo mentre il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;tg&lt;/span&gt; lancia notizie come fossero semini che germogliano nella pioggia e tutti parlano del delitto e tutti vogliono indagare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;perchè&lt;/span&gt; mai nessuno aveva proposto loro un gioco così &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;interessante&lt;/span&gt; e così vero.&lt;/div&gt;"Secondo me lo zio sta coprendo qualcuno". Va bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8273446765450230603?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8273446765450230603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8273446765450230603' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8273446765450230603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8273446765450230603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/10/va-bene.html' title='Va bene'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-6247832033342342108</id><published>2010-10-05T09:56:00.000-07:00</published><updated>2011-04-10T10:24:18.323-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ritratti'/><title type='text'>I Disillusi et Signorie loro</title><content type='html'>di Cristina Taliento &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;strong&gt;Avvertenza: E' bene che il lettore venga informato che le seguenti riflessioni NON sono state scritte in uno stato di ubriachezza. L'autrice ostenta sobrietà. Il seguente lavoro, dunque, è frutto di una scrupolosa ricerca stilistica e deve essere letto con attenzione, interesse e massima serietà. Grazie.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Avvertenza 2: Diffidate dalle avvertenze scritte da soggetti poco affidabili&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;[…]Al lato del Bar della Grangente fu la Baracca dei Disillusi, un’ accozzaglia di polvere et cemento intra la qual si riunivan coloro che o per il troppo pensar o per la troppa noia, eran diventati disillusi di fama et libera scelta. Si facean chiamar Disillusi poiché l’illusione, a dire il vero, non solo sapean di che trattasse, ma ci avevan vorticato dentro fin quando non si eran trovati un muro ritto negli occhi et un silenzio scassato da un lontano abbaiare. &lt;span style="color:#ff9966;"&gt;Grande effetto mi fecer quando li conobbi et mai più, io credo, vederli potrò, sebbene lo mondo sì grandi pianure possiede. Eppur voi mi direte con mano sbattente che facil’è incontrare un disilluso di questi tempi ed io con maggior forza la mano mia sbatterò, comprovando il fatto che, di disillusi veri e puri, pochi esemplari vi sono et, continuando la lettura, da soli vi accorgerete di quant’eran bugiardi et falsi quelli di vostra conoscenza al confronto di quelli che studiai io con la più profonda ammirazione. &lt;/span&gt;C’eran dunque tre Disillusi di età giusta che camminavan sulla strada et loro andatura non era veloce particolarmente, ma neppur lenta o irriverente. Loro andavan come se la loro vita sospesa fosse tra l’asfalto nero et il marciapiede, sopra lo qual tuttavia quelli non salivan siccome lor pensier’ era tale da scansar gli artefici del comune et della Signoria loro. Saper dovete che un disilluso mai amicizia stringe, ma se qualcuno gli dona un pomodoro, lui ringrazia come se ricevuto avesse l’intero cesto di arance et melanzane. Adesso io non so se vantaggioso sia, astenersi dal votar un certo partito, ma per certo posso dirvi che un disilluso la sua idea, nel vero, se la tiene in gola sicuro che un giorno fallirà anche quella. Ancora, un disilluso riconoscerlo potete se mai lo vedete mentre parla con un dottore dotto e un po’ arcignotto. Nel suo viso si forma un trio di rughe, tra le due guancie e la fronte, che la domanda in voi farà nascer spontanea se il disilluso è scemo o è la verità a non esser sovrana. Un disilluso mal di pancia sente quando gli si parla di sogni et scorciatoie. Egli fa il lavoro duro non tanto per l’avvenire, ma poiché nel lavoro duro lui trova la certezza et il risultato matematico del proprio sudore giacchè, egli pensa, che sol nella fatica sta la risposta. […]&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-6247832033342342108?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/6247832033342342108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=6247832033342342108' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6247832033342342108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/6247832033342342108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/10/i-disillusi-et-signorie-loro.html' title='I Disillusi et Signorie loro'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8613719301288470105</id><published>2010-09-25T05:40:00.000-07:00</published><updated>2010-09-25T08:50:38.947-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La storia semplice del Ragazzo Grifone</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#993300;"&gt;e della ragazza che se ne innamorò&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TJ3zTRxelPI/AAAAAAAAAYY/omraSguyccA/s1600/renoir_1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5520836230740088050" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 339px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TJ3zTRxelPI/AAAAAAAAAYY/omraSguyccA/s400/renoir_1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;Jeune fille se coiffant ses cheveux&lt;/strong&gt;,&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Pierre-Auguste Renoir, 1894-Lehman Collection, New York )&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quella domenica mattina dell'anno 1993, in via Auguste Renoir, mi accorsi di essere cambiata. Stringevo nei denti un bastoncino di liquirizia e mi arrotolavo le maniche della camicia maschile che era appartenuta a mio padre o a mio nonno, non ricordavo. Una cascata di luce inondava la poltrona di velluto ed i miei capelli castani si illuminarono di riflessi aranciati. Ogni cosa mi apparve diversa, come se all'improvviso mi avessero liberato gli occhi da una più profonda miopia. Lasciai che le mani mi cadessero abbandonate sulle ginocchia e, appoggiata la testa allo schienale, iniziai a risalire il fiume di quel cambiamento e, quando trovai la sorgente, chiusi gli occhi per la meraviglia e li riaprii soltanto per liberare alcune lacrime che erano rimaste incagliate tra le ciglia e i ricordi. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Quella mattina, in quella stanza, io non ritrovavo più il mio vecchio essere e sapevo che, anche se l'avessi cercato sotto ogni letto della casa, avrei visto Amore. Nessuno, in quei quattordici anni di vita, mi aveva mai parlato di quel sentimento tanto forte e mi piaceva immaginare che la mia fanciullezza si era smarrita nel vento dell'innamoramento. Perciò cercavo di ricordarmi di Argo, il Ragazzo Grifone, perchè volevo gettare la mia àncora nel fiume della vita in modo da ricordarmi per sempre che fu il &lt;em&gt;suo &lt;/em&gt;amore a farmi cambiare e non gli altri, non la gente.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Argo aveva sedici anni ed era il principe dei rapaci. Non c'era poiana, falco o sparviero che non rispondesse al suo richiamo. La prima volta che lo vidi nel bosco era circondato da una moltitudine di ali battenti e lui cantava una canzone antica che io non conoscevo. Pensai subito ad un sogno poichè non mi era mai capitato di vedere nella realtà tanta perfezione, ma rimasi ferma su quella terra che tante volte mi aveva deluso e che, invece, questa volta mi incantava. Argo mi venne incontro con le braccia occuppate dai rapaci e non indietreggiai, anche se avevo paura. Nei suoi occhi vidi la Bellezza e lo smarrimento per lo stare a terra e non nei cieli.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TJ4Q_M2eHXI/AAAAAAAAAYo/O6EMJ2Gf31s/s1600/grifone.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5520868871170301298" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 201px; CURSOR: hand; HEIGHT: 225px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TJ4Q_M2eHXI/AAAAAAAAAYo/O6EMJ2Gf31s/s320/grifone.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; "Un giorno volerò con loro" mi disse ed io capii che stava dicendo la verità. Pensai che se mi avesse chiesto di volare con lui, nel cielo, con un paio d'ali, io non avrei fatto domande e l'avrei seguito, ma prima che potessi annuire arrivò il Grifone, l'uccello che più nell'indole gli assomigliava. Nell'occhio del rapace vidi l'anima di Argo, ma abbassai lo sguardo perchè non potevo sopportare le emozioni che quella perfezione riusciva a scatenare. Fu come se quel pomeriggio io, in piedi, con le mani gelate nelle tasche del cappotto, avessi amato qualcuno con ogni probabilità di fallimento. E in quel momento capii che sapere il suo vero nome, quello di sua madre o del suo paese, non sarebbe servito a nulla. Niente che coinvolgesse la superficilaità del mondo apparteneva a quel legame. Del pomeriggio di sole restò un mozzicone bruciacchiato di tramonto. Il Grifone se ne andò girando lentamente il collo ed io non dissi niente. Poi lo vidi volare incontro al tramonto e nella strada del ritorno guardai il bosco con uno sguardo che, se all'andata, puntava il sentiero, dopo, si perdeva in dettagli che rifrangevano la bellezza del mondo per farne colori, suoni ed alberi.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8613719301288470105?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8613719301288470105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8613719301288470105' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8613719301288470105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8613719301288470105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/09/la-storia-semplice-del-ragazzo-grifone.html' title='La storia semplice del Ragazzo Grifone'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TJ3zTRxelPI/AAAAAAAAAYY/omraSguyccA/s72-c/renoir_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4062252173747315606</id><published>2010-09-22T09:48:00.000-07:00</published><updated>2010-09-22T09:59:36.314-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Un titolo aumenterebbe le aspettative</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina Taliento&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Scrivi qualcosa, qualsiasi cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’era niente che potesse consolarmi oltre il violento battere delle mie dita sulla tastiera.