04/02/13

Le vostre Norvegie psicosomatiche

di Cristina Taliento


(Storgarten, Haral Sohlberg, 1904) 


Il matto Genda, dopo mesi di assenza e di verande solitarie, tornò da quelli allievi che, nel frattempo, avevano colonizzato i sogni, galassie immaginarie, finendo per secernere le astratte tele di ragno in cui si erano ancora una volta avvolti. Disse "Basta, smettetela, cazzo, come fate a non accorgervi che sono solo Norvegie psicosomatiche che vi fanno bruciare lo stomaco per quanto sono lontane  e per quanto le volete."
Gli allievi, alti, magri, indaffarati nell'ozio, smisero di star distesi e si alzarono. Muti, ascoltarono.
"Non siete sognatori, non siete idealisti. Siete degli illusi che parlate  dei vostri austeri Mr Darcy e delle vostre irraggiungibili Eve Kant giocherellando con i lobi delle orecchie e massaggiandovi il collo.  Ogni volta a tirare in ballo questi benedetti fiordi scandinavi, metafora delle seghe mentali che vi fate senza soluzione di continuità . Vi ho detto: Andate piuttosto a Casalabate dove il mare fa schifo e  i granchi abusivi si sono mangiati le dune, ma non era per tagliarvi le ali, né per tapparvi la bocca, ma era per ridimensionare le vostre Norvegie, per placare i vostri mal di testa, era per dire, aprite gli occhi, guardate quegli alberi laggiù, non saranno mai tenebrose conifere nordiche, però guardate che belli che sono… sono gli ulivi. Vivete adesso, fatevi una corsa fino al palo della luce e poi tornate, lavatevi la faccia con la neve oppure compratevi un Calippo alla menta, prendete il sole sulle piattaforme petrolifere alla faccia delle Hawaii e di tutte le Galapagos, spegnete Internet, staccate i fili che vi inguainano il cervello o, se proprio insistete, fatevi un biglietto per Oslo e tornate a giugno, state via per cinque mesi, amicatevi un falco, un pinguino, poi tornate. E così potrete raccontare di lande sconfinate e vere, non nebbiose nazioni che magari non esistono nemmeno".

"Ma noi siamo cuori sentimentali che ci muoviamo come le alghe con la corrente, basta un ormone e noi non siamo più noi. Eh no, siete voi eccome. Voi non siete fantasia a comando, voi siete proprio testosterone, serotonina, siete enzimi, siete piogge di sinapsi, cascate di potenziali d’azione. Siete cespugli di cellule mezze buone, mezze marce. Voi avete frainteso il tramonto. Avete idealizzato l’alba, avete trasformato la letteratura nelle anguste cantine in cui vi siete defilati. E per questo amate chiamarvi scrittori, animi introversi certamente diversi da quella che definite “massa”, “gentaglia”, ma non siete scrittori proprio per niente perché siete lontanissimi dall’universale, perché fingete di guardare lontano, affacciati al balcone, rivolti verso le vostre mille Norvegie psicosomatiche, ma la verità è che non sapete niente  né di quello che vi circonda, né di voi stessi. Dite che non siete superficiali, che non guardate l’apparenza e poi, alla fine, siete così lontani dalla vostra umanità, però anche dalla spiritualità. Cosa siete? Non una poltiglia, ma un brodino di snaturati esuli mentali, un succo di contraddizioni disperse insieme ai pezzetti di frutta. Vi siete elevati troppo da quello che siete davvero e avete finito per abbassarvi ancora di più, finendo nel profondo, inconsistente limbo dei fantasmi con le occhiaie scure e catene di rimpianti, tasche piene di paracetamolo e auricolari nelle orecchie. Spero che al prossimo acquazzone abbiate il coraggio di allontanarvi dai vostri specchi interiori, gettare il pettine a terra e uscire in strada a bagnarvi i capelli, il naso, tutto. Di certo non vi cambierà la vita qualche litro di acqua piovana sulla lingua. Sicuramente rimarrete sempre degli illusi, dei sognatori snob poco consapevoli del metabolismo dell’intestino, ma forse vi verrà in mente che l’acqua della Norvegia non è poi tanto diversa e bagna allo stesso modo, ma soprattutto voi sarete gli stessi identici idioti senza ombrello". E così concluse il discorso, arrabbiato, la guancia segnata dalla linea dritta del disappunto. Se ne andò prendendo a calci qualche lattina rimasta accartocciata tra il marciapiede e l'asfalto. 

9 commenti:

F. Lupis ha detto...

Sì, appena vedo un tuo nuovo post ti leggo. E' inevitabile ed irrefutabile come l'odore delle scorregge.

"ma forse vi verrà in mente che l’acqua della Norvegia non è poi tanto diversa e bagna allo stesso modo, ma soprattutto voi sarete gli stessi identici idioti senza ombrello"

E' una cosa stupenda quello che hai scritto, tanto stupenda che ho dovuto trattenere i lacrimoni. Personalmente, non credo che avrei saputo rendere meglio quella sensazione di universale e di completa...uguaglianza? Quella completezza naturale e snaturata delle cose che molti intellettualoidi si rivelano troppo goffi e colmi di erudizione per poter anche solo sfiorare col pensiero.

