02/01/16

Meravigliare il furfante

di Cristina Taliento





C'erano stati diversi e buffi tentativi di meravigliare il Furfante, quel nuovo lato di lei che da qualche anno, curiosamente, si annoiava. Uno di questi ad esempio era stato nuotare dritto fino a toccare il fondo, giusto per strizzare l'occhio a questo Furfante e far vedere che dietro tanta diligenza e dedizione lei era comunque capace di giocarsi tutto in tre secondi. Non è che di cadere avesse voglia, presa com'era da quella smania di sfondare tipica dei rampolli sulla ventina, ma a volte, almeno due volte all'anno, ci teneva a cadere di proposito, qualora il caso gliel'avesse evitato, per sapere chi era, se c'era ancora o se, invece, non c'erano che merletti, pacchetti, lucine, vincere, vincere, vincere. "Io non piango quasi mai". Quindi perse in memoria di sé. Perse, alla facciaccia sua.
   In realtà non andò proprio così e infatti quello che riuscì ad ottenere dal Furfante fu soltanto una risatina di compassione seguita da uno sguardo rassegnato. Voleva allentare la presa dalle cose che si era guadagnata, da quel sacco di roba che da buona formica occidentale aveva visto crescere con sudore e sacrificio, ma più voleva liberarsene per un po', per provare, per gioco, più quello la inseguiva ed era come se se la fosse proprio cucita addosso questa benedetta saccoccia di anzianità. "Eh vabbè, eh vabbè- si diceva- bene, bene così. Dai. Meglio. Significa che ormai mi appartiene, non fa niente se... non importa". Invece iniziò ad importarle tantissimo perchè si stava dimenticando di come si facesse a scrivere le Emozioni, perchè mentre lei, disperata, guardava avanti, indietro, destra e sinistra senza che nessuna macchina si fermasse per farla attraversare, il Furfante, quel pezzente, era dall'altro lato della strada a batterle lentamente le mani e a sussurrarle nel frastuono di clacson: "Brava, alla fine ce l'hai fatta a diventare Adulta". Ma lo sapeva lei che intendeva il malvagio, lo sapeva lei con che tono lo diceva. Non si riferiva all'età e neanche a quei tre semplici concetti di dovere, responsabilità, rispetto. No. Lui si riferiva a qualcosa di più complicato, a qualcosa di più sottile, qualcosa che avesse a che fare con il sentire. Il suo rimprovero la raggelava e poi la indispettiva.
"Meravigliami" diceva questo estraneo.
"Fatti i fatti tuoi!- le veniva in mente- Io non ti conosco! I cambiamenti che guadagno onestamente  li vivo come mi pare!"
"E allora meravigliami. Cos'è, non ne sei più capace?"
"Io non mi annoio mai"
"Dunque, intrattienimi"
"Io non sono la buffona di nessuno, tantomeno di me stessa".

Avrebbe continuato a negare per altri dieci milioni di anni, altrettanti a quelli che si sentiva addosso. Iniziò a leggere al Furfante i libri che in passato l'avevano folgorata. Lo vedeva smettere di sbadigliare  per poi rivederlo dormire poco dopo. Con i film non valeva nemmeno la pena provare. Per il Furfante era tutto materiale da due soldi.
"Non sai neanche scegliere un film"
"Vattene, è un film di serie A. Dovresti esserne colpito"
"Non lo sono affatto" mormorava il Furfante ipnotizzato dal buio.

Forse stava solo diventando esigente. Odiava quella parola. Neanche i dolci piacevano a quel Furfante. Aveva perso dodici chili. Tutti le facevano i complimenti. "Sei più magra" squittivano.

"Se vabbè, che te ne fai della magrezza se non ti entusiasma più un pezzo di torta al cioccolato?" mormorava il Furfante.
"Preferisco il minestrone"
"Che delusione, mi manca quella tua fame, vecchia".