&lt;br /&gt;Mia sorella diceva “piantala” oppure ridendo diceva “non ti arrabbiare” quando sentiva che non erano i tasti, ma le ossa, a suonare. Tac Tac Tac. Suono della mia adolescenza. No, non è un vizio, non lo è mai stato. Questo continuo battere è il rumore della vita o di tante altre cose che chissà che bello sarebbe se sapessi spiegare. Anzi no, questo continuo battere non è proprio niente, è un rumore come un altro, come degli spari di pistola, come lo scoppio di una bottiglia di vetro, come il pianto di una prostituta. Questo continuo battere e battere, è soltanto un rumore che non è la vita, che non è niente se non l’infinito, quel fumo sotterraneo che mi brucia dentro e non so sciogliere. Prima ho scritto fosse la vita perché mi sembrava una frase d’effetto; qualcosa che attirasse terribilmente l’attenzione come per dire “La gatta sul tetto che scotta”, qualcosa del genere. La gente ama le frasi d’effetto. Conoscevo un tipo che invece le odiava, che girava gli occhi per interi secondi quando ne sentiva una. Per esempio, prima ho scritto che l’infinito è un fumo sotterraneo. Se gliel’avessi detto, mi avrebbe fermato con una mano impertinente per mormorare qualcosa come: “Non può essere. Non esiste il fumo sotterraneo. Dovresti scavare e poi metterci del fumo.” O chissà, magari mi avrebbe sorpreso rimanendo zitto. Credo si chiamasse Luigi, ma non faceva che ripetere “Chiamatemi Paolo, chiamatemi Paolo…” : chiamatemi Pollo, ecco. Lui veniva alle elementari con me, ma i suoi erano sempre un po’ stizziti per il fatto che non fosse stato mandato alle superiori con 4 o 5 anni d’anticipo. Il povero Pollo, dava una spiegazione a tutto e si puliva gli occhiali con gesti arrabbiati ogni volta che, una spiegazione, non riusciva a darla. Io gli dicevo che era proprio tipo da Università e che mio cugino di vent’anni capiva sicuro meno di lui. Mi piaceva un sacco vedere il povero Pollo che si gonfiava il petto. Forse pensavo che avrebbe fatto un bel chiricchicchì davanti a tutte le maestre ed i genitori. Adesso non so che fine abbia potuto fare il giovane Po. I suoi sedici anni non gli avranno impedito di crescersi un bel paio di baffi. Oppure è rimasto schiacciato dalle sue domande, o meglio, dalle inconcludenti risposte di cui noi uomini disponiamo.&lt;br /&gt;“Rimani un Pollo, un po-po-povero piccolo Po-po-pollo- gli potrei canticchiare ora, con tutta la rabbia infantile che mi sento addosso- “quanta pena mi fai. Op op op, piccoletto, perché piangi? Ti sei accorto che i tuoi non so stanno superando i loro perché?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4062252173747315606?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4062252173747315606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4062252173747315606' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4062252173747315606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4062252173747315606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/09/un-titolo-aumenterebbe-le-aspettative.html' title='Un titolo aumenterebbe le aspettative'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-2120873775630380636</id><published>2010-09-14T07:08:00.000-07:00</published><updated>2010-09-14T09:32:32.206-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesie'/><title type='text'>C'erano adolescenti sotto gli alberi</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;a dei ragazzi.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’erano adolescenti che vedevano le loro braccia diventare più lunghe&lt;br /&gt;E le usavano per scavare tane nei cespugli.&lt;br /&gt;C’erano adolescenti che restavano immobili sulla strada,&lt;br /&gt;con le mani in tasca&lt;br /&gt;con le sciarpe nere e gli occhi bagnati&lt;br /&gt;e volevano sapere, ma non chiedevano.&lt;br /&gt;C’erano adolescenti che gridavano sotto la pioggia e gridavano, gridavano…&lt;br /&gt;E poi tornavano all’ora di cena con le ginocchia bagnate&lt;br /&gt;E mangiavano, mangiavano… senza rispondere al padre.&lt;br /&gt;C’erano adolescenti che prendevano a calci le foglie;&lt;br /&gt;che guardavano le immagini dello schermo senza capire;&lt;br /&gt;che fumavano pezzi di cielo&lt;br /&gt;che lanciavano i mozziconi dal finestrino,&lt;br /&gt;e li raggiungevano saltando dal treno in corsa.&lt;br /&gt;C’erano adolescenti che riuscivano a sopportare l’infinito&lt;br /&gt;E lo accarezzavano con le loro mani impacciate.&lt;br /&gt;C’erano adolescenti che inseguivano l’Amore e l’Ideale&lt;br /&gt;Anche se questi due impostori sfuggivano come ragni sotto i divani.&lt;br /&gt;C’erano adolescenti nelle scuole che guardavano fuori dalla finestra&lt;br /&gt;Che piangevano nei bagni&lt;br /&gt;Che guardavano assenti la cravatta a righe del professore.&lt;br /&gt;E si stancavano di alzare la mano per parlare;&lt;br /&gt;E non parlavano, non parlavano…&lt;br /&gt;C’erano adolescenti negli uffici, nelle case, nei tribunali&lt;br /&gt;Che erano ossessionati dalla Bellezza&lt;br /&gt;E la cercavano nel mondo con l’occhio attento di un rapace,&lt;br /&gt;ma se la trovavano poi si sentivano morire&lt;br /&gt;perché il loro animo era ancora sensibile ed emozionato.&lt;br /&gt;C’erano adolescenti sui tetti la sera&lt;br /&gt;Che volevano diventare gabbiani della notte&lt;br /&gt;Che ululavano alla luna selvaggia&lt;br /&gt;E si contorcevano alla sua pallida luce famelica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-2120873775630380636?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/2120873775630380636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=2120873775630380636' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2120873775630380636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2120873775630380636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/09/cerano-adolescenti-sotto-gli-alberi.html' title='C&apos;erano adolescenti sotto gli alberi'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-7747168148974355448</id><published>2010-09-13T01:25:00.000-07:00</published><updated>2010-09-13T02:27:10.435-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vista di punti'/><title type='text'>"Gente che non viene" *</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Certa gente, quando si va a presentare, stende il braccio e lascia la mano cadente oppure ne da solo mezza, con le dita chiuse a pala. Tutti sanno che questa gente non viene, quello che non sanno e che a loro, piace così. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene si ingozza al ristorante e, dopo aver finito tutto, chiama il cameriere per lamentarsi della sua insalatina troppo salata.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene fa passare per immensa concessione anche solo una chiamata dal suo cellulare, "ma per favore riattacca subito. Non sia mai che il mio credito diminuisca di 5o centesimi...".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene se compra una maglietta non la usa per evitare di rovinarla e se, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;malauguratamente&lt;/span&gt;, si vede calpestata una scarpa, questa gente, potrebbe offendersi e non venire mai, mai, più. Quindi non calpestate le loro dannate scarpe.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene odia ogni forma di diversità, ogni maledetto particolare che potrebbe minare al tranquillo vivere della loro società immaginaria dove non sono ammessi zingari, neri, omosessuali o "strani tipi oscuri", ovvero gli eccentrici.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene ha l'alta presunzione di sapere esattamente come ragioni. Questa gente crede di leggerti nella mente, di prevenire le tue mosse e, quando magari commetti uno sbaglio, ti salta sopra come un avvoltoio e preferisce dedicare ore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;pettegolezzo&lt;/span&gt; sui tuoi sbagli, piuttosto di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;concentrarsi&lt;/span&gt; per rimediare ai suoi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene tende a guardare tutti con diffidenza: "Oddio no! Non mi dirai che vuoi fidarti di quel lavapiatti, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;sciocchina&lt;/span&gt;". Questa gente, ahimè, non viene dalla nascita. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene odia gli &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;intellettuali&lt;/span&gt; con i loro "discorsi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;catastrofisti&lt;/span&gt;" ed è convinta che la mafia sia stata resa popolare da film come "La Piovra" o da gente come &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Saviano&lt;/span&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non provate a parlare delle vostre idee sul mondo a questa gente, perchè potreste rimanere stupefatti nel vedere che sarete giudicati dei perditempo che non hanno di meglio a cui pensare: "Invece di ciarlare su quei tre deficienti che vogliono salvare le balene, pensa a comprarti dei jeans nuovi... Cioè, non vedi che sono strappati sulle ginocchia?". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La gente che non viene magari non ti sopporta, ma non te lo dirà mai per due ragioni: la prima è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;perchè&lt;/span&gt; non vuole &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;compremettere&lt;/span&gt; la sua &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;tranquillità&lt;/span&gt; psico fisica e la seconda &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;perchè&lt;/span&gt;... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;perchè&lt;/span&gt; non viene, appunto!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa gente mente con un sorrisetto oppure è felice quando un ladro viene condannato a morte. Loro, a volte, non sanno contenere la gioia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;* &lt;span style="font-size:85%;"&gt;Titolo di una rubrica del programma televisivo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Victor&lt;/span&gt; Vittoria condotto da Vittoria Cabello su La7&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-7747168148974355448?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/7747168148974355448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=7747168148974355448' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7747168148974355448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/7747168148974355448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/09/gente-che-non-viene.html' title='&quot;Gente che non viene&quot; *'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1955464668637416517</id><published>2010-09-09T05:49:00.000-07:00</published><updated>2010-09-09T12:13:12.116-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il Mito di Apollo e Dafne</title><content type='html'>raccontato da Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TIjdRSwe-BI/AAAAAAAAAYA/eKZOzwTHBXg/s1600/de_chirico_ettore_andr.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514901032877881362" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 315px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TIjdRSwe-BI/AAAAAAAAAYA/eKZOzwTHBXg/s400/de_chirico_ettore_andr.