09/06/17

La minestra sull'oceano

divagazioni di Cristina Taliento


L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto
(Robert H.Lafond, artista)


Conosco- in prima persona, sebbene non sia nient'altro che finzione letteraria- una barca molto grande, grande quanto la parola 'transatlantico' scritta con un corsivo espansivo pendente a destra. La sua occupazione è specialmente commerciale, ovvero quella di trasportare container pieni zeppi di pop corn dal Giappone, dove vengono prodotti, verso i porti del mondo. È fatta di ferraglia rossa a tratti arrugginita e per salire a bordo bisogna essere ammiragli, marinai, scaricatori o medici che sappiano usare il defibrillatore manuale. Ci sono anche cuochi, addetti alle pulizie e tecnici del suono. A pranzo tutti quanti mangiano piatti a base d'arancia per scongiurare il pericolo d'ammalarsi di scorbuto: anatra all'arancia la sera, risotto all'arancia a mezzogiorno e così via. Il medico di bordo ha più volte ribadito che non è affatto necessario. L'ammiraglio tutte le sante volte ha risposto : "Si, ma è sufficiente". E ha strizzato gli occhi per il sapore frizzante del mandarino che stava mangiando.

Così, mentre quest'enorme barca attraversa gli oceani, il personale inganna il tempo pensando che, almeno, tra breve, sarà ora di mangiare, anche solo agrumi grumosi, grotteschi. Non è una vita entusiasmante, ma invero abbastanza tranquilla.

Ma il medico di bordo, un giorno, decide che si è rotto completamente le scatole di tale ridicola situazione. Inizia a credere che ci sia un complotto del perché si insista a somministrare arance ai pasti. In ogni caso, decide di non voler perdere tempo a indagare, essendo troppo impegnato a prescrivere statine, distribuirle, rimproverare per il fatto che si siano dimenticati di prenderle. Sceglie quelle cinque persone che più le stanno simpatiche e dice: "Ore diciannove e venticinque, vecchie cucine sul pontile Sud, cucino io". Una di queste persone è il marinaio più vecchio, poi c'è il metereologo, l'infermiere, l'ispettore dell'igiene, il pulitore e un sesto, l'elettricista.
Che bella compagnia.

Il menu è semplice: minestra fumante. Gli altri non hanno nulla da obiettare perché c'è anche della birra e nemmeno l'ombra di arance. Un' enorme vetrata sull'oceano riempie gli occhi di blu e luce a mezzogiorno, di tramonto viola a cena. Seduti intorno a un tavolo, dietro il fumo dei loro rispettivi piatti, quei sette lavoratori si sentono finalmente a casa. In effetti, così calmi non lo erano stati mai. Pasto dopo pasto diventano amici, giocano a carte prima di ritornare alle loro mansioni, oppure discutono di guerre o restano in silenzio, mentre fumano, pensando a niente.
Non è un club esclusivo e nemmeno segreto, siccome l'ammiraglio è democratico nel credere che "ognuno è libero di fare quel cazzo che gli pare, per carità di Dio, saranno le vostre gengive a sanguinare, stolti, non le mie".
Dunque, se qualcuno, ogni tanto, vuole sedersi al tavolo non deve che avvisare, così da decidere i grammi degli ingredienti, sebbene questi vengano valutati, come di consueto, a occhio.
Il medico di bordo si mette il grembiule e nel giro di mezz'ora serve i piatti, toglie il grembiule e dice: "buon appetito ragazzi". Perché quest'abitudine non l'ha persa.
Di solito, il pulitore sparecchia e il metereologo suona la chitarra sussurrando canzoni nel suo dialetto. Il vecchio marinaio beve l'ultimo sorso di vino, prima di alzarsi e ringraziare i presenti per la minestra e tutto il resto, già.
 "Non c'è di che" dice il medico di bordo da sopra gli occhiali tartarugati.

E la barca si muove, liscia, tra rumori di forchette, bicchieri che vengono lavati, gridi di rondini e marinai. La barca si muove come un gatto persiano su un tappeto azzurro, fino a che non giunge nel porto, magari a New York, e allora lì tutti quanti non vedono l'ora di assaggiare una torta al cioccolato e fragole, tra le luci scintillanti della città irrequieta,  nell'attesa che si ritorni a bordo, lontano dal molo, verso posti che non saranno mai tanto casa quanto una cucina sull'oceano in cui una minestra fuma nel buio.