15/10/10

1993

di Cristina Taliento


Pioveva ed io nascevo. Si, quel giorno Dio la buttava giù alla grande e non era perchè "il cielo piangeva visto che aveva perso la sua stella migliore". Tutte quelle frasettine da diario mi hanno sempre dato il voltastomaco, che schifo. Voglio dire, che posso sapere io del cielo, della terra e di tutto il resto? Abbastanza niente, grazie. E poi era una pioggia assassina che stava mandando tutti in collera e poco ci è mancato che qualche parente non facesse un bell'incidente per venire a vedermi in ospedale. Ma non è successo un bel niente, a parte il fatto che erano tutti bagnati come bestie nel fango e sai che scocciatura per le infermiere del reparto pulire le impronte sudicie di tutti quei curiosi. Fatto stà che io all'epoca non mi facevo problemi di questo tipo: mica stavo a pensare alle infermiere o ai parenti e, per dire la verità, manco al fatto che fossi nata. All'epoca, mo ci vuole, non me ne fregava niente. Però che bello, io dico, stare con le gambe e le braccia all'aria con un sorriso ebete sulla faccia e non pensare a niente, solo vedere e manco quello alla fine, perchè una volta ho sentito mia zia che gridava nell'orecchio di mio nonno che i neonati non ci vedono poi così bene. "Che hai detto?" ha detto il nonno quasi gridando. "Che i neonati non ci vedono bene". "Cooosa?". Che fortuna che ho avuto allora a non vedere, nè sentire, nè parlare. Completamente innefficiente, che emozione. Voglio dire, è come quando entri a far parte di un gruppo dove i componenti sono in continua lotta fra loro e si accusano a vicenda, si picchiano a vicenda e questo e quello... e tu, sei nuova, immune da quelle lotte, nessuno ti può dire un accidente di niente perchè sei nuova. Poi passano i giorni, i mesi, e tu inizi a far parte del gruppo senza accorgertene e ne diventi consapevole quando qualcuno un bel giorno punta il dito contro di te e dice: "sei stato tu". Allora inizia il gioco, anzi era già iniziato e non te ne accorgevi, ma da quel momento, puoi starne certo, tu fai proprio parte del sistema, del quartier generale degli imbroglioni e non ci scappi, non ci scappi manco a fingerti matto. Però devo dire che a tornarci indietro sarei nata comunque. Quella pioggia trucida-fessi non me la sarei persa per un bel fico secco.

3 commenti:

Zio Scriba ha detto...

Quando sono nato io era peggio: nevicava.

Bello tutto, ma mi sono particolarmente gustato le ultime otto righe: sembra puro Salinger (e sia chiaro che non è un'accusa di plagio ma un elogio - sperando che Salinger ti piaccia...) :-)

Ciao e buon compleanno, cara amica (se lo è, altrimenti... auguri lo stesso!)

Alfa ha detto...

Meglio che non ti dica cosa stavo facendo mentre tu nascevi.

Scherzi a parte, mi sorprende sempre la tua maturità.

E vorrei proporti una cosa: esiste una rivista che cerca giovani talenti. Si chiama Arabica Fenice ed è portata aventi da un gruppo di giovani (quasi tutti) menestrelli. Puoi vedere il sito e scaricare il primo numero qui http://arabicafenice.altervista.org

Se ti interessa puoi mandare un tuo racconto per la pubblicazione.

E se hai bisogno di chiarimentoi contattami pure sul mio blog o via mail.

ciao!

marzia ha detto...

...felice di sapere che saresti nata comunque :) e felice di rileggerti, anche se mi sono persa qualche puntata...i complimenti non li rinnovo, altrimenti divento noiosa :) però sappi che ci sono ogni volta che scorro le tue righe...buon lunedì!