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, &lt;strong&gt;&lt;em&gt;pittura metafisica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, 1973)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La notte era un ratto grigio che mordeva i polsi entrando nelle vene e risaliva il tubo di sangue fino ad arrivare al cuore. Quando il ratto arrivava al cuore, ogni cosa moriva nel suo intento d’essere e si trasformava secondo una ragione febbrile che ne mutava le forme ed i colori.&lt;br /&gt;Immobile, Apollo, guardava dalla finestra i palazzi assonnati; la sua sagoma scura totalmente preda del ratto e dei suoi morsi. I ricami delle tende intagliavano la luce rossastra del lampione che tinteggiava il tavolino rotondo con le due sigarette e un orologio.&lt;br /&gt;Fuori i gatti miagolavano sulle lattine schiacciate di Coca Cola mentre le falene prendevano a calci la luna e se ne andavano sulle insegne al neon del negozio di fronte. Sugli alberi infestati c’erano pipistrelli che guardavano capovolti la fine di un amore e, abituati a ribaltare quel che vedevano, pensarono di assistere all’inizio. Come uno squalo che avverte il movimento dietro di lui e famelico mostra la bocca demoniaca alla sua preda così Apollo scosso dal suo stesso sussulto si voltò di scatto e, scese le scale di marmo, andò dove il suo pensiero soltanto poteva guidarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dafne -smalto rosso e unghie corte- aspettava il treno delle 3 e 45. A pochi passi da lei c’era un uomo con una camicia strappata che cantava &lt;em&gt;tip-tip-pa-ri-ra-ra&lt;/em&gt; e si teneva il tempo schioccando le dita. Dafne si avvicinò con il rumore irriverente delle sue scarpette di vernice e gli snocciolò qualche centesimo annerito. I topi indugiavano lungo i muri e forse aspettavano che il semaforo diventasse verde un’altra volta ancora.&lt;br /&gt;Santi peccatori confessavano i loro segreti sulle pareti di un motel mentre il proprietario del bar guardava gli ubriaconi che si alzavano dai suoi sgabelli unti e mentre se ne andavano indecisi verso nuovi bicchieri, lui si gettò lo straccio sulla spalla sinistra e pensò che forse stava bene con quella vita e che, ad aver avuto un po’ di fantasia, sarebbe diventato un domatore di leoni.&lt;br /&gt;E la strada correva sotto Apollo il Bell’ immortale e le luci della stazione ronzavano nel buio. Dafne non si era mai voltata dietro, ma questa volta la paura le gridò di scappare e lei rispose girando i bei capelli e le labbra mortali. Vide Apollo e si vide riflessa nei suoi occhi dove bruciavano insieme amore e frenesia. E lì, tra le fiamme di quel riflesso, si sentì prigioniera per sempre di un sentimento che il ratto della notte aveva trasformato in brama smodata. Dafne, allora, salì sul treno e si nascose tra i sedili vuoti, con il capo chino. Apollo fece in tempo a salire e il treno si mosse, poi partì veloce. &lt;span style="color:#cc6600;"&gt;E nelle luci al neon Dafne piangeva in silenzio e nella sua mente rimbalzavano piccoli cristalli di pensiero che le ricordavano tutte le altre notti in cui lei aveva amato senza amore. Si accorse che mai nella sua vita aveva dato il suo cuore a qualcuno, eppure, un cuore, sentiva di non averlo più comunque e si rispose che forse si era sgretolato a sua insaputa oppure era scomparso come uno scoglio che era diventato sabbia senza che nessun pescatore si fosse poi ricordato che pur lì c’era stato uno scoglio e non soltanto il mare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quando Apollo arrivò, sentì il suo odore, ma quel che vide di lei fu una farfalla rossa che si lanciava nel buio dal finestrino aperto del treno in corsa. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1955464668637416517?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1955464668637416517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1955464668637416517' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1955464668637416517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1955464668637416517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/09/il-mito-di-apollo-e-dafne.html' title='Il Mito di Apollo e Dafne'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TIjdRSwe-BI/AAAAAAAAAYA/eKZOzwTHBXg/s72-c/de_chirico_ettore_andr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8844464383734731565</id><published>2010-09-01T06:27:00.000-07:00</published><updated>2010-09-01T13:51:30.108-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Il Dattilografo</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TH5y3ny6CsI/AAAAAAAAAXg/7jbXQ8EDqF0/s1600/Macchina-da-Scrivere.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5511969293848939202" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 364px; CURSOR: hand; HEIGHT: 368px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TH5y3ny6CsI/AAAAAAAAAXg/7jbXQ8EDqF0/s400/Macchina-da-Scrivere.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;G&lt;/span&gt;ennaio, 1963&lt;/strong&gt;. Ricordo ogni angolo, vicolo e strada di Freno. Ogni sbattimento di ciglia dei passanti, ogni indice puntato nei miei occhi azzurri, ogni filo di cotone &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;attorcigliato&lt;/span&gt; dal vento. Ricordo le lunghe sciarpe nere dei ragazzi che si sporgevano sul ponte e poi ricordo quella mano ossuta che mi tirò il maglione da dietro, come per fermarmi da quella nostalgica passeggiata di inizio Novembre. Era la mano del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Dattilografo&lt;/span&gt;, ma allora non la conoscevo. Mi sembrò vecchio fin dal primo momento, notavo la stanchezza nei suoi pesanti occhi grigi, manifesti di un’ insana voglia di rimanere estraneo alla vita.&lt;br /&gt;“Scappa- mi disse- scappa dal cancro della scrittura. Scappa.”&lt;br /&gt;E ricordo che il mio sorriso era esteso solo d’un lato e gli diedi il braccio perché era zoppo e non aveva il bastone. Non chiesi &lt;em&gt;come&lt;/em&gt;, nessun &lt;em&gt;perché&lt;/em&gt; e neanche un &lt;em&gt;quando&lt;/em&gt;. Mi raccontò la sua storia per motivare la sua preghiera. Io ascoltavo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;meravigliata&lt;/span&gt; e spaventata, ma spaventata non troppo perché già avevo capito quanto comico fosse aver paura delle sfide che si trovano per la strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Scappa, figlia mia. Sei giovane, sei giovane… Non ti perdere dietro le parole. Non buttarti via.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;E forse ho guardato in basso oppure verso il fiume, ma quel che ho detto è stato di sicuro:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Non è vero”.&lt;/em&gt; Un sussurro con il quale mi consolavo e mi rispondevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre ascoltavo la storia del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;dattilografo&lt;/span&gt; mi saliva un prurito sul cuore come una specie di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;coinvolgimento&lt;/span&gt; e non era tanto perché egli fosse pratico della macchina da scrivere dall’età di sette anni, né che la sapesse adoperare con una velocità &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;straordinaria&lt;/span&gt;, ma la ragione del mio stupore in quella storia stava nel potere furibondo che le parole avevano su quelle mani ossute che non smettevo di guardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“La scrittura mi rapì&lt;/em&gt;” ripeteva sempre queste quattro parole con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;rassegnazione&lt;/span&gt;, debolezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi disse che in ogni giornata della sua esistenza, in ogni ora, senza limiti di sole o pioggia, lui era rintanato nella sua camera a battere i suoi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;polpastrelli&lt;/span&gt; sulla macchina da scrivere. E già dai tempi dell’adolescenza egli capì che non poteva opporsi al potere delle parole. Così, se aveva una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;conversazione&lt;/span&gt;, doveva andarla a scrivere &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;immediatamente&lt;/span&gt; e se le avide fauci della sua mente catturavano una percezione, non c’era ostacolo che potesse impedirgli di inchiodare ogni cosa sui tasti consumati di quella macchina infernale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;“E a cosa serve l’amore ad un povero &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;dattilografo&lt;/span&gt; se non a comprendere quello dei suoi personaggi? Lui è schiavo. La sua vita non conta.” disse il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;dattilografo&lt;/span&gt; mentre mi lasciava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io lo guardavo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;allontanarsi&lt;/span&gt; e mi chiedevo se il suo lamento fosse giusto o sbagliato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;Mi dicevo che quell’uomo non si era sposato per scrivere, non aveva avuto il tempo per prendere il mare. Mi dicevo che la scrittura si era rubata la vita di quell’uomo. E se, invece, la sua vita fosse stata riempita dalle parole scritte, da quei miscugli irreali d’infinito?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;Ed io tuttavia credevo che il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Dattilografo&lt;/span&gt; fosse un audace vestito da servo, un uomo diviso a metà che fingeva di opporsi alla scrittura per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;assecondarla&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;completamente&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8844464383734731565?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8844464383734731565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8844464383734731565' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8844464383734731565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8844464383734731565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/09/il-dattilografo.html' title='Il Dattilografo'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TH5y3ny6CsI/AAAAAAAAAXg/7jbXQ8EDqF0/s72-c/Macchina-da-Scrivere.