A quel punto lei provò ad accettare la situazione, a guardare con occhio comprensivo l'occhio spento di certe persone.
"Io non ce l'ho l'occhio spento" però si diceva. "Non ce l'ho e mai l'avrò!" rimarcando il tutto con qualche espressione colorita.
Tuttavia si annoiava, più del solito, più di quanto avesse pensato in passato, quando una foglia secca era una fonte d'ispirazione e le stelle, lucciole magiche. Dovette ammettere suo malgrado che la musica non le dava più le stesse emozioni di un tempo. Muta, nella solitudine di una stanza, alzava il volume al massimo e rimaneva a fissare la parete bianca fino a quando il Furfante, Joe Strummer e i vicini si stancavano e iniziavano col prenderla a parole e lei spegneva tutto e se ne andava. Ma non era un impulsivo andarsene adolescenziale, un correre subito via lontano, era più un prendere visione dei fatti, infilarsi il cappotto, il cappello, i guanti, la sciarpa, la borsa, avvisare, togliersi i guanti, andare in bagno,  lavarsi i denti, rimettersi i guanti, cercare le chiavi, lasciare un biglietto e poi sbuffarsi dietro, ma senza sbattere la porta. Tanto il casino era stato già fatto.
Era così, da qualche anno. Chissà quand' era cominciata. Forse quella volta che Sally le aveva chiesto di andare a vedere quel film sui cloni e lei aveva acconsentito e mentre tutto il pubblico rideva divertito, lei nascondeva la sua totale serietà dietro la penombra azzurrina della sala di proiezione.
Oppure magari il Furfante aveva preso potere quella volta che il treno si fermò all'improvviso nel cuore della campagna, in qualche punto disperso del centro Italia e rimase lì fermo per tre ore e mezzo finché il guasto non venne riparato. Forse gli altri passeggeri persero degli appuntamenti e lei perse la voglia di arrivare a casa. Forse gli altri chiesero il rimborso mentre lei si accontentò di un letto su cui fondersi e scomparire.
Chissà. Lei non lo sapeva. Non lo accettava. Lo combatteva.
Lo combatteva alzandosi presto la mattina, innamorandosi delle cose difficili, tipo volontariato in Tibet, Monopoli con la metà dei soldi degli altri, lezioni di violino, maratona di New York, studiare con la febbre, studiare argomenti extra, studiare i misteri d'Italia, costruire mobili, imparare il russo, lavorare, cucinare, provocare le persone calme, stuzzicare le persone impenetrabili, guidare fino alla punta o fino al tacco dello stivale e urlare: "Che fine ha fatto Baby Jaaaaaane?" .

"Che schifo di persona che sei diventata" sentenziava il Furfante aggiungendo perle alla sua collana di rettitudine e saggezza.
"Forse vivere è cercare di meravigliarti o qualcosa di simile" rispondeva lei alzando la testa dal libro che in quel momento stava leggendo. Something like this. Era una canzone? Qualcuno l'aveva mai scritta? Aveva importanza? Che cos'è importante e cosa non lo è. "Bisogna capire sempre cosa è importante e cosa non lo è" ricordò. Poi si disse di smetterla e tornò a concentrarsi.



8 commenti:

Tomaso Scarpel ha detto...

Cara Cristina, ben ritornata, erano mesi che aspettavo di rivedere un tuo post.
In ritardo ti faccio glia auguri delle feste di Natale!!!
Tomaso

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

Grazie Tom, sono davvero commossa.
Purtroppo non sapevo che scrivere. Tutto il resto sono scuse :)
:)

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

Tantissimi auguri anche a te! :)

Zio Scriba ha detto...

Già, ti sei davvero fatta attendere… :)
Buon 2016!
E ricordati che spesso i Furfanti sono quelli che cercano di convincerti che le cose degne di essere intraprese sono solo quelle che ti riescono difficili. Non disinnamorarti mai di questa cosa che ti riesce (relativamente) facile per Tal(i)ento naturale: Scrivere!
E come Lettrice non rimanermi al pur bravo Melville: c'è chi è stato capace di creare tanta immensa Bellezza anche DOPO (e non mi riferisco a me medesimo :D). Melville era un gigante, ma chi poi riesce a issarsi SULLE SPALLE dei giganti potrà svettare e splendere anche di più!
p.s.
È più forte di me: faccio finta di non dare importanza ai miei stupidi commentini, ma poi in realtà tengo molto al fatto che tu li legga. Quindi te lo segnalo: ho da poco scritto qualcosa, con scandaloso e vergognoso ritardo, sotto quel tuo meraviglioso post del… 24 luglio! :-)
Bacino.

amanda ha detto...

La saccoccia di anzianità la costruisce la voglia di sfondare, sono direttamente proporzionali, si vive proiettati in ciò che dovrebbe, potrebbe, è necessario che sia, il nostro "luminoso futuro" perdendoci i sapori, i colori, i profumi, le puzze, le luci, le ombre di quello che siamo qui ed ora nel nostro divenire. E l'attesa diventa noia, perché o si è capaci di pelo sullo stomaco e di gomitate per arraffare il posto al sole o ci si perde o ci si disgusta nel vedere di cosa siano capaci gli altri .Qualcuno ci ha messo in testa l'idea che "sfondare" sia un dovere ed ha fatto marcire tutto

A. ha detto...

Bentornata, Cristina! Bentornata a scrivere parole che mi somigliano molto, in quel particolare modo che ormai associo a te! Che belle parole hai nella testa, complimenti davvero di cuore. :) e buonissimo 2016! Un abbraccio!

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

Carissimi amici vi ringrazio così tanto, seppur in ritardo, per le belle parole illuminanti e preziose, grazie Nicola, grazie Amanda, grazie A (Annamaria?). Siete davvero troppo per me, per questo blog e per le parole che ogni tanto riesce a snocciolare. Non merito davvero! Siete i miei lettori ideali così come spero di esserlo io per voi :)
Thank you so much friends <3

Santi ha detto...

Ciao Cristina,
veramente mi stavo dimenticando di venire a leggere. Già perché effettivamente ti sei assentata!! Guardavo quel dolce e pensavo... Lei ha da fare :), e allora il lupo che ti segue a distanza immagina Doc smarrita nel bosco.

Ben tornata scrittrice :D.