Questa almeno la mia interpretazione...ma io sono un idiota. Spesso scrivo più di quanto possa capire.
Preferisco prendere a calci le lattine, in effetti.

Complimentoni come sempre, e buona serata ^--^

Fabio.

Sarah Tafuro ha detto...

Sai chi sono, non perdiamoci in convenevoli (Sarah). Oggi mi hai dato parecchio da riflettere: sarà che la Norvegia, e la Scandinavia in generale, è la meta dei miei sogni da anni, sarà che hai ragione e questo è innegabile, ma per ogni argomentazione c'è sempre il rovescio della medaglia. Chi adagia o sputa parole sulla carta, perché lo fa? Per descrivere la realtà o per sfuggirle? Per fare un'analisi impietosa e lucida di ciò che lo circonda o per prendere proprio tutto quel grigiore, quella volgarità, quel disagio e rimescolarlo con un po' di brillantini e quella cosa così bistrattata ed inflazionata che si chiama amore? Dov'è il fulcro del discorso? Forse nella consapevolezza. Cioè, l'importante è accorgersi dell'artificio che stiamo operando, in modo, alla fine, da ridimensionare il tutto? L'importante è non scatenare un "effetto Jumanji", si potrebbe dire, restando intrappolati nelle proprie illusioni, nei propri mondi dorati, dimenticandosi di vivere (come dice la mai abbastanza elogiata signora Rowling)? E tuttavia... non è il sogno, la fantasia, la speranza in un qualcosa di migliore che ci eleva, come esseri umani, ad un livello superiore? O anche questa è presunzione da homo sapiens?
Mumble muble. Quel che è certo, almeno per me, è che nella letteratura mi ci rifugio, è il piumone caldo e morbido alla fine di una lunga e fredda giornata, è la mia sorgente di bellezza contro tutto ciò che nella realtà non mi piace. Ma sì, è anche vero che le cose belle nella realtà ci sono.
Come le nostre pizze, per esempio.
Ci vediamo presto! <3

Zio Scriba ha detto...

mmm... questo personaggio che amavo così tanto, che mi aveva stregato, mi perde un po' di colpi... nel senso che qui mi sembra un po' troppo "in cattedra", che si prenda un po' troppo sul serio, per essere il meraviglioso Matto che credevo... :)
Spero poi che il discorso del "viaggio" concreto da preferire a quello interiore non sia da prendere alla lettera: di aerei che fanno rumore, pieni di gente che gira il mondo solo per dire di aver fatto pipì in Cina o nella solita Londra ce ne sono già troppi...

Un abbraccio, mia cara amica! :)

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

@ Il Fabio: ahahaha, addirittura, andiridiri!! Vabbè, sai che ti ringrazio per le analisi sempre perfette della mia scrittura. Complimenti per l'empatia. Rinnovo dunque la proposta di matrimonio che ahimè a quanto ho capito è destinata a perdersi, ma se vuoi possiamo restare amici. AHAHAHAHAH!!

@Saretta mia: Signori, questa è Sarah, membro onorario del blog. Se ci fosse un trono ovviamente sarebbe suo (scegli il colore del tessuto). Grazie per il tuo commento che arricchisce e dà spessore a un discorso che è stato affrontato un po' così... tanto per lasciare la frase in sospeso. You know I love you. GOOOO LADYYY GOOOO!!!

@Nicò: la pazzia non ha regole, stravolge i pensieri, si contraddice, non è coerente con quanto detto. Secondo me, è uno stato di pelle, chiamiamolo così. Nel senso che la pazzia parla appena sente il solletico sul braccio e si gira, sussulta, si mette a ridere, dice cazzo e poi se ne va.
Genda pensa e molto, ma poi è istintivo, è anche lui travolto dalle passioni. Non è un personaggio come uno dei saggi, come il fantasma della Metamorfosi Idiota.

Comunque, dopo tutta sta pappardella: hai ragione. Non era lui che parlava. Ero io.
Da vera vigliacca, mi esprimo con la bocca dei miei personaggi (stravolgendo le loro già fragili identità). Quindi, grazie per aver studiato talmente bene il vetro da riuscire a individuare le piccole crepe.

@Tutti: Grazieeeeeh !!

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

Post scriptum (menomale che esisti):
Io non ho niente contro chi vuole andare in Norvegia, s'intende!
Io voglio andare in Canada. Per esempio.

F. Lupis ha detto...

Non che non m'interessi la proposta, ma sono troppo affascinante, quindi è ovvio che sono già occupato u...u

Addirittura perfetta? Ma ho detto poco e niente cacchio XD Comunque grazie, potrei dirti lo stesso e decisamente di più...

Un abbraccio e fatti venire i crampi ai polsi ( ma scrivendo eh...non come me) !!!!!!!!

Fabio!

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

Eh vabbè, pazienza!
Ahahahaha! Ciao

Marco Fulvio Barozzi ha detto...

Ragazza, la tua bravura mi spaventa. Una volta, quando ero bambino e andavo all'oratorio e mi confessavo, un prete mi disse: "Tu sei una cima, e le cime sono destinate ad essere isolate". Non so se volesse fare un elogio o dare un monito. Non so neanche se mi meriti tale apprezzamento. Tu sì, allora pensaci.

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

ho un po' paura di questo, veramente...

Grazie per la visita, prof!