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5525523548323643444</id><published>2010-08-29T13:09:00.000-07:00</published><updated>2010-08-29T14:33:16.826-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Scappa scappa, vigliacca</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E se vuoi, questi fogli scritti puoi chiamarli casa oppure puoi farci un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;aereoplano&lt;/span&gt; e spedirlo dritto nel cielo con un movimento fermo e arrabbiato, con quella faccia contrariata che mostri quando hai paura. Che se ne frega il mondo di quando lo mandi al diavolo ed imprechi contro il poster di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Dylan&lt;/span&gt; che guarda verso di te e si chiede &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;perché&lt;/span&gt;. &lt;em&gt;Bob, il fatto è&lt;/em&gt;-così, gli dirai- &lt;em&gt;che ho paura. Sono codarda come nessuno mai. Il bello è che scrivo di gente coraggiosa ed io col coraggio non ci ho niente da dividere &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;perché&lt;/span&gt; altrimenti non starei qui a parlare col tuo fantasma da strapazzo prezzato quattro dollari e ottanta. Ed ora sei vecchio Bob, sei un vecchio ubriaco di vita che, ormai, di vita non capisce più un accidente. Come fai a vivere non so. Mi fai schifo. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma che c'entra Bob &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Dylan&lt;/span&gt; in tutto questo non lo sai. Non è lui, non è il mondo, ma che t'importa. Continuerai ad urlare contro di loro fino a quando la tua voce non ti sarà ritornata nel cervello come un'eco, come lo schiocco secco di una frusta. E pensare che lo fai solo per non rimanere da sola con malinconici ricordi. Hai iniziato a correre per amore ed hai accelerato per la rabbia. Forse che volevi vomitare quel cuore malandato? Ma non lo sai che i cuori non sono come le tonsille? Però quelle sei lettere ti fanno paura &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;perché&lt;/span&gt; ti ricordano quelle altre nove che ti hanno ridotta così male. Quelle nove lettere scritte a sbalzi sul diario, come un singhiozzo continuo e inconstante... le prime &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;manifestazioni&lt;/span&gt; di battito convulso, i primi dubbi, il primo niente e le corse in treno al caldo quando ti giuravi "stavolta non ci casco"... e quei ritorni con la fronte appoggiata al finestrino quando ti ripetevi "stavolta cambia tutto". Che poi è vero quando dicono che il tempo passa veramente, ma se il livido va via, la cicatrice resta e di dare libertà al sentimento, proprio non ne hai voglia. Quindi finisci pure il tuo the verde più lacrime salate e non ti chiedere se stai facendo bene o se bene è la parola giusta. Però nessuno è mai pronto per davvero. Spranga il tuo cuore &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;finché&lt;/span&gt; penserai che così starà meglio, anche se magari qualche volta ci starà un po' stretto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5525523548323643444?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5525523548323643444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5525523548323643444' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5525523548323643444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5525523548323643444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/nessuna-casa.html' title='Scappa scappa, vigliacca'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3196514900041899982</id><published>2010-08-29T00:38:00.000-07:00</published><updated>2010-08-29T01:31:20.126-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Diciassette per la vita- ovvero, la patetica storia di Novembro</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/THoaMDgUUxI/AAAAAAAAAXI/et4O9foXEUw/s1600/salvador_dali_gallery_the_rose.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5510745888442831634" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 312px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/THoaMDgUUxI/AAAAAAAAAXI/et4O9foXEUw/s400/salvador_dali_gallery_the_rose.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(The Rose,  Salvador Dali 1958)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Vorrei fermare il tempo. Proprio adesso. Vorrei prolungare questo mio respiro e farmelo bastare per tutta la vita. Le mani, le labbra, la pelle vorrei che non cambiassero. Mute. Immobili. Perfette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Quello era il pomeriggio di sole più caldo dell’estate 1918, i quarantaquattro gradi più famosi della storia di Freno. La signora Caviglie Ullalà –come la chiamava Cesco- attraversava la strada ansimando con le buste della spesa e con le sue caviglie più grosse d’Italia. Sotto gli alberi si erano radunati gruppi di ragazzini in canottiera che si giocavano ai dadi Leopardi e Pascoli.&lt;br /&gt;“ Riconosci che Pascoli è un poco di buono” diceva uno.&lt;br /&gt;“No” rispondeva un altro ragazzino con gli occhiali.&lt;br /&gt;“Riconoscilo”&lt;br /&gt;“No”&lt;br /&gt;“Riconoscilo”&lt;br /&gt;“No. No.”&lt;br /&gt;Il ragazzino con gli occhiali iniziò a correre e due altri lo inseguirono, ma vedendo che era lontano lo lasciarono stare e iniziarono a ridere schernendolo.&lt;br /&gt;Giuseppina la Svampita fumava una sigaretta sul suo balcone di gerani.&lt;br /&gt;Io me ne stavo seduto sul secondo gradino di casa e pensavo che non volevo invecchiare. Lo pensavo intensamente come se avessi dovuto succhiare una caramella col cervello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vorrei rubare la bellezza del mio volto e nasconderla affinché nessuno possa portarmela via. Vorrei avere per sempre quest’attimo. Vorrei vivere e morire con l’aspetto di un diciasettenne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ricordo che la figlia del sindaco, Maria Sole , saltava la corda. Quel suono della corda che batteva sull’asfalto non potrò dimenticarlo perché fu allora che accadde davvero e lo sentii fin dall’inizio che il mio desiderio era stato esaudito.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi ritrovai dieci anni dopo senza essere cambiato e nei dieci anni successivi a quei dieci, la mia pelle era quella di un diciasettenne. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Me ne andai da Freno, dal secondo gradino di casa, dai quarantadue gradi all'ombra. Via, dovevo scappare dal tempo in un luogo che non avesse tempo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La mia valigia, queste scarpe rotte, le dite strette intorno al polso. Non posso invecchiare. Morirò da diciassettenne con il sorriso angelico. E se hai desiderato e ciò che volevi ti è stato concesso, vivi, danza, corri. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Trovai un lavoro alle corse dei cavalli. Dieci lire a settimana, ma di specchi ne avevo comprati tanti. E mentre mi specchiavo vidi nel riflesso una ragazza di bellezza maggiore alla mia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non sapevo il suo nome, ma la sposai con la valigia in mano. Fu il più grande amore della mia vita. Eppure lei invecchiava. La sua pelle divenne rugosa e si chiedeva perché la mia, invece, rimaneva liscia e diafana. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sembri un diciasettenne" mi disse un giorno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Per tutta la vita".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;E lei sedeva sulla poltrona accanto alla finestra aperta ed il vento muoveva i suoi capelli bianchi ed i merletti del vestito. La invidiai come quell'estate in cui avevo invidiato me stesso.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi accorsi di colpo che volevo invecchiare. Volevo vedermi vecchio e poi morire. E quella perfezione dei diciassette anni mi sembrava una trappola sanguinosa. Provai paura.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sette anni dopo, la mia sposa morì. Ne restarono i suoi cappelli e gli orecchini di perla. Piansi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tornai a Freno che erano tutti morti: mia madre, Cesco, il sindaco, i ragazzini, Pascoli, Leopardi. Non mi guardavo più allo specchio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Narciso, piangi la tua fine&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;chè le tue lacrime son di fiele.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La natura difficile è a contrastar&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;e lo capirai se, a tentativo fallito,&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;mesto ci riproverai&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ed il patetico Novembro, come io mi chiamo, arrivò nella sua perfezione finale. Sciocco, meschino, imbroglione. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;E giacciono i suoi diciassette anni&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;sul fardello di una vita intera.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3196514900041899982?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3196514900041899982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3196514900041899982' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3196514900041899982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3196514900041899982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/diciassette-per-la-vita-ovvero-la.html' title='Diciassette per la vita- ovvero, la patetica storia di Novembro'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/THoaMDgUUxI/AAAAAAAAAXI/et4O9foXEUw/s72-c/salvador_dali_gallery_the_rose.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8281952110932585508</id><published>2010-08-23T10:08:00.000-07:00</published><updated>2010-08-23T11:22:26.006-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riflessioni'/><title type='text'>Sulla morte, sulla vita</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La morte di una persona cara è una cosa strana. E' come quando stai per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;addormentarti&lt;/span&gt; ed hai quasi abbandonato le percezioni del tuo corpo. All'improvviso, ti sale per la schiena un brivido o uno scossone che assomiglia ad una specie di salto nel vuoto. Come una vertigine nel buio. Come una sensazione di cadere e non atterrare. Ma la cosa davvero curiosa è che, quando accade, ti stringi al cuscino o al lenzuolo, come per tenerti aggrappato con tutte le forze a qualcosa che non ti abbandonerà. Credo che, dopotutto, sia lo stesso istinto di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;attaccamento&lt;/span&gt; alla vita. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ogni volta che mi trovavo ad un funerale, ogni volta che mi trovavo a ripetere la triste parola- &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;condoglianze&lt;/span&gt;- ed incrociavo le lacrime e il dolore, ogni volta che il vento danzava nei capelli e nelle giacche dei conoscenti vestiti a nero, sentivo che niente mi poteva spiegare la vita più della morte. In quegli addii ho sempre visto la vita, l'ho vista in faccia, con tutta la sua austerità. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E non era tanto &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;perché&lt;/span&gt; io restavo e continuavo a vivere, ma &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;perché&lt;/span&gt; nella morte trovavo il vero senso della vita. Quello più puro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E mentre camminavo con la mani intrecciate, seguendo il lento corteo funebre, mi capitava di pensare all'uomo spogliato da tutte le sue certezze, da tutti i suoi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;numerevoli&lt;/span&gt; orgogli. Mi distaccavo dall'uomo e lo commiseravo, ma non lo facevo per gioco o per rimprovero. Vedevo in quelle sagome piegate sulla bara, in quella fragilità umana, tutta la leggerezza della realtà. E quasi piangevo nel vedere l'uomo che affogava nel dubbio e nella &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;rassegnazione&lt;/span&gt; al dubbio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#cc9933;"&gt;Pensavo ai treni, anche. Mi ricordavo che, quando ero piccola, ne avevo paura &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;perché&lt;/span&gt; andavano in posti che non potevo immaginare. Crescendo, quei treni iniziavano a piacermi. Mi piaceva che qualcosa si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;allontanasse&lt;/span&gt;, mentre &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;qualcos&lt;/span&gt;'altro restava. Pensavo di saltarci su. Guardavo un ragazzo e una ragazza dirsi addio e il mondo mi sembrava grande, infinito. La separazione di due corpi comporta l'origine di due mete. Se il ragazzo restava in stazione, l'altra partiva, si&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#cc9933;"&gt; allontanava verso un nuovo posto. Verso nuovi spazi, nuove storie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E quel pensiero lo rinnegavo e poi ritornavo a cercarlo, ma finiva che me ne dimenticavo. Più passava del tempo dall'ultimo funerale e meno sentivo di possedere il senso della vita.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8281952110932585508?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8281952110932585508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8281952110932585508' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8281952110932585508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8281952110932585508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/sulla-morte-sulla-vita.html' title='Sulla morte, sulla vita'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5436206073418372856</id><published>2010-08-22T11:57:00.000-07:00</published><updated>2010-08-22T13:21:12.590-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti in rima'/><title type='text'>Suonatore jazz</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/THF0uZmMLNI/AAAAAAAAAXA/tdwezu7T0-k/s1600/davis_c2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5508312159744699602" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 334px; CURSOR: hand; HEIGHT: 342px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/THF0uZmMLNI/AAAAAAAAAXA/tdwezu7T0-k/s400/davis_c2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un bambino mi piange silenzioso sulla mano,&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ora lo calmo&lt;/em&gt;, penso, &lt;em&gt;questo piccolo umano&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Hai mai sentito parlare di quel suonatore&lt;br /&gt;che &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;metteva&lt;/span&gt; nel jazz rabbia, fortuna ed amore?&lt;br /&gt;Sai, lui era forte e me lo sarei sposato&lt;br /&gt;beh... se fossi nata, per esempio, in un altro passato.&lt;br /&gt;Oh si, è morto, mi dispiace veramente&lt;br /&gt;ma tutti muoiono, buon Dio, non puoi farci niente!&lt;br /&gt;Il fatto è che lui, qualcosa, l'ha lasciata&lt;br /&gt;e nel ricordo ti accorgi che nessuna fatica è sprecata.&lt;br /&gt;E lui, amico mio, di fatiche ne ha fatte parecchie&lt;br /&gt;considerato che non aveva nulla &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;fuorché&lt;/span&gt; il sound nelle orecchie.&lt;br /&gt;Beh si, hai ragione a dire che basta e avanza&lt;br /&gt;ma per vivere doveva pur &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;affittare&lt;/span&gt; qualche stanza!&lt;br /&gt;No, scusa, non ti avevo detto che se n'era andato&lt;br /&gt;dalla sua vecchia vita e dal suo destino sbarrato.&lt;br /&gt;Lui, bambino, mica si è messo a piangere come te,&lt;br /&gt;lui ha detto; "Basta! Me ne vado a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Saint&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Tropez&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;No, scherzo, lì non c'è andato &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;nè&lt;/span&gt; dopo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;nè&lt;/span&gt; prima,&lt;br /&gt;ma mi serviva un nome per fare la rima!&lt;br /&gt;Se n'è andato a New York, a dire la verità&lt;br /&gt;senza sapere &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;né&lt;/span&gt; l'inglese, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;né&lt;/span&gt; la formalità.&lt;br /&gt;Però il fiato nella tromba lo sapeva mettere&lt;br /&gt;e nei polmoni aveva quella voglia che non ti fa smettere.&lt;br /&gt;Suonava agli angoli delle strade e nei vicoli scuri&lt;br /&gt;in mezzo alla birra, ai soldi sporchi, alle pistole, ai duri.&lt;br /&gt;"Che posto di merda" lo so che lo stai pensando&lt;br /&gt;e lo puoi dire se vuoi, piccolo, non ti sto giudicando.&lt;br /&gt;Ma nei posti schifosi, lo devi sapere,&lt;br /&gt;si nasconde gente che nei titoli ostenta il suo potere.&lt;br /&gt;E per quello squarcio di strada passava in quell'istante&lt;br /&gt;il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;proprietario&lt;/span&gt; di un locale dalla reputazione importante.&lt;br /&gt;"Salta su, ragazzo! Accidenti, hai talento&lt;br /&gt;ti farò diventare un gran bel pezzo di portento".&lt;br /&gt;E così fece la sua fortuna certa&lt;br /&gt;sia il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;proprietario&lt;/span&gt; che la sua scoperta.&lt;br /&gt;Eppure, bambino, ascolta adesso che ti sto per dire&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;perchè&lt;/span&gt;, non si sa mai, ti potrebbe servire:&lt;br /&gt;mai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;sottovalutare&lt;/span&gt; il cuore di un'artista&lt;br /&gt;che sia scrittore, attore, poeta o musicista.&lt;br /&gt;Tutti pensavano: "Eccolo, ora è bello e sistemato",&lt;br /&gt;ma non sapevano che lui non si sentiva tanto fortunato.&lt;br /&gt;Era la celebrità, il sogno musicale e compagnia bella,&lt;br /&gt;ma il successo gli sembrava una cella.&lt;br /&gt;Tutti quegli applausi e fischi lo facevano &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;assomigliare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ad una scimmia del circo che non sa su chi pisciare.&lt;br /&gt;Dai, figliolo, non sgranare gli occhi se dico le parolacce&lt;br /&gt;tanto non c'è più &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;indignazione&lt;/span&gt; sulle facce.&lt;br /&gt;Dicevo, lui il successo non lo voleva&lt;br /&gt;e mollò tutto sapendo esattamente cosa faceva.&lt;br /&gt;Si prese la sua tromba d'ottone e &lt;em&gt;addio città&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;e che la mia musica mi regali felicità!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Me lo immagino &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;allontanarsi&lt;/span&gt; su un treno a vapore&lt;br /&gt;senza traccia di scrupolo, rimorso e timore.&lt;br /&gt;Okay, okay, se me lo chiedi, aveva anche una moneta&lt;br /&gt;con cui faceva testa o croce o nuova meta.&lt;br /&gt;Ma ti giuro, comunque, che questa storia è vera&lt;br /&gt;e che mai, mai, mi sarei sognata di rifilartene una poco sincera.&lt;br /&gt;Ora vai a giocare, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;birbaccia&lt;/span&gt; lacrimante&lt;br /&gt;asciugati gli occhi e, accidenti, sparisci all'istante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5436206073418372856?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5436206073418372856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5436206073418372856' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5436206073418372856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5436206073418372856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/suonatore-jazz.html' title='Suonatore jazz'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/THF0uZmMLNI/AAAAAAAAAXA/tdwezu7T0-k/s72-c/davis_c2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-3677074179391817275</id><published>2010-08-22T06:16:00.000-07:00</published><updated>2010-08-22T06:18:26.766-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>Spine di rose appassite e galassie stellari di neve</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il dottorino dagli occhi viola &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;tamburellava&lt;/span&gt; le nocche sulla scrivania. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Tum&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;tum&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;tum&lt;/span&gt;….&lt;br /&gt;“La pianti- ho detto mentre tossivo- la pianti, per favore”&lt;br /&gt;Lui non smetteva. Mi guardava sopra gli occhiali dalla montatura spessa. I suoi occhi erano viola, accidenti.&lt;br /&gt;Mi girai a guardare fuori dalla finestra. Il gatto bianco del preside &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Schienadritta&lt;/span&gt; si era arrampicato sopra un castagno. Si, l’avevo capito: quello era un quartiere di persone con la schiena dritta e dal parlare idiota che portavano i loro maledetti gatti bianchi a spasso e, quando questi salivano sugli alberi, rimanevano a fissarli con quello &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;stupidissimo&lt;/span&gt; sguardo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;disapprovazione&lt;/span&gt; che sfoderavano tutte le volte in cui le cose non andavano nel loro dannato modo perfetto.&lt;br /&gt;“Perché non ti decidi a parlare con me?” mi chiese allora.&lt;br /&gt;Mi sono avvicinato alla scrivania col &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;sopracciglio&lt;/span&gt; alzato. Io e il mio mio fottuto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;sopracciglio&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;“Sveglia alle sette, pastiglie, Parlatene con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Frank&lt;/span&gt; il Grigio, ho scritto un po’ di robaccia sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;quadernetto&lt;/span&gt; che mi ha regalato Ambra… poi, pranzo, pastiglie… sigaretta…avanti, che vuole sapere?”&lt;br /&gt;Occhi Viola ha sbuffato col naso: &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;pvfffff&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;“Sei triste?”&lt;br /&gt;Lo odiavo. Lo odiavo. Lo odiavo. Dentro di me pensavo che sì, stare tutta la vita su una sedia a rotelle a tagliarsi le unghie è davvero da urlo. Pensavo che al diavolo i sogni, se non potevo avere nemmeno gli incubi. E poi, che gioia del cavolo stare tutto il giorno a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;sdrammatizzare&lt;/span&gt; e scrivere, riempirsi la testa di ridicoli melodrammi e ripetersi in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;continuazione&lt;/span&gt;: “Tu non sei normale, figlio mio. All’apparenza potresti sembrarlo, ma non lo sei perché il tuo cervello è malato e se ti lasciano solo rischi di suicidarti e non ti accorgi che lo stai facendo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;finchè&lt;/span&gt; non arriva qualcuno a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;ricordartelo&lt;/span&gt;”. E avevo paura di me, di quel lato di me che non sono riuscito mai ad accarezzare.&lt;br /&gt;“Non più” gli ho risposto mentre mi accendevo un'altra sigaretta.&lt;br /&gt;“Che mi dici dei tuoi racconti? Ambra mi ha dato…”&lt;br /&gt;“&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Fanculo&lt;/span&gt;!” ho urlato. All’improvviso tutto mi è sembrato schifoso. Il mondo come un enorme discarica a cielo aperto dove non finivano di arrivare rifiuti su rifiuti.&lt;br /&gt;“Calmati Stefano, è solo un modo per capire…”&lt;br /&gt;“&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Fanculo&lt;/span&gt; a tutti quanti! Non mi chiamo Stefano!” ansimavo.&lt;br /&gt;Occhi Viola si è alzato dalla sua sedia di pelle da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;settecentocinquanta&lt;/span&gt; euro.&lt;br /&gt;“Mi lasci! Al diavolo, al diavolo, voi, tutti quanti!”.&lt;br /&gt;Mi aveva fermato le braccia e mi puntava i suoi dannati occhi viola in quelli miei che sembravano impauriti e ribelli. Come dovevano essere quelli di un maledetto cane randagio.&lt;br /&gt;“&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Brasco&lt;/span&gt;, vuoi che ti chiami così, no? Volevo che parlassimo dei tuoi racconti. Non lo dirò a nessuno, se è questo che vuoi”. Occhi Viola mi teneva immobile. Era forte, quell’idiota, oppure io ero troppo magro. In entrambi i fottuti casi, non mi muovevo. Respiravo come un bue.&lt;br /&gt;“Come ha potuto? Io non vado a curiosare tra le carte di casa sua!”&lt;br /&gt;“Questo è il mio lavoro! Capire cosa diavolo c’è nella tua testa, è il mio lavoro!”&lt;br /&gt;Nossignore, non mi calmavo. Non ci riuscivo.&lt;br /&gt;“Lei è uno &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;psicoanalista&lt;/span&gt; del cazzo o quello che è! Non me ne frega. A lei non importa un bel niente se io sto bene o sto male. A lei basta vivere in questo quartiere di gente &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;imbellettata&lt;/span&gt; dei miei stivali”. E mentre vomitavo queste parole, piangevo. Lui mi teneva fermo.&lt;br /&gt;“&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Brasco&lt;/span&gt;, forse è davvero così, ma io voglio conoscerti. Quei racconti hanno cancellato tutto quello che mi sembrava certezza sul tuo conto. Forse mi sto sbagliando, ma se c’è una possibilità che tu possa guarire io devo accertarmi che non sia solo una vana speranza”.&lt;br /&gt;“IO NON VOGLIO GUARIRE! NON VOGLIO DIVENTARE COME VOI ALTRI!” ho  gridato con tutto il fiato che avevo in gola.&lt;br /&gt;Occhi Viola ha mollato la presa. Gli ho sorriso. Un sorriso storto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-3677074179391817275?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/3677074179391817275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=3677074179391817275' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3677074179391817275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/3677074179391817275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/spine-di-rose-appassite-e-galassie.html' title='Spine di rose appassite e galassie stellari di neve'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-5337815588610684026</id><published>2010-08-20T10:44:00.000-07:00</published><updated>2010-08-20T13:12:46.174-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>II. Note di filo spinato e spine di rose appassite</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;“E dimmi, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Brasco&lt;/span&gt;- mi ha detto il Dottore dagli occhi viola- come ti senti ad essere diverso?”&lt;br /&gt;Ho sbadigliato e poi ho schioccato la lingua. Ho deglutito e mi sono toccato la punta del naso con l’indice.&lt;br /&gt;“Diverso da cosa?” ho detto. Occhi Viola mi ha guardato per un attimo e poi ha abbassato lo sguardo sulla sua cartelletta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il fatto è che mi viene da ridere tutte le volte che qualcuno se ne esce con questa storia del diverso.&lt;br /&gt;Non lo so, chi ha mai sentito di uno che non è diverso? &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“ Dagli altri, per esempio. Diverso dagli altri” mi ha risposto Occhi Viola sbattendo le palpebre con le mani intrecciate sulla pancia.&lt;br /&gt;“Non lo so, chi ha mai sentito di uno che non è diverso?”&lt;br /&gt;Ho chiesto una sigaretta ed Occhi Viola me l’ha data come chi vuole qualcosa in cambio.&lt;br /&gt;“Grazie, dottorino” ho detto mentre armeggiava con l’accendino a pochi centimetri dal mio naso.&lt;br /&gt;Mi sono messo a spingere la sedia a rotelle per la stanza con la sigaretta tra i denti e guardavo i ritratti sulle pareti. Occhi Viola si è messo a scrivere rassegnato sul suo computer e mentre ricordavo sentivo il rumore dei tasti che facevano tac tic tac tac tic tac &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;tatatatatac&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelle pareti, tutti quegli studi medici, quei ritratti, quei volti da gran signori,  io li continuavo a vedere da parecchi anni ormai. La prima volta mi erano sembrati giganteschi. Come delle specie di mostri alati della coscienza che ti guardano dentro e ti ammazzano all’istante. Avevo paura di quei ritratti. Avevo paura delle aspirine e di tutte quegli aghi che mi infilzavano nelle vene quando non stavo calmo e davo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;scossoni&lt;/span&gt; a chi mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;immobilizzava&lt;/span&gt;. Una volta, a sette anni, mi sono detto, mi ci abituerò. Non l’ho fatto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-5337815588610684026?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/5337815588610684026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=5337815588610684026' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5337815588610684026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/5337815588610684026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/ii-note-di-filo-spinato-e-spine-di-rose.html' title='II. Note di filo spinato e spine di rose appassite'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-8732798889669732932</id><published>2010-08-19T07:56:00.000-07:00</published><updated>2010-08-20T13:13:25.385-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>I. Clavicembali di zucchero filato e note di filo spinato</title><content type='html'>di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi faccio chiamare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Brasco&lt;/span&gt; Puro e giuro su chi volete che non voglio commuovervi. Accidenti, no. Sono nato nel 1998. Ho &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;ventiquattro&lt;/span&gt; anni. Per il resto, me la cavo. Il posto dove abito non sta fermo neanche a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;chiederglielo&lt;/span&gt;. Quando io gli grido “&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;EHIIIII&lt;/span&gt;, NON GIRARE, POSTO!” non mi sente. Continua a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;capovolgersi&lt;/span&gt; ed io mi metto a piangere con le mani sugli occhi. Poi arriva Ambra e dice piantala. Ed io la pianto, in qualche modo.&lt;br /&gt;Stando ad Ambra e alla mamma dovrei stare calmo per tutto il tempo. Il fatto è che non si può stare calmi tutto il tempo. Neanche a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;trasformarsi&lt;/span&gt; in una poltrona. Io, per esempio, con la poltrona nera ci ho parlato una volta. Non ve lo consiglio: le poltrone sono delle scorbutiche imbecilli.&lt;br /&gt;Ho chiesto: “Poltrona, c’è posto per me?”&lt;br /&gt;E lei mi ha risposto: “Signore, come cazzo faccio a sapere chi è lei, chi sono io e chi sono gli altri?”.&lt;br /&gt;Mi è venuto un colpo. Ho tenuto gli occhi sgranati per un’ora forse ed Ambra dava la colpa alle medicine che, secondo lei, fanno solo danno e mi rendono ancora più scemo. Non è vero, ha detto la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Zianna&lt;/span&gt; mentre asciugava le forchette. Non è vero, ha detto Quel Grandissimo Figlio, mentre entrava nella stanza con le scarpe bagnate dalla pioggia. Ho sbadigliato.&lt;br /&gt;Quel Grandissimo Figlio ha un sorriso storto. Più storto di uno &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;stuzzicadenti&lt;/span&gt; spezzato. Ogni volta che viene a trovarmi mi tira una specie di schiaffo dietro la nuca e lo fa sempre con quel suo sorriso storto. Mi chiedo come potrei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;raddrizzarglielo&lt;/span&gt;. Comunque, non rimane per molto tempo, il Grandissimo. Di solito, resta qualche minuto e poi se ne va e quando si chiude la porta alle spalle sento papà che borbotta: “Quel grandissimo figlio…”&lt;br /&gt;“Osvaldo!!!” grida mamma ogni volta. E non so perché lo faccia. Forse il suo vero nome è Quel Grandissimo Figlio Osvaldo, ma Osvaldo è il nome di mio padre e… no, infatti, non significa niente. Mamma si mette in mezzo sempre, anche nelle frasi degli altri. Perciò in certi casi faccio finta di non sentirla ed è per questo che io, quello lì, lo continuo a chiamare soltanto Quel Grandissimo Figlio e basta. La cosa strana del Grandissimo Figlio è che anche lui ha una figlia, ma non è proprio grandissima. Quasi grande, ma non grandissima, ecco. Fatto sta che non dice mai una parola quando mi vede. In genere la gente mi saluta e poi si passa subito una mano tra i capelli oppure mi fa l’occhiolino. Io non ci riesco proprio a farlo l’occhiolino. Comunque, lei, Sara, non dice niente. E’ nata nel 2002 e c’ha vent’anni. Lo so perché, il giorno del suo compleanno, hanno sparato i fuochi d’artificio e nel cielo è comparso un gigantesco 20. Io battevo le mani dalla sedia a rotelle ed Ambra era &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;meravigliata&lt;/span&gt; che non stessi piangendo per tutto quel rumore. Non piangevo perché in certi momenti mi isolo e non sento niente. Mi succede quando guardo qualcosa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;intensamente&lt;/span&gt; e di distogliere lo sguardo proprio non mi riesce. Ambra, poi, se n’è accorta che guardavo Sara. Allora si è messa dietro la sedia a rotelle e mi ha spinto fino a casa senza dire una parola. Io guardavo l’asfalto che mi scorreva veloce sotto il sedere e per la prima volta mi sono vergognato. Non so perché, ma mi sono vergognato. Mi ero abituato a vedere mia cugina Giovanna quando si vergognava di prendere le caramelle dal cassetto della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Zianna&lt;/span&gt;. Piegava la testa d’un lato e si fissava le scarpette verniciate. Quelle volte io battevo le mani e dicevo “Vai, vai”. Ma lei non andava a prenderle. Niente. Non capivo. Poi sì, di capire, ho capito. Perché il fatto è che noi siamo soggetti alla vergogna. Secondo me c’è una specie di Cimitero delle cose perdute, che nel profondo del profondo sappiamo che non ci &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;apparterranno&lt;/span&gt; mai, nemmeno a miagolare come un gatto. E non importa quanto le vorremmo. Chiacchiere. Non le possiamo avere e ci vergogniamo. Sapevo che Sara era nel Cimitero delle cose perdute. Perciò mi vergognavo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-8732798889669732932?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/8732798889669732932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=8732798889669732932' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8732798889669732932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/8732798889669732932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/clavicembali-di-zucchero-filato-e-note.html' title='I. Clavicembali di zucchero filato e note di filo spinato'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1620419923588763090</id><published>2010-08-13T13:02:00.000-07:00</published><updated>2010-08-13T14:34:23.269-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attimi'/><title type='text'>Il Colloquio</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi capitava di sedermi alla scrivania con timidezza e, impugnata la penna, volevo incollare fantasia e ragione sulla carta, come succedeva ai moscerini che rimanevano spiaccicati sul parabrezza. Non facevano nemmeno rumore. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non mi ricordo quando ha avuto inizio il Colloquio, ma penso che sia stato in uno di quei giorni in cui il Mondo si sedeva sopra la mia gola e giocava a saltellarci sopra. Ho creduto giusto non dire a nessuno del Mondo e di come mi prendesse in giro, ma in silenzio ho iniziato a scrivere e notavo che se il Colloquio andava avanti, il Mondo piano piano la &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;smetteva&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;infastidirmi&lt;/span&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E quando pensavo alla scrittura mi veniva in mente l'immagine di una donna che cullava il pianto di un bambino e per farlo smettere gli diceva "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;toh&lt;/span&gt; il ciuccio, ecco, sta' zitto" e si calmavano i singhiozzi e si calmavano le grida. Io sentivo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;assomigliare&lt;/span&gt; a questo bambino con il suo ciuccio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;inzuccherato&lt;/span&gt;. La scrittura, comunque, credevo che fosse il mio ciuccio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;inzuccherato&lt;/span&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Certi giorni potevo lasciare che le persone aprissero le loro bocche all'infinito tanto non le stavo a sentire. Pensavo alla mia scrivania ed ai moscerini. E se qualcuno mi gridava dietro che ero un imbecille io continuavo a camminare e usavo la faccenda per intagliarci una storia che aveva come &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;protagonista&lt;/span&gt; una giraffa alternativa che voleva diventare a tutti costi un imbecille. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Altri giorni, invece, mi mettevo in discussione. Mi chiedevo come e quando diventare seria, serissima di colpo, senza neanche una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;fantasticheria&lt;/span&gt; di passaggio. Ma accadeva che se mi chiedevano di giocare a poker, un gioco serio, per esempio, io, invece di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;concentrarmi&lt;/span&gt;, immaginavo di costruire con le carte grandi castelli e mi domandavo quanto una persona sarebbe dovuta essere delicata per vivere in un castello fatto di carte. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Venivano, poi, certi giorni strani che temevo. Erano i giorni in cui non scrivevo per la paura o per il silenzio che mi nasceva dalle orecchie ed arrivava al cuore. &lt;span style="color:#cc9933;"&gt;Me ne andavo a sedermi sugli alberi e guardavo le formiche. La loro piccolezza era contagiosa e con le formiche io mi restringevo. E con le formiche i miei pensieri si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;vergognavano&lt;/span&gt; a venir fuori e si dicevano "Noi non siam pensieri, noi siam &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;formichine&lt;/span&gt; piccoline che un sol mignolo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;puo&lt;/span&gt;' schiacciar". E le mie giornate, magari, seguivano il loro corso come li andava, ma quel che rimaneva erano solo alberi, formiche e silenzio.&lt;/span&gt; Ma il Colloquio, se pur debole, continuava nelle sue &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;contraddizioni&lt;/span&gt; ed incertezze. Quando arrivava una riflessione alla dogana della mia mente era come se all'improvviso mi fossi vestita da gendarme a cavallo e, senza abbassare il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;sopracciglio&lt;/span&gt;, le studiavo e le facevo mille domande. "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Stupidaggini&lt;/span&gt;!"dicevo. E tutte quelle riflessioni non le congedavo, ma le arrestavo e le facevo rimanere in cella per tre o quattro giorni. Loro non erano perfette, loro accusavano il Mondo senza avere le giuste prove. "Calunnie! Pensieri schierati, ecco cosa sono! Al rogo!". Ma non le bruciavo, le riflessioni. Dopo quei giorni di carcere le mandavo al diavolo e ritornavo sugli alberi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-1620419923588763090?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/1620419923588763090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=1620419923588763090' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1620419923588763090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/1620419923588763090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/il-colloquio.html' title='Il Colloquio'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-4847286659119984586</id><published>2010-08-06T10:06:00.000-07:00</published><updated>2010-08-06T11:25:40.770-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La Renault 4 blu oltremare</title><content type='html'>di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;A mio nonno&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La Renault 4 del nonno non era per niente blu e basta. Avevo appena imparato dalle piccole scritte sui pastelli Giotto che quella tonalità di blu si chiamava &lt;em&gt;Oltremare &lt;/em&gt;ed era da scemi &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;pisciasotto&lt;/span&gt; confonderla con quella &lt;em&gt;Cobalto&lt;/em&gt; o addirittura con il &lt;em&gt;Turchese&lt;/em&gt;. In quegli anni mi bastava individuare il colore preciso delle cose e se quelle cose avevano un senso o no, non me ne fregava molto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così, ogni volta che passavo davanti alla Renault del nonno mi dicevo a bassa voce: "Oltremare". E poi proseguivo a testa bassa con la testa impegnata in chissà quali diavolerie. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quel nome, però- oltremare- mi sembrava più grosso di me e di tutto il mondo. Mi faceva pensare a quell'acqua che vedi un poco prima della linea dell'orizzonte. Qualcosa che non afferrerai mai, nemmeno ad avere un braccio di gomma allungabile come Rubber. Accidenti, aveva l'oltremare nelle vene, quell' ubriacona di una Renault! Quando il nonno mi faceva salire sul sedile davanti rimanevo immobile a sentire l'odore che c'era dentro. Mi dicevo che non l'avrei mai dimenticato, poteva anche cascare il mondo. Era un misto di concime e sali e foglie e terra. Anche il nonno aveva quell'odore. Si, era lo stesso. Era l'odore del nonno. Forse è per questo che quando è morto facevo certe scene di pianto e rotolamenti sul tappeto di casa per convincere i miei a non demolire la vecchia Renault. Loro dicevano che non valeva un accidente benedetto e che erano solo spese inutili e che ormai serviva solo alla polvere. Io tra le lacrime ed i singhiozzi dicevo "non è vero" e poi una volta mio zio mi ha preso in braccio e di piangere non ne potevo più e allora a mezza voce ho detto "ma odora del nonno. Vi prego, lasciatela". Accade che nessuno sta mai a sentire una bambinetta di sette anni. Ed un giorno tornai da scuola e sotto l'albero non c'era niente di abbastanza oltremare. Se l'erano portata via. Mi ricordo che mi sedetti sulla terra battuta, proprio dove stava &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;parcheggiata&lt;/span&gt; la vecchia Renault e guardai in alto, tra la chioma del pero selvatico. Mi aspettavo di piangere ancora o di sbattere i pugni per terra come facevano in televisione. Invece restai seduta a gambe incrociate al posto della vecchia Renault e non mi volevo alzare più e se le gambe, dopo un po', mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;formicolavano&lt;/span&gt; io le stendevo sempre da seduta e, poi, le incrociavo di nuovo. Restai tutto il pomeriggio così e con la coda dell'occhio vedevo mia madre che si affacciava dalla finestra e mi fissava. E vedevo anche che mio padre prendeva un braccio a mia madre e la portava dentro come per lasciarmi sola. Rientrai soltanto quando il sole tramontò e nel cielo esplose quel blu oltremare che riuscì a consolarmi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;perchè&lt;/span&gt; era bello ed infinito allo stesso tempo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-4847286659119984586?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/4847286659119984586/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=4847286659119984586' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4847286659119984586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/4847286659119984586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/la-renault-4-blu-oltremare.html' title='La Renault 4 blu oltremare'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-2397910158749774167</id><published>2010-08-04T12:18:00.000-07:00</published><updated>2010-08-04T12:32:03.406-07:00</updated><title type='text'>Tribute to Woody</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TFm9pAg-UDI/AAAAAAAAAWQ/G2zOp6ffEvY/s1600/guthrieposter.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501636932020359218" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 293px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TFm9pAg-UDI/AAAAAAAAAWQ/G2zOp6ffEvY/s400/guthrieposter.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; "&lt;em&gt;Odio le canzoni che ti fanno sentire che non vali niente. Odio le canzoni che ti fanno pensare che sei nato per perdere. Destinato a perdere. Che non servi a niente e a nessuno. Non servi a niente. Perché sei troppo vecchio o troppo giovane o troppo grasso o troppo magro o troppo brutto o troppo questo o troppo quello…Canzoni che ti buttano giù o canzoni che ti mettono in ridicolo a causa della vita dura o del duro viaggiare che hai fatto. Io sono qui per combattere questo genere di canzoni fino al mio ultimo soffio d'aria ed alla mia ultima goccia di sangue. Sono qui per cantare canzoni che ti proveranno che questo è il tuo mondo e anche se ti ha colpito duro e ti ha messo al tappeto per una dozzina di riprese, non importa in che modo ti ha calpestato o schiacciato, di qualunque colore, di qualunque misura sei, in qualunque modo sei fatto, io sono qui per cantare canzoni che ti diano orgoglio di te stesso e per il tuo lavoro. E le canzoni che canto sono fatte per lo più da ogni genere di persone proprio come te". &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TFm9EpeTYVI/AAAAAAAAAWI/gaea9xoIuzs/s1600/jhjh.bmp"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-2397910158749774167?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/2397910158749774167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=2397910158749774167' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2397910158749774167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/2397910158749774167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/woody.html' title='Tribute to Woody'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TFm9pAg-UDI/AAAAAAAAAWQ/G2zOp6ffEvY/s72-c/guthrieposter.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-296989416601105228</id><published>2010-08-03T06:05:00.000-07:00</published><updated>2010-08-03T07:46:12.526-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La Sartoria delle Identità- Seconda Parte</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TFgVFuxe1EI/AAAAAAAAAVw/J9MnAMIN7M0/s1600/15z5icn.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501170133032162370" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 236px; CURSOR: hand; HEIGHT: 348px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TFgVFuxe1EI/AAAAAAAAAVw/J9MnAMIN7M0/s400/15z5icn.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Cristina Taliento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sugli scaffali della Sartoria delle Identità ci sono stoffe, gomitoli di lana e pesanti forbici rosse. Lauro non sa ancora bene cosa ci faccia al centro di quella stanza sconosciuta. Si comporta come se non fosse padrone del suo corpo, anzi, fa come se nemmeno lo conoscesse.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sa, non è un caso che lei abbia trovato questa bottega" dice il Baffo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lauro deglutisce e sbatte le palpebre. "Che vuole dire?" pensa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poi dice: "Non sto cercando niente di preciso, a dire il vero".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Baffo lo guarda attentamente per alcuni secondi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Sciocchezze! Nessuno avrebbe trovato questo negozio se non avesse avuto il tempo di guardare dalle vetrine. Tutti cercano qualcosa e lei, caro mio, cerca un'Identità!- dice, ridacchiando- Beh sembrerebbe che sia arrivato nel posto giusto! Lei crede?"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lauro è confuso. Inizia a tossire con un pugno premuto sulle labbra sottili. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non capisco... Voi vendete, per caso, identità?"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Baffo tira dentro la pancia, alza il mento e con una voce, che sembra registrata, dice:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La Sartoria delle Identità, il posto dove le bussole vengono riparate, dove ogni marinaio sperduto può scambiare la sua identità malandata con un'Identità smagliante, scoppiettante, originale oppure di seconda e terza mano. "&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Se-e-conda e te-e-erza ma-a-ano?" chiede Lauro balbettando.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Al diavolo, ragazzo! Può averla di quarta mano se vuole, ma non lo dica troppo in giro! Allora che ne pensa?"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lauro guarda meglio gli scaffali e si aspetta di vedere fantasmi immateriali in vendita, ma nota solo stoffa. Allora capisce che quello è solo una sartoria che, in qualche modo, aiuta a creare uno stile al cliente. Si riprende.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ho capito tutto. Voi create lo stile, non è vero? L' identità sta nello stile. Ho capito!" dice esultante.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Baffo scoppia in una risata.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Macchè! Lei è la persona più imbecille che abbia mai varcato la porta del mio negozio."&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lauro non si offende, ma vorrebbe capire di più.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ci sono tante stoffe..."&lt;br /&gt;"Mai fermarsi all'apparenza! Non le l'ha mai detto nessuno? Perdiana, pensavo che fosse ormai un concetto ben saldo!"&lt;br /&gt;"Ehm...ehm... allora mi mostri la verità" dice Lauro togliendo le mani dalle tasche del giubbotto di pelle nera.&lt;br /&gt;"Ollalà!" esulta il Baffo e con un gesto maestoso del braccio indica una piccola porta del negozio.&lt;br /&gt;Lauro lo segue e, quando la porta viene aperta, lui rimane senza fiato. C'è una ragazza con un foulard nei capelli biondi dietro una scrivania. Gli occhi di Lauro diventano due cuori che battono pazzamente e niente lo può distogliere da quella visione. Il Baffo inizia a guardarlo preoccupato.&lt;br /&gt;"Avanti! Mi dica che ne pensa delle mie creazioni! Queste sono Identità di primo grado, mi capisce? Non troverà Identità così splendide nemmeno se girasse per tutta l'Italia. "&lt;br /&gt;Lauro non si è accorto che la stanzetta è piena di manichini su cui sono state adagiate delle personalità trasparenti. Lui guarda quella figurina che legge delle carte con sguardo dolce.&lt;br /&gt;"Anna, per favore- dice Baffo alla ragazza- aiutami a scegliere qualcosa per questo tale! Pare che sia svenuto in piedi!"&lt;br /&gt;Anna alza gli occhi dal foglio ed anche lei rimane colpita da quel ragazzo dai capelli spettinati. Si alza e gli va incontro. Solo loro due possono sentire suoni di fisarmonica che volano sui loro sentimenti. Baffo all'inizio non capisce cosa stia accadendo, ma poi scrolla le spalle e se ne va. "Ragazzini" pensa.&lt;br /&gt;Anna è a due passi da lui e gli sorride.&lt;br /&gt;"Cercavate un'identità?" chiede&lt;br /&gt;"Io... I-Io n-non lo so. Se si cerca quello che non si ha... allora si, la cerco" dice piano, con quel tamburo battente nelle costole.&lt;br /&gt;"Cosa non avete?"&lt;br /&gt;"Mi manca il carattere e lo spirito"&lt;br /&gt;"Dite sul serio?" Anna ha uno strano sorriso sulle labbra.&lt;br /&gt;"A me p-p-pare c-c-così"&lt;br /&gt;"Qui abbiamo Identità coraggiose, vivaci, tenaci, grandiose, eroiche. Quale modello volete provare, allora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lauro per un attimo guarda quei manichini e poi torna a guardare lei, quegli occhi brillanti così ubricati di anima.&lt;br /&gt;"Non lo so, è questo il punto. Sono polvere"&lt;br /&gt;"Bene, allora formulo la domanda in modo diverso: Come vorreste apparire ai miei occhi?"&lt;br /&gt;Anna ha capito che Lauro si è innamorato di lei. Così lei di lui. Non gli lascia il tempo di rispondere e dice: "Lo sai che la gente non si innamora della polvere?"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6584620696073083015-296989416601105228?l=cristycrusty.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristycrusty.blogspot.com/feeds/296989416601105228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6584620696073083015&amp;postID=296989416601105228' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/296989416601105228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6584620696073083015/posts/default/296989416601105228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristycrusty.blogspot.com/2010/08/la-sartoria-delle-identita-seconda.html' title='La Sartoria delle Identità- Seconda Parte'/><author><name>Il Ballo dei Flamenchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06598456289315487262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-k7v5fp3OVFs/ThMipz9lekI/AAAAAAAAAoo/tBGdhkkG9UI/s220/untitled.bmp'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TFgVFuxe1EI/AAAAAAAAAVw/J9MnAMIN7M0/s72-c/15z5icn.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6584620696073083015.post-1951171790465768332</id><published>2010-07-27T07:02:00.000-07:00</published><updated>2010-07-27T08:25:04.549-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti'/><title type='text'>La Sartoria delle Identità - Prima Parte</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TE7oVvm6V7I/AAAAAAAAAVg/qJ2NNr-JBng/s1600/sartoria.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498587655320524722" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 236px; CURSOR: hand; HEIGHT: 248px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yCjZ1OwrJUU/TE7oVvm6V7I/AAAAAAAAAVg/qJ2NNr-JBng/s400/sartoria.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;di Cristina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Taliento&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;In via 95° Reggimento Fanteria della città Qualsiasi c'è un negozio con le vetrine buie. Più avanti si trova il Tribunale e, poco più indietro, invece, si staglia l'imponente palazzo del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Cons
